1 ottobre 2013

Un verre de vin a Montpellier

montpellier

Piazze, vini e piatti tipici…

Se passate per il sud della Francia, nella vasta regione della Languedoc-Roussillon,  una serata a Montpellier è assolutamente d’obbligo. Se ci arrivate per caso, senza una guida turistica sottobraccio, vi balzerà subito agli occhi una cosa: Montpellier è brulicante di giovani, viva, piena di locali, ma non chiassosa. La città ospita una tra le più antiche università di tutta la Francia, con una facoltà di medicina molto importante.

Sedervi per un aperitivo veloce, in uno dei locali in place de la Comédie o seguendo rue de la Loge, non sarà difficile. Iniziate da un bianco da vitigni autoctoni, basta con i soliti Chardonnay e i Sauvignon Blanc, per quelli “giusti” occorre andare in altre regioni della Francia (anche se ad onor del vero, dove li metti, li metti, vengon su ovunque nel mondo). Provate un vin blanc nella denominazione Coteaux de Languedoc, di norma prodotto con Rolle, Grenache blanc, Marsane, Roussane e Viognier, vitigni locali che vengono coltivati ad alberello, proprio come i rossi della regione, a causa dei sette venti che soffiano durante tutto l’anno. Il vino in questione è delicatamente profumato, con una buona sapidità e freschezza, abbinabile al pesce e ai coquillages.

Fate un giretto per la città, idealmente divisa a nord da bei ristoranti e a sud da locali per studenti. Le giovani francesi vanno in giro, a seconda dello stile personale, con calzoncini o mini striminzite, ballerine o tacchi vertiginosi, ma tutte rigorosamente con le calze nere ultra coprenti da cinquanta denari. Tutte, nessuna esclusa. Sarà per il vento, immagino, non mi sono data un’altra spiegazione. Scelto il ristorante, il primo ostacolo che dovrete superare a Montpellier è la lingua: nessuno parla inglese (o più facilmente fanno finta di non capirlo). Il francese tipo vi guarda con l’occhio pendulo e inizia a parlare nella sua lingua e chi s’è visto, s’è visto.

Rispolverato il mio francese scolastico, sotto una coltre di anni e di vins au verre, nelle tre sere che siamo stati a Montpellier abbiamo preso, “la cuisse de canard laquée au miel et gingembre doux” (coscia d’anatra), “le magret de canard à la mangue et aux raisins de Corinthe” (filetto d’anatra) e il Confit (ali e cosce d’anatra cotte nella terracotta). Insomma, un menu “vario”! Ironia a parte, è proprio difficile dire di no all’anatra, perché tutti i ristoranti ve la propongono in mille modi diversi. Per cambiare un po’ buttatevi sul pesce.

Come vino non perdetevi una meraviglia perfetta con l’anatra (tanto per cambiare): il Pic Saint Loup, l’Aoc più settentrionale della  Languedoc, fatto in prevalenza di Grenache noir, con l’aggiunta di Carignan, Syrah e Cinsault, tra i vitigni più importanti della regione. Una curiosità: il Grenache noir altro non è che un clone del nostro Cannonau, arrivato dalla Spagna col nome di Garnaccia, storia che condivide col  Carignan che in Sardegna è stato chiamato Carignano.  Il Pic Saint Loup è un vino potente, dal colore rosso rubino penetrante, profumi di fiori appassiti e di cassis, con tannini addomesticati ed un retrogusto amaricante di caffè, che si abbina perfettamente a tutte le carni importanti.

Per un giretto digestivo arrivate sino a rue Sain Paul per ammirare, oltre all’omonima chiesa, anche un albero che con la sua inclinazione a 45°, sfida la forza di gravità. Arrivate poi a rue du Plan D’Agde, nella zona dei locali per giovani, dove potrete ammirare un trompe d’oeil moderno, posto su un edificio. Il gioco sarà capire, nella luce fosca della sera, ciò che è vero, da ciò che non lo è. Passeggiare per Montpellier è  piacevole e può riservarvi qualche incontro  inaspettato, come quello che è capitato a me con un clochard che mentre tendeva la mano, leggeva tutto concentrato un libro di Dumas. Porquoi pas?

28 dicembre 2011

I rossi del Rodano settentrionale

I rossi del Rodano settentrionale

Un’altra degustazione di Ais Monza a cui ho partecipato!

La Valle del Rodano è tra le zone più antiche per quanto attiene alla produzione vitivinicola francese. Il clima del Rodano settentrionale è detto qui “lionese”, dalla vicinanza all’omonima città, con estati calde, inverni molto freddi, caratterizzati dal mistral, un vento che può prevenire alcune malattie della vite, limitando le precipitazioni, ma che può altresì favorire le gelate primaverili. 

Se dici “rosso del Rodano settentrionale”, pensi subito ad un vitigno, il Syrah, noto per il suo carattere forte, il colore deciso e i tipici sentori di pepe. Plinio il Vecchio scrisse del Syrah,  denominato vitis allobrogica”, nel suo Naturalis Historia, testimoniandone la lunga storia produttiva. L’origine geografica, tuttavia, è stata a lungo dibattuta. C’era chi credeva che questo vitigno provenisse dall’Iran, più precisamente da Persepoli; altri che ne rintracciavano l’origine da Siracusa, portato originariamente dai Greci. In realtà recenti studi dell’Università di Bordeaux hanno dimostrato che il Syrah è un vitigno autoctono della Valle del Rodano, nato dall’incrocio tra il Mondeuse Blanche (vitigno della Savoia) e la Dureza (vitigno estinto del Rodano, Giura e Savoia). 

Il Syrah ama i climi mediterranei caldi, ma temperati, soffrendo particolarmente sia il freddo, che la canicola estiva che, in sovramaturazione, provoca la caduta spontanea degli acini dalla pianta. Il moderato stress idrico, provocato dal clima del Rodano, incide sulla pianta concentrando gli zuccheri e i composti fenolici negli acini, creando vini dall’alto potenziale alcolico, colore concentrato, tannini vivi ed aromi speziati (provenienti dalla molecola rotundone).

Nella Côte-Rôtie, sulla riva destra del Rodano, troviamo due zone, la Côte Blonde e la Côte Brune, caratterizzate da differenti conformazioni geologiche. La prima, la Côte Blonde, ha terreni formati prevalentemente da granito, silicio e calcare, che produrranno vini dal tannino meno aggressivo, più morbidi e rotondi; la seconda, la Côte Brune, ha terreni granitici con argilla e ossido di ferro, che potenzialmente daranno vini con una marcata tannicità, più alcolici, con maggiore struttura e potenza. 

Saint-Joseph è la più vasta Aoc della Valle del Rodano settentrionale, con i 1220 ettari, ed una produzione che prevede sia i bianchi, da vitigni Roussanne e Masanne, che i rossi da Syrah. La particolarità di questa zona è l’assemblaggio di una piccola percentuale di vitigni bianchi (10% max), nella produzione dei vini rossi.

L’Hermitage, è la zona più nota del Rodano settentrionale, con 137 ettari, ben riparati dai venti del nord. Ci troviamo nella riva sinistra del Rodano, in terreni formati da una miscela di granito, calcare e “arzelle”, miche e scisti, provenienti dal raffreddamento di rocce vulcaniche, responsabili della tipica mineralità dei vini di questa zona.

Cornas è una piccolissima denominazione, 70 ettari appena, dove si producono solo rossi da monovitigno Syrah. Il terreno ha un ph acido, formato da mica e granito, coperti da sabbia e sassi alluvionali. Zona è soleggiata, molto calda, favorendo la prima vendemmia, in tutta la Valle, del Syrah.

Di seguito i vini degustati durante la serata:

Saint Joseph – Les Grisieres rouge – Domaine André Perret – 2007:

colore rubino, all’unghia granato. Al naso si alzano immediate le ciliegie sotto spirito, buona eleganza olfattiva, con un accenno speziato. In bocca bassa acidità, buon corpo, morbido e abbastanza tannico.

 

 

 

Hermitage – Marc Sorrel – 2007:

tendente al granato. All’esame olfattivo percepiscono, con più vigore, le spezie dolci e  il tabacco, poi un rincorrersi di sottobosco, la confettura e dei profumi minerali, tipici del terreno. In bocca sapido, perfettamente corrispondente al naso. Lunga la persistenza.

 

 

Côte-Rôtie – Champin le Seigneur – Jean-Michel Gérin – 2006:

rubino con nota granata, ricco di struttura. La nota animale (stalla, cuoio) emerge per prima, poi corredata dalle spezie e dalla mineralità. In bocca ritroviamo le stesse sensazioni olfattive. Sapido, morbido, lungo, molto piacevole, con tannino aggraziato.

 

 

Côte-Rôtie – Côte Rozier – Patrick et Christophe Bonnefond – 2005 :

granato pieno, colore molto profondo. Al naso note boisée, torrefazione e spezie dolci in primis, dopo qualche minuto giungono a supporto eleganti profumi mentolati. In bocca il tannino ha una nota quasi polverosa. In questo vino, naso e bocca, suggeriscono sensazioni diverse. Grande potenzialità di invecchiamento.

 

 

 

Cornas – Auguste Clape – 2004:

granato profondo. Profumi di olive, salamoia, note speziate, tabacco, cacao amaro, noce e nocciola. Un vino complesso, emozionante, elegante. Al palato è pieno, morbido, lungo. Piena corrispondenza aromatica con i profumi percepiti al naso.