29 giugno 2011

Vino e salute: un bicchiere al giorno toglie il medico di torno!

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Bere moderatamente vino può avere effetti benefici sulla salute…

 

Un bicchiere al giorno toglie il medico di torno! Questo, parafrasando un vecchio adagio, è ciò che è emerso durante l’incontro organizzato dalla delegazione di Bergamo dell’Associazione Italiana Sommelier (AIS), tenuto dal dottor Francesco Pattarino, cardiologo e degustatore AIS. Una serata di interesse scientifico e didattico, nella quale sono stati presentati, in escalation, vini e distillati dal progressivo effetto pseudocalorico.

Bere moderatamente vino, nell’arco della propria vita, può avere effetti benefici sulla salute, prevenendo l’insorgenza di malattie cardiovascolari e neurologiche. Le evidenze scientifiche, ad onor del vero, non provano ancora inconfutabilmente la diretta correlazione tra l’assunzione di vino e la minor insorgenza di patologie, ciò nonostante il mondo scientifico si è espresso chiaramente sulla sua azione benefica all’interno di una corretta dieta mediterranea. Il vino, d’altro canto, è un alimento a tutti gli effetti contenente una serie di composti bioattivi presenti già nell’uva che, trasformandosi grazie alla fermentazione, interagiscono positivamente col nostro organismo.

E nonostante il proverbio reciti “Bacco, Tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere“, occorre specificare quanto sia sbagliato il paragone tra vino e fumo: una sigaretta, anche una sola, causa danni all’organismo, un bicchiere di vino al contrario può prevenire certe malattie. Non a caso da anni è stato provato il cosiddetto “paradosso francese“, ossia la bassa incidenza di malattie cardiovascolari tra i transalpini, rispetto agli americani, nonostante la dieta di entrambe le popolazioni sia ricca di grassi animali. Anche per questo, per la sua composizione biochimica, è preferibile un bicchiere di vino ad un cocktail, fatto esclusivamente da alcol ed estratti, senza alcun’altra sostanza benefica per l’organismo.

Tutto questo purché si assuma il vino nelle giuste dosi, naturalmente, ed avendo raggiunto l’età adulta. L’alcol, infatti, è l’unica molecola potenzialmente dannosa contenuta nel vino, la cui eccessiva assunzione può provocare gravi danni alla salute. Per i giovani, sino all’età adolescenziale, l’alcol è da considerarsi estremamente dannoso perché non si è ancora completata la maturità enzimatica del fegato.

Il tasso alcolico presente nel sangue, la cosiddetta alcolemia, è la diretta conseguenza della velocità con la quale l’alcol è assorbito dal tratto digerente. I fattori che interagiscono con l’assimilazione dell’alcol sono numerosi: il vino rosso è assimilato più lentamente del bianco; piccole dosi assunte nel tempo, tipiche di chi degusta del vino, sono da preferirsi a grandi quantità deglutite in un sol sorso; le donne assimilano e metabolizzano l’alcol più velocemente degli uomini; la presenza di cibo nello stomaco compie il cosiddetto “effetto barriera” rallentando l’assimilazione del vino (tal riguardo sono ottimi alleati i latticini e i grassi).

Quali sono le corrette dosi di vino per avere effetti salutistici sull’organismo umano? Dodici grammi d’alcol al giorno, secondo la Standard Drink Unit, unità di misura utilizzata a livello mondiale, altrimenti detto una lattina di birra, un calice di vino o un bicchierino di superalcolico. Parlando espressamente di vino, in base al differente titolo alcolometrico volumico, si potrebbe generalizzare dicendo due bicchieri al giorno per l’uomo, un bicchiere per la donna, preferibilmente ai pasti.

L’eliminazione dell’alcol nel sangue è differente da persona a persona, anche a causa della diversa predisposizione genetica. Le ricerche scientifiche, tuttavia, hanno provato come, dopo tre ore dall’assunzione di alcol, questo possa dirsi totalmente depurato dal sangue.

Ad onor del vero occorre specificare come i componenti bioattivi, responsabili di questi effetti salutistici, siano maggiormente concentrati nei vini rossi. La motivazione è la presenza dei polifenoli, maggiormente concentrati nelle bucce, che vengono estratti nei vini rossi durante la fase di macerazione. Il resveratrolo, per esempio, grazie alle sue spiccate proprietà antiossidanti protegge il nostro organismo dalle patologie cardiovascolari e tumorali; gli antociani, che vengono assorbiti già dallo stomaco arrivando intatti nel sangue, ci proteggono dall’insorgenza di malattie neurologiche come la demenza senile, l’ictus e l’Alzheimer; mentre le procianidine compiono sui vasi sanguigni la doppia azione antinfiammatoria e vasodilatatoria riducendo così i rischi da arteriosclerosi ed infarto.

Se quindi le ricerche scientifiche provano gli effetti salutistici del vino, occorrerebbe non criminalizzarlo associandolo tout court “allo sballo” e alle stragi del sabato sera, ma semmai divulgarne le proprietà benefiche educando il consumatore a bere meno, consapevolmente, ma meglio.

 

23 maggio 2011

Nino Benvenuti, Emile Griffith e la nobile arte

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E’ indubbio che Nino Benvenuti abbia fatto della nobile arte, una filosofia di vita che è andata ben oltre il ring.

 

E’ indubbio che Nino Benvenuti abbia fatto della nobile arte, una filosofia di vita che è andata ben oltre il ring. “Negli Stati Uniti si può morire senza un’assicurazione medica” – mi da detto con la voce rotta dalla commozione, parlando del suo amico-nemico Emile Griffith, oggi malato di Alzheimer.

Chi ha seguito la sua carriera non può non ricordare i suoi storici incontri tra i due che incoronarono Benvenuti, due su tre, vincitore del titolo Mondiale dei pesi medi. Eravamo alla fine degli anni Sessanta e, come ebbe modo di dirmi personalmente “allora l’America sembrava lontanissima anni luce dall’Italia, pochi c’erano stati, e l’idea che un bianco sfidasse un nero era impensabile. Noi pugili bianchi provavamo una certa soggezione contro i neri americani perché li consideravamo, da sempre, più forti e resistenti“. 

Benvenuti aveva lanciato una sfida fino ad allora mai tentata da un italiano: combattere contro il campione in carica, Emile Griffith, sul ring del Madison Square Garden, l’arena più famosa per la boxe mondiale.   ”Nessuno, – mi confessò Benvenuti –  nemmeno la stampa italiana che mi stimava, credeva in una mia vittoria”.

Prima di lui solo un altro europeo Marcel Cerdan era volato in America per strappare la corona mondiale, seguito da una serie di altri pugili che avevano fallito l’impresa.

Nino Benvenuti salì sul ring il 17 aprile 1967. L’incontro che lo incoronò campione delle cinture WBC e WBA, fu seguito da oltre 17 milioni di italiani  per radio. ”Ero al meglio della forma fisica, profondamente determinato, tutte le condizioni favorevoli per vincere” – ha commentato a distanza di anni.

Poi venne quel secondo incontro, quella rivincita dovuta a Griffith. “Quello fu forse l’incontro più duro di tutta la mia carriera perché al secondo round Griffith assestò un colpo che mi provocò la rottura di una costola. Non so come andai avanti, ma tenni duro fino all’ultimo round, senza l’onta di perdere per ritiro”.

Infine l’ultimo clamoroso incontro tra i due, il 4 marzo 1968, che rielesse definitivamente Benvenuti campione WBC e WBA.

Storia finita tra i due, si dirà. E invece no. Perchè a fine carriera, dopo le vittorie, le sconfitte, i matrimoni, i figli e le separazioni Nino Benvenuti ed Emile Griffith iniziarono a frequentarsi di nuovo, questa volta non più come rivali, ma come amici. “Non puoi non diventare amico di una persona con cui hai condiviso 45 round - mi disse, raccontandomi che Emile era stato anche padrino di cresima di suo figlio Giuliano.

Da sinistra Emile Griffith Gil Clancy (allenatore di Griffith, Cassius Clay, Frazier, Foreman) e Nino Benvenuti

E così veniamo a oggi, o meglio a un anno fa, quando Benvenuti organizzò una cordata di solidarietà per aiutare l’amico Emile, malato da tempo di Alzheimer. “Prima di Natale ho ricevuto la telefonata di Luis, suo figlio, che mi chiedeva aiuto. Nell’ultimo periodo le sue condizioni si sono aggravate e la pensione che riceve, solo 300 dollari al mese, non gli permette di curarsi a dovere. Negli Stati Uniti si può morire senza un’assicurazione medica. Per questo ho mobilitato uno sponsor col quale abbiamo donato 10.000 euro e l’abbiamo fatto venire in Italia, per raccogliere dei fondi che lo possano aiutare a vivere decentemente”. E’ da allora che Benvenuti sta mobilitando sponsor, Federazione e opinione pubblica per aiutare il suo amico.

Gli ultimi aggiornamenti di questa commovente storia d’amicizia e di nobiltà d’animo, vengono da un articolo di Repubblica del 3 marzo scorso, della brava Anita Madaluni. Chiunque vorrebbe un amico così, vien proprio da dire.   

Per approfondire leggi la carriera di NINO BENVENUTI, tratto da InEuropa.