10 novembre 2011

Risotto con robiola di Roccaverano e nocciole del Piemonte

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

Il week end scorso sono andata in Piemonte, sulle orme delle caratteristiche organolettiche dei cru del Barolo. Assieme al solito gruppo di “spostati enologici” :)  grazie anche alla competenza di Matteo, un comune amico sommelier e geologo, abbiamo degustato molte interessanti etichette in abbinamento a dei prodotti tipici locali. Domenica, in particolare, abbiamo pranzato da un produttore che ci ha presentato un ricco assortimento di formaggi locali: la robiola di Roccaverano, la toma del Monte Bianco, il Montebore, il Maccagno, la toma di pecora delle Langhe, il Raschera, il Taleggio, il testun affinato nelle vinacce del Barolo, il Castelmagno e il Blu del Moncenisio. Questo, in escalation, l’eccellente orologio gustativo che abbiamo provato! :) Tornata a casa, mi è venuto in mente che già l’anno scorso avevo preparato un risotto proprio con uno di questi formaggi, la robiola di Roccaverano, che la mia amica Sara aveva pubblicato sul suo blog.

Storicamente la caratteristica fondamentale della robiola di Roccaverano era di essere prodotta esclusivamente con latte di capra. Oggi il disciplinare prevede almeno il 50% di latte di capra ed il rimanente 50% di latte di pecora o vacca. Per info sulla robiola di Roccaverano leggete qui.

Ecco allora che propongo, anche sul mio blog, questa gustosa ricetta!

RICETTA per 4 persone

Ingredienti:

Procedimento

Per il risotto: Fate imbiondire la cipolla con l’olio e una noce di burro. Tostate il riso e sfumate con lo Spumante (o lo Champagne). Proseguite la cottura con il brodo di carne e, a fine cottura, mantecate col burro e il Parmigiano grattugiato.

Per la fonduta: In un pentolino scaldate la panna e scioglietevi la Robiola che avrete precedentemente tagliato a pezzi. Portate a bollore moderato. Quando il risotto sarà pronto, servitelo subito nei piatti coprendolo con la fonduta ed una manciata di nocciole che avrete tritato grossolanamente.

Variazione sul tema: come ultimo tocco consiglio l’aggiunta di una goccia di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e Reggio Emilia. La fresca acidità di panna e robiola risultano smorzate della tendenza dolce dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e Reggio Emilia. Attenzione a non confonderlo col comune Aceto Balsamico le cui caratteristiche organolettiche sono differenti da quello Tradizionale.

Abbinamento

Sempre che utilizziate la ricetta base, senza l’aggiunta dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e Reggio Emilia, vi consiglio il vino che ho degustato durante il mio week end in Piemonte. Si tratta del Fallegro di Gianni Gagliardo, vino nato nel 1974 da vitigno Favorita, clone autoctono piemontese lontano parente del Vermentino. Qui, lontano dal mare, il clima continuentale lo rende fresco e sapido al palato, con un bouquet abbastanza complesso di piccoli fiori bianchi, lime e rosmarino. Piacevole e di medio corpo, può accompagnare molto bene un risotto come questo dove la delicatezza della Robiola viene perfettamente accompagnata dal vino, senza esserne sovrastata.