11 luglio 2014

SETTE TERRE SI PRESENTA E PREMIA IL VINCITORE DEL CONCORSO “LA TERRA, L’AMBIENTE, LA QUALITA’, L’ANIMA DI BERGAMO NEL BICCHIERE”

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Lunedì 21 luglio 2014 verrà presentata ufficialmente la nuova Associazione Viticoltori Indipendenti di Bergamo e proclamato il vincitore del concorso per la creazione del logo che rappresenterà le SETTE TERRE con lo slogan “La terra, l’ambiente, la qualità, l’anima di Bergamo nel bicchiere”.

Scelto il logo dell’associazione tra gli 84 lavori pervenuti.

Al vincitore un premio di 1000 euro.     

Lunedì 21 luglio 2014 presso Casa Virginia a Villa d’Almè, in provincia di Bergamo, verrà  presentata ufficialmente la nuova Associazione Viticoltori Indipendenti di Bergamo e proclamato il vincitore del concorso per la creazione del logo che rappresenterà le SETTE TERRE con lo slogan “La terra, l’ambiente, la qualità, l’anima di Bergamo nel bicchiere”. Durante la serata la nuova associazione,  nata nel marzo scorso per promuovere il vino bergamasco, presenterà i programmi, i valori e gli obiettivi condivisi dalle sette aziende agricole.

“Non ci aspettavamo un così alto numero di partecipanti, – commenta Carlo Ravasio, presidente dell’associazione –  né tantomeno che molti dei lavori pervenuti fossero in grado di trasmettere con tanta efficacia l’immagine della nostra associazione. Scegliere un solo logo tra gli 84 arrivati, non si è rivelato un compito facile”. Una giuria qualificata composta da giornalisti, esperti della comunicazione visiva e dai rappresentanti delle sette cantine, ha scelto il logo che rappresenterà ufficialmente la neonata associazione del vino. Tra i partecipanti al concorso anche una classe dell’Istituto Professionale ENAIP di Romano di Lombardia e una del Liceo Artistico di Bergamo. Il vincitore si aggiudicherà un premio di 1000 euro.

SETTE TERRE, come i sette terreni vocati che rappresentano le peculiarità vitivinicole di ciascuna azienda. Maiolica, Marna di Bruntino,Volpinite,Sass de Luna, Arenaria, Flysch e Torbiditi, queste sono alcune delle importanti terre che si inerpicano lungo gli 80 chilometri della fascia collinare bergamasca, da Sotto il Monte a Costa Volpino, passando per Villa D’Almè, Torre De’ Roveri, Grumello del Monte, Cenate Sotto e Cenate Sopra. Le sette aziende che compongono l’associazione sono la Caminella, Casa Virginia, Cascina Lorenzo, Eligio Magri, Le Corne, Sant’Egidio e Valba, per un totale di 58 etichette prodotte complessivamente nelle denominazioni Valcalepio e Bergamasca Igt.

Un’associazione di produttori indipendenti che vuole aprire un dialogo con le Istituzioni pubbliche e private che hanno lo scopo di promuovere l’identità storica, culturale, ambientale e sociale del territorio bergamasco. Conclude Ravasio: “Ci aspettiamo che all’incontro di lunedì 21 luglio partecipino tutti coloro che hanno a cuore i nostri stessi obiettivi, primo fra tutti valorizzare Bergamo con il suo vino, i suoi vignaioli, agricoltori e bergamini”.

Durante la serata sarà offerto un aperitivo e aperto un banco di degustazione con i vini delle sette cantine.

 

Ufficio stampa Associazione Sette Terre
Giordana Talamona:  tel. 3288796101
Patrizia Capoferri: tel. 3201832220
Email: press@setteterre.it
Sito: www.setteterre.it
3 maggio 2012

Moscato di Scanzo, rossa perla bergamasca

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Quello che ha passato un lungo affinamento in bottiglia, è perfetto con lo Stachitunt bergamasco!

Da due anni ha avuto il riconoscimento della Docg, Denominazione di Origine Controllata e Garantita, la prima della provincia di Bergamo. E’ il Moscato di Scanzo Docg, vino passito da meditazione, rosso rubino carico che si esprime con belle note di frutta matura, che con gli anni si arricchiscono di profumi minerali, di pietra focaia e di incenso. La zona in cui è prodotto è appena un fazzoletto di sessanta ettari coltivati nella parte sud di Scanzorosciate, sulle colline più esposte al sole. Il Moscato di Scanzo è un vitigno autocnono antico, caratteristico e particolare, forse portato dai primi coloni romani della zona, le cui tracce documentali certe risalgono a un carteggio del Vescovo feudatario della Tribulina di Scanzo il quale, nel 1372, disquisiva di quanto “moscadello” gli dovessero fornire i suoi coloni.

Da allora e dalle lotte intestine tra i Guelfi di Scanzo e i Ghibellini di Rosciate, che pare si disputassero le ambite botticelle di “moscadello” a suon di battaglie truculente, il vitigno ha trovato la sua prima fortuna tra il seicento e il settecento, portato sino alla corte russa da Giacomo Quarenghi. Pittore bergamasco e architetto di grande levatura, Quarenghi, chiamato alla corte di Caterina II di Russia alla fine del Settecento, fece dono di alcune bottiglie di questo passito color rosso rubino. Fu uno dei primi casi di sponsorizzazione internazionale tanto che, pare (e dico pare) la grande Caterina ne fece nettare d’elezione per tutta la sua corte.

Oggi questa produzione ha trovato la tutela e il riconoscimento che merita anche grazie al Consorzio del Moscato di Scanzo che raggruppa trentadue produttori che, per anni, si sono battuti per la sua rinascita e salvaguardia, scongiurando anche il rischio di estinzione del vitigno. La crisi della viticoltura, infatti, ne aveva ridotto la produzione tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ed aveva portato alla quasi completa scomparsa delle viti piantate, negli anni Settanta. Dobbiamo quindi dire grazie al Consorzio, nato nel 1982, se oggi possiamo gustare ancora questa perla autoctona bergamasca.

Il Moscato di Scanzo è senza dubbio un vino passito interessante, di certo il più particolare e storico di tutta la zona che trova, nella quasi totalità della Valcalepio vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon e il Merlot. Berlo quindi è come rendere omaggio al passato, alla natura e a chi, ancora oggi, l’ama e lo difende. Massima espressione per questo vitigno è la zona del monte Bastia grazie a una particolare esposizione delle uve al sole, dall’alba al tramonto, e grazie a una conformazione calcarea chiamata “Sas de Luna”, una pietra bianca che non solo drena l’acqua e restituisce il calore alla vigna durante la notte, ma che si trova ad appena 30 cm sotto il terreno, limitandone la resa e permettendo una maggiore concentrazione delle sostanze terpeniche nell’uva.

L’anno scorso sono andata a trovare un produttore, Biava, ed è stato un piacere autentico, non solo per l’alta qualità dei vini, ma anche per la disponibilità e la simpatia dirompente di Manuele Biava, fondatore e proprietario dell’azienda, e del suo mitico assistente “bocia”, Marco Malvezzi, a cui si deve l’accattivante slogan “Bevo bene, bevo Biava”. Che coppia, ragazzi!

Durante la visita dell’azienda, Manuele ci ha anche raccontato di avere, tra i suoi numerosi estimatori, anche un noto presentatore che, in più di un’occasione ha dichiarato intelevisione “Che vino sceglierei per conquistare una donna? Facile, il Moscato di Scanzo Biava!”. Mica male, no? Ottimo abbinamento, per questo passito, è la pasticceria secca e i formaggi della zona tra cui il quasi introvabile strachitunt della Val Brembana.