9 agosto 2012

Come nasce una leggenda?

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Come la calunnia di rossiniana memoria, le leggende passano di bocca in bocca,arricchendosi di particolari…

Miti, leggende e storie fantastiche si perdono nella notte dei tempi. L’uomo da sempre è alla ricerca del soprannaturale e del misterioso mondo del divino per giustificare la propria esistenza terrena e per indirizzare i propri comportamenti. Così, da secoli, le fiabe, i racconti del mondo antico avvincono, rapiscono ed educano un’umanità sempre più alla ricerca di certezze. Sembra quasi un paradosso che proprio oggi in un mondo ipertecnologico, dove un satellite è in grado di mappare la terra e dove le nanotecnologie sono considerate la nuova frontiera della ricerca scientifica, si senta il bisogno delle leggende. Eppure è così, come pure il fiorire delle leggende metropolitane, ultima evoluzione delle storie, delle fiabe alla fratelli Grimm dove le streghe finiscono bruciate nel forno.

La loro valenza educativa è quindi duplice, insegnando da una parte il giusto comportamento da tenere secondo la società e conferendo, dall’altra, maggiori certezze all’uomo sia nella sua vita terrena che ultraterrena. E’ interessante a questo punto cercare di capire come nascano le leggende, come da una voce, da un sibilo appena soffuso, si propaghino come una tempesta. Come la calunnia di rossiniana memoria, le leggende passano di bocca in bocca, si arricchiscono di particolari, ma perché vengano credute e narrate devono puntare all’emotività, devono stupire e terrorizzare. Non solo. Dove la scienza e la storia si fermano arriva la leggenda che chiarisce, spiega l’inspiegabile, solleva l’uomo dalle angosce dell’esistenza.

Ma quando e come nascono? Passando dai miti alle leggende, queste ultime hanno trovato terreno fertile nel Medioevo. Il Santo Graal, i Templari, re Artù, le gesta di Orlando. Fatti storici si intersecano ai mitiche, come abbiamo detto, vanno al di là dell’umano spiegare, travalicano la razionalità. Di carattere diverso, le leggende contemporanee che nascono legate al quotidiano, alla metropoli in cui viviamo, ma si arricchiscono, anche qui, di folklore popolare e di mistero. Chi non ha sentito la leggenda metropolitana de “La baby-sitter cannibale”? Ebbene non è un caso che anche questa sia un retaggio della “caccia alle streghe” e che sia un monito per i genitori a non lasciare i propri figli con estranei.

Anche oggi, le leggende insegnano.

21 giugno 2012

Le streghe di Triora

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Il processo del 1587…

Sono le maligne figlie del demonio, usano incantesimi e pozioni magiche. Sono le streghe. Quanta letteratura su di loro, qualche leggende, miti e fiabe. Eppure erano donne, povere creature nate e cresciute in un mondo che le voleva arse al rogo. L’accusa di stregoneria arrivava a donne e uomini considerati “diversi”, che avevano un livello culturale talvolta alto, che sapevano preparare infusi con erbe officinali, che conoscevano i preziosi segreti dei metalli, dell’alchimia.

Chi voglia saperne di più, chi abbia il desiderio di scoprire il sottile confine tra leggenda e storia non potrà farsi sfuggire una visita a Triora, il paese delle streghe. La zona infatti è ricchissima di tradizione popolare e tuttora sono numerosi i luoghi in cui, si dice, si ritrovassero le maligne. E come sempre, anche in questo caso, la leggenda è legata ad un fatto storico realmente accaduto. Qui infatti si celebrò un processo che rimase tristemente noto. Anno Domini 1587. Triora vessava in una tragica carestia che aveva affamato la popolazione. Iniziò a girare il sospetto che il paese fosse stato colpito da un rito malefico. Furono arrestate duecento donne sospettate di essere streghe. Furono interrogate, torturate. I supplizi furono tali che, secondo la cronaca di allora, una giovane donna si lanciò da una finestra e molte altre perirono durante gli interrogatori. La crudeltà degli Inquisitori fu tale che la popolazione insorse chiedendone l’allontanamento. Il processo durò un anno. Furono condannate al rogo cinque donne e tradotte a Genova dove vennero eseguite le sentenze. Oggi per ricordare quegli omicidi è sorto il Museo Etnografico e della Stregoneria dove sono conservati i documenti del processo e dov’è possibile vedere gli strumenti di tortura utilizzati.

CURIOSITA’

Nel fortino di San Dalmazio è possibile visitare le celle in cui erano tenute le streghe.

INFORMAZIONI UTILI

Museo Etnografico e della Stregoneria – Corso Italia 1 – Tel. 0184 – 94477 – Fax 0184 – 94164 Autostrada Genova-Ventimiglia, uscita Arma di Taggia, proseguire per la statale 548 fino a Molino di Triora. Da qui si sale a Triora dopo circa 5 Km.

12 giugno 2012

Il fantasma del castello di Trezzo sull’Adda

Associazione culturale CROP - www.croponline.org torre del castello

Bernabò Visconti, sanguinario Signore di Milano

Associazione culturale CROP – www.croponline.org trezzofantasma

Sullo sfondo, appena dietro la centrale idroelettrica, si staglia la torre di quello che un tempo fu una roccaforte dei Visconti. Nelle segrete ancora visitabili del castello vi trovò la morte il crudele Bernabò Visconti, avvelenato dal nipote Gian Galeazzo: Anno Domini 1385. Una zuppa di fagioli, servita nella cella del castello, gli fu fatale. La crudeltà di Bernabò era ben risaputa nella zona. Non ultimo l’omicidio di una delle sue figlie Bernarda Visconti, murata viva a Porta Nuova, colpevole di aver tradito un marito impostole dal padre, Giovanni Suardo, con un giovane cortigiano, Antoniolo Zotto. Questa, appena accennata, la vita di Bernabò Visconti che passò alla storia come un Signore crudele e sanguinario. E proprio questa sua triste fama, che l’accompagna ancora oggi, fa immaginare che il fantasma apparso nel 2004 al castello di Trezzo possa essere il suo. La “presenza” fu fotografata dal Crop Circle di Milano, un gruppo di esperti ed appassionati ricercatori di fenomeni “paranormali”, durante una visita al maniero. L’8 settembre 2004 furono scattate diverse fotografie, una delle quali in fase di sviluppo, rivelò qualcosa di  incomprensibile. La pellicola aveva impressa un’immagine antropomorfa. Una sagoma, forse di un uomo d’armi, forse di un nobile. Il gruppo sottopose l’immagine all’analisi del Centro di Investigazione Occulta che sembrò testimoniare la non manipolazione della foto e che trovò delle analogie fisiognomiche con la statua di Bernabò conservata nei Musei del Castello Sforzesco di Milano. Che ognuno tragga le proprie conclusioni. Certo è che scendere nei sotterranei del castello, e chi scrive può testimoniarlo, è un’esperienza ricca di arcano e inquietante fascino.

LE LEGGENDE SULLA FIGURA DI BERNABO’

Secondo le narrazioni, che nei secoli hanno descritto la figura di Bernabò, il sanguinario Signore di Milano sembra fosse solito gettare i corpi agonizzanti dei nemici e delle giovani fanciulle, con cui giaceva per una sola notte, nei pozzi delle segrete del castello. Ancora oggi sono visibili delle chiazze rosse sulle pareti, sangue rattrappito delle sue vittime. In realtà si tratterebbe di muschi rossastri che ben si sposano con le leggende del castello. Altra storia tristemente nota è quella della “stanza della goccia”. Le prigioni infatti sono allo stesso livello dell’Adda, quindi è facile immaginare l’alto tasso di umidità dei sotterranei. Ebbene secondo la leggenda i prigionieri che non volevano collaborare subivano questa atroce tortura: venivano legati sotto la goccia che lentamente, giorno dopo giorno, scavava loro un buco nel cranio. Viste le condizioni di vita, però, è più facile pensare che i malcapitati morissero molto prima.

INFORMAZIONI UTILI

Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda, Autostrada A4 Milano-Venezia – uscita Trezzo. Per la visita al castello: Proloco TrezzoVia C. Biffi, 4 – 20056 Trezzo sull’Adda – MI Tel/Fax 029092569 – La proloco è aperta da martedì a sabato – dalle ore 9 alle ore 12 info@prolocotrezzo.com. Vengono organizzate anche visite notturne.