31 ottobre 2014

VITAE: TUTTO IL MEGLIO DEL VINO ITALIANO IN UNA ECCEZIONALE DEGUSTAZIONE A MILANO

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Lunedì 3 novembre, al Magna Pars Event Space di Via Tortona 15, a Milano, andrà in scena un grande evento dedicato al vino italiano che, per qualità e dimensioni, non è fuori luogo definire “la degustazione dell’anno”. Organizzato da Associazione Italiana Sommelier in occasione dell’anteprima nazionale di “VITAE – la guida vini 2015” (2000 aziende raccontate in un volume di 2160 pagine), l’evento proporrà ai visitatori gli oltre 400 migliori prodotti premiati in guida.

Piemonte e Toscana faranno la parte del leone con rispettivamente 100 e 90 grandi vini in degustazione.

Fra questi una nutrita pattuglia di attesissimi Barolo – la denominazione in assoluto più rappresentata in guida – del millesimo 2010 giudicato fra i migliori degli ultimi anni. In Toscana si conferma lo strapotere dei vitigni a bacca nera, Sangiovese in primis, con 15 Brunello di Montalcino, 9 Chianti Classico, 1 Rufina e 4 Vino Nobile di Montepulciano. Ben rappresentata anche Bolgheri, con 6 premiati, senza dimenticare oltre una quarantina di vini di elevato spessore, da singole varietà o da uvaggi, che non rivendicano le tradizionali denominazioni.

Seguono il Friuli Venezia Giulia con 43 vini premiati, la Lombardia con 31 fra cui numerosi Franciacorta e il Veneto con 27 grandi etichette. Se il Friuli Venezia Giulia si conferma terra di vini bianchi in cui la denominazione Collio è la più rappresentata seguita dai Colli Orientali, sorprende un Alto Adige (16 vini premiati) molto versatile e variegato poiché, spazia fra spumanti, vini bianchi giovani ed evoluti, vini rossi di struttura e passiti di estrema eleganza, attraverso un sapiente dosaggio di vitigni della tradizione.

Il Centro sud, dall’Umbria alla Sardegna, è rappresentato da 98 vini che raccontano un’area geografica complessivamente in grande stato di forma.

La degustazione, allestita negli spazi che un tempo furono di una fabbrica di profumi, proporrà fra gli altri i 25 vini a cui AIS ha attribuito il premio speciale Tastevin. Si tratta di prodotti che hanno fatto la storia del vino in questi ultimi anni, testimoni di una rivoluzione che fa oggi dell’Italia una delle regioni vinicole mondiali al top in termini di qualità e biodiversità. Fra questi troviamo denominazioni meno note e certamente meno rappresentate sulle carte dei vini fra cui la Malvasia di Bosa, il Moscato di Scanzo, ilTorchiato di Fregona, la Tintilia del Molise, la Biancolella di Ischia. In generale la degustazione porrà l’accento su una sempre più forte propensione all’utilizzo di vitigni del territorio, sia a bacca bianca che a bacca nera.

Fra le molte curiosità a disposizione del pubblico, citiamo alcuni bianchi di eccezionale longevità: si tratta del Trento Doc Metodo Classico Riserva 2004, presentato da 3 diverse cantine, di un Pinot Bianco dell’Alto Adige e di un Lugana del versante veronese della denominazione, questi ultimi prodotti nell’ormai lontano 2002.

I nomi dei vini e dei produttori al top saranno svelati nel corso della degustazione aperta al pubblico dalle 14 alle 22.

Lunedì 3 novembre | Magna Pars | Via Tortona 15, Milano

Ingresso soci AIS : 20 euro | Ingresso non soci : 40 euro

15 settembre 2011

La degustazione del vino: l’esame olfattivo

La degustazione del vino: l’esame olfattivo

Continuamo questa breve introduzione sulla degustazione del vino…

Continuamo questa breve introduzione sulla degustazione del vino iniziata con l’esame visivo, con la seconda e ben più complessa fase, l’esame olfattivo. Un incontro, quello con i profumi e gli aromi del vino, di non sempre facile approccio. L’uomo moderno, infatti, ha perso l’abitudine di utilizzare l’olfatto come faceva il suo primordiale antenato e come fanno tuttora gli animali. Per approfondire leggi qui

La scienza ha rintracciato in natura ben 250.000 molecole in grado di creare tracce odorose definibili, mentre sono oltre 200 le sostanze volatili presenti in un vino, responsabili dei suoi aromi e profumi. Detto questo, non rimane che riappropiarsi di un senso, quello dell’olfatto, che utilizziamo poco e male. Ricominciare ad annusare la frutta, i fiori, i sassi, le spezie, le erbe aromatiche e tutto ciò che ci circonda non potrà che aiutarci a risvegliare quell’antica memoria olfattiva racchiusa nel nostro paleoencefalo. 

Esame olfattivo

Foto di Sara Melocchi tratta dal blog Cookandthecity

Saper riconoscere i profumi è un’abitudine, dunque, che abbiamo dimenticato, ma non perso! Occorre farci l’abitudine e cercare di memorizzare più aromi possibili (floreali, fruttati, speziati, vegetali ecc.). Non vi dico il caos nella mia mente, quando ho cominciato a riappropriarmi dell’olfatto! “Lo senti questo profumo nel vino?” – mi dicevano – “è banana. E quest’altro? Si tratta di fragolina di bosco!”. Fragolina di bosco? Ma io sono nata all’ombra della Falck di Sesto San Giovanni, quale fragolina di bosco! :)  Eppure vi assicuro che dopo un po’ di pratica, tutto è parso più semplice.

Prendete il bicchiere alla base dello stelo, in modo da non sentire l’odore della vostra mano. Mettetelo, ancora fermo, al naso. Inspirate. Ora ruotate delicatamente il bicchiere e ispirate a brevi intervalli, in modo da evitare l’assuefazione ai profumi. Una pratica sbagliata è quella di continuare a girare il bicchiere incessantemente come fosse un frullatore: non solo non serve, ma favorisce l’ossidazione del vino. Anche in questo caso ci vuole misura: basterà ruotarlo poche volte, attendere qualche secondo e cercare di individuarne il bouquet.

Di seguito qualche esempio: il Prosecco di solito sa di pera, il Sauvignon Blanc di pompelmo, il Gewurztraminer di lichi, la Bonarda di fragola e il Cabernet Sauvignon di peperone verde. Sono solo poche indicazioni, ma possono aiutarvi a riconoscere qualche profumo in più.

Nel prossimo post dedicato all’esame olfattivo, approfondirò il mondo dei profumi. Alla prossima ! :)

7 settembre 2011

La degustazione del vino: l’esame visivo

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La degustazione del vino, un’arte che si può imparare…

 

La premessa è d’obbligo

Quali sono i colori di un vino? Giallo paglierino, ambrato, rosso porpora, rosa cerasuolo. E che dire dei profumi? Quanti aromi si rincorrono quando si mette un vino al naso! “Perché un vino sa di viola?” – mi chiedevo anni fa – “Come mai in certi altri si sentono le spezie, come la vaniglia o il pepe nero?”

Dopo una breve vacanza nella quale avevo sperimentato la piacevolezza del buon bere, ero tornata con la curiosità di saperne di più, soprattutto sulle caratteristiche organolettiche del vino. Profumi, aromi, bouquet: una miriade di domande si affollavano alla mia mente.

Così se anche voi, dopo aver provato qualche buon nettare di Bacco siete rimasti incuriositi da questo mondo, perchè non provare a seguire qualche breve consiglio? Niente di difficile, per carità.

 Prendetelo come un gioco da fare in famiglia o con gli amici, cercando di capire quanto possa essere affascinante analizzare le caratteristiche organolettiche di un vino.

Primo consiglio: prendetevi del tempo. Il vino è un piacere che va assaporato goccia a goccia. Quelli che lo buttano giù come fosse acqua fresca, potrebbero bere qualunque cosa, anche del Sanitrit!

Per il vino ci vuole tempo e rispetto: guardatelo, annusatelo ed assaporatene ogni momento. Se poi vorrete cimentarvi in qualcosa di serio e di molto tecnico sarà il caso di scegliete un corso che sappia darvi una preparazione più approfondita. Io consiglio l’Ais, l’Associazione Italiana Sommelier,  ma ad onor del vero esistono altri validi gruppi, come l’Onav o la Fisar.

Per ora mi accontento di darvi qualche breve suggerimento che, spero, possa indirizzarvi sulla strada giusta.

 

Breve introduzione sull’esame visivo

Ogni vino ha colore, consistenza e limpidezza diverse. Già durante la mescita del vino è possibile osservarlo per capire se si tratta di un vino fermo o con le bollicine. A questo punto prendete il bicchiere, portatelo all’altezza degli occhi ed osservatelo in controluce valutando la luminosità e la limpidezza del vino. Per capirne il colore aiutatevi mettendolo contro una tovaglia bianca.

Ogni scuola ha una scala di colore diversa, ma senza entrare troppo nel merito sappiate che i vini bianchi possono essere giallo verdolino (giovane con buona freschezza), paglierino (ancora giovane ma abbastanza equilibrato), dorato (di solito più maturo ed evoluto, con buona morbidezza) ed ambrato (passito e liquoroso).

I rosati possono essere rosa tenue, cerasuolo e chiaretto, mentre i rossi possono essere porpora (giovane), rubino (un po’ più evoluto), granato (più maturo) e aranciato (da grande invecchiamento).

I rosati possono essere rosa tenue, cerasuolo e chiaretto, mentre i rossi possono essere porpora (giovane), rubino (un po’ più evoluto), granato (più maturo) e aranciato (da grande invecchiamento).

4 maggio 2011

Chablis, degustando lo Chardonnay venuto dal freddo

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Tempo fa sono andata in Borgogna, in un viaggio che mi ha portata a toccare Chablis.

Tempo fa sono andata in Borgogna, in un viaggio che mi ha portata a toccare sia la Côte-d’Or che Chablis. Chi ama il vino sa benissimo che quella zona vitivinicola è tra le più importanti al mondo, un luogo imperdibile per chi cerca di capire le varie declinazioni del vino. Vagando a spasso per il paesino di Chablis ci siamo imbattuti in una enoteca che offriva degustazioni di vari produttori della zona… beh vi dirò, la zona è bellissima, il paesino pure, ma sta di fatto che uscita da quella giornata non potevo certo dire di saperne molto di più su Chablis. La dovuta premessa è che le case vitivinicole più blasonate che avevo contattato si erano negate per una visita, senza neppure degnarsi a rispondere alle mie e-mail… ah, i francesi… Detto questo, recentemente ho partecipato ad una serata organizzata da Ais Monza e Brianza che è valsa tutta la mia conoscenza su quella zona.

Chablis è sinonimo di Chardonnay. La zona si trova a nord della Borgogna, più vicino a Parigi che a Beaune, in prossimità della regione dello Champagne, posizione geografica enormemente caratterizzante per la coltivazione del vitigno.

Questo significa non solo che rispetto alla Côte-d’Or i terreni risultano essere diversi, ma che la personalità dello Chardonnay si esprime con un carattere tipico, ben distinto da quello di Beaune. La vicinanza allo Champagne spiega, d’altra parte, come mai in certe schede tecniche della zona di Aube, si legga “Vin chablisienne avec perlage”, come ad indicare, una volta in più, questa parentela geografica e di terroir.

In cantina lo Chardonnay di Chablis si distingueulteriormente dal cugino della Côte-d’Or per l’affinamento. La filosofia produttiva vuole un uso esclusivo dell’acciaio e del vetro, senza alcun passaggio in legno, caratteristica dominante degli Chardonnay opulenti de la Côte de Beaune. Solo ultimamente qualche produttore di Chablis ha iniziato ad utilizzare le botti grandi per smorzare l’acidità di certe annate, ma nel complesso non può dirsi che i vini ne rimangano stravolti.
Gli ettari vitati sono 4300, collocati su entrambe le sponde del fiume Serein. Il sottosuolo è kimmeridgiano, contraddistinto da presenza di calcare e marne dell’alto Giurassico, inframezzato da fossili marini “Exogira Virgola” risalenti a circa 145 milioni di anni fa. Questo fossile è uno dei responsabili di quelle note sapide, iodate, quasi salmastre di certi vini dello Chablis, soprattutto dei Grand Cru. Scendendo infatti dal pendio della collina (200 m slm) il terreno cambia, con la denominazione qualitativa, proprio a causa della ridotta quantità calcarea e fossile. Non è un caso, quindi, che nelle Aoc Chablis e Petit Chablis il terreno sia più pesante e marnoso, di tutt’altra natura rispetto alle denominazioni più importanti.

La zona si trova al 48° parallelo nord, con un clima continentale caratterizzato da estati calde, inverni freddi e frequenti gelate primaverili. Passando tra marzo e aprile a Chablis, può capitare di notare delle grandi stufe poste proprio nel bel mezzo delle vigne, che hanno lo scopo di riscaldare l’aria ed evitare che le gelate notturne distruggano i germogli. Un altro metodo utilizzato per vincere la natura è quello di spruzzare dell’acqua direttamente sui tralci, creando una pellicola protettiva di ghiaccio utile per preservare la vite.

Le rigide condizioni climatiche e la particolare composizione del terreno conferiscono ai vini di Chablis quel tipico carattere minerale, fresco ed incredibilmente riconoscibile che l’hanno reso famoso nel mondo come lo “Chardonnay venuto dal freddo”.

L’Aoc, Appellation d’origine controllee, si distingue in quattro sottodenominazioni, al cui vertice qualitativo si trova lo Chablis Grand Cru seguito dallo Chablis Premier Cru, dallo Chablis ed infine dal Petit Chablis. Quest’ultima denominazione, in particolare, non può dirsi di grande pregio, per i terreni poco vocati ed il clima freddo che conferisce, a questi vini, un’acidità fin troppo aggressiva.

La grande produzione dello Chablis si trova essenzialmente sulla riva destra della Serein. Non a caso anche i Premier Cru posti su quella sponda, nelle Aoc Montée de Tonnerre, Mont de Milieu e Fourchaume, non hanno da invidiare nulla, o quasi, ai più blasonati Grand Cru Aoc. Quest’ultimi si dividono in sette Climats, o sottozone, che hanno esposizione a sud sud-ovest: Vaudésir, Grenouilles, Valmur, Les Clos, Blanchot, Preuses e Bougros.

Vicino Chablis c’è la Côte d’Auxerre, degna di nota per la coltivazione di un vitigno autoctono introvabile altrove: il César. Il nome del vitigno trae origine da Giulio Cesare e dalla campagna gallica che impegnò le legioni romane per ben dieci anni. Verosimilmente, infatti, questo era il vitigno con cui si faceva il vino per le legioni stanziali in Gallia. Si tratta di un’uva rossa piuttosto tannica, ma piacevole che viene vinificata in purezza o in assemblaggio col Pinot Nero nella Aoc Irancy. Nella stessa zona si coltiva anche il Sauvignon Blanc nella denominazione Saint-Bris Aoc.

Vi lascio la recensione dei vini degustati durante la serata tenuta da Ais Monza e Brianza:

 

Chablis – Les Vénérables Vielles Vignes – La Chablisienne 2007: giallo paglierino. Al naso emergono subito delle note agrumate che si arricchiscono di pesca gialla, ananas e di una grandiosa nota minerale (gesso e graffite). In bocca ritorna l’agrume e la nota sapida. Un vino giovane, ben fatto, che si potrà affinare col tempo.

 

 

Chablis Premier Cru – Montmains – Jean Paul & Benoit Droin 2007: paglierino luminoso. Buona complessità aromatica, elegante mineralità empireumatica (idrocarburi), mista a frutta matura. In bocca grande freschezza e acidità. Vino ancora giovane, che potrà affinarsi in pochi anni.

  

 

 

Chablis Premier Cru – Vaillons – Vincent Dauvissant 2007: paglierino carico. All’esame olfattivo si sente un bouquet fruttato (agrumi, melone, ananas, pesca), con un sentore solforato caratteristico misto ad una nota di terra bagnata. In bocca il solforato scompare per lasciare spazio all’agrume ed al gesso. Buona potenzialità di invecchiamento

 

 

 

Chablis Grand Cru – Valmur – Jean Paul & Benoit Droin 2008: giallo paglierino carico. Aromi tipici dello Chardonnay più classico, con note di frutta matura (banana), spezie dolci (vaniglia) e cipria sul finire. Meno minerale rispetto agli altri vini degustati. In bocca emerge la nota sapida e di pietra focaia (flint stone). Bastoncino di liquirizia nel retrogusto.

 

 

 

Chablis Premier Cru – Montée de Tonnerre – La Chablisienne 2005: giallo paglierino carico, con grande consistenza. Metano al naso, con aromi sulfurei intervallati a mentolo e gesso. In bocca grandissima freschezza e sapidità.