21 dicembre 2012

Il giro d’Italia degli spumanti

spuma

Cin, cin

Per le feste scegliete lo spumante che più vi piace, ma per carità che sia italiano. Nel  nostro paese ci sono, infatti, climi e terreni talmente differenti che gli spumanti metodo classico, quelli da rifermentazione in bottiglia, possono esprimersi, lungo tutto lo stivale, in maniera diversa per finezza potenza e predisposizione all’invecchiamento.

Gli spumanti dell’Oltrepò Pavese hanno maggiore struttura per l’utilizzo, nella cuvée, di una percentuale maggiore di Pinot Nero rispetto agli spumanti della Franciacorta e del Trentino, che hanno caratteristiche di eleganza e finezza più marcate, a causa dell’utilizzo di Chardonnay e Pinot Bianco. Queste tre denominazioni hanno fatto da apripista, negli ultimi decenni, alla promozione del metodo classico nel nostro Paese, consentendo ad altri territori di produrre spumanti di alta qualità. Le cosiddette bollicine d’altura della Valle d’Aosta, sono molto interessanti, seppur poco conosciute. Prodotte  da uve a bacca rossa come il Petit Rouge vinificato in rosato, o come il Gamay spumantizzato in rosso, riescono a reggere molto bene gli affettati e le carni bianche. In all’Alto Adigeritorna nuovamente lo Chardonnay, come base percentualmente rilevante nelle cuvée, proprio come nel vicino Trento Doc.

Anche in Alta Langa si trovano prodotti notevoli a base Chardonnay e Pinot Nero, mentre scendendo lungo la penisola fino a raggiungere l’Emilia Romagna possiamo degustare degli interessanti metodo classico da Lambrusco.

Proseguendo verso sud, sino al Sannio Beneventano, ci sono spumanti di alto livello prodotti da Falanghina e Aglianico, mentre nella Daunia pugliese vengono prodotti spumanti di qualità da Bombino Bianco e il Montepulciano. Da segnalare in Sicilia delle particolarissime bollicine etnee da Nerello Cappuccio e Nerello Mascalese dagli aromi spiccatamente minerali.

3 settembre 2012

La Franciacorta, dalla rinascita all’orgoglio

vigneti franciacorta

Nessun paragone con i cugini d’Oltrape, per carità!

La viticoltura della Franciacorta è per certi versi antica e moderna assieme. Sulle colline in provincia di Brescia la vite è coltivata da tempi remoti, ma la rinascita di questa zona, per qualità e successo, ha storia relativamente recente. A partire dagli anni Sessanta, ma questo è avvenuto in molte altre realtà produttive del nostro Paese, in Franciacorta si iniziò a pensare ad una viticoltura diversa, che sapesse fare qualità e non solo quantità.

Una presa di coscienza che ha letteralmente cambiato la faccia della Franciacorta che, da terra di rossi, si è trasformata in terra di spumanti Metodo Classico grazie all’impianto di Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero, che oggi danno prodotti di grande finezza ed eleganza. Non solo vino naturalmente, il turista che va in Franciacorta, a poco più di un’ora da Milano, può trovare un ambiente splendido circondato da boschi e laghi, con un artigianato locale e gastronomico che vale un’intera vacanza.

Il fenomeno Franciacorta è una realtà che, oggi, produce circa 10 milioni di bottiglie all’anno, con oltre 2400 ettari vitati nei 19 comuni tra Brescia e il lago d’Iseo. Una realtà che è cresciuta enormemente anche sulla scorta di studi e ricerche scientifiche. Il Consorzio della Franciacorta è stato tra i primi a coinvolgere l’Università di Milano nella *zonazione, lo studio che ha permesso di rintracciare non solo le caratteristiche del territorio, ma la sua vocazionalità per ogni area. Queste ricerche, in
continuo approfondimento, hanno permesso ai viticoltori di fare scelte mirate migliorando la qualità e le strategie di produzione.

Ma nessun paragone con altre realtà, per piacere! Paragonare i Franciacorta agli Champagne, è di per sé ingeneroso per entrambi i prodotti, senza contare che non fa che acuire una certa sudditanza psicologica nei confronti dei cugini d’Oltralpe. I due prodotti sono diversi, coltivati su terreni che hanno peculiarità così distinte che dovrebbero essere valutati per quello che sono, in base ai vitigni, alla produzione e all’ambiente in cui nascono. Oggi la Franciacorta ha l’orgoglio di essere una delle regioni (qualcuno dice la prima) e in cui si producono spumanti di grande pregio, finezza e complessità.

Un orgoglio tutto italiano, non dimentichiamolo.

 * La zonazione è una tecnica, utilizzata ormai in tutto il mondo, che permette di selezionare il vitigno che meglio si adatta ad ogni territorio, valorizzando così l’interazione tra pianta e ambiente.

15 dicembre 2011

Satèn VigneNote, quando c’è da ricredersi

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Quando arriva il Satèn giusto, lo riconosci!

Ammetto di non aver mai apprezzato fino in fondo il Satèn, un prodotto che per la sua particolarità, non è mai stato nelle mie corde, ma devo dire che il VigneNote mi ha fatto ricredere. Consigliato da un amico sommelier, Luca Castelletti che, nove volte su dieci ci vede lungo, mi sono avvicinata a questa bottiglia con molta curiosità e buona dose di preconcetti, nati evidentemente da altri Satèn che non mi avevano totalmente convinta.

Sia ben chiaro, in questo blog, che nasce dalla mia passione personale per il mondo dell’enogastronomia, non scrivo di tutti i vini che degusto. Scelgo. Preferisco scrivere solo se un vino mi ha convinto, tralasciando quei prodotti che non ho apprezzato. Questo per dire che difficilmente troverete in queste pagine stroncature di vini o ristoranti, perchè ritengo che prima di sparare a zero su un’azienda o un prodotto, che ha alle spalle famiglie di lavoratori, occorra pensarci molto bene. La dovuta premessa per dirvi che questo Satèn mi ha fatto ricredere su una tipologia di Franciacorta che, come già detto, non mi aveva mai entusiasmato.  

L’azienda VigneNote si trova a Timoline di Corte Franca, all’interno del settecentesco Borgo Santa Giulia,  da cui i proprietari hanno ricavato anche un bell’agriturismo. Vi chiederete, dunque, perchè questo Satèn mi abbia entusiasmato rispetto ad altri. Ebbene, ha continuato a cambiare minuto dopo minuto, dimostrando un’eleganza e una vellutata finezza gustativa che non mi aspettavo. Colore giallo paglierino brillante, alla prima stappatura sono emersi subito dei delicati aromi di lievito, che hanno lasciato il posto, poco dopo, al floreale, intervallato a più riprese alla pesca bianca, prima, e agli agrumi, dopo, su cui spiccava il mandarino. In bocca, perlage cremoso e  lungo,  chiuso da una buona  freschezza e da una marcata, ma piacevole, sapidità.   

Per chi non lo sapesse:

Il Franciacorta Satèn Docg, si differenzia dalle altre tipologie prodotte nel territorio per una minore pressione in bottiglia (5 atmosfere) che gli conferisce un perlage finissimo e la tipica morbidezza gustativa. Prodotto solo nella tipologia Brut è un ottimo compagno di risotti delicati e i piatti a base di pesce.

Per conoscere il mondo del Metodo Classico in Italia, leggi il mio approfondimento tratto da Affari di Gola del mese di novembre 2011.

I miei abbinamenti sfiziosi: :)

Io ve lo consiglio con i Vol au vent con crema al formaggio di capra e mortadella di cinghiale e con il   Risotto alla crema di Gamberoni .

14 dicembre 2011

Risotto alla crema di gamberoni

Risotto alla crema di gamberoni

Un risotto dall’avvolgente aroma, per una cenetta a due o per tutta la famiglia!

 

Oggi sono un pò di fretta, ma trovo il tempo per consigliarvi questo delizioso risotto che, grazie ai crostacei e alla panna, è caratterizzato da una certa, sostanziale tendenza dolce, mettendo in risalto l’aromaticità del piatto. Vi consiglio, dunque, un vino bianco o rosato, di medio corpo, oppure un Metodo Classico con delle bollicine morbide e avvolgenti, come potrebbe avere un Franciacorta Saten.  A proposito, già (qui) vi avevo preannunciato di aver provato un Saten molto interessante di cui vi avrei parlato di lì a poco…Curiosi? Bene, abbiate pazienza fino a domani! ;) Intanto beccatevi questa ricetta!

Ingredienti per 4 persone 

  • 250 g di riso Carnaroli
  • 1 cipolla
  • 250 g di gamberoni
  • 12 Gamberoni per la decorazione
  • 2 spicchi d’aglio
  • 100 ml di panna da cucina
  • Prezzemolo q.b
  • Rum 1 bicchiere
  • Olio evo q.b.
  • Sale rosa dell’Himalaya (o altro :) )
  • Brodo di verdura

Procedimento

Iniziate con la preparazione della crema di gamberi. Pulite i crostacei e cuoceteli per 5 minuti con dell’Olio Evo e uno spicchio d’aglio,che avrete tagliato in due parti. Sfumate con rum e cuocete per altri due minuti. I gamberi si dovranno insaporire, senza lasciare asciugare troppo il fondo di cottura. Spegnete il fuoco e fate riposare. Dopo un paio di minuti, passate i gamberi e il fondo di cottura, a cui avrete tolto l’aglio, nel mixer. Frullate, aggiungendo la panna e correggendo col sale. Dovrà risultare una crema piuttosto morbida. Iniziate con la preparazione del riso. Tagliare finemente la cipolla e farla soffriggere in una pentola con dell’Olio Evo. Aggiungere il riso, facendolo tostare per circa un minuto, quindi sfumare con del Rum. Proseguite la cottura col brodo. Una volta ultimata, mantecate con la crema di gamberi e tenete in caldo. In una padella mettete poco Olio Evo, lo spicchio d’aglio tagliato in due ed i gamberoni. Fateli cuocete due minuti per parte e sfumate con del rum. Preparate i piatti con i risotto ed i gamberoni tutti intorno. Buon appetito.

Abbinamento

Franciacorta Saten… leggi la recensione!

Con questo piatto partecipo al contest di Natale di “Ricette della Nonna” dal titolo “Ricette delle feste tra tradizione e innovazione”.