3 settembre 2012

La Franciacorta, dalla rinascita all’orgoglio

vigneti franciacorta

Nessun paragone con i cugini d’Oltrape, per carità!

La viticoltura della Franciacorta è per certi versi antica e moderna assieme. Sulle colline in provincia di Brescia la vite è coltivata da tempi remoti, ma la rinascita di questa zona, per qualità e successo, ha storia relativamente recente. A partire dagli anni Sessanta, ma questo è avvenuto in molte altre realtà produttive del nostro Paese, in Franciacorta si iniziò a pensare ad una viticoltura diversa, che sapesse fare qualità e non solo quantità.

Una presa di coscienza che ha letteralmente cambiato la faccia della Franciacorta che, da terra di rossi, si è trasformata in terra di spumanti Metodo Classico grazie all’impianto di Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero, che oggi danno prodotti di grande finezza ed eleganza. Non solo vino naturalmente, il turista che va in Franciacorta, a poco più di un’ora da Milano, può trovare un ambiente splendido circondato da boschi e laghi, con un artigianato locale e gastronomico che vale un’intera vacanza.

Il fenomeno Franciacorta è una realtà che, oggi, produce circa 10 milioni di bottiglie all’anno, con oltre 2400 ettari vitati nei 19 comuni tra Brescia e il lago d’Iseo. Una realtà che è cresciuta enormemente anche sulla scorta di studi e ricerche scientifiche. Il Consorzio della Franciacorta è stato tra i primi a coinvolgere l’Università di Milano nella *zonazione, lo studio che ha permesso di rintracciare non solo le caratteristiche del territorio, ma la sua vocazionalità per ogni area. Queste ricerche, in
continuo approfondimento, hanno permesso ai viticoltori di fare scelte mirate migliorando la qualità e le strategie di produzione.

Ma nessun paragone con altre realtà, per piacere! Paragonare i Franciacorta agli Champagne, è di per sé ingeneroso per entrambi i prodotti, senza contare che non fa che acuire una certa sudditanza psicologica nei confronti dei cugini d’Oltralpe. I due prodotti sono diversi, coltivati su terreni che hanno peculiarità così distinte che dovrebbero essere valutati per quello che sono, in base ai vitigni, alla produzione e all’ambiente in cui nascono. Oggi la Franciacorta ha l’orgoglio di essere una delle regioni (qualcuno dice la prima) e in cui si producono spumanti di grande pregio, finezza e complessità.

Un orgoglio tutto italiano, non dimentichiamolo.

 * La zonazione è una tecnica, utilizzata ormai in tutto il mondo, che permette di selezionare il vitigno che meglio si adatta ad ogni territorio, valorizzando così l’interazione tra pianta e ambiente.

27 gennaio 2012

Tagliatelle al tonno fresco, acciughe e capperi

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Buono!

 

Prima dell’inizio del week end vi lascio con un primo piatto che ho recentemente sperimentato e che viene da una rivisitazione, tutta personale, ispirata dal Ricettario Carli. Le caratteristiche organolettiche del piatto sono una certa tendenza dolce del tonno fresco, riequilibrata molto bene dalla sapidità delle acciughe e dei capperi che conferiscono, a tutta la preparazione, una buona intensità e persistenza aromatica. Il vino adatto dovrebbe avere, dunque, una buona struttura e morbidezza, corredato da freschezza, sapidità e persistenza. La mia scelta è caduta su un vino friulano nato dall’assemblaggio di Pinot Grigio, Traminer e Chardonnay che si è abbinato molto bene alla pietanza.

RICETTA per 4 persone

Ingredienti

  •  400 g di tagliatelle fresche all’uovo
  • 200 g di tonno fresco in un solo pezzo
  • 5 filetti di acciughe
  • 1 cucchiaio di capperi di Pantelleria
  • 1 spicchio d’aglio
  • 200 g di polpa di pomodoro
  • Sale dell’Himalaya
  • Pepe nero

Procedimento

Mettete a freddo in un pentolino con dell’acqua i pomodori, che avrete precedentemente inciso nella parte posteriore ad X. Arrivata a bollore l’acqua, toglieteli e fateli raffreddare. Togliete la pelle e tagliateli a metà, avendo cura di togliere i semini. In un tegame fate rosolare l’aglio schiacciato, il tonno che avrete tagliato a dadini di 1 cm, circa. Fate rosolare per 2 minuti, quindi aggiungete le acciughe tagliate finemente, i capperi e la polpa di pomodoro. Mescolate lentamente e fate cuocere per 10 minuti. Nel frattempo buttate le tagliatelle nell’acqua bollente, precedentemente salata. Scolate le tagliatelle al dente e mettetele nella padella col condimento. Fate saltare per un minuto e servite ben caldo.

Abbinamento

Come già anticipato, ho scelto un vino friulano, il Maloperro Bianco, nato dall’assemblaggio di Pinot Grigio, Traminer e Chardonnay con una buona struttura e morbidezza, corredato da freschezza, sapidità e persistenza. Giallo paglierino con buona luminosità, questo è un vino dagli intensi profumi di fiori e frutti, fine ed elegante, dal buon rapporto qualità-prezzo.

 

 

 

3 ottobre 2011

Riserva Francesco Iacono 2002

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Riserva Francesco Iacono 2002, uno spumante da Oscar…

 

L’anno scorso ha vinto l’Oscar del Vino 2010 come “miglior emergente dell’anno”, un riconoscimento prestigioso che ripaga l’Azienda Fratelli Muratori di tutti gli sforzi fatti in questi anni. Si tratta dello spumante Metodo Classico “Riserva Francesco Iacono 2002”, un dosaggio zero di Chardonnay in purezza affinato per oltre 90 mesi sui lieviti, sboccato nel marzo 2010. Io ho avuto il privilegio di assaggiarlo durante la sua presentazione, il 29 maggio dell’anno scorso, nella bella Villa Crespia di Adro in provincia di Brescia.

La Fratelli Muratori è un’azienda relativamente giovane, nata nel 1999 dalla lungimiranza dei quattro fratelli, imprenditori tessili, che hanno deciso di diversificare la loro attività puntando sul “Progetto Arcipelago”, voluto e promosso fortemente dal loro enologo, Francesco Iacono. Ogni terreno è vocato per una tipologia di vitigno, è sostanzialmente la loro filosofia, così attraverso la zonazione, ossia lo studio e la caratterizzazione del territorio, è possibile fare vini che rispondano meglio alle diverse condizioni geografiche e ambientali, privilegiando la qualità e rispettando la tipicità del vitigno stesso.

I francesi che sono “trés jolie” riassumono il concetto essenzialmente col termine “terroir”, che indica appunto tutti quei fattori legati alla storia, alla tradizione e alla cultura del territorio. L’azienda ha quindi scelto delle zone vitivinicole particolarmente interessanti, sulla nostra penisola, per impiantare e coltivare solo una tipologia di vitigno. L’offerta è ampia e completa tanto da permettere di cenare a tutto pasto con i Fratelli Muratori.

Producono Spumanti Metodo Classico in Franciacorta, Rossi da Sangiovese e taglio Bordolese in Maremma, bianchi nel Sannio Beneventano ed un particolare passito secco sull’isola di Ischia. La cosa davvero interessante è che i loro vini non sono mai banali e rappresentano appieno il territorio! Possono piacere o no, ma di certo non sono vini ruffiani, di quelli che mentre bevi ti strizzano l’occhio e non sai da che parte vengano! Sapete cosa intendo, no? Quei vini buoni ma tutti uguali, con quel sentore di legno che ti stordisce, per esempio, coprendo la tipicità del vitigno. Insomma i vini Muratori sono diversi!

La Francesco Iacono Riserva 2002 nasce dal primo raccolto statisticamente significativo del vigneto Rampineto, piantato nel 1999, con densità d’impianto di 5000 viti per ettaro, in collina, in suoli morenici profondi e clima mediterraneo. La prima fermentazione dello Chardonnay è fatta per una parte in acciaio, per un’altra in legno, mentre la malolattica viene eseguita solo parzialmente. L’affinamento è in vasca su lieviti per 5 mesi e in parte in legno di rovere per 6-12 mesi, mentre la rifermentazione in bottiglia dura almeno 84 mesi.E’ proprio lui, l’enologo, l’avrete ormai capito, che ha dato il nome al nuovo spumante. E non è cosa da poco se si pensa che questo è il primo caso in Italia nel quale un enologo non solo dà il nome al vino, ma lascia la propria firma sull’etichetta della bottiglia. Vi devo dire di essere rimasta ammaliata dalla complessità di questo spumante. Il colore era brillante nonostante la stappatura à la volée, paglierino intenso tendente al dorato con perlage fine e lunghissimo. Al naso emergeva una fine fragranza, con bella complessità di cedro e mandarino canditi, miele di acacia e marzapane. All’assaggio era fine ed elegante con una nota, in chiusura, di amaretto sbriciolato.

28 luglio 2011

A cena con gli Champagne di Egly Ouriet

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Egly Ouriet è un grande produttore di Champagne…

  Egly Ouriet è un grande produttore di Champagne, su questo non c’è dubbio. L’ho scoperto pochi giorni fa ad una cena con amici nel ristorante Il Chiodo di Usmate, dove Stefano Cesana patron del locale e l’amico sommelier Stefano Santoni, ci hanno abituato ormai a grandi degustazioni ragionate, alla scoperta dei grandi vini francesi. Questa volta un’eccezione: una cena senza troppe analisi e parole, un puro piacere edonistico e conviviale dove Egly Ouriet è stato protagonista indiscusso, ma discreto, accompagnando in maniera intima e personale, la serata. Così, la degustazione che vi descrivo seguirà la strada della mia personalissima analisi, supportata da quella dei miei amici e vicini di posto.

Egly Ouriet è nel cuore della Montagne de Reims, dove il Pinot Noir si esprime per potenza e spessore, al naso come in bocca. Ma Francis Egly, a capo dell’azienda, non dev’essere uomo che non ama le sperimentazioni. Nipote di vigneron, è stato il primo a tentare anni fa la vinificazione in purezza del rustico Pinot Meunier che, con lui, ha dato risultati molto interessanti.

Ma prima qualche breve premessa:

Con Egly Ouriet, siamo nei paesini di Ambonnay e Verzenay, nel distretto della Montagne de Reims, nella regione vitivinicola più settentrionale della Francia. I meno avvezzi agli Champagne sappiano che dire “Marne” evoca agli esperti quella cantilena, simile ad uno scioglilingua, che ci si ripete poco prima dell’esame da sommelier. “Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Cote de Sézanne, Cote des Blancs e Aube”, li ho ripetuti allo sfinimento e, come i sette nani, me ne mancava sempre uno! J A parte gli scherzi…

Nella Montagne de Reims si coltiva prevalentemente il Pinot Noir, su terreni esposti a sud con presenza di materiale gessoso, fondamentale per il drenaggio dell’acqua, il riflesso della luce durante il giorno e per il rilascio del calore durante la notte. Cote des Blancs è sinonimo di Chardonnay, anche qui con terreni gessosi, con caratteristiche simili a quelle di Reims. Nella Cote de Sézanne sono coltivati il Pinot Noir e lo Chardonnay, su terreni calcarei ricoperti da argilla, marne e sabbia. Ad Aube il vitigno d’elezione è il Pinot Noir, con tendenza di terreni marnosi e gessosi. Nella Valle de la Marne, si coltiva prevalentemente il Pinot Meunier su terreni calcareo-algillosi a tendenza marnosa.

Come si sarà capito, in Champagne si coltivano essenzialmente tre vitigni: il Pinot Nero, che dà struttura e complessità, il Pinot Meunier considerato comunemente più rustico per la sua resistenza al freddo, che conferisce ai vini meno profumi ed eleganza, ma una certa mineralità, e lo Chardonnay che dà finezza, freschezza e bouquet.

I vini degustati:

  • Brut Rosé Grand Cru: 60% Pinot Noir e 40% Chardonnay. Fermentazione naturale senza lieviti aggiunti, col solo utilizzo di lieviti indigeni. Primo élevage sui lieviti per circa un anno senza bruciare le tappe. Il vino è chiarificato lentamente come si faceva 50 anni fa. Messa in bottiglia senza filtraggio o collatura.

Permanenza sui lieviti: 42 mesi

Data di sboccatura: gennaio 2009

Grado alcolico: 12,5 %

Analisi sensoriale: colore rosè brillante, leggerissima buccia di cipolla. Al naso immediato il piccolo frutto rosso, il mirtillo in particolar modo, corredato da lievito (la sommatoria ricordava lo yogurt ai mirtilli) ed una certa tostatura. In bocca abbastanza fine e persistente. Di tutti è quello che mi ha entusiasmato meno.

Abbinamento: frittura di verdure.

Prezzo: circa 60 euro, non ben spese.

  • Brut Tradition Grand Cru: 75% Pinot Noir e 25% Chardonnay, di cui il 50% con vini di riserva. Fermentazione naturale senza lieviti aggiunti, ma solo indigeni.

Permanenza sui lieviti: 45 mesi

Data sboccatura: aprile 2010

Grado alcolico: 12,5%

Analisi sensoriale: giallo paglierino intenso. La nocciola tostata che, a mio parere, nel precedente risultava troppo intensa qui si smorza enormemente, lasciando il posto ad un bouquet fruttato. Al naso esplodono finissimi gli agrumi gialli, la vaniglia ed un ricordo di ananas. Ritorni di lieviti. In bocca abbastanza persistente e fine.

Abbinamento: salmone e spada marinati con pepe rosa.

Prezzo: circa 70 euro

  • V.P. – Grand Cru – Extra Brut: 60% Pinot Noir e 40% Chardonnay di cui il 50% con vini di riserva. Questa cuvée dopo 6 o 7 anni di invecchiamento in cantina, esprime tutta la sua potenza. Dosaggio praticamente inesistente.

Analisi sensoriale: giallo paglierino tendente al dorato, brillante e luminoso. Al naso è complesso, con un’apertura al naso di pan brioche e fiori bianchi. In bocca l’elegante freschezza si intreccia a continui ritorni minerali.

Abbinamento: risotto allo Champagne Munn

Prezzo: circa 70 euro

 

 

 

  • Blanc de Noirs Grand Cru – Vielles Vignes “Les Crayères”: vigna di puro Pinot Noir piantata nel 1947 su un terreno chiamato ” les crayères”, dove la terra è di soli 30 centimetri al di sopra della craie, profonda in quel punto di decine di metri. Vinificato al 100% in fusti.

Permanenza sui lieviti: 54 mesi

Data di sboccatura: gennaio 2010

Grado alcolico: 12,5%

Analisi sensoriale: dorato inteso brillante. Bella spuma, appena versato incisivi aromi di humus e tartufo bianco che lasciano il posto ad un’accattivante complessità (susina, nespola, agrumi). Gusto pieno, intenso al palato, elegantissimo, con ritorni di mandorle amare e nuance minerale. Il mio preferito!!! :)

Abbinamento: millefoglie di triglia, parmigiano in salsa di basilico. 

Prezzo: circa 90 euro

  • Brut Grand Cru Millésime 2003: 70% Pinot Noir e 30 % Chardonnay con vigne situate unicamente sul terreno di Ambonnay. Lieviti indigeni. Si chiarifica come si faceva 50 anni fa. Messo in bottiglia senza filtraggio o collatura.

Permanenza sui lieviti: 72 mesi

Data sboccatura: luglio 2010

Grado alcolico: 12,%

Analisi sensoriale: dorato intenso. Profilo olfattivo complesso, crosta di pane, agrumi (mandarino) ed eleganti soffi di erbe aromatiche. Morbido in bocca, fresco con una mineralità spiccata.

Abbinamento: da meditazione

Prezzo: circa 90 euro

N.b. nell’analisi sensoriale non ho parlato del perlage perché, per dare risalto al bouquet, non è stato utilizzato la flute che avrebbe permesso di vederne la persistenza e la finezza.

19 maggio 2011

A spasso nella leggendaria Cote d’Or

A spasso nella leggendaria Cote d’Or

L’anno scorso sono stata in Borgogna, a sud della Cote d’Or, in un terra straordinariamente vocata per i bianchi.

L’anno scorso sono stata in Borgogna, a sud della Cote d’Or, in un terra straordinariamente vocata per i bianchi. Il vero Roi Blanc, è lo Chardonnay, un vitigno nato dall’incrocio tra Pinot Noir e Gouais Blanc, portato in Francia, con ogni probabilità, dai cavalieri durante le Crociate. Molto minerale lo Chardonnay di Chablis, più opulento e speziato quello della Cote d’Or anche a causa dell’utilizzo, in questa zona, della barrique da 228 litri.

Andando verso Beaune si incontra subito la famosa montagna di Corton divisa dai comuni di Aloxe, Pernand-Vergelesses e Ladoix. Secondo la tradizione si deve a Carlomagno la scelta di impiantare più Chardonnay che Pinot Nero su questa montagna. La motivazione? L’imperatore, diventato anziano, non voleva più sporcare la sua lunga barba bianca col rosso del Pinot Noir. Noblesse oblige, vien da dire! Da qui il nome di uno tra i più famosi Grand Cru al mondo, il celeberrimo Corton-Charlemagne a base di Chardonnay.

 Sulla montagna si trova un altro Grand Cru, il Corton da uve bianche e rosse da Pinot Noir. Entrambi i vitigni hanno bisogno di un’esposizione diversa per dare il meglio. Se infatti il Pinot Noir “Face the sun”, ossia guarda il sole con esposizione tutta ad est, lo Chardonnay “Follow the sun”, segue il sole con esposizione sud-est.

 Proseguendo verso Beaune si incontrato altre denominazioni come le Savigny-lès-Beaune e le Pernard-Vergelesses dove si producono dei Premier Cru molto interessanti. Un’altra denominazione minore ma degna di nota è Saint Aubin dove di producono solo bianchi, con terreno marnoso ed esposizione sud est. A Meursault si producono vini dalla classica nota burrosa, mentre spingendosi verso Montrachet entriamo in un’altra celeberrima zona per i Grand Cru. Anche in questo caso le leggende si intrecciano con la figura di Carlomagno. Secondo la tradizione, infatti, fu lui a far impiantare delle vigne su Montrachet, il “monte calvo”, chiamato così perchè unico nella zona ad essere privo di alberi sulla cima.

Ma come scelse il luogo più adatto? Carlomagno alzò il naso al cielo, guardò la montagna innevata ed indicò il luogo esatto in cui le nevi si erano già sciolte: il pendio con la migliore esposizione solare. Il vigneto di Montrachet che produce uno dei vini più noti al mondo si trova a metà tra due piccoli villaggi: Puligny e Chassagne che hanno aggiunto al proprio nome questa denominazione. In questi comuni si producono altri Grands Crus: a Puligny c’è le Batard-Montrachet, Bienvenues Montrachet e Chevalier Montrachet, a Chassagne Criots-Batrd- Montrachet e metà del Batard Montrachet.

Pochi giorni fa ho partecipato ad una serata sui vini della Cote d’Or promossa dell’Associazione Italiana Sommelier di Monza e Brianza, presso il ristorante Il Chiodo di Usmate. Abbiamo degustato dei vini di raro pregio, meravigliosi per la complessità degli aromi e la sontuosità del palato. Vi lascio la degustazione tenuta da un grande relatore Ais, Guido Invernizzi.

Saint-Aubin Premier Cru – Le Charmois – Bruno Colin – 2008: giallo paglierino. Aroma di frutta gialla matura (pesca, banana), spezie dolci, pepe bianco e burro. Fresco in bocca e note erbacee un po’ verdi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Morey-Saint –Denis “En la Rue de Vergy” – Bruno Clair – 2007: giallo paglierino brillante. Emerge fortissima la caramella mou al naso, la pesca disidratata, la frutta secca, il torrone e note di torrefazione. Elegantissimo. In bocca fresco, sapido e persistente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Puligny – Montrachet Premier Cru – Les Chaps Canet – Louis Carrillon & Fils – 2007: giallo paglierino lucente. Profumi di yogurt alla banana, pepe bianco, ritorni di ginestra, nota floreale e fieno bagnato. In bocca stenta a riconoscersi, certamente fresco ma meno intenso che al naso.

 

 

 

 

 

 

 

 

Meursault – Blagny– Pascale Matrot – 2004: paglierino tendente al dorato carico. Opulento, ricco al naso. Burro fuso, spezie dolci, aromi eterei, sbuffi di terra bagnata e fungo. Al palato fresco, splendidamente sapido. Molto persistente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Corton Charlemagne – Grand Cru – Bonneau du Martray – 1997: colore giallo dorato, splendido. Complesso. Il fiore del sambuco e la scorza del mandarino candito si intervallano meravigliosamente ad eleganti profumi terziari. Minerale. In bocca è fine, sapido e fresco. Al palato ritornano il pepe bianco e l’ardesia. Molto persistente.