13 novembre 2013

A spasso per la Liguria, vini e abbinamenti tipici

liguria2

Il mare d’inverno? Perchè no!

Il mare d’inverno è un concetto che la mente non considera”, cantava la Bertè negli anni Ottanta. Sarà, ma l’idea di stare su una spiaggia, avvolta da una coperta che ripara dal vento, non mi dispiace affatto, soprattutto se penso di essere, su quella spiaggia, finalmente sola. Nessuna calca, nessun corpo flaccido e madido da cui scappare, nessuna bolgia dantesca. Solo io, il mio plaid ed un buon libro. Ovviamente nelle mie fantasie, oltre a tutto questo, immagino di avere come degno compagno (no, nessun Richard Gere, mi basta il mio…) una buona bottiglia di vino da sorseggiare in santa pace… cosa volere di più? Così, fantasticando tra un ricordo ed un altro, ho pensato alla Liguria ed ai suoi vini.

La viticoltura ligure si è meritata, negli anni, l’appellativo di eroica a causa degli impervi terrazzamenti che, proprio a strapiombo sul mare, hanno obbligato l’uomo a coltivare la vite in situazioni estreme. Un fazzoletto di 5000 ettari vitati in un territorio per il 65% montuoso, collinare per il restante 35%, con una produzione annua di 170 ettolitri di vino, a stragrande maggioranza bianco. E’ come se i liguri avessero strappato a forza, nei secoli, lo spazio per coltivare la vite, come se l’avessero conquistato dopo lotte interminabili con la natura. Tenaci i liguri, non c’è che dire. La sfida è stata vinta ed oggi, dopo un periodo di abbandono delle viticoltura, per fortuna se ne sono rimpadroniti. La differenza che balza subito agli occhi, nella lunga striscia ligure tra Ponente e Levante, è che nella prima parte troviamo vitigni prodotti in purezza, diretta influenza piemontese, mentre nella seconda uvaggi che derivano dalla vicina Toscana. Una Doc, Golfo del Tigullio, denominazione della provincia di Genova, fa un po’ da spartiacque tra le due tendenze, con vini prodotti ancora in purezza, come la Bianchetta Genovese o il Vermentino, ed assemblaggi di vitigni, come nella denominazione “Bianco”.

Ed allora vediamo assieme qualche vino ligure.

C’è il Rossese di Dolceacqua Doc prodotto dall’antichissimo vitigno autoctono Rossese, pare, conosciuto sin dai Greci. Il colore è rubino, con l’affinamento può virare sul granato, mentre i profumi sono tendenzialmente floreali e fruttati. Nella zona si mangia con una tipica preparazione, la Capra coi fagioli. Bisogna spendere due parole su questi prelibati cannellini bianchi di Badalucco, Conio e Pigna. La produzione è scarsissima tanto che Slow Food, per scongiurarne la scomparsa e il rischio di contraffazione, ha fondato un suo presidio. Guardate qui.

Ormeasco di Pornassio Doc, altro non è che un dolcetto, antico parente di quello piemontese che viene prodotto nella provincia di Imperia. Il colore è rosso rubino con aromi floreali e fruttati, in bocca lievemente tannico con una certa freschezza. L’abbinamento tipico è con il Coniglio, mentre la versione Superiore si sposa bene con il Cinghiale. C’è anche una versione rosata, lo Sciac-trà (da non confondersi con lo Sciacchetrà… tipica domanda ai test da sommelier di primo livello…) che non ho mai assaggiato. Anzi, se qualcuno lo conosce e vuole dirmi come lo trova, son qui!

Riviera di Ponente Pigato Doc, è un bianco autoctono che apprezzo molto, diffuso principalmente nelle provincie di Imperia e Savona. Il colore è un bel paglierino, i profumi sono floreali e fruttati, con note vegetali che ricordano la salvia e buona persistenza aromatica, tutte caratteristiche che lo fanno degno compagno per una delle preparazioni più classiche della Liguria, le Trenette o le Trofie al pesto.

Riviera di Ponente Vermentino Doc i profumi meno intensi rispetto al Pigato, con buona freschezza e sapidità, accompagna tutte le preparazioni a base di pesce e molluschi, per esempio io ci vedrei bene i Calamaretti in umido alla genovese.

Golfo del Tigullio Bianchetta Genovese Doc questo vino bianco con buona freschezza si abbina tipicamente con la famosa Focaccia di Recco.

Cinque Terre Doc nasce dall’assemblaggio di Bosco, Albarola e/o Vermentino. Il colore è un giallo paglierino scarico con riflessi verdolini, i profumi sono delicati con giusta freschezza e sapidità che ben si sposano con la Farinata di ceci.

Cinque Terre Sciacchetrà Doc. E’ forse il vino più noto di tutta la regione, un passito da sempre fiore all’occhiello della viticoltura ligure. Le uve sono le stesse del bianco secco e l’appassimento è effettuato su graticci, per tre mesi. Il colore è dorato, tendente all’ambrato, con profumi intensi e persistenti di ananas, albicocca e frutta secca, come la mandorla. Se il suo affinamento è lungo si possono avvertire sentori ancora più evoluti, come il miele di castagno o le prugne secche (avete presente le Sunsuit?). Al palato ha una buona struttura e sapidità che l’accompagna perfettamente col Pandolce genovese.

Colli di Luni Rosso Doc, è una denominazione interregionale che la Liguria condivide con la Toscana. L’influenza la si nota tutta, infatti questo vino è fatto con Sangiovese, Canaiolo e/o Ciliegiolo (vitigni delle più importanti Docg toscane). Classicamente si abbina al Galletto in casseruola coi carciofi.

21 novembre 2011

Valtellina, mon amour. Vini e abbinamenti tipici

Uva per Sforzato

se vien voglia di Valtellina…

Questa mattina mi sono svegliata con una fame matta, convulsa, disordinata. Sapete di quelle che ti prendono alle 7.00 del mattino e che, inspiegabilmente, ti chiedono piatti improbabili per il momento della colazione? E già perché mi son svegliata con un’improvvisa voglia di pizzoccheri! :) Ah, la Valtellina, che voglia di andarci! Così, visto che i miei impegni lavorativi non me lo permettono mi sono lasciata prendere dalla voglia di fantasticare sugli abbinamenti enogastronomici tipici.

Qualche dato sull’enologia, per i più curiosi. Gli ettari vitati in Valtellina sono 800 con una produzione media di vino che si attesta sui 30.000 ettolitri all’anno. La coltivazione si estende per 40 chilometri da Ardenno a Tirano, con Sondrio al centro, in una zona particolarmente vocata per l’esposizione solare. Il vitigno principe di questa zona è il Nebbiolo, detto qui Chiavennasca (che non ha nulla a che fare con il salume tipico), coltivato in terrazzamenti sui quali arriva la mano dell’uomo senza l’aiuto, se non in casi rarissimi, di macchine e trattori. Ecco perché si dice che qui la viticoltura è eroica e non è solo un modo di dire. Altri vitigni minori, come Rossola, Pignola e Prugnola, completano l’ampelografia valtellinese.

I vini. Il grande vino della zona è lo Sfurzat o Sforzato di Valtellina Docg. Pensate che è stato il primo passito rosso secco italiano ad aver ottenuto, nel 2003, la Docg. Dopo la vendemmia le migliori uve Nebbiolo vengono poste ad appassire per circa tre mesi su graticci in locali detti “fruttai”, ben areati ed asciutti per evitare la formazione di muffe. Con l’appassimento l’uva ha perso il 40% del suo peso e ha concentrato profumi ed aromi. Dopo la vinificazione, il vino viene lasciato ad affinare per 20 mesi in legno e bottiglia. Il colore è granato, con profumi complessi ed evoluti. L’abbinamento: è un ottimo vino da meditazione, pur abbinandosi perfettamente ai formaggi d’alpe e alle carni. Lo abbinerei volentieri con una Lepre in salmì o con dei Bocconcini di Capriolo.

La produzione del Valtellina Superiore Docg si estende tra Berbenno e Tirano con una produzione massima di 8 tonnellate per ettaro. Ha un periodo minimo di affinamento di 24 mesi, di cui almeno 12 in botti di rovere. Questo vino ha cinque sottozone: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno, e Valgella.

Il primo, Maroggia, ha un colore rubino con riflessi granati, sapore asciutto e giustamente tannico. Si abbina con carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati. Io me lo immagino con del Bitto tagliato a fette, immerso in una calda polenta taragna, preparata con grano saraceno. Ne sento già il profumino

Il Sassella si coltiva nella zona ovest di Sondrio, forse la più famosa della Valtellina il cui nome deriva da un’omonima chiesetta. Ci vedrei bene un abbinamento con i tipici Sciàtt valtessinesi, delle frittelline di grano saraceno con un goloso cuore di formaggio Casera.

Il Grumello viene prodotto nella parte est di Sondrio e prende il nome dall’omonimo castello. Ha un profumo intenso e fine, con sapore vellutato e austero. Anche qui si consiglia l’abbinamento con carni importanti e formaggi stagionati. Uno Stinco non mi dispiacerebbe!:)

L’Inferno è considerato il più austero di tutte le sottozone, con sapore asciutto e leggermente tannico. Trova giusto accostamento con i tipici piatti valtellinesi, la polenta ed il tipico Agnello alla valtellinese.

E per finire il Valgella coltivato nei comuni di Chiuro e Teglio, a nord-est di Sondrio. Al naso è delicato e tipico, mentre in bocca ha un sapore morbido e fresco. Di tutti è quello che, per le fresche note floreali, può essere apprezzato anche giovane con i Pizzoccheri conditi con verze, patate ed abbondante burro fuso, la bresaola ed il violino di capra. In alternativa consiglio anche gli Gnocchetti di Chiavenna conditi con burro, salvia e rosmarino

Il Rosso di Valtellina Doc è un vino che viene coltivato nelle stesse zone del Valtellina Superiore Docg, con resa massima di 10 tonnellate per ettaro. Il vino ha 7 mesi di affinamento ed un titolo alcolometrico minimo di 11%. E’ il classico vino a tutto pasto, con gusto asciutto e leggermente tannico. Lo proverei con del Scimudin, una formaggella a pasta molle da latte vaccino.