9 settembre 2014

DENIS MONTANAR E AURELIO DEL BONO APRONO LA RASSEGNA “VINI BIO” AL MILLE STORIE E SAPORI

Nell’ambito della rassegna “Mille Storie e Sapori presenta i vignaioli”, sono stati ospiti i due storici produttori che si sono confrontati sul metodo biodinamico.

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Da sinistra Aurelio Del Bono, Paolo Stefanetti e Denis Montanar

La prima di una lunga rassegna di incontri coi produttori, per uscire dai luoghi comuni e conoscere da vicino le migliori realtà produttive dei nostri territori

Lunedì 8 settembre, alle ore 20.00, presso il ristorante Mille Storie e Sapori di Bergamo, si è aperta la rassegna “Vini Bio” con la partecipazione di due storici produttori biodinamici, Denis Montanar, dell’omonima azienda agricola friulana e Aurelio del Bono, della franciacortina Casa Caterina. Una serata di degustazione concepita come una vera e propria tavola rotonda, nella quale il pubblico presente si è confrontato, in maniera diretta e informale, coi due produttori sul noto e talvolta vituperato metodo biodinamico, che “utilizza le forze naturali per aumentare la fertilità dei terreni”.

“Sono stati i due produttori a raccontare la loro storia e filosofia produttiva, presentando personalmente i vini in degustazione, – spiega Paolo Stefanetti, chef, sommelier e patron del ristorante – ai quali ho abbinato un menù studiato per accompagnarne le particolari caratteristiche organolettiche”. Vini decisamente anticonvenzionali, non c’è che dire, non solo per il metodo scelto, ma perché nascono, seppure da storie diverse,  dalla medesima volontà di fare prodotti fuori dagli schemi.

Denis Montanar, quarta generazione di agricoltori, entra nel settore vinicolo nel 1989 quando prende in affitto i vigneti del nonno. Dopo pochi anni acquisisce altri 12 ettari circa di proprietà, una parte dei quali viene destinato alla produzione di antiche varietà di frumento, mais e grano saraceno.  Ogni anno produce, seguendo lo stesso metodo, l’azienda Montanar coltiva 30 quintali sia per mais, soia, che frumento Nel 2013 Denis Montanar decide di utilizzare il suo nome come marchio dell’azienda a cui affianca i tre toponimi delle terre dove coltiva i suoi prodotti: Borc Dodon, Borc Sandrigo e Scodovacca. Produzione annua media: 27 mila bottiglie.

“La bufala più grossa sui vini biodinamici? Che non sono eleganti e che hanno odori sgradevoli. – spiega durante la serata Denis Montanar – In realtà, come in tutti i processi naturali, quando si comincia con la produzione bio occorre stabilizzarsi, imparare a conoscere il proprio terreno, i lieviti indigeni e il metodo in cantina. Chi fa vini bio da un po’ di anni, li fa con criterio conoscendo direttamente tutti i processi e le variabili di cantina”.

Aurelio Del Bono di Casa Caterina coltiva, col fratello Emilio, sette ettari di vigna nel comune di Monticelli Brusati, in provincia di Brescia. Nonostante i terreni siano posti in uno dei comuni del Franciacorta Docg, i fratelli Del Bono rinunciano volontariamente alla denominazione per tutti i loro metodo classico. Una scelta coraggiosa che permette loro di sperimentare vie alternative, creando vini del tutto atipici. Produzione annua media: 30 mila bottiglie.

“Amiamo sperimentare e non rimanere prigionieri dei disciplinari che tendono a uniformare tutte le produzioni. – spiega Aurelio Del Bono – Oggi attraverso i lieviti selezionati, si possono fare vini progettati a tavolino, con certi aromi e profumi che non rappresentano più il territorio, ma le scelte dell’enologo. I nostri vini, al contrario, rappresentano ancora il gusto della terra, nel rispetto delle vigne e del terroir“.

Durante la serata sono stati degustati in escalation la Brut Cuvée 60 2009 (100% Chardonnay – 9000 bottiglie annue), il Friulano 2013 (5000 bottiglie annue),  il Brut Antique 2002 (100% Pinot Meunier – 5000 bottiglie) l’Uis Blancis 2009 (55% Tocai Friulano, 30% Sauvignon, 10% Pinot Bianco, 5% Verduzzo Friulano – 3000 bottiglie annue) e il Brut Sec Demy Out Style 2001 (100% Pinot Noir- 800 bottiglie solo in magnum).

“E’ un piacere poterli ospitare e far conoscere la loro storia ai bergamaschi.  – conclude Stefanetti – Il nostro locale è nato, infatti, come un luogo d’incontro dove chiunque può approfondire la cultura dell’enogastronomia, attraverso i racconti, le persone e i sapori. Una filosofia che si rinnova durante ogni serata”. Mille Storie e Sapori nasce nel 2012 per volontà della famiglia Stefanetti, per promuovere la cultura enogastronomica a Bergamo. Paolo Stefanetti, patron del ristorante ha lavorato per 32 anni presso il tristellato “Da Vittorio”.

 

Mille Storie e Sapori

Viale Papa Giovanni XXIII n. 18 – Bergamo

Per informazioni sulle prossime serate: tel. 0354220121

Sito: www.millestoriesapori

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19 ottobre 2011

Le Mont 2006, Domaine Huet Vouvray Aoc

Le Mont 2006, Domaine Huet Vouvray Aoc

Un vino da agricolura biodinamica…

Questo vino viene dalla Loira, dal territorio di Vouvray, non molto distante da Tour. Il vitigno in purezza è di quelli che non avevo mai provato, lo Chenin Blanc caratterizzato da grande potenzialità di invecchiamento, mineralità e freschezza.

Coltivato principalmente nella zona di Touraine e Anjou- Saumur, il vitigno è oggi presente anche in Sud Africa, portato a fine Ottocento dal professor Perold, quello stesso scienziato che realizzò il Pinotage, l’incrocio tra Pinot Noir e Cinsault.

Nella zona di Anjou, vale la pena sottolinea la presenza di due imperdibili denominazioni a 100% Chenin Blanc: la Roche-aux -Moines e il celeberrimo Coulée-de-Serrant, di Nicolas Joly, antesignano dell’agricoltura biodinamica in Francia.

Lo Chenin Blanc reagisce molto bene alla muffa nobile, tant’è vero che nel Coteaux du Layon, sulla riva meridionale del fiume, si trovano dei vini botritizzati di grande livello nelle denominazione Bonnezeaux Coteaux du Layon e Quarts-de-Chaume.

A Vouvray si declina sia nella versione pétillant, secca e dolce. Questa versione “sec” che ho degustato, consigliato da Simone Luraghi, “talebano dei vini biologici e biodinamici“, come lui stesso ama chiamarsi (leggi la mia intervista tratta dall’Arcante n. 14), è della Domaine Huet, azienda di un certo peso, nella zona, che riporta in etichetta le “Triple A“. Si tratta del manifesto dei vini biodinamici: A come “Agricoltori, Artisti ed Artigiani”, caratteristiche che un produttore deve possedere per fare un buon vino, secondo la loro filosofia. L’azienda oggi è gestita da Nöel Pinguet, genero di Gaston Huet che ha proseguito il suo lavoro estendendo la filosofia del biodinamico su tutti i vigneti dell’azienda, circa 40 ettari. Per approfondire leggi la mia inchiesta sui vini naturali tratta da Affari di Gola del novembre 2010.

Il vino, ovviamente chiarificato in maniera naturale, si presentava di uno splendido color paglierino tendente all’oro intenso. Bella luminosità. I profumi richiamano la mineralità del terreno, con immediati sentori di idrocarburi, note fumè che si intervallano ad aromi di agrumi piuttosto spinti. Lasciato nel bicchiere la mineralità sale a note di pietra focaia. In bocca è morbido, con perfetta corrispondenza dei profumi, sapido e fresco. Retrogusto, un’inaspettata nota amaricante, quasi di stecca di liquirizia.