15 gennaio 2016

Benvenute Donne della Vite

Sono agronome, enologhe, giornaliste, comunicatrici, ricercatrici, analiste, ristoratrici, sommelier, ma anche creative. Il loro denominatore comune è la vite e tutto il mondo che gira intorno ad essa e al vino. Un mondo a cui le fondatrici propongono di guardare da un’angolazione nuova, e per così dire laterale, di condivisione e reciproco riconoscimento, di creatività e innovazione, di comunicazione e anche di capacità di fare.

donne vite

Sono determinate e vogliono fare sentire la loro voce, attraverso un punto di vista del tutto nuovo. Sono Le Donne della Vite, la nuova associazione del vino in rosa, che nasce con l’obiettivo di creare un punto di riferimento e un’occasione di aggregazione per le donne che operano nel mondo vitivinicolo. Un gruppo eterogeneo, composto da agronome, enologhe, giornaliste, comunicatrici, ricercatrici, analiste, ristoratrici, sommelier e creative, che fa di queste professionalità diverse il suo punto di forza e unione.

tortaGli obiettivi e il Manifesto della nuova associazione si fonda su concetti primari come l’Etica, l’Estetica e la Bellezza, ma anche sull’ironia e l’autoironia, qualità che non vengono valorizzate, come spiega Valeria Fasoli, presidente della neo associazione e agronomo viticolo: «All’inizio non avevo le idee chiare, ma la necessità e il desiderio di far emergere nella mia professionalità anche gli aspetti che rischiavano di restare sommersi e che rispecchiano valori per me fondamentali come etica, estetica e bellezza nei luoghi, nelle persone, nelle cose di tutti i giorni. Poi ho incontrato compagne di viaggio con esperienze, competenze, nonché punti di vista differenti e il mio sogno è diventato realtà e l’idea iniziale si è concretizzata grazie alla forza del gruppo. Ora il filo conduttore è il desiderio di creare lo spazio e la cultura per un sistema di valori nei quali crediamo sia possibile collocare agricoltura e vitivinicoltura in particolare. È questo il “nuovo luogo”, in cui principi e regole sono diversi, nel quale nel nostro manifesto invitiamo donne e uomini ad entrare».

Restano da capire i reali progetti di questo nuovo gruppo di donne coraggiose, che sembrano tuttavia avere le idee chiare sulla necessità di ripartire dalla natura, la Vite appunto, come luogo di rinascita e valorizzazione del Paesaggio italiano, dell’ecosostenibilità e della territorialità dei vini che, vivaddio, dovrebbero raccontare le peculiarità dell’Italia, che da nord a sud,  «evoca emozioni che si trasmettono inconsciamente fino alla qualità percepita del vino».

In bocca al lupo, dunque, e buon lavoro.

 

 

10 dicembre 2015

Fattoria La Valentina, il mare e le colline d’Abruzzo nel bicchiere

Si incontrano il mare e le colline dell’Abruzzo nei vini di Sabatino Di Properzio, appassionato produttore della Fattoria La Valentina. Questa interessante realtà produttiva di Spoltore, nel pesarese, gode di influssi provenienti dal mare e dalle vicine colline che creano un microclima estremamente favorevole per la coltivazione degli autoctoni della regione, come il Trebbiano e il Montepulciano d’Abruzzo, incredibilmente schietti nei tratti organolettici da essere quasi rappresentativi dei singoli vitigni.

valentinaSi incontrano il mare e le colline dell’Abruzzo nei vini di Sabatino Di Properzio, appassionato produttore della Fattoria La Valentina. Questa interessante realtà produttiva di Spoltore, nel pesarese, gode di influssi provenienti dal mare e dalle vicine colline che creano un microclima estremamente favorevole per la coltivazione degli autoctoni della regione, come il Trebbiano e il Montepulciano d’Abruzzo, incredibilmente schietti nei tratti organolettici da essere quasi rappresentativi dei singoli vitigni. Una terra generosa, quella de La Valentina, che lascia spazio anche a sperimentazioni, come nel caso dell’inaspettato e piacevolissimo Fiano, dal profilo sensoriale quasi esotico. Un’azienda relativamente giovane, nata nel 1990 e cresciuta grazie agli sforzi della famiglia Di Properzio, Sabatino, Roberto e Andrea, che hanno creduto nella scommessa di rilanciare le denominazioni abruzzesi in chiave qualitativa.

I nomi di questi vini sono un omaggio alla tradizione dialettale abruzzese, come Auhà, Bellovedere e Spelt, quasi a voler sottolineare anche etimologicamente l’orgoglio e il rispetto massimo per le proprie origini. Un’attenzione per la Terra d’Abruzzo che, d’altra parte, La Valentina interpreta anche in chiave di ecosotenibilità produttiva, in vigna come in cantina, per preservare l’unicità di questo territorio. Quest’attenzione si traduce in un impegno quotidiano per ottenere prodotti sostenibili, partendo dal rifiuto di utilizzare pesticidi in pianta, sino ad una gestione responsabile delle risorse. Lontani dalla moda di essere bio in maniera commerciale e strumentale, alla Fattoria La Valentina si bada concretamente all’ambiente, attraverso il risparmio dell’acqua e dell’energia per salvaguardare le risorse naturali. Il protocollo interno di produzione, inoltre, non consente l’utilizzo di prodotti chimici e artificiali in vigna, e vieta in cantina la manipolazione tecnologica che cambia e snatura i vini, per mantenerne integra la riconoscibilità.

Vini radicati saldamente nel proprio territorio, come il Trebbiano D’Abruzzo Doc “Spelt” 2013 dal colore paglierino, contraddistinto da un corredo olfattivo minerale, con ricordi di piccoli frutti gialli maturi e sorso fresco che si chiude con una nota delicatamente sapida. Un fuori regione di grande carattere , il Fiano Colline Pescaresi Igt Auhà 2014, il primo vino dell’azienda certificato biologico, che si veste di un giallo paglierino luminoso, con bouquet di fiori gialli al naso, sentori di pesca bianca e soffi quasi esotici, mentre in bocca vince tutta la sua piacevole mineralità.

L’altro grande classico de La Valentina è il Montepulciano D’Abruzzo 2013, dal colore rubino carico, aromi di piccoli frutti rossi che rincorrono lievi note balsamiche, che ritornano perfettamente in bocca, supportato da buona bevibilità ed equilibrio. Tra i grandi vini di questa azienda, il sontuoso Bellovedere Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva, è senza dubbio quello si gioca, con l’altro grande vino “Il Binomio”,  il podio della spasmodica ricerca delle potenzialità organolettiche del Montepulciano. Il Bellovedere è potente al naso, con un dinamismo olfattivo che lo fa evolvere nel bicchiere, passando dagli immediati, netti profumi di macchia mediterranea, spezie, karkadè e cuoio, a inaspettati e più nascosti ricordi di confettura e pot-pourri di fiori. In bocca è caldo, potente e ricco, con tannini vibranti e lunga sapidità finale.

Per informazioni: www.lavalentina.it


13 luglio 2015

Champagne. Ais Bergamo continua il viaggio tra le vigne di Aube

Mattatore della quarta serata sulle zone della Champagne è stato Guido Invernizzi, relatore appassionato di bollicine francesi, che ha chiuso il ciclo sulle quattro zone di quello che è senza dubbio il territorio più famoso e vocato al mondo per la produzione del metodo Champenoise.

Il dipartimento di Aube, o Cote des Bar, è per distanza e conformazione geologica quello che si distingue maggiormente dalle altre grandi zone viticole della Champagne (montagna di Reims, Cote des Blancs,  Valle della Marna). Non a caso solo nel 1927 la zona di Aube venne inserita a tutti gli effetti nella regione di produzione della Champagne, dopo un lungo iter non esente da scontri intestini coi produttori delle altre zone.

Ciò che in parte ha storicamente contribuito all’integrazione di questa zona è stato il diffondersi della fillossera sul finire dell’Ottocento, che costrinse i négociant  manipulant (NM, produttori che acquistano uve da terzi per poi elaborarli e commercializzarli), a cercare nella regione della Aube nuovi approvvigionamenti, facendo scatenare le ire dei rècoltant manipulant (RM, produttori che coltivano, elaborano e commercializzano solo uve di proprietà). Per dirimere la controversia, anche a seguito di scontri tutt’altro che amichevoli (i più noti si tennero ad Ay nel 1911, con una serie di “manifestazioni punitive” nelle quali furono distrutte le cantine di alcuni produttori considerati “truffatori”), il decreto del 1927 stabilì una volta per tutte che i 71 Comuni dell’Aube potevano dirsi a pieno titolo appartenenti alla regione della Champagne.

Decreti a parte, da un punto di vista climatico e geologico, la zona dell’Aube è molto più simile a quella dello Chablis. Questo spiega, d’altra parte, come mai in certe schede tecniche della zona di Aube, si legga “Vin chablisienne avec perlage“, come ad indicare, una volta in più, questa parentela geografica e di terroir. Il clima è infatti più caldo rispetto alle altre zone settentrionali, con un suolo costituito principalmente  da calcare e marna del periodo giurassico superiore, ricoperto di uno strato di suolo argilloso. La parte del leone la fa oggi la coltivazione del Pinot Noir, che rappresenta circa l’85% della superficie vitata.

Drappier. Brut Nature Sans Soufre.  Champagne non dosato e senza aggiunta di solfiti, 100% Pinot Noir. Color pelle di cipolla molto luminoso, con un perlage fine e continuo. Al naso sprigiona un netto sentore agrumato (mandarino e lime), che si fonde con la crosta di pane e un ricordo di note balsamiche. In bocca è avvolgente, con buona mineralità e una chiusura ammandorlata. Persistente ed elegante.

Nathalie Falmet. Brut Nature. 100% Pinot Noir. Buccia di cipolla lucente, con un perlage fine e lungo. Aromi di piccoli frutti rossi (lampone e amarene), fiori bianchi e ritorni minerali. In bocca torna la freschezza, con un forte nota gessosa che segna il palato sino al retrogusto che vira in salmastro.

Ais Bergamo - Serata Champagne AubeVouette & Sorbée. Fidèle Extra Brut. 100% Pinot Noir. Colore oro antico, con un perlage finissimo. Intensi profumi minerali si intrecciano a una trama a tratti balsamica, speziata e fruttata. In bocca ha una freschezza molto vivace, che continua sorso dopo sorso con una bella eleganza e persistenza.

Vincent Cauche. ExtraBrut. Dorato lucente, con perlage fine. E’ un vino opulento al naso, muscolare in bocca. Intensi profumi di agrume, scorza di mandarino, pesca gialla e albicocca matura. Rotondo in bocca, con perlage avvolgente e cremoso, sorretto in chiusura da un piacevole sentore di boisée

André Beaufort. Brut  2010. Dorato carico, perlage lunghissimo e fine. Un bouquet di donna, che ricorda quasi un profumo femminile. Note di vaniglia, mimosa, piccoli frutti rossi maturi e patisserie. In bocca ritorna la stessa intensità, con una spalla acida e minerale a supporto, che invita un sorso dopo l’altro. Uno Champagne dalla personalità forte, che divide.

24 giugno 2015

Cheese for young people & kids per scoprire insieme i segreti del latte

Alle sorgenti del latte, ma anche alle nostre, per nutrire il pianeta a partire dalle nuove generazioni: Cheese 2015, a Bra dal 18 al 21 settembre, punta tutto su bambini e giovani, con un ventaglio di laboratori, corsi e giochi pensati sia per i più piccoli, che siano accompagnati dai genitori o dai professori, sia per i più grandicelli. Il filo rosso che anima le proposte di Slow Food Educazione è l’attenzione per la filiera, da conoscere e toccare con mano in tutti i suoi aspetti, sempre in dialogo diretto con i protagonisti della produzione e con gli esperti del settore.
Ecco qui un piccolo assaggio, mentre il programma completo e la possibilità di prenotare gli appuntamenti è su www.slowfood.it

Per le scuole
I giovani alunni, accompagnati dagli insegnanti, imparano attraverso il laboratorio I mestieri del latte a conoscere tutte le figure che stanno dietro la produzione della maggior parte dei prodotti lattiero-caseari.
Inoltre, le classi vincitrici del bando Spunti e spuntini: alle origini del cibo, nell’ambito delle attività del progetto Diderot finanziato dalla Fondazione CRT, sono ospiti dei laboratori di venerdì 18 presso lo Stand Slow Food Educazione.

Per le famiglie
Ai bambini accompagnati dai genitori, invece, è riservato un doppio appuntamento: I maestri trasformatori del latte raccontano la magia che porta il latte dalla forma liquida a quella di formaggio, mozzarella, yogurt o gelato; l’appuntamento con Il latte quotidiano mette alla prova anche gli accompagnatori in un doppio percorso sul latte, per capire quanto sappiamo e quanto crediamo di sapere. L’incontro si conclude con un divertente quiz che vede sfidarsi adulti e bambini sotto la guida di esperti nutrizionisti.

Un Master of Food per over 18 ma under 30
I ragazzi più grandi invece, tra i 18 e i 30 anni, possono cimentarsi nel Master of Food Formaggi e birre in tutti i sensi: ispirato ai laboratori di educazione sensoriale, questo appuntamento invita a impiegare tutti i sensi per conoscere e riconoscere i formaggi, indovinando le loro caratteristiche essenziali come provenienza, stagionatura e affinamento, e individuando la migliore birra a cui abbinarli.


19 giugno 2015

De-Gustando, l’Italia a tavola e nel bicchiere: un percorso sensoriale nella città di Expo

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Lunedì 22 giugno presso lo spazio espositivo Zona K, via Spalato n. 11 a Milano, si terrà la prima edizione di De-Gustando, un viaggio tra i vini, le birre artigianali e le eccellenze gastronomiche italiane in compagnia di piccoli e medi produttori. L’evento coinvolgerà 22 aziende di vino, birra e cibo legate  dal comune obiettivo di valorizzare il proprio territorio, diventandone idealmente gli ambasciatori del gusto nella città di Expo 2015.

De-Gustando sarà aperto su invito agli operatori di settore e alla stampa dalle 14.00 alle 17.00, per i quali è stata prevista una selezione di prodotti e annate non disponibili al pubblico pagante, che accederà alle sale dalle 17.00 alle 22.00. Durante l’evento aperto al pubblico verranno organizzati dei viaggi didattici e sensoriali guidati da un sommelier, dove sarà possibile assaggiare alcuni prodotti di punta di ciascuna regione per scoprirne le peculiarità e le caratteristiche organolettiche.

A partire dalle 19.15 il Panificio Longoni terrà il corso gratuito “Introduzione alla lievitazione naturale: come si rinfresca il lievito madre”, durante il quale i partecipanti potranno letteralmente mettere le “mani in pasta” e imparare tutti i trucchi di questa antichissima arte. E’ previsto anche un divertente contest FotoDe-Gustando, rivolto a chi posterà le immagini di tre banchi d’assaggio sul proprio profilo di Facebook.

Ma non finisce qui, perché Terzimotor, concessionario ufficiale Yamaha, ha organizzato un altro imperdibile concorso rivolto a chi si farà fotografare accanto allo scooter Tricity 125, esposto durante l’evento. I fortunati “scooter-reporter” che condivideranno lo scatto su Facebook, potranno, infatti, provare gratuitamente il Tricity 125 per un giorno intero.

“Questo appuntamento sarà l’occasione per far conoscere la filosofia che anima alcune delle eccellenze del nostro Paese, proprio nella città che ospita Expo. – spiega Matteo Galiano, ideatore dell’evento con Ivan Patria e fondatore di Tibevo.it (www.tibevo.it), il portale dell’eccellenze italiane presentato durante i Tavoli Tematici di Expo 2015 – Questo evento vuole essere una vetrina per quelle piccole e medie aziende dell’agroalimentare italiano, che per vari motivi non hanno potuto accedere a Expo 2015 come espositori. Il nostro intento è quello di valorizzare i loro prodotti e territori, dando loro l’occasione di farsi conoscere al grande pubblico italiano e internazionale”.

Il progetto Tibevo nasce nel gennaio del 2014 con l’ambizioso obiettivo di “fare rete” tra le aziende dell’agroalimentare italiano e promuovere il made in Italy, avvicinando i consumatori di vino, birra e prodotti artigianali. De-Gustando sarà quindi il primo di una lunga serie di altri appuntamenti che proseguiranno anche nel dopo Expo, “per continuare questo percorso sensoriale e di promozione delle nostre eccellenze” – conclude Galiano.

La parte del leone di questo primo appuntamento la farà il vino italiano con oltre 50 tipologie in degustazione, ma non mancheranno anche la birra artigianale, il pane, i formaggi, i salumi e i dolci di piccoli produttori d’eccellenza.

L’ingresso all’evento è riservato agli operatori di settore e alla stampa su invito dalle ore 14.00 alle 17.00 e al pubblico dalle ore 17.00 alle 22.00.

Prezzi

Ingresso: 13 euro.

Soci AIS e ONAV: 10 euro.

Degustazioni guidate: 4 euro.

E. eventi@tibevo.it

AZIENDE VINICOLE:

Arzenton (Friuli Venezia Giulia), proposta dall’enoteca Arensi. L’azienda si trova a Cividale del Friuli, estesa su 14 ettari di cui 10 destinati a vigneti, su colline di arenarie terrazzate chiamate “ronchi”.

Barattieri (Emilia Romagna). L’azienda produce i tradizionali vini piacentini e il prezioso Vin Santo Albarola da uve Malvasia di Candia aromatica, ottenuto da un lievito madre del 1826.

Dal Bello (Veneto), proposta dall’enoteca Arensi. Nata negli anni Cinquanta, quest’azienda dei Colli Asolani produce tutte le tipologie del territorio.

Enrico Crola (Piemonte). Questa interessante realtà  a conduzione famigliare, fondata nel 2006 a Oleggio, produce 2500 bottiglie metodo classico e 7500 di Colline Novaresi.

Firriato (Sicilia).  L’Azienda vinicola Firriato sorge nell’omonima contrada da cui prende il nome, in prossimità di Trapani. Salvatore e Vinzia Di Gaetano sono gli artefici del successo di quest’azienda che dosa sapientemente i grandi numeri alla qualità.

Grifalco (Basilicata). Dopo 20 anni passati a coltivare Sangiovese a Montepulciano, nel 2003 la famiglia Piccin fonda l’azienda Grifalco, proprio nel cuore della Lucania. Vini da 100% Aglianico.

iGreco (Calabria), proposta dall’enoteca Le Bollicine. I sette vini prodotti da quest’azienda della provincia di Cosenza portano i nomi della famiglia declinati in vezzeggiativo.

Il Feuduccio (Abruzzo), proposta da La Cantina di Manuela. La cantina di quest’azienda è un piccolo scrigno completamente incastonato nella roccia, dove vengono prodotti Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino e un interessante passito da uve nere.

Laimburg (Alto Adige), proposta dall’enoteca Perlage. I vini nascono da vitigni autoctoni del territorio, prodotti secondo due linee stilistiche differenti: i “Vini del Podere”, d’annata e dal carattere varietale, e la “Selezione Maniero”, vini dalla grande personalità.

La Tosa (Emilia Romagna). Azienda biologica del piacentino che produce solo vini fermi: tre bianchi, tre rossi, un vino dolce. La Tosa è nata nel 1980 dalla passione dei fratelli Pazzamiglio.

L’Uccellaia (Emilia Romagna). Azienda vitivinicola biologica sui Colli Piacentini condotta da Chicca Nicoletti. L’azienda produce sette tipologie di vino, tre rossi, un rosato, un bianco e due spumanti.

Murales (Sardegna), proposta da La Cantina di Manuela. L’azienda produce Vermentino, Vernaccia, Cannonau, Carignano, Merlot, Syrah e Cabernet Sauvignon da vigneti situati tra Sassari, Alghero, Sorso e la Gallura.

Petilia (Campania), proposta dall’enoteca Perlage. I vini di quest’azienda dell’Irpinia esprimono le caratteristiche aromatiche dei terreni calcarei e tufacei. I vitigni si estendono su 20 ettari piantati nei comuni di Altavilla Irpinia, Chianche e Arpaise.

Pucciarella (Umbria).  Si estende sulle colline dell’Umbria, a pochi chilometri dal lago Trasimeno, producendo olio e vino. L’azienda è di proprietà del Fondo Pensione Cariplo dal 1932.

 Revì (Trentino), proposta dall’enoteca Perlage. Piccola azienda di qualità produce spumanti Trento Doc da uve Chardonnay e Pinot Noir, provenienti da vigneti posti ad altitudine massima di 450 metri slm.

 Stefano Milanesi (Lombardia). Storica azienda dell’Oltrepò Pavese, che produce da sempre senza l’uso di diserbanti chimici. Dal 2007 è certificata Bioagricert.

Trequanda (Toscana). Del Fondo Cariplo dal 1933, quest’azienda sita in Val D’Orcia produce le denominazioni Chianti, Colli dell’Etruria e Orcia. L’enologo è Riccardo Cotarella.

BIRRIFICIO:

Hi.Bu. (Lombardia). Fondato nel 2007 da Raimondo Cetani, appassionato homebrewer, questo birrificio produce 12 birre, più qualche birra speciale e stagionale.

AZIENDE AGROALIMENTARI:

Caseificio Le Ramate (Piemonte). Azienda agricola biologica, alleva capre camosciate delle Alpi per produzione propria di formaggi. Il latte è lavorato a crudo.

Panificio Longoni (Lombardia). Panettiere per vocazione, Davide Longoni produce pane e dolci artigianali utilizzando solo pasta madre e farine biologiche macinate a pietra.

Salumificio San Paolo (Emilia Romagna). Produce salumi da suino nero emiliano.

Torta Pistocchi (Toscana). La cioccolateria e pasticceria Pistocchi lavora da 25 anni a Firenze e da pochi mesi anche a Milano. La loro famosa torta è ha vinto il terzo premio al Chocolate Awards 2014.

PARTNER:

YouWine, azienda italiana che produce e commercializza cantinette frigo e accessori per conservare, mescere e consumare il vino (www.youwine.it).

Rastal, marchio per eccellenza del mondo del beverage e della degustazione professionale (www.rastal.it).

Enoteca Arensi, specializzata in prodotti nazionali ed esteri, propone anche un vasto assortimento di distillati unici nel loro genere (www.enotecarensi.it).

Terzimotor, concessionario ufficiale Yamaha, dagli anni Novanta è il punto di riferimento per i motociclisti milanesi. Durante l’evento verrà esposto lo scooter Tricity 125. (www.terzimotor.it).

 

11 giugno 2015

Verticale del Cru Colle Calvario: ventisette anni e non sentirli

Mercoledì 20 maggio la delegazione di Bergamo ha organizzato una straordinaria verticale del Cru Colle Calvario guidata da Nicola Bonera. Presenti in sala anche l’enologo Paolo Zadra e il distributore Pietro Pellegrini

La passione per il mondo vinicolo l’ha ereditata dal nonno, Cristina Kettliz, proprietaria dell’azienda vinicola Castello di Grumello, quel maestoso maniero medievale si erge solingo nell’omonimo paese in provincia di Bergamo. Questa elegante “Donna del vino”, tra le più attive dell’omonima associazione, è riuscita in questi anni a imporre la sua azienda nel panorama vinicolo bergamasco di qualità, investendo su ricerca e tecnologia.

Un’impresa certamente non facile in un territorio come quello della Valcalepio, che fatica spesso a imporsi fuori provincia e che, talvolta, è vituperato dagli stessi bergamaschi. Eppure la verticale del Cru Colle Calvario ha fatto cadere più di un pregiudizio sulla finezza e la potenzialità di invecchiamento del taglio bordolese declinato in questo territorio, e per primi proprio ai numerosi bergamaschi presenti in sala; dimostrazione che la Valcalepio ha tutte le carte in regola per produrre grandissimi vini, a patto che – sia beninteso – si facciano scelte intelligenti votate alla qualità.

A guidare la degustazione delle annate 1988, 1991, 1997, 1998, 2001, 2005 e 2007, Nicola Bonera, che con l’enologo Paolo Zadra, figlio di Enrico, storico primo enologo dell’azienda, ha spiegato la storia e le peculiarità del Cru Colle Calvario, un vino unico per esposizione e caratteristiche. Il Colle Calvario Valcalepio Rosso Riserva, questa è la sua denominazione ufficiale, viene prodotto solo in alcune annate dai vigneti più vecchi dell’azienda, allevati su terreni marnosi-calcarei esposti a sud, sud-est, situati sulla sommità collinare a 400 m slm.

La vendemmia viene fatta a mano, utilizzando cassette da 15-18 chili. Il 90% dell’uva è vinificata utilizzando la classica diraspatura e pressatura soffice in acciaio, a cui fa seguito la macerazione per 20-25 giorni e la malolattica. Il rimanente 10% appassisce in fruttai per 10-15 giorni, per poi essere pressata e fermentata. La successiva maturazione viene fatta in barrique di rovere francese per 18 mesi, a cui segue l’assemblaggio (40% Merlot, 60% Cabernet, ma le percentuali possono variare a seconda dell’annata) e il successivo riposo in bottiglia per 5-7 mesi. Queste sono le tecniche utilizzate, in particolare, per le annate di produzione degli ultimi quindici anni, mentre per le prime – ora praticamente introvabili – venivano seguite altre metodologie di cantina, via, via modificatesi in base al mutato gusto del consumatore e all’evoluzione tecnologica del settore.

Degustare sette annate del Cru Colle Calvario che abbracciano gli ultimi ventisette anni di produzione del Castello di Grumello, ha significato quindi fare un viaggio emotivo e tecnico nel passato vinicolo, non solo di questa gloriosa azienda, ma più in generale della Valcalepio e del vino italiano.

Verticale Colle Calvario Ais Bergamo
La degustazione

Colle Calvario 2007: al naso emerge il frutto, potentemente mitigato da una nota burrosa. Evidente l’alcolicità al naso, che dà in bocca un buon corpo e morbidezza. Tannini dolcissimi e levigati.

 Colle Calvario 2005: naso più intenso, complesso e maturo dell’annata precedente. Bel corredo aromatico di spezie e terziari. In bocca fibra più nervosa, con bellissima espressione minerale.

Colle Calvario 2001: tra le annate più interessanti. Emerge subito la nota di grafite e inchiostro, supportato da profumi vegetali e fruttati. Secondo Nicola Bonera, “Ricorda uno Chateau Margaux per finezza espressiva”.  Tannino medio e finale meno minerale del 2005. Buona freschezza, grande bevibilità ed eleganza. Un grandissimo vino.

Colle Calvario 1998:  trama aromatica di frutta cotta. Nei minuti di degustazione è quello che cambia meno nel bicchiere.  Tra tutte le annate forse la più “piccola”, ma rimane comunque un prodotto interessante. In bocca tannini polverosi e retrogusto di liquirizia.

Colle Calvario 1997: annata molto interessante, in continua evoluzione del bicchiere. Tono fresco al naso, con labili accenni di peperone e frutto dolce. In bocca è intenso, con tannini avvolgenti. Una continua scoperta.

Colle Calvario 1991: naso fresco e leggermente metallico, che lascia spazio dopo qualche minuto a un buon corredo aromatico di frutti neri e una ricordo di liquirizia. E’ il vino che più degli altri si discosta dalla tipicità del Cru Colle Calvario, per la freschezza in bocca che prevale sul tutto il resto. Secondo Pietro Pellegrini “è il vino mai pronto”, per l’acidità spiccata, poco sostenuta dalle altre durezze, e non riequilibrata dalle morbidezze. Da prendersi così com’è.

Colle Calvario 1988: naso intenso di frutta cotta e fieno secco. In bocca permane l’acidità e la struttura, con tannini presenti. Un vino che ha ventisette anni, che conserva una certa nota croccante nella trama. Inaspettato.


21 maggio 2015

L’oro d’Ungheria. Tokaji, Tokaji, Tokaji!

Un’altra eccezionale serata organizzata da Ais Bergamo, martedì 12 maggio presso l’Hotel Settecento di Presezzo. A guidare la delegazione in questo percorso attraverso la storia e le fortune alterne del TokajI, Mariano Francesconi, presidente di Ais Trentino

Celebrato nei secoli come il “re dei vini, il vino dei re”, il Tokaji sta vivendo negli ultimi vent’anni un eccezionale rinascimento qualitativo, dopo l’oscuro periodo comunista che aveva assoggettato il territorio alle ferree regole della collettivizzazione. È un fatto acclarato che a questo eccezionale territorio vinicolo non sia stato risparmiato proprio niente durante i cinquant’anni di regime, finanche un parziale sfruttamento estrattivo del sottosuolo proprio a causa – ironia della sorte – di quel granito e di quei minerali che rendono unico questo vino.

“È come se un folle avesse letteralmente bucato le colline di Sauternes per estrarne i minerali”, – commenta Mariano Francesconi, presidente di Ais Trentino, con un paragone quanto mai calzante, dal momento che il Tokaji non ha nulla da invidiare per longevità e struttura al più noto cugino francese. E non è un caso che dopo la caduta del regime siano arrivati molti investitori proprio dalla Francia, spesso proprietari di aziende del territorio di Sauternes, che – fiutato il business – hanno modernizzato le cantine e ripreso la produzione di qualità.

Il Tokaj è un vino dolce botritizzato, prodotto in un territorio che si estende a nord-est di Budapest sino all’attuale Repubblica Slovacca. Il particolare microclima e la presenza dei fiumi Bodrog e Tisza lungo tutto il territorio, sono determinanti per la botrite, grazie alla formazione di nebbie che, per contrasto termico, favoriscono lo svilupparsi della muffa nobile. Il terreno di origine vulcanica è un coacervo di minerali ricchi di potassio (zeolite e dacite profondi oltre 10 metri) misti a sabbia e argilla, ricoperto da nyirok che ne migliora il drenaggio. Il Furmint (4000 ha circa) è la principale uva utilizzata per la produzione del Tokaji, perché viene facilmente attaccata dalla Botrytis a causa della sua buccia sottile. Si coltivano altre varietà minori che possono concorrere alla produzione del vino, tra cui l’Hárslevelü (spesso utilizzato per i vini secchi), il Sárgamuskotály, il  Zèta e il Koverszolo.

La produzione prevede una raccolta delle uve a più riprese, simile per certi versi a quello che avviene per il Sauternes, selezionate in base allo stato di appassimento prodotto dalla botrite. L’uva non botritizzata può stare in pianta sino al mese di novembre, mentre quella attaccata dalla muffa nobile che ha assunto un aspetto avvizzito (simile all’uva passa) viene fatta riprendere per qualche ora prima della pigiatura con un passaggio in acqua. In un secondo tempo viene aggiunto il mosto fiore dell’uva non botritizzata, che dà il via a un processo di rifermentazione che produrrà il Tokaj Aszù. Il grado zuccherino del vino è misurato in puttonyos, ossia dalla quantità di gerle da 25 kg  colme di Aszù aggiunte al vino base, fino a un massimo di 6 per 136 litri. E’ possibile commercializzare anche il rarissimo Esszencia con un residuo zuccherino tra i 600 e i 900 gr/l, prodotto dal succo stesso fermentato a parte, che non può superare per legge i 6% vol.

AisBergamoTokaji

La degustazione

Tokaji Furmint Mandolàs 2013: giallo paglierino con riflessi verdolini. Aromi di frutti e fiori bianchi, con soffi di erbe aromatiche. In bocca è secco, con discreta nota minerale.

Tokaji Furmint Mandolàs 2011: giallo pallido con riflessi verdolini. Al naso è più intenso rispetto al 2013, con belle note di frutta gialla e ricordi minerali. In bocca ritorna la spiccata mineralità e freschezza.

Tokaji Aszù – 5 Puttonyos – 2005 – Pajzos – Màd: oro ambrato lucente. Intensi aromi di miele, albicocca disidratata e caramella mou. In bocca è dolce, supportato da una decisa spalla acida. Il retrogusto è piacevole, con una leggera nota di tè verde in chiusura.

Tokaji Aszù – 5 Puttonyos – 1993 – Disznòkò Szòlòbirtok: color topazio brillante. Molto intenso e complesso, con eleganti profumi di mela cotogna, mostarda, note vulcaniche e balsamiche che si intervallano a più riprese all’aroma di resina. In bocca è potente, con una lunghissima persistenza e perfetta corrispondenza gusto-olfattiva a cui si aggiunge una golosa nota di cioccolato. Note: è la prima vendemmia dopo la caduta del regime comunista. Tra le migliori annate di sempre.

Tokaji Aszù – 6 Puttonyos – 2007 – Szepsy Pincészet – Màd: topazio lucente. Naso intenso di spezie, zafferano e incenso, sostenuti da buoni profumi minerali. All’esame gustativo è dolce, con lunga persistenza e buona freschezza che invita a un altro sorso.

Tokaji Aszù – 6 Puttonyos – 1999 – Orosz Gàbor – Màd: oro brillante. Naso piacevole ed elegante di gelsomino, albicocche e spezie dolci. In bocca perfetta corrispondenza gusto-olfattiva. Piacevole.

Tokaji Natùr Essezencia 2007 – Uri Borok – Gergely Vince – Màd: colore impenetrabile a trama giallo-oro. Naso dolcissimo dov’è possibile ritrovare miele millefiori e spezie. In bocca è un nettare che per consistenza ricorda uno sciroppo. Da capire.

A fine serata sono stati serviti i formaggi del Caseificio Taddei in abbinamento ai vini:  Taleggio,  Salva, Blutunt stagionato 90 giorni e Blutunt stagionato 150 giorni. Il produttore è inoltre intervenuto spiegando la produzione e le caratteristiche organolettiche dei formaggi serviti.


13 maggio 2015

Cantina Mesa, i vini della terra del Carignano del Sulcis

Una Cantina ancora giovane, fondata nel 2004 per “amor di Sardegna” da Gavino Sanna, maître à penser, pubblicitario, scrittore e imprenditore italiano tra i più importanti al mondo, che ha voluto celebrare la terra che gli ha dato le origini attraverso la produzione di vini che ne rappresentano perfettamente il territorio

Cantina Mesa - Serata Ais Bergamo

Puliti, schietti e sinceri, come la gente di Sardegna. Sono questo in una battuta i vini della Cantina Mesa degustati mercoledì 29 aprile presso il Ristorante LoRo di Trescore Balneario. Una Cantina ancora giovane, fondata nel 2004 per “amor di Sardegna” da Gavino Sanna, maître à penser, pubblicitario, scrittore e imprenditore italiano tra i più importanti al mondo, che ha voluto celebrare la terra che gli ha dato le origini attraverso la produzione di vini che ne rappresentano perfettamente il territorio

Ergo, vini che non perdono la loro tipicità per rispondere alle leggi del mercato, ma che rispettano integralmente la tradizione e gli aromi varietali dei vitigni, senza cedere alle lusinghe delle barriques di primo passaggio, per preferire un utilizzo misurato e intelligente del legno.

Presente in sala Luca Fontana, nipote di Gavino Sanna e Manager dell’azienda, che cura ogni aspetto della produzione, dalla vigna alla cantina, con la dedizione e l’orgoglio di un padre che sta venendo crescere e diventare grande un figlio tanto amato. La Cantina Mesa, infatti, è riuscita in pochi anni a porre le fondamenta per una produzione qualitativa di alto livello, eleggendo  il Carignano del Sulcis vitigno rappresentativo dell’azienda. Una scelta che in pochi anni, grazie al territorio vocato, ad una filosofia produttiva che non fa sconti alla qualità ed una cantina iper-moderna posta su tre livelli (5000 mq), è già stata premiata dalle guide e dalla stampa di settore.

I vigneti, 70 ettari nel cuore del Sulcis Iglesiente, a sud-ovest della Sardegna, si trovano per la maggior parte nel territorio di San’Anna Arresi, in una valle dove il mare e il maestrale giocano molto, o tutto, nella coltivazione della vite. Le vigne di Carignano a ridosso del mare, alcune delle quali cresciute facendosi forza nella sabbia, non soffrono il sale che si posa sui pampini della vite, che anzi penetra nei sistema vegetativo della pianta conferendo parte della salinità che si ritrova poi nel vino. La calura della tarda primavera e dell’estate, che mediamente si attesta sui 32-40°C, è riequilibrata dal vento freddo di maestrale, che soffia con una forza di 120-145 Km all’ora, provocando un’escursione termica giorno-notte che crea e fissa il corredo aromatico dei vini, caratterizzati da spessore e schiettezza.

Sono le caratteristiche del microclima e del terreno di natura sabbiosa e calcareo- argillosa, ricco di scheletro, a dare quindi l’imprinting alle vigne allevate ad alberello (rese di 80-90 q/l). In cantina la filosofia è quella di preservare il corredo aromatico, senza snaturarlo, tanto che dopo la diraspatura e la pigiatura soffice, le uve vengono lasciate precipitare nei vinificatori a piano terra, seguendo il principio della caduta naturale. Per il Buio Buio Riserva, il vino di punto dell’azienda, le macerazioni durano circa 10-12 giorni a 26-28°C sulle bucce, e dopo la malolattica il vino passa in barriques di secondo o terzo passaggio, che lo arricchiscono senza stravolgerlo.

L’azienda produce anche altri vitigni (ad es. Cannonau, Chardonnay, ecc. ), tra i quali emerge per eleganza il Vermentino che rappresenta per Luca Fontana (bianchista appassionato) e per il suo enologo Stefano Cova (trentino ed altro bianchista della prima ora) tra le scommesse vinte di questa cantina.  L’allevamento in questo caso è a cordone speronato in vigneti di 20-30 anni e rese molto basse (60-70 q/l), mentre in cantina le uve intere vengono pressate sofficemente, mantenendo il vino sulle fecce anche per due mesi a cui segue una maturazione in vasche di cemento.

Cantina Mesa - I vini in degustazione

La degustazione
Giuco 2014 - 100% Vermentino

Giallo paglierino. Naso intenso, con sentori floreali e fruttati (pesca bianca) e ricordi di cipria. In bocca è fresco, con nota minerale intensa. Vendemmia: tra fine agosto e inizio settembre. Vinificazione: prima della pressatura soffice, parte delle uve sono macerate per 12 ore a 6-8°C. Il mostro estratto fermenta a 14-18°C. Dopo la chiarifica e stabilizzazione, matura per 2 mesi in acciaio e altrettanti in bottiglia.

Opale 2013 - 100% Vermentino

Paglierino intenso. Un vino molto interessante, che è riuscito ad esprimersi al meglio dopo alcuni minuti nel bicchiere. Note di cedro e lime al naso. Fresco e persistente in bocca. Vendemmia: tra la seconda e la terza decade di settembre.Vinificazione: le uve intere vengono pressate sofficemente. Il mosto fermenta a 16-18°C. A fine fermentazione il vino rimane sulle fecce per almeno 2 mesi. Segue maturazione in vasca di cemento e 2 mesi in bottiglia.

Carignano rosato Rosa Grande 2014 - 100% Carignano

Rosa chiaretto lucente. All’esame olfattivo emergono immediatamente delle note vinose, supportate da una fragola fresca. In bocca buona freschezza e persistenza. Vendemmia: prima decade di settembre. Vinificazione: il mosto macera per 24 ore con le bucce a bassa temperatura. Segue la fermentazione a 14-16°C. Affinato per 2 mesi in acciaio e 1 mese in bottiglia.

Buio Buio Riserva 2012 - 100% Carignano

Rubino. Naso abbastanza intenso, con bouquet di fiori rossi e leggera nota vinosa. In bocca potente sapidità e freschezza, con tannini leggeri. Vendemmia: tra fine settembre e inizio ottobre. Vinificazione: macerazione sulle bucce per 10-12 giorni a 26-28°C. Dopo la malolattica affina per 10 mesi in barriques di secondo e terzo passaggio. Segue maturazione in bottiglia di 4 mesi.

Buio Buio Riserva 2011 - 100% Carignano

Rubino. Naso intenso, minerale e speziato (pepe bianco, spezie dolci), con piacevoli note terrose. In bocca intenso e piacevole, con buona sapidità.   Vinificazione: macerazione sulle bucce per 10-12 giorni a 26-28°C. Dopo la malolattica affina per 10 mesi in barriques di secondo e terzo passaggio. Segue maturazione in bottiglia di 4 mesi.

Buio Buio Riserva 2010 - 100% Carignano

Rubino. Naso intenso di frutta matura (ciliegie sotto spirito), profumi terziari (pepe nero, liquirizia, tabacco dolce) e note balsamiche. Potente e intenso in bocca, con tannini arrotondati e lunga persistenza. Un grande vino.Vinificazione: macerazione sulle bucce per 10-12 giorni a 26-28°C. Dopo la malolattica affina per 10 mesi in barriques di secondo e terzo passaggio. Segue maturazione in bottiglia di 4 mesi.

Gavino Riserva 2011 - 100% Carignano

Rubino pieno. Naso molto intenso ed accattivante di prugna, miele di castagno, pot-pourri di fiori rossi, nota caramellata e macchia mediterranea (elicriso). In bocca è molto intenso, elegante e persistente, con tannini sontuosi. Molto interessante. Note: vino prodotto da una sola vigna di 65 anni.

Forte Rosso passito 2011 - 100% Carignano

Rubino. Aromi di marmellata di frutti di bosco. In bocca sembra un vino passito-non-passito a causa della freschezza spiccata che chiama un altro sorso. Un passito sui generis. Da capire.

A fine serata è stato servito un piatto dello chef stellato Pier Antonio Rocchetti.

7 maggio 2015

Zanella riconfermato presidente fino al dicembre 2015

Zanella riconfermato presidente fino al dicembre 2015. Positivo il 2014 per le vendite, con un +10% rispetto al 2013. La Franciacorta ha venduto 15.475.977 bottiglie, di cui 1.428.993 all’estero.

ZANELLA-0311-199x300Era già nell’aria, ma la notizia ufficiale è arrivata oggi dall’Assemblea Generale dei Soci del Consorzio Franciacorta, che ha  riconfermato Maurizio Zanella alla guida del Consorzio Franciacorta fino al 16 dicembre 2015. L’eccezionale evento di Expo Milano 2015 ha portato alla decisione di prorogare la direzione di Maurizio Zanella fino alla prossima assemblea generale, approvando inoltre il bilancio 2014 e 2015, con un budget straordinario per Expo 2015 di 1.530.000.

I mesi che abbiamo di fronte ci vedranno coinvolti intensamente nelle attività organizzate nell’ambito di Expo Milano 2015 — commenta Maurizio Zanella, Presidente del Consorzio Franciacorta –. Ringrazio quindi il consiglio di amministrazione e l’assemblea dei soci per aver confermato la fiducia nel lavoro che ci ha portati fino a qui e per aver dato la continuità necessaria per sviluppare quest’ultimo progettoLa nostra presenza a Expo Milano 2015 come Official Sparkling Wine Sponsor infatti è il risultato dell’impegno che il Consorzio da anni mette in campo per migliorare costantemente la qualità del proprio vino e la sua conoscenza e in Italia e all’Estero. Expo rappresenta un traguardo fondamentale lungo il nostro percorso”.

I dati condivisi in Assemblea – prosegue Zanella – hanno confermato l’andamento positivo delle vendite del nostro vino motivando così l’ottimismo dei soci nonostante la difficile congiuntura economica. Il 2014 si è concluso con segno positivo, +10% rispetto al 2013. Franciacorta ha venduto 15.475.977 bottiglie, di cui 1.428.993 all’estero. A fine 2014, il mercato estero rappresentava il 9,2% con una crescita del 12,8 % rispetto al 2013; il mercato italiano cresceva nel 2014 del 9,7%. Inoltre si registrava anche un leggero aumento del prezzo medio di vendita”

I primi mesi del 2015 confermano l’ottimismo: una crescita complessiva del 18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel periodo considerato, le vendite nazionali rappresentano l’86,2% del totale (in crescita del 19%), mentre l’export sale al 13,8% (+12,4%).


24 aprile 2015

Vallée de la Marne: Monsieur Le Champagne a Bergamo

La terza serata sullo Champagne, organizzata dalla delegazione di Bergamo presso il ristorante “Mille Storie e Sapori”, è stata dedicata alla Vallée de la Marne. Mattatore della serata, ancora una volta, è stato Guido Invernizzi che ha spiegato le peculiarità della terra d’elezione del Pinot Meunier

Geologicamente parlando la Vallée de la Marne è la parte più giovane della Champagne, a causa di due grandi eventi che ne hanno segnato le caratteristiche: la spinta verso l’alto delle Alpi a est e l’affondamento del bacino di Parigi a ovest. Questi sconvolgimenti hanno spinto lo strato di gesso sempre più in profondità, favorendo l’innalzamento di argilla, sabbia e altri tipi di terreno che, rispetto alle altre zone della Champagne, sono più vicini alla superficie, condizionando le scelte colturali e le caratteristiche dei vini. È proprio la natura del suolo, dunque, uno dei motivi per cui oltre i 2/3 delle viti piantate nella zona sono di Pinot Meunier, una varietà considerata meno “nobile” rispetto al Pinot Noir e allo Chardonnay. Se infatti il Pinot Noir dona alle cuvée struttura e lo Chardonnay ne ingentilisce la stoffa, regalando stile ed eleganza, il Pinot Meunier è utilizzato per dare morbidezza al vino.

Champagne Vallée de la Marne Ais Bergamo

 

I vini degustati

Champagne N. Potié Blanc De Noir Millesimé Premier Cru – Millésime 2010 – 100% Pinot Noir

Colore buccia di cipolla. Al naso note di mandarino, mela cotogna, arancia sanguinella e lieve accenno di cannella. In bocca è sapido e di corpo, con perfetta corrispondenza gusto-olfattiva. Curiosità: ogni capsula è diversa dalle altre e riporta, nella parte interna, una poesia o la celebrazione di un’ importante ricorrenza francese.
L’azienda: piccola realtà di récoltant-manipulant di Condé sur Marne. Producono circa 80 mila bottiglie annue. Lo Champagne 100% Pinor Noir è prodotto in appena 3000 bottiglie. Alla serata presente anche il distributore, Domenico Giudici di GG Champgne, che ha presentato il vino.

Jacquesson Cuvée 737 – 27% Pinot Noir, 43% Chardonnay, 30% Pinot Meunier; dosage  3,5 g/l – 37 mesi sui lieviti

Oro antico. Profumi di panna e burro che si intervallano a richiami di frutta secca e albicocca. In bocca è molto elegante, con bella sapidità e freschezza, e una interessante nota tostata sul finale.
L’azienda: fondata nel 1798 da Memmie Jacquesson, venne riconosciuta nel 1810 da Napoleone con la medaglia d’oro per “la Beauté et la Richesse de ses Caves” a Reims, il più alto riconoscimento dell’epoca per un’impresa commerciale. Adolphe Jacquesson, seconda generazione nell’azienda di famiglia, migliorò non solo i metodi di allevamento della vite, ma inventò nel 1844 la capsula per lo Champagne, depositandone il brevetto. Oggi la maison Jacquesson è guidata dai fratelli Chiquet, famiglia  appartenente ad un ramo di quella di Dizy, anch’essa produttrice di Champagne.

Philiponnat Royale Réserve Brut – 65% Pinot Noir, 30% Cahrdonnay, 5% Pinot Meunier

Colore dorato. All’analisi olfattiva emerge subito una nota di mandarino candito, che dopo poco lascia spazio alla vaniglia e al burro. In bocca aromi di miele di castagno e boisé. Sapidità molto spinta. Curiosità: il 30% dei vins de réserve sono gestiti in solera e affinati in legno.
L’azienda: sono cinque le generazioni che dal 1910 si sono succedute nella zona produttiva storica in Mareuil-sur-Aÿ. Ai quei primi terreni è stata aggiunto nel 1935 il vigneto Clos des Goisses, sul versante sud della collina di Gruguet sulla Marna.

Billecart-Salmon Brut Réserve – Chardonnay 30%, Pinot nero 30% e Pinot meunier 40%

Paglierino carico, tendente al dorato. Naso armonico e complesso (anice, pesca, agrumi). In bocca è un esplosione di agrumi (pompelmo rosa) con gradevole nota amaricante sul finale. Buona sapidità. L’azienda: nasce nel 1818 a Mareuil-sur-A a seguito del matrimonio di Nicolas François Billecart e Elisabeth Salmon.

Dom Pérignon  Vintage 2004  – 55% Chardonnay, 45% Pinot Noir

Paglierino intenso. Note di mandorle, fava di cacao e torrefazione al naso. In bocca ritorna la nota tostata, sostenuta da una gradevole presenza speziata. In bocca buona freschezza e persistenza.
L’azienda: l’origine risale al 1743 quando Claude Moët cominciò a trasportare vini dalla regione della Champagne-Ardenne a Parigi, espandendosi in breve tempo. Il nipote di Claude, Jean-Remy Moët, portò la società ad un altissimo livello, servendo clientela d’élite come Thomas Jefferson e Napoleone Bonaparte. Il nome Chandon fu aggiunto quando Jean-Remy passò metà della società al genero Pierre-Gabriel Chandon nel 1832, e metà a suo figlio Victor Moët. Curiosità: Moët & Chandon è il fornitore ufficiale della Regina Elisabetta II.


24 marzo 2015

Il caldo vento dello Jerez soffia su Bergamo

Un incontro straordinario quello di mercoledì 25 febbraio, sia per la qualità dei prodotti degustati, tutti da uva Pedro Ximénez (P.X.), che per storicità della cantina Ximénez-Spínola. La serata è stata organizzata dalla delegazione di Bergamo, in collaborazione col ristorante Villa Patrizia di Sorisole e l’azienda distributrice, Pellegrini Spa. Presente anche il produttore, Josè Antonio Zarzana

È una storia di famiglia e di passione, quella di Josè Antonio Zarzana, erede della cantina spagnola Ximénez-Spínola, che nel nome rivela già il proprio glorioso passato. Una cantina unica nel suo genere, in Spagna e per certi versi nel mondo, per la scelta di coltivare un’unica tipologia di uva, la Pedro Ximénez che rappresenta solo 5% della coltivazione di tutto il territorio, declinandola in prodotti estremamente diversi che raccontano la storia di Jerez de la Frontera. Per fare questo e per mantenere inalterate la storicità della produzione, la cantina Ximénez Spínola è riuscita ad ottenere una denominazione autonoma per due dei suoi prodotti (Pedro Ximénez Vintage e Exceptional Harvest), unico caso in Spagna, dimostrando quanto le scelte vitivinicole e la storia di questa famiglia siano ormai legate indissolubilmente a quella dello Jerez.

La storia di Ximénez Spínola prende inizio nel 1752, quando il fondatore Phelipe Antonio Zarzana Spínola, di origine ligure, iniziò a coltivare uva Pedro Ximénez (P.X.), una varietà proveniente dalla Germania e trapiantata in Spagna nel sedicesimo secolo. L’origine di questa uva vanno fatte risalire, infatti, al regno di Carlo V, quando alcuni contadini provenienti dalle rive del Reno furono reclutati come guardie per scortare l’imperatore nel suo viaggio di ritorno in Spagna (1519). Tra questi soldati pare vi si trovasse anche un viticoltore, Peter Siemens, che trasportò dei semi di un’uva molto simile al Riesling, fino ad allora sconosciuta nella Penisola Iberica.
Nel corso degli anni la coltivazione di quest’uva bianca si radicò prevalentemente nelle zone di Jerez e Montilla, grazie ai territori e al clima particolarmente vocati per il suo appassimento. Per decenni la produzione del Pedro Ximénez fu quindi legata esclusivamente al commercio interno, finché le esportazioni con la Gran Bretagna e l’America non portarono alla nascita dello Sherry, così come lo conosciamo oggi. Il metodo solera, caratteristico del territorio di Jerez, è nato quindi come metodo conservativo per trasportare i vini durante i viaggi transoceanici. Questo metodo di invecchiamento consiste in un continuo passaggio di vini di diverse età, lungo livelli piramidali su cui sono disposte le botti. In concomitanza con l’affermazione del metodo solera, il territorio di Jerez divenne famoso anche per la distillazione del brandy, che entrò presto tra gli interessi economici degli inglesi.

Ricalcando allo stesso modo l’evoluzione dell’utilizzo dell’uva Pedro Ximénez nella storia, la cantina Ximénez Spínola ha deciso di produrre tutte le tipologie conosciute, dalla prima versione, allo Sherry, sino ai Brandy, in un affascinante gioco di aromi e intensità differenti, che rappresentano la versatilità stessa del vitigno. Provare tutti i prodotti di questa storica cantina in una sola serata, significa dunque fare un viaggio nel tempo lungo oltre cinquecento anni.

Jerez - Ais Bergamo - Bottiglie Ximenez Spinola
I vini degustati
Exceptional Harvest 2013 – 100% Pedro Ximenez – 12,5%

Questo vino è prodotto solo in annate eccellenti.   L’uva viene  fatta maturare al sole per circa ventuno giorni dopo la vendemmia, tanto che una tonnellata di uva vengono prodotti solo 500 litri di vino. Il vino viene fermentato in botti di rovere americano, precedentemente usate per la produzione dei vini di crianza ossidativa.

Degustazione: oro brillante. Al naso emergono note agrumate di canditi all’arancia e mandarino. In bocca è piacevole, con buona acidità che invita al secondo sorso. Aromi di fichi in chiusura.

Pedro Ximènez Vintage 201312%

Vendemmia fatta a mano, dopo un appassimento di ventuno giorni al sole, dalla quale si ottengono solamente 300 kg di uva passita da una tonnellata di uva. Il vino viene fatto fermentare nelle botti di rovere americano fino al raggiungimento del 12%. E’ imbottigliato con la denominazione propria di Ximenez-Spinola “vino di varietá 100% Pedro Ximenez” e non appartiene alla categoria degli Sherry di Jerez a causa della gradazione alcolica troppo bassa.

Degustazione: ambrato   intenso. Mela cotogna al naso, cannella e uvetta passa. In bocca è dolce e avvolgente, con buona spalla acida a supporto. Gli aromi retro nasali richiamano nuovamente l’uva passa.

Jerez - Ais Bergamo - Bottiglie Ximenez SpinolaPedro Ximénez Muy Viejo – 15%

Processo Solera, invecchiato per quindici anni in rovere americano. La prima produzione risale al 1918. Produzione media annuale mai superiore alle 12.000 bottiglie. Il vino viene decantato naturalmente nella botte e viene e messo direttamente nella bottiglia attraverso un filtro di cellulosa che lo aiuta  a non perdere il suo aroma e il suo sapore naturale.

Degustazione: colore ossidativo molto intenso. Profumo molto complesso al naso, da cui emergono datteri, spezie dolci, miele di castagno e note di torrefazione. In bocca è un’esplosione di sensazioni tutte ben in equilibrio, che richiamano i profumi percepiti al naso. Molto elegante e persistente.

Brandy Criaderas – 40%

Distillato che si estrae dalla Criadera, che forma la prima fase del processo di invecchiamento del brandy San Cristino  “Solera  1948″. Dopo  aver ottenuto il distillato di alcool  questo  brandy  viene fatto invecchiare in botti di castagno di 750 litri, usate in precedenza per l’invecchiamento del Pedro Ximenez. La particolarità del castagno è la sua neutralità, che non apporta modificazioni al sapore originario del prodotto, se non un lieve aroma peculiare.

Degustazione: ambrato brillante. Mandorle, spezie dolci e ricordi di prugne secche al naso. Colpisce l’assoluta eleganza, e l’assegna di alcol al naso nonostante i 40%, caratteristica che rende il distillato intenso, ma non aggressivo. In bocca è molto intenso e lungo.

Brandy Soleras – 40%

Solera creata nel 1948 con tre botti da 250 litri. Nessun viticoltore dedicato alla coltivazione dell’uva Pedro Ximenez aveva mai fatto qualcosa di simile prima di allora, e ancora  oggi  questa  solera  rimane  l’unica  della  sua tipologia in tutta la Spagna. Tra il 1948 e il 2007 la solera è aumentata di 49 botti, arrivando alle 52 che la  compongono attualmente.  Queste  contengono  il distillato  chiamato  “cuore  della  distillazione”,  che implica che il  rendimento per 1000 kg di uva fresca sia inferiore a 90 litri di prodotto finale distillato. Avendo un  costo  unitario  cosí  alto  per  molti  anni  questo prodotto  veniva   consumato  solamente  a   livello familiare.   Nel    2008    peró    dopo    un’attenta valutazione del proprietario  D.  José  Luis  Zarzana Palma  autorizzó  suo  figlio  a  imbottigliare  questo prodotto  così  speciale,  con  la  condizione  di  non produrre annualmente più di 2100 litri (3000 bottiglie) e di garantire che l’invecchiamento non fosse inferiore ai 25 anni.

Degustazione: ambrato brillante. Etereo, spezie dolci e netto profumo di noci. Un altro brandy non aggressivo al naso, dove la nota alcolica è appena accennata nonostante i 40%, per lasciare spazio agli aromi. In bocca è avvolgente e molto intenso.

11 marzo 2015

Le donne del Vino 2015

 

Mercoledì 11 Marzo 2015

ore 21,00 c/o Circolo Sociale Calderara

Via Card. Riboldi, 119 – Paderno Dugnano

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

serata dedicata al ruolo delle donne, sempre più numerose, nella vitivinicola, dal vigneto alla cantina, dalla tavola alla comunicazione. Dopo l’interessante incontro del 2014 con la titolare della tenuta “CASTELLO DI GRUMELLO DEL MONTE”, questo anno “SCARPETTA” propone l’esperienza di:

GIORDANA TALAMONA

Professionista della comunicazione, Sommelier AIS e degustatrice di formaggi ONAF, Esperta di enogastronomia, scrive articoli per il mensile Affari di Gola e cura le rubriche “il sommelier al lavoro” e “vita da winemaker” per il periodico Viniplus di AIS Lombardia.

A seguire degustazione di vini e distillati prodotti da aziende guidate da donne. In allegato la locandina 2015 Donne del vino con tutte le notizie inerenti la serata.

Un cordiale saluto

Associazione Culturale Enogastronomica
“SCARPETTA”
Via Italia 13
20037 Paderno Dugnano


25 febbraio 2015

Bergamo si fa Champagne per tre volte: oui c’est Champagne!

La delegazione di Bergamo apre la nuova stagione di degustazioni con un Master sullo Champagne, presso il ristorante “Mille Storie e Sapori” di Bergamo. Ogni mese potrete scoprire perché lo Champagne è “terroir, passion e tradition”

Guido Invernizzi, carismatico trascinatore della serata, non poteva che iniziare citando Anselme Selosse, titolare della pregiata maison Jacques Selosse che durante un convegno, qualche anno fa, rispose a chi gli chiedeva quali fossero gli elementi che rendessero unico la Champagne indicando il terroir, la passion e la tradition. Fattori irripetibili – secondo Selosse – che fanno della Champagne una zona unica nel suo genere, inavvicinabile per quelle regioni vitivinicole che hanno “molta passion, un po’ di terroire poca tradition” per potersi avvicinare alla realtà francese.

D’atra parte i fattori che influenzano le caratteristiche organolettiche degli Champagne sono numerosi: il gioco dei vitigni, la composizione dei terreni, l’esposizione delle vigne, la personalità del produttore. La regione della Champagne si trova a 150 chilometri a nord-est di Parigi, in una striscia di terra posta al 49° parallelo. La temperatura media annua è di 10,2 °C, al limite della media di 9,6 ° C al di sotto della quale non si raggiunge la soglia minima di maturazione dell’uva. Buona parte della fortuna della regione la si deve al terreno ricco di calcare e fossili che rendono questa zona estremamente vocata per la produzione vinicola. In origine, settanta milioni di anni fa, la regione era completamente occupata dall’Oceano, il cui progressivo ritiro ha lasciato nel terreno dei sedimenti gessosi (craie) che, mescolati ai fossili marini  (belemnite quadrata), rappresentano l’elemento essenziale del sottosuolo. Le radici delle viti, penetrando nel terreno per 200-300 metri, assorbono i minerali presenti nel sottosuolo determinando i sentori tipici dello Champagne.  

I vini degustati

Gaston Chiquet Tradition Premier Cru – Sans Année – 35% Chardonnay, 45% Pinot Meunier e 20% Pinot Noir:  Giallo paglierino con bollicine fini che salgono a catenelle. Profumo di panetteria (lievito), intervallato da agrumi (mandarino). In bocca riemergono le stesse corrispondenze olfattive che esprimono perfettamente quel goût de terroir” (il gusto di terroir), tipico della zona. Elegante.

Larmandier Bernier Longitude – Blac de blanc: giallo paglierino con bollicine più fini del precedente. Bel naso in evoluzione, con partenza fruttata (agrumi e mela renetta) che vira dopo qualche minuto vero la nocciola e una nota iodata molto interessante. In bocca ha una bella freschezza e ricordi gessosi. Persistente.

Le Mesnil Cuvée Sublime Grand Cru Blanc de Blanc: giallo paglierino intenso. Bollicine fini e persistenti.  Profumi complessi di spezie (vaniglia, pepe bianco) e confettura di agrumi. In bocca spicca la sapidità e un ritorno agrumato molto lungo.

Laherte Freres Deux Mille Dix – 100% Pinot Meunier: dorato pelle di cipolla. Bollicine a catenelle finissime. Ecco uno Champagne decisamente atipico che nasce da pratiche colturali biodinamiche. Il naso è un’esplosione di intensità e pulizia, in evoluzione minuto dopo minuto. Frutta tropicale (ananas, banana), patisserie (Madelaine di proustiana memoria) e soffi di note eteree. In bocca conferma tutta la sua intensità e potenza, con buona freschezza a corredo. Molto persistente.

Selosse Grand Cru – Blanc de blanc: dorato brillante. Note floreali molto ricche (su tutte emerge la mimosa), frutta secca, miele e inaspettate note di torrone. Il naso è davvero entusiasmante e ricco di sorprese. In bocca conferma tutta la potenza del naso. Lunghissimo e cremoso. Nota: dopo la spremitura il mosto viene messo in barrique per la fermentazione, con lieviti selezionati e batonnage settimanale durante il periodo invernale, mensile durante l’estate. La fermentazione malolattica è contenuta, l’acidità naturale del vino non viene neutralizzata poichè i concimi non contengono potassi minerali e non si effettua mai alcun tipo di filtrazione. Lo Champagne passa 3 anni sui lieviti e la sboccatura è fatta à la voilée. Selosse aggiunge solo del fruttosio come liqueur d’expedition.

Secondo incontro mercoledì 18 marzo ore 20.30 - clicca qui

Ais Bergamo - Champagne


22 gennaio 2015

Luigi Veronelli. Camminare la terra

Dal 21 gennaio al 22 febbraio a Milano presso la Triennale, la mostra su Gino Veronelli. Nel semestre di Expo la mostra sarà trasferita a Bergamo. Curata da Alberto Capatti, Aldo Colonetti e Gian Arturo Rota accoglie foto, articoli, libri, bozze e appunti di Gino Veronelli, più una ricostruzione, seppur minima, della sua cantina

Nell’anno di Expo e a poco più di dieci anni dalla sua scomparsa, si apre alla Triennale di Milano una Mostra su Gino Veronelli, cantore infaticabile della cultura enogastronomica italiana. Luigi Veronelli, da tutti hanno chiamato semplicemente Gino, è stato molto di più di un giornalista. Intellettuale difficilmente incasellabile in una sola definizione, come tutti i grandi uomini dalla personalità sfaccettata, Gino Veronelli ha saputo tracciare prima di altri la strada che ha riportato le coscienze alla terra, alla sua riscoperta e al suo rispetto.

E non poteva che essere Camminare la terra, il titolo di questa esposizione curata da Alberto CapattiAldo Colonetti e Gian Arturo Rota, che alla Triennale di Milano sino al 22 febbraio, accoglie foto, articoli, libri, bozze e appunti di Gino Veronelli, più una ricostruzione, seppur minima, della sua cantina.

Grazie al vasto archivio messo a disposizione dalla famiglia, è possibile vedere le battaglie combattute da Veronelli, leggere i suoi articoli di denuncia, conoscere gli uomini e le donne che ha incontrato e difeso, entrare tra le pieghe del suo pensiero che l’ha spinto – e dovrebbe spingere tutti noi – ad agire con concretezza senza vacue dichiarazioni d’intenti.

Divisa in otto sezioni, la mostra ci riconsegna un Veronelli dove il tema del vinodiventa solo un punto di partenza per il suo impegno a difesa della cultura e delle tradizioni italiane. Dall’editoria degli anni Cinquanta, ai viaggi in lungo e in largo per l’Italia,- dove Veronelli fu pioniere nel valorizzare il complesso mosaico della cultura enogastronomica italiana, – sino all’impegno civile e ai suoi “no” a vino e olio industriali. Con Camminare la terra, in fondo, non si incontra solo Veronelli, ma attraverso lui e il suo pensiero si incontra la coscienza civile di tutti noi, talvolta assopita dalle logiche di mercato, che preme per tornare libera. E così è stato Gino Veronelli, un uomo libero e sensibile che non ha avuto paura di far sentire alta la sua voce.

Luigi Veronelli - Mostra Triennale Milano

Terminato il periodo in Triennale la mostra sarà trasferita a Bergamo, nel complesso dell’ex monastero di Astino, dove resterà durante il semestre di Expo: “È nostra intenzione fare di Bergamo una sorta di fuori salone con una mostra su Veronelli - ha dichiarato durante l’inaugurazione del 20 gennaio alla Triennale il sindaco della città di Bergamo, Giorgio Gori - esponendo buona parte della sua collezione composta da migliaia e migliaia di bottiglie”.

Per informazioni: www.camminarelaterra.it

18 novembre 2014

Dal 22 al 24 novembre Torino ospita il 48° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier

L’appuntamento è nei palazzi storici della prima capitale d’Italia

palazzo-carignano

Torino – L’Ais Piemonte è lieto di ospitare dal 22 al 24 novembre, nei palazzi storici di Torino, il 48° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier.

L’evento, strutturato su tre giorni, sarà caratterizzato da un ricco programma di degustazioni, convegni, spettacoli e momenti di incontro con i più importanti produttori piemontesi.

Sabato 22 novembre presso il Teatro Carignano, alle ore 9:00, si terrà l’Assemblea Nazionale dell’AIS (riservata ai soci), a cui farà seguito il convegno, organizzato dal Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, dedicato alle menzioni geografiche aggiuntive.

Sabato 22 e domenica 23 novembre, dalle 14:00 alle 20:00, sarà possibile degustare le ultime annate di Barolo, Barbaresco, Roero, Nebbiolo dell’Alto Piemonte e Nizza nelle sale storiche di Palazzo Carignano. Sempre nelle due giornate, i degustatori più esperti potranno partecipare, previa prenotazione, alle degustazioni guidate di grandi annate di Barolo&Barbaresco, Bordeaux e Borgogna a Palazzo Barolo.

Da non perdere l’appuntamento di sabato sera a Palazzo Reale, in cui vino, magia e storia si intrecceranno per dar vita al WineTOMagic Gran Galà. Uno spettacolo unico che vedrà “all’opera” due grandi protagonisti: da una parte le regali bollicine dello Champagne, dall’altra le più grandi star internazionali della magia e dell’illusionismo accompagnate da una scenografia composta da proiezioni sensazionali. Lo spettacolo è organizzato in collaborazione con Masters of Magic.

Lunedì 24 novembre chiuderanno il 48° Congresso Nazionale dell’AIS il convegno organizzato da Regione Piemonte, Vignaioli Piemontesi e Piemonte Land of Perfection Anteprima Vendemmia – in cui saranno presentati i dati dell’annata vitivinicola piemontese -, e la degustazione “In Bianco”, un evento dedicato ai grandi vini bianchi europei, ideato e organizzato da ArteVinoStudio.

La partecipazione all’evento è aperta ai soci AIS, agli addetti al settore e a tutti gli appassionati, che potranno consultare il programma completo sul sito www.congressoaistorino2014.it

 

 

17 novembre 2014

Expo 2015. Un’opportunità discussa al Merano Wine Festival

Expo2015 - MeranoWineFestivalTra gli ospiti presenti, moderati da Giacomo Mojoli, anche Lamberto Vallarino Gancia, componente della segreteria tecnica del Commissario Generale di Sezione per il Padiglione Italia di Expo2015, che ha tenuto a precisare che “terremo fede alle nostre promesse”. È evidente, infatti, che la grande chance di Expo2015, alla quale tutta l’Italia sta guardando con una certa preoccupazione, non fosse altro che per la mole di incertezze che la sta accompagnando, è quella di creare auspicabilmente un’onda lunga che duri anche quando i riflettori sulla manifestazione si saranno spenti. Un auspicio condiviso anche da Oscar Farinetti Piero Iacomoni, entrambi impegnati a livello internazionale con la diffusione dei loro marchi, rispettivamente Eataly e Monnalisa.

Ciò che ha messo d’accordo tutti, è la consapevolezza che le nostre eccellenze facciano fatica a imporsi all’estero, a trovare giusti spazi per liberare energie fatte di storia, cultura e qualità. Una difficoltà pienamente confermata anche da Lorenzo Zanni, titolare della cattedra universitaria di marketing internazionale a Siena, il quale ha illustrato la portata delle sfide sui mercati internazionali che attendono l’Italia nel futuro, spiegando la necessità di lavorare con maggiore impegno per costruire solidarietà e comunanza di obiettivi tra addetti del settore.

Mario Fregoni, presidente onorario OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin), illustrando il suo impegno per la ricerca e la forte comunanza con i viticoltori italiani, ha espresso la convinzione che vi sia ancora molto da fare, nonostante la strada intrapresa sia quella giusta. Gli ha fatto eco Donato Lanati, titolare Enosis (Centro ricerche Applicate allo Sviluppo Econolico) il quale, ricordando la sua attività di formatore e insegnante, ha espresso quanto sia importante andare all’estero per osservare le strategie messe in campo dagli altri Paesi emergenti, i quali stanno sensibilmente migliorando il loro posizionamento internazionale. A conclusione della tavola rotonda l’auspicio di Helmuth Köcher, presidente del Merano WineFestival, che da Expo2015 possa partire il rilancio dell’export italiano