9 agosto 2012

Come nasce una leggenda?

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Come la calunnia di rossiniana memoria, le leggende passano di bocca in bocca,arricchendosi di particolari…

Miti, leggende e storie fantastiche si perdono nella notte dei tempi. L’uomo da sempre è alla ricerca del soprannaturale e del misterioso mondo del divino per giustificare la propria esistenza terrena e per indirizzare i propri comportamenti. Così, da secoli, le fiabe, i racconti del mondo antico avvincono, rapiscono ed educano un’umanità sempre più alla ricerca di certezze. Sembra quasi un paradosso che proprio oggi in un mondo ipertecnologico, dove un satellite è in grado di mappare la terra e dove le nanotecnologie sono considerate la nuova frontiera della ricerca scientifica, si senta il bisogno delle leggende. Eppure è così, come pure il fiorire delle leggende metropolitane, ultima evoluzione delle storie, delle fiabe alla fratelli Grimm dove le streghe finiscono bruciate nel forno.

La loro valenza educativa è quindi duplice, insegnando da una parte il giusto comportamento da tenere secondo la società e conferendo, dall’altra, maggiori certezze all’uomo sia nella sua vita terrena che ultraterrena. E’ interessante a questo punto cercare di capire come nascano le leggende, come da una voce, da un sibilo appena soffuso, si propaghino come una tempesta. Come la calunnia di rossiniana memoria, le leggende passano di bocca in bocca, si arricchiscono di particolari, ma perché vengano credute e narrate devono puntare all’emotività, devono stupire e terrorizzare. Non solo. Dove la scienza e la storia si fermano arriva la leggenda che chiarisce, spiega l’inspiegabile, solleva l’uomo dalle angosce dell’esistenza.

Ma quando e come nascono? Passando dai miti alle leggende, queste ultime hanno trovato terreno fertile nel Medioevo. Il Santo Graal, i Templari, re Artù, le gesta di Orlando. Fatti storici si intersecano ai mitiche, come abbiamo detto, vanno al di là dell’umano spiegare, travalicano la razionalità. Di carattere diverso, le leggende contemporanee che nascono legate al quotidiano, alla metropoli in cui viviamo, ma si arricchiscono, anche qui, di folklore popolare e di mistero. Chi non ha sentito la leggenda metropolitana de “La baby-sitter cannibale”? Ebbene non è un caso che anche questa sia un retaggio della “caccia alle streghe” e che sia un monito per i genitori a non lasciare i propri figli con estranei.

Anche oggi, le leggende insegnano.

21 giugno 2012

Le streghe di Triora

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Il processo del 1587…

Sono le maligne figlie del demonio, usano incantesimi e pozioni magiche. Sono le streghe. Quanta letteratura su di loro, qualche leggende, miti e fiabe. Eppure erano donne, povere creature nate e cresciute in un mondo che le voleva arse al rogo. L’accusa di stregoneria arrivava a donne e uomini considerati “diversi”, che avevano un livello culturale talvolta alto, che sapevano preparare infusi con erbe officinali, che conoscevano i preziosi segreti dei metalli, dell’alchimia.

Chi voglia saperne di più, chi abbia il desiderio di scoprire il sottile confine tra leggenda e storia non potrà farsi sfuggire una visita a Triora, il paese delle streghe. La zona infatti è ricchissima di tradizione popolare e tuttora sono numerosi i luoghi in cui, si dice, si ritrovassero le maligne. E come sempre, anche in questo caso, la leggenda è legata ad un fatto storico realmente accaduto. Qui infatti si celebrò un processo che rimase tristemente noto. Anno Domini 1587. Triora vessava in una tragica carestia che aveva affamato la popolazione. Iniziò a girare il sospetto che il paese fosse stato colpito da un rito malefico. Furono arrestate duecento donne sospettate di essere streghe. Furono interrogate, torturate. I supplizi furono tali che, secondo la cronaca di allora, una giovane donna si lanciò da una finestra e molte altre perirono durante gli interrogatori. La crudeltà degli Inquisitori fu tale che la popolazione insorse chiedendone l’allontanamento. Il processo durò un anno. Furono condannate al rogo cinque donne e tradotte a Genova dove vennero eseguite le sentenze. Oggi per ricordare quegli omicidi è sorto il Museo Etnografico e della Stregoneria dove sono conservati i documenti del processo e dov’è possibile vedere gli strumenti di tortura utilizzati.

CURIOSITA’

Nel fortino di San Dalmazio è possibile visitare le celle in cui erano tenute le streghe.

INFORMAZIONI UTILI

Museo Etnografico e della Stregoneria – Corso Italia 1 – Tel. 0184 – 94477 – Fax 0184 – 94164 Autostrada Genova-Ventimiglia, uscita Arma di Taggia, proseguire per la statale 548 fino a Molino di Triora. Da qui si sale a Triora dopo circa 5 Km.

20 giugno 2012

Woodstock, la CIA e Jimi Hendrix

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Un’esibizione rivoluzionaria

Red Ronnie è uno degli esperti di musica più noti del panorama italiano, collezionista e cultore di quei “Favolosi anni Sessanta” che hanno fatto grande la storia del rock. Mi è capitato di parlarci, anni fa, e tra le tanti aneddoti che mi ha raccontato, uno mi è rimasto particolarmente impresso:  ”Durante Woodstock la CIA volle eliminare la generazione hippies. Ho parlato con chi  c’era, con chi ha vissuto quei tre giorni, e mi è stato confermato che la CIA mise in giro della droga tagliata male per eliminarli. Fu il tentativo di distruggere una generazione intera, considerata pericolosa, ormai fuori controllo. Non solo, sembra che fu la stessa CIA ad organizzare Woodstock, per concentrare tutti gli hippies in un luogo solo. La prova è che ancora oggi non si sa chi finanziò quei tre giorni di concerto”.

Ammetto di aver trovato  quella teoria assolutamente inverosimile, tanto da aver trattenuto a stento un sorriso malizioso. Facendo una ricerca in rete, tuttavia, i siti complottisti che spiegano analiticamente come sono andati i fatti, sono numerosi. Secondo alcuni Woodstock è riconducibile ad un esperimento estremo tentato dalla CIA nell’ambito dell’operazione Chaos, elaborata nel 1963 dal generale americano William Westmoreland sotto la nuova amministrazione Johnson che avrebbe avuto l’obiettivo di contrastare il comunismo a livello globale, e di eliminare al livello locale, le contestazioni alla guerra del Vietnam. Per approfondire vai qui.

Non saprei dire se si tratta di una leggenda metropolitana, una bufala o se abbia una certa verità storica. Che ognuno mantenga il proprio parere, a riguardo. A me basta la rivoluzionaria esibizione di Jimi Hendrix per capire l’importanza di quel concerto.

L’inno americano suonato senza testo, storpiato volutamente da quei sibili acuti che richiamano gli aerei e le bombe cadute sul Vietnam, fu un dissacrante attacco al potere americano e un richiamo pacifista contro la guerra.

19 giugno 2012

La ghigliottina del Santuario di Caravaggio

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Che la ghigliottina sia nata in provincia di Bergamo?

Ma cosa ci fa a Caravaggio una ghigliottina che anticipa, di tre secoli, quella ideata da Joseph-Ignace Guillotin? Ebbene pare che si tratti di una lontana antenata di quella che avrebbe fatto cadere tante teste durante la Rivoluzione Francese. Sì, va bene, ma cosa ci fa nel Santuario di Caravaggio? Ci troviamo in provincia di Bergamo, nel paese che diede i natali a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio appunto. Qui una fanciulla, Giannetta, invocando la Madonna perché la salvasse da un marito violento, ebbe un’apparizione mariana. Maria comparve di fronte ai suoi occhi e miracolosamente si aprì una sacra fonte taumaturgica. Filippo Maria Visconti, ascoltata la storia della giovinetta, ne fu talmente colpito da voler fare erigere un Santuario a memore ricordo della misteriosa apparizione. Il culto della Madonna di Caravaggio è quindi ricco di mistero e legato a fatti miracolosi. Uno di questo è proprio quello di un brigante ed una ghigliottina.

Narra la leggenda che nel 1529 un ladro venisse catturato, processato e condannato a morte. L’uomo si ravvide per i peccati commessi, pregò la Madonna e le chiese la grazia. L’esecuzione fu fissata per il 26 maggio, anniversario
dell’apparizione. Il condannato fu portato al patibolo, ma…la ghigliottina si inceppò. Si gridò al miracolo e gli fu resa salva la vita. Oggi è possibile vedere quella ghigliottina nei sotterranei del Santuario.

CURIOSITA’

Non è certo che Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, abbia trovato i suoi natali proprio nel paese bergamasco. Manca un documento ufficiale sul luogo di nascita del pittore. I dati certi ci dicono che il padre si trovava a Caravaggio nell’anno in cui nacque il figlio. Altre teorie lo vorrebbero nato a Milano come i fratelli Fermo e Lucia.

INFORMAZIONI UTILI

Santuario Santa Maria del Fonte Viale Papa Giovanni XXIII – 24043 Caravaggio (Bergamo) Tel. +39 0363 3571 Fax +39 0363 357203

12 giugno 2012

Il fantasma del castello di Trezzo sull’Adda

Associazione culturale CROP - www.croponline.org torre del castello

Bernabò Visconti, sanguinario Signore di Milano

Associazione culturale CROP – www.croponline.org trezzofantasma

Sullo sfondo, appena dietro la centrale idroelettrica, si staglia la torre di quello che un tempo fu una roccaforte dei Visconti. Nelle segrete ancora visitabili del castello vi trovò la morte il crudele Bernabò Visconti, avvelenato dal nipote Gian Galeazzo: Anno Domini 1385. Una zuppa di fagioli, servita nella cella del castello, gli fu fatale. La crudeltà di Bernabò era ben risaputa nella zona. Non ultimo l’omicidio di una delle sue figlie Bernarda Visconti, murata viva a Porta Nuova, colpevole di aver tradito un marito impostole dal padre, Giovanni Suardo, con un giovane cortigiano, Antoniolo Zotto. Questa, appena accennata, la vita di Bernabò Visconti che passò alla storia come un Signore crudele e sanguinario. E proprio questa sua triste fama, che l’accompagna ancora oggi, fa immaginare che il fantasma apparso nel 2004 al castello di Trezzo possa essere il suo. La “presenza” fu fotografata dal Crop Circle di Milano, un gruppo di esperti ed appassionati ricercatori di fenomeni “paranormali”, durante una visita al maniero. L’8 settembre 2004 furono scattate diverse fotografie, una delle quali in fase di sviluppo, rivelò qualcosa di  incomprensibile. La pellicola aveva impressa un’immagine antropomorfa. Una sagoma, forse di un uomo d’armi, forse di un nobile. Il gruppo sottopose l’immagine all’analisi del Centro di Investigazione Occulta che sembrò testimoniare la non manipolazione della foto e che trovò delle analogie fisiognomiche con la statua di Bernabò conservata nei Musei del Castello Sforzesco di Milano. Che ognuno tragga le proprie conclusioni. Certo è che scendere nei sotterranei del castello, e chi scrive può testimoniarlo, è un’esperienza ricca di arcano e inquietante fascino.

LE LEGGENDE SULLA FIGURA DI BERNABO’

Secondo le narrazioni, che nei secoli hanno descritto la figura di Bernabò, il sanguinario Signore di Milano sembra fosse solito gettare i corpi agonizzanti dei nemici e delle giovani fanciulle, con cui giaceva per una sola notte, nei pozzi delle segrete del castello. Ancora oggi sono visibili delle chiazze rosse sulle pareti, sangue rattrappito delle sue vittime. In realtà si tratterebbe di muschi rossastri che ben si sposano con le leggende del castello. Altra storia tristemente nota è quella della “stanza della goccia”. Le prigioni infatti sono allo stesso livello dell’Adda, quindi è facile immaginare l’alto tasso di umidità dei sotterranei. Ebbene secondo la leggenda i prigionieri che non volevano collaborare subivano questa atroce tortura: venivano legati sotto la goccia che lentamente, giorno dopo giorno, scavava loro un buco nel cranio. Viste le condizioni di vita, però, è più facile pensare che i malcapitati morissero molto prima.

INFORMAZIONI UTILI

Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda, Autostrada A4 Milano-Venezia – uscita Trezzo. Per la visita al castello: Proloco TrezzoVia C. Biffi, 4 – 20056 Trezzo sull’Adda – MI Tel/Fax 029092569 – La proloco è aperta da martedì a sabato – dalle ore 9 alle ore 12 info@prolocotrezzo.com. Vengono organizzate anche visite notturne.

23 settembre 2011

Consonno, storia del paese che non c’è

Il minareto. Immagine tratta da www.consonno.it

Il Paese dei Balocchi che si trasformò in paese fantasma…

Il minareto. Immagine tratta da www.consonno.it

 

 

“Talvolta la realtà supera di gran lunga la fantasia, è proprio il caso di dirlo. Questa è la storia di un paese fantasma, non di quelli da racconti del brivido, anche se il folklore popolare potrebbe tesserne facilmente la trama trasformandola in leggenda o fiaba macabra. Questa è la storia di un posto insolito, curioso, forse un po’ inquietante, ma del tutto vero. Questa è la storia di Consonno, frazione di Olginate in provincia di Lecco, che fu “Paese dei balocchi” e che, in un battito di ciglia, si trasformò in paese fantasma”.

Tratto da InEuropa del 10 agosto 2009

 

Per gentile concessione. Immagine tratta da www.consonno.it

Con questo incipit, un paio d’anni fa, iniziavo un articolo su Consonno, frazione di Olginate in provincia di Lecco, che  negli anni Sessanta fu oggetto di sconsiderate speculazioni edilizie che ne trasformarono irrimediabilmente il volto. Oggi quel che resta è  lasciato in balìa del tempo, dei vandali e del degrado, con progetti di riqualificazione che non sembrano dover mai partire.     

Consonno era, e non è più.

Consonno era  un delizioso borgo medievale, buttato giù dalla stupidità umana a suon di denaro, gru, escavatori e bulldozer. Al suo posto nacque un luogo di divertimenti che qualcuno chiamò il ”Paese dei Balocchi”, fatto di casinò, ristoranti, hotel, nani e ballerine (si direbbe oggi).

La nuova struttura, secondo il Conte Bagno, artefice di questo “illuminato” progetto, avrebbe dato centinaia di posti di lavoro e un impulso economico dirompente a tutta la zona.

Lo chiamavano il Paese dei Balocchi, Consonno

Mai nome fu più adatto a descrivere il vacuo progetto di ricchezza del Conte Bagno, mai immagine fiabesca fu più profetica nel descrivere quello che sarebbe successo.

A nulla erano servite le proteste della popolazione, nè le accuse di  danno paesaggistico-ambientale, nè le prove di rischio idrogeologico per fermare la nascita del Paese dei Balocchi. Il borgo fu buttato giù. 

Il minareto. Immagine tratta da www.consonno.it

Così come nella fiaba di Collodi i fanciulli si svegliarono asini dopo cinque mesi di follie, anche Consonno si svegliò trasformata dopo che una frana la isolò per sempre. Non più  feste, balli e bel mondo. L’età dell’oro, del paese della Cuccagna, era ormai tristemente finita e la natura si era ripresa quello che l’uomo le aveva tolto.  

Consonno era là allora, come lo è adesso. Il borgo, quello piccolo, bello e poetico, non c’è più. Al suo posto possiamo vedere gli scheletri di quell’onniponte senso di grandezza che, da sempre, alimenta la presunzione dell’uomo.

Quella presunzione che la natura non gli perdona.      

 

Per approfondire leggi la mia inchiesta su Consonno. Vai anche qui, per vedere il degrado di Consonno oggi.

24 giugno 2011

A spasso per le Terre Verdiane, tra fantasmi, ville storiche e abbinamenti enogastronomici

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L’estate è arrivata e vi invito a fare un giretto fuori porta …

 

 

 

 

Luoghi verdiani

L’estate è arrivata e questa volta, oltre a consigliarvi un vino, vi invito a fare un giretto fuori porta che, in base alla vostra provenienza, potrebbe trasformarsi in una vera e propria vacanza. Amo la musica lirica e amo Verdi, così non posso che parlarvi delle “Terre Verdiane” tra Parma e Piacenza, luoghi deliziosi in cui il Cigno ebbe i natali e visse per lungo tempo. In particolare sono tre quelli che meritano, a mio avviso, una visita: Roncole dove si trova la casa natale di Verdi; Busseto la piccola cittadina dove studiò musica dai Gesuiti e Villa d’Arda dove si trova la sua bella residenza, Villa S.Agata, in cui visse con l’amata Strepponi.

Busseto, piazza Verdi

Fantasmi

Due anni fa, in questo periodo, mi capitò di intervistare uno studioso di fenomeni paranormali, Dario Spada (qui la biografia), che mi mostrò una foto a dir poco eccezionale scattata proprio a Villa S. Agata da una giornalista spagnola. La foto in questione mostra una “presenza paranormale” accanto al pianoforte del Maestro nella quale si vede chiaramente il volto e la mano di un uomo. Che ci crediate o no, leggete il mio approfondimento tratto da InEuropa a caccia di fantasmi (1) e a caccia di fantasmi (2). Guardate l’ingrandimento della mano e guarda sotto la foto grande.

Salsamenteria Storica Baratta

 
Dopo aver saziato la vostra curiosità e la vostra sete di sapere, vi consiglio di fare altrettanto col vostro stomaco facendo un salto a Busseto alla Salsamenteria Baratta, un luogo storico assolutamente fuori dal comune dove potrete mangiare meravigliosi salumi, formaggi e salsine tipiche accompagnati dalle musiche di Verdi. Cosa volere di più? 

Nella Salsamenteria troverete decine di quadri raffiguranti Verdi e la Strepponi, un pianoforte, tavoli, panche, ninnoli e oggetti appesi, un caos ordinato che rende tutto molto particolare e caratteristico… In fondo alla lunga e stretta sala si erge un luogo di delizie, la salumeria. Prosciutti e salami appesi, formaggi in bella mostra, salsine pronte da servire… una salumeria che da sette secoli rifocilla i viandanti di quelle terre, di questo in buona sostanza si tratta!

 

Lambrusco e abbinamenti

Nelle Terre Verdiane non potevo che parlarvi del vino che più di ogni altro le rappresenta, il Lambrusco. Le varietà coltivate sono numerose: Lambrusco Salamino, Maestri, Marani, Montericco, Ancelotta, Grasparossa, Viadanese, Sorbara… provate a ripeterle, ve ne mancherà sempre uno, come capita coi sette nani… I Lambruschi hanno la caratteristica di essere frizzanti, beverini, con titolo alcolometrico non troppo alto e questo li rende piacevoli compagni per un momento non troppo impegnativo… gradevole con brio!

Gli abbinamenti della tradizione li vogliono con gli antipasti di salumi tipici emiliani, le lasagne alla bolognese, le pappardelle al forno e lo zampone. Come si sarà capito sono tutti piatti nei quali si avrà una certa grassezza percepita, ossia quella sensazione di pastosità sul palato data dalla presenza di grassi solidi di origine animale. Pensate ad una profumatissima pancetta di Piacenza, allo zampone o alle lasagne alla Bolognese (quelle vere, per carità!) … come ha detto un simpatico professore per rendere l’idea, dopo aver mangiato quei piatti “occorre un sanitrit che pulisca tutta la bocca, che sgorghi la gola da tutta quella meravigliosa grassezza!”. :) Nulla di meglio che un buon lambrusco che con la sua briosa effervescenza e freschezza sgrassa il palato, preparandolo ad un altro boccone!

 

 

Ecco la foto…

Foto scattata dal fotogrago spagnolo Manuel Ibarolo durante il reportage a Villa d'Arda della giornalista Bianca Berlin

26 maggio 2011

Leggende metropolitane, bufale e fiabe moderne

Leggende metropolitane, bufale e fiabe moderne

Certo che non si può mai star tranquilli, tanto meno con l’informazione moderna.

 Certo che non si può mai star tranquilli, tanto meno con l’informazione moderna. Più libera, certo, alla portata di tutti, per fortuna, ma quante bufale troviamo sui giornali e in rete? Ecco perchè trovo curioso ed interessante questo libro di Paolo Toselli, “Storie di ordinaria falsità“, un vero affresco sull’antiformazione del mondo moderno, dalle balle sull’Iraq e quelle sulla Sars, passando per la guerra del Vietnam.

A tal proposito mi viene in mente di aver trattato, qualche annetto fa, proprio l’argomento delle leggende metropolitane, legandole ad un approfondimento sui misteri e i miti antichi. Le leggende metropolitane, infatti, altro non sono che l’evoluzione moderna delle fiabe del passato con una duplice valenza educativa: insegnare da un lato il giusto comportamento da tenere secondo la società e conferire, dall’altro, certezze sulla vita terrena e ultraterrena.

Vi siete mai chiesti come nascano le urban legends? Come la calunnia di rossiniana memoria, le leggende passano di bocca in bocca, si arricchiscono di particolari e si ingrossano a dismisura, ma perchè abbiano vero successo devono toccare le corde più intime dell’emotività umana. Per questo le odierne leggende ci stupiscono, terrorizzano e inquietano, perchè sono legate alla nostra vita, a ciò che potrebbe capitare a noi e ai nostri cari. 

Legate al quotidiano, alla metropoli in cui viviamo, si arricchiscono, di voce in voce, di folklore popolare e mistero. Chi non ha sentito la leggenda metropolitana della “baby-sitter cannibale”? Retaggio della cultura popolare che voleva le streghe immondi esseri che si cibavano di bambini, questa storia vede protagonista una baby-sitter che causa la morte del neonato di cui si sta occupando. Questa leggenda ha trovato fortuna anche in Italia, quando negli anni attorno alla seconda guerra mondiale si vociferava, in molte località, di una balia che aveva infilato uno spillone nella fossetta di un bambino a lei affidato, provocandone la morte. Le versioni alternative sono numerose: la baby-sitter infila il neonato nel microonde, talvolta lo passa sul gas per farlo dormire e talune altre lo picchia brutalmente fino a procurarne la morte. Spesso la leggenda è narrata da giovani madri come un fatto accaduto a una persona conosciuta non personalmente, ma parente o amica di altri. Il significato della leggenda: un monito a non lasciare il proprio neonato con estranei. Altre volte, soprattuto in Italia, la baby-sitter si trasforma in madre assassina, retaggio dei noti fatti di cronaca.

Un’altra divertente leggenda è quella delle “vipere lanciate dall’alto“. La Stampa del 6 settembre 1993 pubblica la lettera di una donna che dice di aver sentito che sulle colline di Torre Mondovì Sopranasono state lanciate delle vipere“. Il motivo? Da subito le versioni si complicano: “per preservarne l’estinzione“, dice qualcuno, ”per ripopolare la zona di rapaci” giura qualcun altro. Come ben documenta Paolo Toselli nel suo “La famosa invasione delle vipere volanti“, la notizia era già stata diffusa qualche anno prima dallo stesso quotidiano torinese. Addirittura iniziò a circolare la notizia che, ad effettuare i lanci con piccoli velivoli, fossero stati degli animalisti, forse eco-terroristi. Sembra che qualcuno trovò addirittura delle scatole o dei sacchetti dove, evidentemente secondo l’intuizione comune, erano stati messi i rettili per il lancio. Per completare l’opera qualche buontempone si inventò anche dei cartelli che misero in panico la popolazione. “ATTENZIONE RIPOPOLAZIONE. LANCIO RETTILI PER RAPACI”. L’estrema diffusione della leggenda è da spiegarsi per il fatto stravagante e curioso della vicenda che coinvolge e stupisce l’ascoltatore. Il significato è ricollegabile alle cosiddette “buone azioni finite male”, aumentato dalla simbologia della vipera, pericolosa e ripugnante.

Una delle più famose leggende metropolitane è quella dell’autostoppista fantasma. Un giovane carica un’autostoppista per un passaggio sino a casa. Il giorno dopo il ragazzo trova sul sedile posteriore la sua giacca e decide di riconsegnargliela. Giunto all’abitazione scopre che l’autostoppista è morta molti anni prima, investita da una macchina. Questa leggenda ha una miriade di versioni, molte delle quali vedeno come autostoppista un’avvenente e discinta ragazza. Il significato della leggenda è facilmente intuibile: l’innata paura della morte e il desiderio di una vita ultraterrena. Questa leggenda ha ben 13 versioni diverse rintracciabili in Piemonte.

Per finire vi lascio una notizia che, di tanto in tanto, torna di moda e rimbalza su tutti i giornali, quella dei gemelli bicolore. Anche ultimamente il caso ha fatto scalpore. Si tratta della nascita di gemelli di colore diversi da genitori bianchi. Questo è un classico caso nel quale la realtà si mischia alla leggenda, aumentando la cassa di risonanza di un fatto di cronaca. In Italia ricordiamo quello accaduto nel 2004 in Emilia Romagna a causa, pare, di un’errata inseminazione artificiale. E proprio l’aumento delle coppie che ricorrono all’inseminazione può spiegare la straordinaria fortuna di questa leggenda. Il significato può essere duplice: un sotteso razzismo che vede il “diverso” come un pericolo sessuale, nonchè il perenne senso di incertezza maschile sullo stato paternità. Non a caso la cintura di castità era utilizzata per evitare stupri e gravidanze. Come a dire, ancora una volta, che di sicura c’è solo la madre.