2 novembre 2013

Bianchi e rossi di Châteauneuf du Pape

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Una grande serata di degustazione!

Fino a tredici vitigni in un vino, ma vi rendete conto?  Questa è la peculiarità di una denominazione francese (AOC) del Rodano medidionale, lo Châteauneuf du Pape. Non avevo mai degustato questi vini sino a poche settimane fa, quando ho partecipato ad un’interessante serata di degustazione promossa dalla delegazione di Ais Monza e Brianza, presso il ristorante “Il Chiodo” di Usmate. Ad accompagnare il pubblico di appassionati sommelier, e non solo, è stato Guido Invernizzi, uno tra i relatori più importanti dell’associazione, spesso in viaggio tra le varie delegazioni italiani e straniere della sommellerie.

Ma veniamo a questa denominazione…

Il nome di  Châteauneuf du Pape risale alla “cattività avignonese dei Papi”, altrimenti detta “la seconda prigionia babilonica”, quando Papa Clemente V spostò l’intera corte papale ad Avignone, per sfuggire ai tumulti di Roma. Nel 1309 fu eretto, dunque, un nuovo castello capace di accogliere il papato, attorno ai cui vasti territori fu coltivata la vite.

La zona ha un terreno pietroso composto, in prevalenza, da ciottoli risalenti all’epoca geologia del Miocene. Circa un milione d’anni fa, il substrato composto principalmente da quarzo, argilla e sabbia, fu progressivamente ricoperto da rocce sedimentarie,  le “galets roules”, che dalle Alpi francesi scesero frantumandosi a valle, verso il Rodano.  Questo particolare terreno è in grado di immagazzinare calore durante il giorno, per rilasciarlo alla vite durante la notte. La zona ha 2800 ore di luce all’anno, di cui 1000 concentrate durante il periodo estivo, condizione che favorisce lo stress idrico della vite.

Il Rodano meridionale ha un clima mediterraneo con inverni miti ed estati calde. L’influenza di clima e terreno conferisce, ai vini di questa zona, caratteristiche di particolare opulenza, struttura e complessità aromatica. L’allevamento della vite è ad alberello.

Il Granache è il vitigno più importante del Rodano meridionale, che dà vini dagli aromi speziati e fruttati, con bassa acidità e buon tenore alcolico. Il Syrah è presente anche in questa zona, tuttavia la grande produzione di qualità è concentrata nel Rodano settentrionale. Il vitigno ama i climi mediterranei caldi, ma temperati, soffrendo sia il freddo, che la canicola estiva. Ha maturazione tardiva, resiste alle ossidazioni e dà vini dall’alto potenziale alcolico, colore concentrato, tannini vivi ed aromi speziati (provenienti dalla molecola rotundone). Gli altri vitigni a bacca nera del territorio sono il Morvedre, il Muscadin, il Vaccarese, il Terret, il Counoise e il Cinsault.

Tra i vitigni a bacca bianca il più importante è il Grenache Blanc, che dà vini rotondi, di corpo e con bassa acidità. Gli altri vitigni sono il Clairette e il Bourboulenc che danno vini floreali e delicati; il Picpoul, il Roussanne e il Picardan, quest’ultimo molto raro e quasi scomparso.

Occorre infine ricordare il Muscat à Petit Grains, un vitigno nobile con cui si producono “i vins doux natural” fortificati con l’aggiunta di alcol, nella denominazione Beaumes-de-Venice.

Di seguito i vini degustati durante la serata:

Châteauneuf du Pape  – Blanc – Domaine Brunier – Clos La Roquéte – 2009 (35% Clairette, 35% Grenache Blanc, 25% Roussanne, 10% Bourboulenc): giallo paglierino carico. Profumi evoluti di frutta gialla matura (melone, ananas), soffi di vaniglia intervallati da note quasi smaltate. In bocca è sapido con un retrogusto di mandarla amara, lunga persistenza e perfetta corrispondenza gusto-olfattiva degli aromi.

 Provalo con gli Involtini di tonno e mozzarella di bufala campana Dop al profumo di Sicilia

Châteauneuf du Pape –  “Cuvée Boisrenard”  – Blanc – Domaine Beaurenard – 2007 (35% Clairette, 22% Roussanne, 25% Bourboulenc, 20% Grenache Blanc, 3% Picardan, 3% Picpoul): dorato. Emergono immediatamente, all’esame olfattivo, degli eleganti profumi floreali e dei richiami minerali (gesso), rincorsi da un elegante profumo di albicocca. In bocca è sapido con aromi perfettamente corrispondenti all’esame olfattivo.

 Provalo con Gli spiedini di mare

Châteauneuf du Pape – Rouge – Vieux Telegraphe – 2009 (65% Grenache, 15% Mourvedre, 15% Syrah, 15% Cinsault, 15% Clairette):  rubino. Naso intenso di frutta rossa, ricordi speziati di pepe nero e noce moscata. Fresco in bocca, con tannino vivo e retrogusto amaricante (liquirizia). Elegante.

  Provalo con il Filetto di maiale in crosta

Châteauneuf du Pape – Rouge – Domaine de la Vieille Julienne – 2007 (tutti i vitigni tranne il Terret) : rubino. Molto intenso al naso, con frutta matura e sottospirito, corredato da un’avvolgente nota speziata e dal profumo della liquirizia. In bocca si percepisce un alcol elegante. Persistente.

 Provalo con lo Stinco di maiale

Châteauneuf du Pape – Rouge – Cuvée Etienne Gonnet – Domaine Font de Michelle – 2005 (90% Grenache, 10% Syrah): rubino. Naso molto interessante di barbabietola, terra bagnata e frutti rossi. Fresco in bocca. Il tannino ricorda quasi il tè verde. Nota amaricante in chiusura. Molto elegante.

 Provalo con Le braciole di maiale farcite

Muscat de Beaumes de Venice: dorato brillante. Molto intenso al naso, con ricordi eterei di smalti e profumi evoluti di frutta matura. In bocca è dolce e molto persistente.

 Da meditazione

21 febbraio 2012

Chenin Blanc, I love you

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Decisamente da provare!

Quanto mi piace lo Chenin Blanc! Si tratta di un vitigno autoctono della Valle della Loira che avevo già assaggiato per conto mio (leggi qui), e che ho riscoperto recentemente in tutta la sua sfaccettata personalità, durante una serata di Ais Monza al Chiodo di Usmate. 

Spumante metodo champenoise, vini da uve botritizzate, passando attraverso la ricca  personalità di quelli secchi, queste sono tutte le alternative in cui è possibile trovare questo vitigno.

Lo Chenin Blanc è un vitigno ricco di acido tartarico e citrico, sostanze che gli conferiscono un alto potenziale di invecchiamento, secondo solo a quello dei Riesling renani. Oltre alla forte acidità, lo Chenin è caratterizzato da un buon grado zuccherino, con elevato potenziale alcolico, che aumenta ulteriormente la sua serbevolezza.

Versatile, di grande carattere, questo vitigno si adatta bene a climi e terreni diversi, tanto da essere stato coltivato anche in Sud Africa, portato a fine Ottocento dal professor Perold, lo scienziato che realizzò anche il Pinotage.

Nella Loira la sua coltivazione è concentrata nella zona di Anjou-Saumur e nella Touraine, con clima oceanico, inverni miti, estati calde e basse escursioni termiche. I terreni di queste zone  sono composti da ardesia, un minerale – lo stesso che troviamo in Germania, nella zona del Reno e della Mosella – responsabile della mineralità di questi vini, oltre a scisti composti da depositi carboniferi e da tuffeau di origine vulcanica.

Nella zona dell’Anjou, sulla sponda destra della Loira, lo Chenin Blanc si esprime bene nella versione secca, mentre nella sponda sinistra in quella botritizzata. Questo vitigno è infatti caratterizzato da una buccia sottile che può essere facilmente attaccata dalla botrytis cinerea, la muffa nobile, che nella zona del Coteaux du Layon dà vini di grande livello, nelle denominazione Bonnezeaux Coteaux du Layon e Quarts-de-Chaume. L’incontro tra i due fiumi, il  Layon e la Loira, crea infatti le condizioni ideali per la formazione delle nebbie che aiutano il proliferare della  botrytis, che può attaccare totalmente o parzialmente il grappolo dello Chenin Blanc.

Nella zona del Savennières, la più famosa per lo Chenin Blanc,  si trovano due cru di alto livello, la Roche-aux -Moines e il celeberrimo Coulée-de-Serrant, di Nicolas Joly, antesignano dell’agricoltura biodinamica in Francia.

Nella Touraine, sulla riva destra del fiume, si trova Vouvray la denominazione più nota per lo Chenin Blanc che viene prodotto in tutta la gamma, dai vini secchi, agli spumanti sino a quelli dolci botritizzati. Sulla riva sinistra del fiume si trova un’altra denominazione, la Montlouis, considerata minore, a torto, dov’è possibile trovare dei prodotti dall’ottimo rapporto qualità-prezzo.

 Per approfondire leggi qui la degustazione.

28 luglio 2011

A cena con gli Champagne di Egly Ouriet

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Egly Ouriet è un grande produttore di Champagne…

  Egly Ouriet è un grande produttore di Champagne, su questo non c’è dubbio. L’ho scoperto pochi giorni fa ad una cena con amici nel ristorante Il Chiodo di Usmate, dove Stefano Cesana patron del locale e l’amico sommelier Stefano Santoni, ci hanno abituato ormai a grandi degustazioni ragionate, alla scoperta dei grandi vini francesi. Questa volta un’eccezione: una cena senza troppe analisi e parole, un puro piacere edonistico e conviviale dove Egly Ouriet è stato protagonista indiscusso, ma discreto, accompagnando in maniera intima e personale, la serata. Così, la degustazione che vi descrivo seguirà la strada della mia personalissima analisi, supportata da quella dei miei amici e vicini di posto.

Egly Ouriet è nel cuore della Montagne de Reims, dove il Pinot Noir si esprime per potenza e spessore, al naso come in bocca. Ma Francis Egly, a capo dell’azienda, non dev’essere uomo che non ama le sperimentazioni. Nipote di vigneron, è stato il primo a tentare anni fa la vinificazione in purezza del rustico Pinot Meunier che, con lui, ha dato risultati molto interessanti.

Ma prima qualche breve premessa:

Con Egly Ouriet, siamo nei paesini di Ambonnay e Verzenay, nel distretto della Montagne de Reims, nella regione vitivinicola più settentrionale della Francia. I meno avvezzi agli Champagne sappiano che dire “Marne” evoca agli esperti quella cantilena, simile ad uno scioglilingua, che ci si ripete poco prima dell’esame da sommelier. “Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Cote de Sézanne, Cote des Blancs e Aube”, li ho ripetuti allo sfinimento e, come i sette nani, me ne mancava sempre uno! J A parte gli scherzi…

Nella Montagne de Reims si coltiva prevalentemente il Pinot Noir, su terreni esposti a sud con presenza di materiale gessoso, fondamentale per il drenaggio dell’acqua, il riflesso della luce durante il giorno e per il rilascio del calore durante la notte. Cote des Blancs è sinonimo di Chardonnay, anche qui con terreni gessosi, con caratteristiche simili a quelle di Reims. Nella Cote de Sézanne sono coltivati il Pinot Noir e lo Chardonnay, su terreni calcarei ricoperti da argilla, marne e sabbia. Ad Aube il vitigno d’elezione è il Pinot Noir, con tendenza di terreni marnosi e gessosi. Nella Valle de la Marne, si coltiva prevalentemente il Pinot Meunier su terreni calcareo-algillosi a tendenza marnosa.

Come si sarà capito, in Champagne si coltivano essenzialmente tre vitigni: il Pinot Nero, che dà struttura e complessità, il Pinot Meunier considerato comunemente più rustico per la sua resistenza al freddo, che conferisce ai vini meno profumi ed eleganza, ma una certa mineralità, e lo Chardonnay che dà finezza, freschezza e bouquet.

I vini degustati:

  • Brut Rosé Grand Cru: 60% Pinot Noir e 40% Chardonnay. Fermentazione naturale senza lieviti aggiunti, col solo utilizzo di lieviti indigeni. Primo élevage sui lieviti per circa un anno senza bruciare le tappe. Il vino è chiarificato lentamente come si faceva 50 anni fa. Messa in bottiglia senza filtraggio o collatura.

Permanenza sui lieviti: 42 mesi

Data di sboccatura: gennaio 2009

Grado alcolico: 12,5 %

Analisi sensoriale: colore rosè brillante, leggerissima buccia di cipolla. Al naso immediato il piccolo frutto rosso, il mirtillo in particolar modo, corredato da lievito (la sommatoria ricordava lo yogurt ai mirtilli) ed una certa tostatura. In bocca abbastanza fine e persistente. Di tutti è quello che mi ha entusiasmato meno.

Abbinamento: frittura di verdure.

Prezzo: circa 60 euro, non ben spese.

  • Brut Tradition Grand Cru: 75% Pinot Noir e 25% Chardonnay, di cui il 50% con vini di riserva. Fermentazione naturale senza lieviti aggiunti, ma solo indigeni.

Permanenza sui lieviti: 45 mesi

Data sboccatura: aprile 2010

Grado alcolico: 12,5%

Analisi sensoriale: giallo paglierino intenso. La nocciola tostata che, a mio parere, nel precedente risultava troppo intensa qui si smorza enormemente, lasciando il posto ad un bouquet fruttato. Al naso esplodono finissimi gli agrumi gialli, la vaniglia ed un ricordo di ananas. Ritorni di lieviti. In bocca abbastanza persistente e fine.

Abbinamento: salmone e spada marinati con pepe rosa.

Prezzo: circa 70 euro

  • V.P. – Grand Cru – Extra Brut: 60% Pinot Noir e 40% Chardonnay di cui il 50% con vini di riserva. Questa cuvée dopo 6 o 7 anni di invecchiamento in cantina, esprime tutta la sua potenza. Dosaggio praticamente inesistente.

Analisi sensoriale: giallo paglierino tendente al dorato, brillante e luminoso. Al naso è complesso, con un’apertura al naso di pan brioche e fiori bianchi. In bocca l’elegante freschezza si intreccia a continui ritorni minerali.

Abbinamento: risotto allo Champagne Munn

Prezzo: circa 70 euro

 

 

 

  • Blanc de Noirs Grand Cru – Vielles Vignes “Les Crayères”: vigna di puro Pinot Noir piantata nel 1947 su un terreno chiamato ” les crayères”, dove la terra è di soli 30 centimetri al di sopra della craie, profonda in quel punto di decine di metri. Vinificato al 100% in fusti.

Permanenza sui lieviti: 54 mesi

Data di sboccatura: gennaio 2010

Grado alcolico: 12,5%

Analisi sensoriale: dorato inteso brillante. Bella spuma, appena versato incisivi aromi di humus e tartufo bianco che lasciano il posto ad un’accattivante complessità (susina, nespola, agrumi). Gusto pieno, intenso al palato, elegantissimo, con ritorni di mandorle amare e nuance minerale. Il mio preferito!!! :)

Abbinamento: millefoglie di triglia, parmigiano in salsa di basilico. 

Prezzo: circa 90 euro

  • Brut Grand Cru Millésime 2003: 70% Pinot Noir e 30 % Chardonnay con vigne situate unicamente sul terreno di Ambonnay. Lieviti indigeni. Si chiarifica come si faceva 50 anni fa. Messo in bottiglia senza filtraggio o collatura.

Permanenza sui lieviti: 72 mesi

Data sboccatura: luglio 2010

Grado alcolico: 12,%

Analisi sensoriale: dorato intenso. Profilo olfattivo complesso, crosta di pane, agrumi (mandarino) ed eleganti soffi di erbe aromatiche. Morbido in bocca, fresco con una mineralità spiccata.

Abbinamento: da meditazione

Prezzo: circa 90 euro

N.b. nell’analisi sensoriale non ho parlato del perlage perché, per dare risalto al bouquet, non è stato utilizzato la flute che avrebbe permesso di vederne la persistenza e la finezza.

19 maggio 2011

A spasso nella leggendaria Cote d’Or

A spasso nella leggendaria Cote d’Or

L’anno scorso sono stata in Borgogna, a sud della Cote d’Or, in un terra straordinariamente vocata per i bianchi.

L’anno scorso sono stata in Borgogna, a sud della Cote d’Or, in un terra straordinariamente vocata per i bianchi. Il vero Roi Blanc, è lo Chardonnay, un vitigno nato dall’incrocio tra Pinot Noir e Gouais Blanc, portato in Francia, con ogni probabilità, dai cavalieri durante le Crociate. Molto minerale lo Chardonnay di Chablis, più opulento e speziato quello della Cote d’Or anche a causa dell’utilizzo, in questa zona, della barrique da 228 litri.

Andando verso Beaune si incontra subito la famosa montagna di Corton divisa dai comuni di Aloxe, Pernand-Vergelesses e Ladoix. Secondo la tradizione si deve a Carlomagno la scelta di impiantare più Chardonnay che Pinot Nero su questa montagna. La motivazione? L’imperatore, diventato anziano, non voleva più sporcare la sua lunga barba bianca col rosso del Pinot Noir. Noblesse oblige, vien da dire! Da qui il nome di uno tra i più famosi Grand Cru al mondo, il celeberrimo Corton-Charlemagne a base di Chardonnay.

 Sulla montagna si trova un altro Grand Cru, il Corton da uve bianche e rosse da Pinot Noir. Entrambi i vitigni hanno bisogno di un’esposizione diversa per dare il meglio. Se infatti il Pinot Noir “Face the sun”, ossia guarda il sole con esposizione tutta ad est, lo Chardonnay “Follow the sun”, segue il sole con esposizione sud-est.

 Proseguendo verso Beaune si incontrato altre denominazioni come le Savigny-lès-Beaune e le Pernard-Vergelesses dove si producono dei Premier Cru molto interessanti. Un’altra denominazione minore ma degna di nota è Saint Aubin dove di producono solo bianchi, con terreno marnoso ed esposizione sud est. A Meursault si producono vini dalla classica nota burrosa, mentre spingendosi verso Montrachet entriamo in un’altra celeberrima zona per i Grand Cru. Anche in questo caso le leggende si intrecciano con la figura di Carlomagno. Secondo la tradizione, infatti, fu lui a far impiantare delle vigne su Montrachet, il “monte calvo”, chiamato così perchè unico nella zona ad essere privo di alberi sulla cima.

Ma come scelse il luogo più adatto? Carlomagno alzò il naso al cielo, guardò la montagna innevata ed indicò il luogo esatto in cui le nevi si erano già sciolte: il pendio con la migliore esposizione solare. Il vigneto di Montrachet che produce uno dei vini più noti al mondo si trova a metà tra due piccoli villaggi: Puligny e Chassagne che hanno aggiunto al proprio nome questa denominazione. In questi comuni si producono altri Grands Crus: a Puligny c’è le Batard-Montrachet, Bienvenues Montrachet e Chevalier Montrachet, a Chassagne Criots-Batrd- Montrachet e metà del Batard Montrachet.

Pochi giorni fa ho partecipato ad una serata sui vini della Cote d’Or promossa dell’Associazione Italiana Sommelier di Monza e Brianza, presso il ristorante Il Chiodo di Usmate. Abbiamo degustato dei vini di raro pregio, meravigliosi per la complessità degli aromi e la sontuosità del palato. Vi lascio la degustazione tenuta da un grande relatore Ais, Guido Invernizzi.

Saint-Aubin Premier Cru – Le Charmois – Bruno Colin – 2008: giallo paglierino. Aroma di frutta gialla matura (pesca, banana), spezie dolci, pepe bianco e burro. Fresco in bocca e note erbacee un po’ verdi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Morey-Saint –Denis “En la Rue de Vergy” – Bruno Clair – 2007: giallo paglierino brillante. Emerge fortissima la caramella mou al naso, la pesca disidratata, la frutta secca, il torrone e note di torrefazione. Elegantissimo. In bocca fresco, sapido e persistente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Puligny – Montrachet Premier Cru – Les Chaps Canet – Louis Carrillon & Fils – 2007: giallo paglierino lucente. Profumi di yogurt alla banana, pepe bianco, ritorni di ginestra, nota floreale e fieno bagnato. In bocca stenta a riconoscersi, certamente fresco ma meno intenso che al naso.

 

 

 

 

 

 

 

 

Meursault – Blagny– Pascale Matrot – 2004: paglierino tendente al dorato carico. Opulento, ricco al naso. Burro fuso, spezie dolci, aromi eterei, sbuffi di terra bagnata e fungo. Al palato fresco, splendidamente sapido. Molto persistente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Corton Charlemagne – Grand Cru – Bonneau du Martray – 1997: colore giallo dorato, splendido. Complesso. Il fiore del sambuco e la scorza del mandarino candito si intervallano meravigliosamente ad eleganti profumi terziari. Minerale. In bocca è fine, sapido e fresco. Al palato ritornano il pepe bianco e l’ardesia. Molto persistente.