21 giugno 2012

Le streghe di Triora

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Il processo del 1587…

Sono le maligne figlie del demonio, usano incantesimi e pozioni magiche. Sono le streghe. Quanta letteratura su di loro, qualche leggende, miti e fiabe. Eppure erano donne, povere creature nate e cresciute in un mondo che le voleva arse al rogo. L’accusa di stregoneria arrivava a donne e uomini considerati “diversi”, che avevano un livello culturale talvolta alto, che sapevano preparare infusi con erbe officinali, che conoscevano i preziosi segreti dei metalli, dell’alchimia.

Chi voglia saperne di più, chi abbia il desiderio di scoprire il sottile confine tra leggenda e storia non potrà farsi sfuggire una visita a Triora, il paese delle streghe. La zona infatti è ricchissima di tradizione popolare e tuttora sono numerosi i luoghi in cui, si dice, si ritrovassero le maligne. E come sempre, anche in questo caso, la leggenda è legata ad un fatto storico realmente accaduto. Qui infatti si celebrò un processo che rimase tristemente noto. Anno Domini 1587. Triora vessava in una tragica carestia che aveva affamato la popolazione. Iniziò a girare il sospetto che il paese fosse stato colpito da un rito malefico. Furono arrestate duecento donne sospettate di essere streghe. Furono interrogate, torturate. I supplizi furono tali che, secondo la cronaca di allora, una giovane donna si lanciò da una finestra e molte altre perirono durante gli interrogatori. La crudeltà degli Inquisitori fu tale che la popolazione insorse chiedendone l’allontanamento. Il processo durò un anno. Furono condannate al rogo cinque donne e tradotte a Genova dove vennero eseguite le sentenze. Oggi per ricordare quegli omicidi è sorto il Museo Etnografico e della Stregoneria dove sono conservati i documenti del processo e dov’è possibile vedere gli strumenti di tortura utilizzati.

CURIOSITA’

Nel fortino di San Dalmazio è possibile visitare le celle in cui erano tenute le streghe.

INFORMAZIONI UTILI

Museo Etnografico e della Stregoneria – Corso Italia 1 – Tel. 0184 – 94477 – Fax 0184 – 94164 Autostrada Genova-Ventimiglia, uscita Arma di Taggia, proseguire per la statale 548 fino a Molino di Triora. Da qui si sale a Triora dopo circa 5 Km.

27 luglio 2011

Il pesto di pistacchi

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Una ricetta di Simone Rugiati da Cuochi e Fiamme…

Questa ricetta l’ho presa dalla trasmissione di La7  ”Cuochi e Fiamme” alla cui conduzione c’è Simone Rugiati. Durante una puntata aveva spiegato la sua versione del pesto classico, molto più leggera e profumata… Infatti non si utilizzano l’aglio e i pinoli, sostituiti dai pistacchi non tostati. Ho provato, ma visto che non avevo abbastanza basilico ho aggiunto anche della menta che ha conferito al pesto una freschezza molto gradevole.

Per fare il vero pesto occorrerebbe munirsi di un mortaio di marmo, un pestello di legno e taaaaanta pazienza. I cultori di questo condimento, infatti, sono contro sbrigative profanazioni che rovinerebbero questa ricetta molto antica. Al bando, quindi, il mixer che scaldando il basilico non farebbe altro che scurirlo, facendone perdere parte dell’aroma. Fatta questa dovuta premessa, confesso di aver usato il mixer e di non avere in casa un mortaio! :( Un giorno, forse, mi cimenterò con questa antica pratica, oggi il tempo che ho a disposizione è talmente risicato per mettere assieme la cena, che mi accontento di una versione sui generis, anche se un trucchetto che ho trovato in rete ha ovviato al surriscaldamento dato dal mixer. Basta infatti far raffreddare il bicchiere e gli ingredienti nel frigo, senza in seguito frullarli ad una velocità elevata. A me è sembrato un ottimo compromesso tra tradizione e innovazione, strizzando l’occhio alla qualità del pesto.  

A voi la mia versione! :)

RICETTA per 4 persone

Ingredienti

  • 1 mazzetto di basilico (30 foglie circa) 
  • 10 foglie di menta
  • 2 cucchiai di parmigiano stagionato
  • 120 g di pistacchi non tostati
  • 2 dl di olio extravergine d’oliva
  • sale q.b.

Procedimento

Pulite le foglie di basilico e di menta sotto l’acqua, avendo cura di asciugarle molto bene con uno straccio da cucina. Sbollentate i pistacchi, togliete le pellicine e fateli raffreddare. Nel mixer mettete gli ingredienti e iniziate a frullate a velocità bassa, aggiungendo l’olio a filo. Bisogna ottenere una salsa omogenea. Io ci ho condito degli gnocchetti fantasia, che ho fatto saltare in padella col pesto e un goccio di acqua di cottura. Un’ottima preparazione! :)

Ah, il pesto avanzato potrà essere conservato anche per una ventina di giorni in frigo aggiungendo dell’olio d’oliva che ne impedisca l’ossidazione.  

Abbinamento

Quando si parla di pesto, soprattutto alla genovese, si pensa subito al Pigato prodotto nella riviera ligure di Ponente. E’ l’ideale, infatti, con i piatti della regione, come le trofie al pesto o i pansotti al sugo di noci. E’ un vino che di norma è giallo paglierino con profumi di fiori e frutti gialli, erbe aromatiche, dal sapore fresco e sapido. Di buona persistenza. Oltre a questo, avendo sostituito i pinoli con i pistacchi, si potrebbe pensare anche a un Inzolia, vino autoctono siciliano, oggi in decisa riscoperta, dal colore paglierino, profumi floreali e fruttati che spesso si trova in assembleggio con altri vitigni, come il Sauvignon, il Grecanico ed altri. 

 

Con questa ricetta partecipo al contest di  Dolcipensieri’s Weblog