12 settembre 2012

Il peposo fiorentino

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Un piatto senza mezze misure!

Poche settimane fa sono stata a casa di amici per una serata che per me si è trasformata in uno ”show cooking“. Il tema era la cucina toscana, così la mia cara amica Lidia, toscanaccia Doc da non so più quante generazioni, conoscendo la mia poca dimestichezza con i fornelli, ha pensato di invitarmi qualche ora prima per svelarmi tutti i suoi segreti. Diligente come una scolaretta alle prime armi, tacuino e penna in mano, ho preso appunti su tutte le preparazioni, ma una in particolare mi ha totalmente rapita per il suo gusto netto e senza mezze misure: il peposo fiorentino.

“La mi nonna lo faceva così, la  mi zia colà”-  Lidia mi ha raccontato tutte le tradizioni gastronomiche della sua famiglia che, come immaginavo, sono state tramandate di generazione in generazione. Tornata a casa ho dato un occhio in rete per scoprire qualcosa in più sul peposo e ho scoperto che, nientemeno, durante la costruzione della cupola del Brunelleschi a Firenze, i fornacini, addetti alla cottura dei mattoni, hanno portato in auge questo storico piatto. Secondo la tradizione, infatti, si deve proprio ai fornacini di Impruneta, paesino vicino a Firenze noto per l’argilla, la nascita del peposo, che veniva cucinato mettendo un tegame di coccio ricolmo di vino, nella fornace, a cui venivano aggiunti tutti gli ingredienti, lasciati cuocere, tranquilli e sonnecchianti, per circa cinque ore.

RICETTA PER 5-6 persone

Ingredienti

  • 500 g di manzo (muscolo, la mia amica è stata categorica)
  • Chianti per coprire la preparazione, circa 1 litro
  • 7 spicchi di aglio
  •  5 pomodori
  • salvia, rosmarino, maggiorana, alloro
  • pepe nero, due cucchiaini rasi
  • sale, qb

Procedimento

Sfilettare la carne e riducetela in pezzi generosi. Tritare finemente l’aglio (ora, detto tra noi, 7 spicchi d’aglio mi sembrano davvero troppi… Io ne metterei 4 o 5 ), e dopo aver sbollentato i pomodori, privarli della pelle e tagliarli a pezzettoni. Adagiare tutti gli ingredienti in un tegame di coccio, aggiungendo il mazzetto di aromi, sale, i due cucchiaini di pepe macinato (al momento, anche su questo occorre essere integralisti). Coprire col Chianti e far cuocere a fuoco lentissimo per almeno 4 ore, rimescolando gli ingredienti di tanto in tanto. Nel caso asciughi troppo aggiungete un po’ di vino, quindi non fate come noi, che tra una chiacchiera e un’altra ci siamo finite mezza bottiglia e non avevamo più vino per bagnare la carne… Però, che amica! :)

Abbinamento

Indovinate? Esatto, un buon Chianti Classico, un vino prodotto con Sangiovese grosso, che può avere una percentuale di Canaiolo nero più altri vitigni.  Curiosità: quando trovate sull’etichetta di una bottiglia la denominazione “classico” significa che il vino può fregiarsi di questo titolo perchè prodotto in un territorio deliminato e vocato per storia e caratteristiche pedoclimatiche.

8 febbraio 2012

Una fiorentina così, almeno una volta nella vita!

latini

Tenerissima dentro, abbrustolita e croccante fuori.

Sono stata a Firenze qualche anno fa con delle amiche e, quasi per caso, siamo capitate in uno dei luoghi storici della buona tavola toscana,  “Il Latini” – che poi ho scoperto essere tra i ristoranti “top” consigliati dal MangiaRozzo. Difficile qualsiasi commento che sappia rendere pienamente la vera atmosfera del locale e il sapore dei deliziosi piatti toscani che potrete gustare. Ci si deve andare, almeno una volta, questo è il mio unico consiglio spassionato! 

Sul tavolo già la prima sorpresa: un bel fiaschetto di vino che attende l’ospite al suo arrivo. Ci si siede e, non par vero di vedere in bella vista, sugli scaffali in alto, tutti quei libri – alcuni vecchissimi – sulla cultura e le tradizioni toscane e, un po’ più in là, tutte quelle bottiglie di vino. Nella prima sala, poi, vi capiterà di vedere appesi il salumi che, pochi minuti dopo, vedrete nei vostri piatti, un bello spettacolo davvero! I tavoloni sono lunghi e larghi, quindi occorre entrare da “Il Latini” con l’animo di poter mangiare, gomito a gomito, con degli sconosciuti, se non ci fosse abbastanza posto. A noi erano toccati due grassocci stranieri che continuavano a rubarci il pane, ma dopo un buon bicchiere di Chianti non ci facevamo più caso.

In breve tempo arrivano i camerieri che consigliano un antipasto misto con affettati toscani – io ricordo, ancora con commozione, un salame di cinghiale e una finocchiona da manicomio! – poi portano, a stretto giro, un’insalata di farro, dei crostoni toscani ed altre squisitezze. Dopo l’antipasto, noi “leggiadre donzelle”, siamo passate subito ai secondi, cosa di cui oggi mi rammarico :( immaginando le paste fatte in casa e i ragù di selvaggina.

I secondi ? Stracotto di manzo per me e fiorentina per le mie amiche. Sapete che c’è ? Buono lo stracotto, ma la fiorentina… pura poesia, un’ode ai sapori genuini della Toscana! Solo quella vale un viaggio dai Latini, ah e sì, anche a Firenze! :) Tenerissima dentro, abbrustolita e croccante fuori, per non parlare del delizioso “puccino” di olio e aromi che guarniva il piatto. Da provare almeno una volta nella vita!!

Il locale ha due turni per la sera (19.30 e 21 circa). E’ tassativa la prenotazione perché è sempre pienissimo