24 aprile 2015

Vallée de la Marne: Monsieur Le Champagne a Bergamo

La terza serata sullo Champagne, organizzata dalla delegazione di Bergamo presso il ristorante “Mille Storie e Sapori”, è stata dedicata alla Vallée de la Marne. Mattatore della serata, ancora una volta, è stato Guido Invernizzi che ha spiegato le peculiarità della terra d’elezione del Pinot Meunier

Geologicamente parlando la Vallée de la Marne è la parte più giovane della Champagne, a causa di due grandi eventi che ne hanno segnato le caratteristiche: la spinta verso l’alto delle Alpi a est e l’affondamento del bacino di Parigi a ovest. Questi sconvolgimenti hanno spinto lo strato di gesso sempre più in profondità, favorendo l’innalzamento di argilla, sabbia e altri tipi di terreno che, rispetto alle altre zone della Champagne, sono più vicini alla superficie, condizionando le scelte colturali e le caratteristiche dei vini. È proprio la natura del suolo, dunque, uno dei motivi per cui oltre i 2/3 delle viti piantate nella zona sono di Pinot Meunier, una varietà considerata meno “nobile” rispetto al Pinot Noir e allo Chardonnay. Se infatti il Pinot Noir dona alle cuvée struttura e lo Chardonnay ne ingentilisce la stoffa, regalando stile ed eleganza, il Pinot Meunier è utilizzato per dare morbidezza al vino.

Champagne Vallée de la Marne Ais Bergamo

 

I vini degustati

Champagne N. Potié Blanc De Noir Millesimé Premier Cru – Millésime 2010 – 100% Pinot Noir

Colore buccia di cipolla. Al naso note di mandarino, mela cotogna, arancia sanguinella e lieve accenno di cannella. In bocca è sapido e di corpo, con perfetta corrispondenza gusto-olfattiva. Curiosità: ogni capsula è diversa dalle altre e riporta, nella parte interna, una poesia o la celebrazione di un’ importante ricorrenza francese.
L’azienda: piccola realtà di récoltant-manipulant di Condé sur Marne. Producono circa 80 mila bottiglie annue. Lo Champagne 100% Pinor Noir è prodotto in appena 3000 bottiglie. Alla serata presente anche il distributore, Domenico Giudici di GG Champgne, che ha presentato il vino.

Jacquesson Cuvée 737 – 27% Pinot Noir, 43% Chardonnay, 30% Pinot Meunier; dosage  3,5 g/l – 37 mesi sui lieviti

Oro antico. Profumi di panna e burro che si intervallano a richiami di frutta secca e albicocca. In bocca è molto elegante, con bella sapidità e freschezza, e una interessante nota tostata sul finale.
L’azienda: fondata nel 1798 da Memmie Jacquesson, venne riconosciuta nel 1810 da Napoleone con la medaglia d’oro per “la Beauté et la Richesse de ses Caves” a Reims, il più alto riconoscimento dell’epoca per un’impresa commerciale. Adolphe Jacquesson, seconda generazione nell’azienda di famiglia, migliorò non solo i metodi di allevamento della vite, ma inventò nel 1844 la capsula per lo Champagne, depositandone il brevetto. Oggi la maison Jacquesson è guidata dai fratelli Chiquet, famiglia  appartenente ad un ramo di quella di Dizy, anch’essa produttrice di Champagne.

Philiponnat Royale Réserve Brut – 65% Pinot Noir, 30% Cahrdonnay, 5% Pinot Meunier

Colore dorato. All’analisi olfattiva emerge subito una nota di mandarino candito, che dopo poco lascia spazio alla vaniglia e al burro. In bocca aromi di miele di castagno e boisé. Sapidità molto spinta. Curiosità: il 30% dei vins de réserve sono gestiti in solera e affinati in legno.
L’azienda: sono cinque le generazioni che dal 1910 si sono succedute nella zona produttiva storica in Mareuil-sur-Aÿ. Ai quei primi terreni è stata aggiunto nel 1935 il vigneto Clos des Goisses, sul versante sud della collina di Gruguet sulla Marna.

Billecart-Salmon Brut Réserve – Chardonnay 30%, Pinot nero 30% e Pinot meunier 40%

Paglierino carico, tendente al dorato. Naso armonico e complesso (anice, pesca, agrumi). In bocca è un esplosione di agrumi (pompelmo rosa) con gradevole nota amaricante sul finale. Buona sapidità. L’azienda: nasce nel 1818 a Mareuil-sur-A a seguito del matrimonio di Nicolas François Billecart e Elisabeth Salmon.

Dom Pérignon  Vintage 2004  – 55% Chardonnay, 45% Pinot Noir

Paglierino intenso. Note di mandorle, fava di cacao e torrefazione al naso. In bocca ritorna la nota tostata, sostenuta da una gradevole presenza speziata. In bocca buona freschezza e persistenza.
L’azienda: l’origine risale al 1743 quando Claude Moët cominciò a trasportare vini dalla regione della Champagne-Ardenne a Parigi, espandendosi in breve tempo. Il nipote di Claude, Jean-Remy Moët, portò la società ad un altissimo livello, servendo clientela d’élite come Thomas Jefferson e Napoleone Bonaparte. Il nome Chandon fu aggiunto quando Jean-Remy passò metà della società al genero Pierre-Gabriel Chandon nel 1832, e metà a suo figlio Victor Moët. Curiosità: Moët & Chandon è il fornitore ufficiale della Regina Elisabetta II.

14 novembre 2011

Jacquesson, la filosofia di un produttore che cerca l’unicità di ogni annata

Jacquesson, la filosofia di un produttore che cerca l’unicità di ogni annata

Un produttore atipico…

L’identità di un produttore è una questione sostanziale in Champagne. Per questo è sempre interessante cercare di capire la filosofia di un produttore noto come Jacquesson, che tenta di rappresentare, in bottiglia, le peculiarità di ogni annata e la tipicità del suo territorio. Che sia un produttore atipico, non c’è alcun dubbio. Innanzitutto perché è un négociant manipulant (NM), che vinifica partendo solo da uve proprie e in parte conferite, senza accettare i mosti o i vini base, prodotti da terzi. A questo si aggiunga che la filosofia Jacquesson lascia un’impronta fondamentale nella cura dei 36 ettari vitati, siano essi di proprietà (26 ettari) o in affitto (10 ettari). Ma è senza dubbio il nuovo progetto dei fratelli Chiquet, proprietari della maison, a fare di Jacquesson un marchio sui generis.

La maison è oggi l’azienda più antica, ancora attiva, di proprietà privata. Fondata nel 1798 da Memmie Jacquesson, venne riconosciuta nel 1810 da Napoleone con la medaglia d’oro per “la Beauté et la Richesse de ses Caves” a Reims, il più alto riconoscimento dell’epoca per un’impresa commerciale.

Adolphe Jacquesson, seconda generazione nell’azienda di famiglia, migliorò, non solo, i metodi di allevamento della vite, ma inventò nel 1844 la capsula per lo Champagne, depositandone il brevetto.

Oggi la maison Jacquesson è guidata dai fratelli Chiquet, famiglia appartente ad un ramo di quella di Dizy, anch’essa produttrice di Champagne. Laurent si occupa della cantina, mentre Jean-Hervé della vigna, portando avanti l’ambizioso progetto comune di “produrre il miglior vino possibile che rappresenti appieno ogni annata”.

E’ noto, infatti, che le particolari condizioni climatiche della Champagne, non permettano ogni anno di fare dei millesimati. La maggior parte delle aziende, dunque, conserva dei vins de réserve di annate precedenti, di elevata qualità, per dare continuità nel tempo allo stile della maison. Con il dosaggio, infine, ogni produttore riesce a correggere l’elevata acidità di alcune annate non particolarmente fortunate, facendo Champagne molto simili ogni anno.

La filosofia Jacquesson si è discostata da questa consuetudine comune, realizzando Champagne con la più alta percentuale possibile di vino proveniente da ogni singola annata, completando la cuvée con basse percentuali di vins de réserve di millesimi precedenti. Il progetto ha preso l’avvio nel 2002, con la Cuvée 728, e sta proseguendo tuttora con la numero 735, l’ultima Cuvée immessa sul mercato. In annate eccezionali la maison esce con vini di singola vigna e con dei dégorgement tardif.

I terreni della maison, tutti Premiers Crus e Grands Crus, sono situati nella Vallée de la Marne, sul versante collinare, e nella Côte des blancs, su plateau con strato profondo di gesso. Durante la vendemmia l’uva ammostata è pigiata ad Avize e a Dizy, comuni che con Ay rappresentano il territorio nel quale sono coltivate la maggior parte delle vigne.

La produzione annua si attesta a 350 mila bottiglie, una goccia rispetto ai 350 milioni di bottiglie prodotte in tutta la Champagne. La maison usa solo il mosto estratto da pressatura soffice (detta cuvée, da non confondere con il sinonimo di “assemblaggio”), mentre conferisce le seconde pigiature (taille), ad altri produttori.

Il mosto è travasato in vasche dove, per effetto di caduta avviene la decantazione delle sostanze solide. La prima fermentazione è effettuata in grandi botti di rovere da 40-45 ettolitri, dove il vino fa anche la malolattica, proseguendo il proprio affinamento sui lieviti con batonage periodico. Grazie alla microssigenazione nel legno, i vini si stabilizzano naturalmente senza la necessità di filtrazioni. Il tiraggio viene effettuato nella primavera successiva alla vendemmia, poi ogni cuvée segue annualmente un percorso proprio.

Un progetto coraggioso, quello della famiglia Chiquet, che ricerca l’unicità di ogni annata anche grazie alle basse rese per ettaro, curando dalla vigna alla cantina, ogni fase di produzione in maniera accurata. Una scoperta che ogni anno si rinnova in prodotti sfaccettati che seguono lo stile dettato dal territorio e da ciascuna annata.

…continua con la degustazione di alcune cuvée Jacquesson