10 dicembre 2015

Fattoria La Valentina, il mare e le colline d’Abruzzo nel bicchiere

Si incontrano il mare e le colline dell’Abruzzo nei vini di Sabatino Di Properzio, appassionato produttore della Fattoria La Valentina. Questa interessante realtà produttiva di Spoltore, nel pesarese, gode di influssi provenienti dal mare e dalle vicine colline che creano un microclima estremamente favorevole per la coltivazione degli autoctoni della regione, come il Trebbiano e il Montepulciano d’Abruzzo, incredibilmente schietti nei tratti organolettici da essere quasi rappresentativi dei singoli vitigni.

valentinaSi incontrano il mare e le colline dell’Abruzzo nei vini di Sabatino Di Properzio, appassionato produttore della Fattoria La Valentina. Questa interessante realtà produttiva di Spoltore, nel pesarese, gode di influssi provenienti dal mare e dalle vicine colline che creano un microclima estremamente favorevole per la coltivazione degli autoctoni della regione, come il Trebbiano e il Montepulciano d’Abruzzo, incredibilmente schietti nei tratti organolettici da essere quasi rappresentativi dei singoli vitigni. Una terra generosa, quella de La Valentina, che lascia spazio anche a sperimentazioni, come nel caso dell’inaspettato e piacevolissimo Fiano, dal profilo sensoriale quasi esotico. Un’azienda relativamente giovane, nata nel 1990 e cresciuta grazie agli sforzi della famiglia Di Properzio, Sabatino, Roberto e Andrea, che hanno creduto nella scommessa di rilanciare le denominazioni abruzzesi in chiave qualitativa.

I nomi di questi vini sono un omaggio alla tradizione dialettale abruzzese, come Auhà, Bellovedere e Spelt, quasi a voler sottolineare anche etimologicamente l’orgoglio e il rispetto massimo per le proprie origini. Un’attenzione per la Terra d’Abruzzo che, d’altra parte, La Valentina interpreta anche in chiave di ecosotenibilità produttiva, in vigna come in cantina, per preservare l’unicità di questo territorio. Quest’attenzione si traduce in un impegno quotidiano per ottenere prodotti sostenibili, partendo dal rifiuto di utilizzare pesticidi in pianta, sino ad una gestione responsabile delle risorse. Lontani dalla moda di essere bio in maniera commerciale e strumentale, alla Fattoria La Valentina si bada concretamente all’ambiente, attraverso il risparmio dell’acqua e dell’energia per salvaguardare le risorse naturali. Il protocollo interno di produzione, inoltre, non consente l’utilizzo di prodotti chimici e artificiali in vigna, e vieta in cantina la manipolazione tecnologica che cambia e snatura i vini, per mantenerne integra la riconoscibilità.

Vini radicati saldamente nel proprio territorio, come il Trebbiano D’Abruzzo Doc “Spelt” 2013 dal colore paglierino, contraddistinto da un corredo olfattivo minerale, con ricordi di piccoli frutti gialli maturi e sorso fresco che si chiude con una nota delicatamente sapida. Un fuori regione di grande carattere , il Fiano Colline Pescaresi Igt Auhà 2014, il primo vino dell’azienda certificato biologico, che si veste di un giallo paglierino luminoso, con bouquet di fiori gialli al naso, sentori di pesca bianca e soffi quasi esotici, mentre in bocca vince tutta la sua piacevole mineralità.

L’altro grande classico de La Valentina è il Montepulciano D’Abruzzo 2013, dal colore rubino carico, aromi di piccoli frutti rossi che rincorrono lievi note balsamiche, che ritornano perfettamente in bocca, supportato da buona bevibilità ed equilibrio. Tra i grandi vini di questa azienda, il sontuoso Bellovedere Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva, è senza dubbio quello si gioca, con l’altro grande vino “Il Binomio”,  il podio della spasmodica ricerca delle potenzialità organolettiche del Montepulciano. Il Bellovedere è potente al naso, con un dinamismo olfattivo che lo fa evolvere nel bicchiere, passando dagli immediati, netti profumi di macchia mediterranea, spezie, karkadè e cuoio, a inaspettati e più nascosti ricordi di confettura e pot-pourri di fiori. In bocca è caldo, potente e ricco, con tannini vibranti e lunga sapidità finale.

Per informazioni: www.lavalentina.it

30 giugno 2011

Biancomangiare al profumo di Zafferano, su salsa al Marsala

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Sullo Za’hafaran, come lo chiamavano gli arabi, spezia originaria dell’Asia Minore…

Prima raccomandazione: non fate come me! Seconda raccomandazione: tenere fuori dalla portata dei bambini… golosi!  Terza raccomandazione: se siete a dieta statene alla larga!

Questo Biancomangiare è stato la mia croce e delizia! Croce perchè, sul più bello, ho rovinato il dolce per la fretta di mangiarlo, così la base si è sciolta come un gigante dai piedi di argilla, sotto il calore della salsa al Marsala… insomma un pasticcio!  :(

La delizia, per fortuna, è stata di nome e di fatto perchè l’idea di utilizzare lo zafferano per aromatizzare tutta la preparazione si è rivelata vincente, conferendo al Biancomangiare un delicato aroma che ho trovato molto indicato.

Sullo Za’hafaran, come lo chiamavano gli arabi, spezia originaria dell’Asia Minore, si potrebbe dire moltissimo. Plinio citava lo Zafferano spiegando come fosse utile per tingere le stoffe, mentre nel Medioevo era utilizzato come sedativo, antispastico ed eupeptico.

In Italia giunse nel XIV secolo grazie a Domenico Santucci, un padre domenicano che servì per lungo tempo il Tribunale dell’Inquisizione in Spagna. Di origini abruzzesi, il domenicano tornò a Navelli vicino all’Aquila, e vi piantò dei bulbi che trovarono clima e terreno ideali per crescere tanto da far diventare quel paesino uno tra i più importanti, nel nostro Paese, per la produzione dello zafferano. Lo chiamano il paese dai fiori viola, Navelli, uno dei borghi più belli d’Italia che fu colpito nel 2009 dal terremoto. Oggi quella gente tenace e forte ha avuto lo spirito di ricominciare daccapo (leggi qui), così durante agosto di può assistere alla storica Sagra dei Ceci e dello Zafferano e al Palio degli Asini.  Per informazioni consiglio di contattare la ProLoco di Navelli.

RICETTA per 4 persone

Ingredienti:

  • 200 ml di latte vaccino
  • 300 ml di latte di mandorle
  • 3 fogli di colla di pesce
  • 1 bustina di zafferano
  • 1 bicchiere di Marsala dolce
  • 1 cucchiaio raso di fecola
  • mandorle per la decorazione

Procedimento:

Fate sobbollire il latte vaccino e quello di mandorle aggiungendo i fogli di colla di pesce che avrete prima lasciato in acqua e poi strizzati. Mescolate con un cucchiaio di legno per 5 minuti. Aggiungete un pizzico di Zafferano (non molto, la preparazione si dovrà colorare appena), mescolate ancora per un minuto e mettete nei bicchierini. Fate raffreddare e mettete in frigo per almeno un paio d’ore. Prima di servire preparate la Salsa al Marsala mettendo il vino sul fuoco ed aggiungendo la fecola ben setacciata. Nel caso di grumi aggiungete un goccio d’acqua. Fate raffreddare la salsa (non come ho fatto io! :(   ).  Preparate le porzioni mettendo su un piattino la salsa, nel centro il biancomangiare spolverato da poco zafferano, e completate con delle mandorle intinte nella salsa. Buon appetito!

n.b. non ho aggiunto zucchero al Biancomangiare perchè il latte di mandorle (io ho usato quello della Fabbri) era già zuccherato. Se lo volete più dolce, potete aggiungere un cucchiaio di zucchero a velo.

Abbinamento:

Passito di Pantelleria Doc