15 gennaio 2016

Benvenute Donne della Vite

Sono agronome, enologhe, giornaliste, comunicatrici, ricercatrici, analiste, ristoratrici, sommelier, ma anche creative. Il loro denominatore comune è la vite e tutto il mondo che gira intorno ad essa e al vino. Un mondo a cui le fondatrici propongono di guardare da un’angolazione nuova, e per così dire laterale, di condivisione e reciproco riconoscimento, di creatività e innovazione, di comunicazione e anche di capacità di fare.

donne vite

Sono determinate e vogliono fare sentire la loro voce, attraverso un punto di vista del tutto nuovo. Sono Le Donne della Vite, la nuova associazione del vino in rosa, che nasce con l’obiettivo di creare un punto di riferimento e un’occasione di aggregazione per le donne che operano nel mondo vitivinicolo. Un gruppo eterogeneo, composto da agronome, enologhe, giornaliste, comunicatrici, ricercatrici, analiste, ristoratrici, sommelier e creative, che fa di queste professionalità diverse il suo punto di forza e unione.

tortaGli obiettivi e il Manifesto della nuova associazione si fonda su concetti primari come l’Etica, l’Estetica e la Bellezza, ma anche sull’ironia e l’autoironia, qualità che non vengono valorizzate, come spiega Valeria Fasoli, presidente della neo associazione e agronomo viticolo: «All’inizio non avevo le idee chiare, ma la necessità e il desiderio di far emergere nella mia professionalità anche gli aspetti che rischiavano di restare sommersi e che rispecchiano valori per me fondamentali come etica, estetica e bellezza nei luoghi, nelle persone, nelle cose di tutti i giorni. Poi ho incontrato compagne di viaggio con esperienze, competenze, nonché punti di vista differenti e il mio sogno è diventato realtà e l’idea iniziale si è concretizzata grazie alla forza del gruppo. Ora il filo conduttore è il desiderio di creare lo spazio e la cultura per un sistema di valori nei quali crediamo sia possibile collocare agricoltura e vitivinicoltura in particolare. È questo il “nuovo luogo”, in cui principi e regole sono diversi, nel quale nel nostro manifesto invitiamo donne e uomini ad entrare».

Restano da capire i reali progetti di questo nuovo gruppo di donne coraggiose, che sembrano tuttavia avere le idee chiare sulla necessità di ripartire dalla natura, la Vite appunto, come luogo di rinascita e valorizzazione del Paesaggio italiano, dell’ecosostenibilità e della territorialità dei vini che, vivaddio, dovrebbero raccontare le peculiarità dell’Italia, che da nord a sud,  «evoca emozioni che si trasmettono inconsciamente fino alla qualità percepita del vino».

In bocca al lupo, dunque, e buon lavoro.

 

 

11 giugno 2015

Verticale del Cru Colle Calvario: ventisette anni e non sentirli

Mercoledì 20 maggio la delegazione di Bergamo ha organizzato una straordinaria verticale del Cru Colle Calvario guidata da Nicola Bonera. Presenti in sala anche l’enologo Paolo Zadra e il distributore Pietro Pellegrini

La passione per il mondo vinicolo l’ha ereditata dal nonno, Cristina Kettliz, proprietaria dell’azienda vinicola Castello di Grumello, quel maestoso maniero medievale si erge solingo nell’omonimo paese in provincia di Bergamo. Questa elegante “Donna del vino”, tra le più attive dell’omonima associazione, è riuscita in questi anni a imporre la sua azienda nel panorama vinicolo bergamasco di qualità, investendo su ricerca e tecnologia.

Un’impresa certamente non facile in un territorio come quello della Valcalepio, che fatica spesso a imporsi fuori provincia e che, talvolta, è vituperato dagli stessi bergamaschi. Eppure la verticale del Cru Colle Calvario ha fatto cadere più di un pregiudizio sulla finezza e la potenzialità di invecchiamento del taglio bordolese declinato in questo territorio, e per primi proprio ai numerosi bergamaschi presenti in sala; dimostrazione che la Valcalepio ha tutte le carte in regola per produrre grandissimi vini, a patto che – sia beninteso – si facciano scelte intelligenti votate alla qualità.

A guidare la degustazione delle annate 1988, 1991, 1997, 1998, 2001, 2005 e 2007, Nicola Bonera, che con l’enologo Paolo Zadra, figlio di Enrico, storico primo enologo dell’azienda, ha spiegato la storia e le peculiarità del Cru Colle Calvario, un vino unico per esposizione e caratteristiche. Il Colle Calvario Valcalepio Rosso Riserva, questa è la sua denominazione ufficiale, viene prodotto solo in alcune annate dai vigneti più vecchi dell’azienda, allevati su terreni marnosi-calcarei esposti a sud, sud-est, situati sulla sommità collinare a 400 m slm.

La vendemmia viene fatta a mano, utilizzando cassette da 15-18 chili. Il 90% dell’uva è vinificata utilizzando la classica diraspatura e pressatura soffice in acciaio, a cui fa seguito la macerazione per 20-25 giorni e la malolattica. Il rimanente 10% appassisce in fruttai per 10-15 giorni, per poi essere pressata e fermentata. La successiva maturazione viene fatta in barrique di rovere francese per 18 mesi, a cui segue l’assemblaggio (40% Merlot, 60% Cabernet, ma le percentuali possono variare a seconda dell’annata) e il successivo riposo in bottiglia per 5-7 mesi. Queste sono le tecniche utilizzate, in particolare, per le annate di produzione degli ultimi quindici anni, mentre per le prime – ora praticamente introvabili – venivano seguite altre metodologie di cantina, via, via modificatesi in base al mutato gusto del consumatore e all’evoluzione tecnologica del settore.

Degustare sette annate del Cru Colle Calvario che abbracciano gli ultimi ventisette anni di produzione del Castello di Grumello, ha significato quindi fare un viaggio emotivo e tecnico nel passato vinicolo, non solo di questa gloriosa azienda, ma più in generale della Valcalepio e del vino italiano.

Verticale Colle Calvario Ais Bergamo
La degustazione

Colle Calvario 2007: al naso emerge il frutto, potentemente mitigato da una nota burrosa. Evidente l’alcolicità al naso, che dà in bocca un buon corpo e morbidezza. Tannini dolcissimi e levigati.

 Colle Calvario 2005: naso più intenso, complesso e maturo dell’annata precedente. Bel corredo aromatico di spezie e terziari. In bocca fibra più nervosa, con bellissima espressione minerale.

Colle Calvario 2001: tra le annate più interessanti. Emerge subito la nota di grafite e inchiostro, supportato da profumi vegetali e fruttati. Secondo Nicola Bonera, “Ricorda uno Chateau Margaux per finezza espressiva”.  Tannino medio e finale meno minerale del 2005. Buona freschezza, grande bevibilità ed eleganza. Un grandissimo vino.

Colle Calvario 1998:  trama aromatica di frutta cotta. Nei minuti di degustazione è quello che cambia meno nel bicchiere.  Tra tutte le annate forse la più “piccola”, ma rimane comunque un prodotto interessante. In bocca tannini polverosi e retrogusto di liquirizia.

Colle Calvario 1997: annata molto interessante, in continua evoluzione del bicchiere. Tono fresco al naso, con labili accenni di peperone e frutto dolce. In bocca è intenso, con tannini avvolgenti. Una continua scoperta.

Colle Calvario 1991: naso fresco e leggermente metallico, che lascia spazio dopo qualche minuto a un buon corredo aromatico di frutti neri e una ricordo di liquirizia. E’ il vino che più degli altri si discosta dalla tipicità del Cru Colle Calvario, per la freschezza in bocca che prevale sul tutto il resto. Secondo Pietro Pellegrini “è il vino mai pronto”, per l’acidità spiccata, poco sostenuta dalle altre durezze, e non riequilibrata dalle morbidezze. Da prendersi così com’è.

Colle Calvario 1988: naso intenso di frutta cotta e fieno secco. In bocca permane l’acidità e la struttura, con tannini presenti. Un vino che ha ventisette anni, che conserva una certa nota croccante nella trama. Inaspettato.

13 maggio 2015

Cantina Mesa, i vini della terra del Carignano del Sulcis

Una Cantina ancora giovane, fondata nel 2004 per “amor di Sardegna” da Gavino Sanna, maître à penser, pubblicitario, scrittore e imprenditore italiano tra i più importanti al mondo, che ha voluto celebrare la terra che gli ha dato le origini attraverso la produzione di vini che ne rappresentano perfettamente il territorio

Cantina Mesa - Serata Ais Bergamo

Puliti, schietti e sinceri, come la gente di Sardegna. Sono questo in una battuta i vini della Cantina Mesa degustati mercoledì 29 aprile presso il Ristorante LoRo di Trescore Balneario. Una Cantina ancora giovane, fondata nel 2004 per “amor di Sardegna” da Gavino Sanna, maître à penser, pubblicitario, scrittore e imprenditore italiano tra i più importanti al mondo, che ha voluto celebrare la terra che gli ha dato le origini attraverso la produzione di vini che ne rappresentano perfettamente il territorio

Ergo, vini che non perdono la loro tipicità per rispondere alle leggi del mercato, ma che rispettano integralmente la tradizione e gli aromi varietali dei vitigni, senza cedere alle lusinghe delle barriques di primo passaggio, per preferire un utilizzo misurato e intelligente del legno.

Presente in sala Luca Fontana, nipote di Gavino Sanna e Manager dell’azienda, che cura ogni aspetto della produzione, dalla vigna alla cantina, con la dedizione e l’orgoglio di un padre che sta venendo crescere e diventare grande un figlio tanto amato. La Cantina Mesa, infatti, è riuscita in pochi anni a porre le fondamenta per una produzione qualitativa di alto livello, eleggendo  il Carignano del Sulcis vitigno rappresentativo dell’azienda. Una scelta che in pochi anni, grazie al territorio vocato, ad una filosofia produttiva che non fa sconti alla qualità ed una cantina iper-moderna posta su tre livelli (5000 mq), è già stata premiata dalle guide e dalla stampa di settore.

I vigneti, 70 ettari nel cuore del Sulcis Iglesiente, a sud-ovest della Sardegna, si trovano per la maggior parte nel territorio di San’Anna Arresi, in una valle dove il mare e il maestrale giocano molto, o tutto, nella coltivazione della vite. Le vigne di Carignano a ridosso del mare, alcune delle quali cresciute facendosi forza nella sabbia, non soffrono il sale che si posa sui pampini della vite, che anzi penetra nei sistema vegetativo della pianta conferendo parte della salinità che si ritrova poi nel vino. La calura della tarda primavera e dell’estate, che mediamente si attesta sui 32-40°C, è riequilibrata dal vento freddo di maestrale, che soffia con una forza di 120-145 Km all’ora, provocando un’escursione termica giorno-notte che crea e fissa il corredo aromatico dei vini, caratterizzati da spessore e schiettezza.

Sono le caratteristiche del microclima e del terreno di natura sabbiosa e calcareo- argillosa, ricco di scheletro, a dare quindi l’imprinting alle vigne allevate ad alberello (rese di 80-90 q/l). In cantina la filosofia è quella di preservare il corredo aromatico, senza snaturarlo, tanto che dopo la diraspatura e la pigiatura soffice, le uve vengono lasciate precipitare nei vinificatori a piano terra, seguendo il principio della caduta naturale. Per il Buio Buio Riserva, il vino di punto dell’azienda, le macerazioni durano circa 10-12 giorni a 26-28°C sulle bucce, e dopo la malolattica il vino passa in barriques di secondo o terzo passaggio, che lo arricchiscono senza stravolgerlo.

L’azienda produce anche altri vitigni (ad es. Cannonau, Chardonnay, ecc. ), tra i quali emerge per eleganza il Vermentino che rappresenta per Luca Fontana (bianchista appassionato) e per il suo enologo Stefano Cova (trentino ed altro bianchista della prima ora) tra le scommesse vinte di questa cantina.  L’allevamento in questo caso è a cordone speronato in vigneti di 20-30 anni e rese molto basse (60-70 q/l), mentre in cantina le uve intere vengono pressate sofficemente, mantenendo il vino sulle fecce anche per due mesi a cui segue una maturazione in vasche di cemento.

Cantina Mesa - I vini in degustazione

La degustazione
Giuco 2014 - 100% Vermentino

Giallo paglierino. Naso intenso, con sentori floreali e fruttati (pesca bianca) e ricordi di cipria. In bocca è fresco, con nota minerale intensa. Vendemmia: tra fine agosto e inizio settembre. Vinificazione: prima della pressatura soffice, parte delle uve sono macerate per 12 ore a 6-8°C. Il mostro estratto fermenta a 14-18°C. Dopo la chiarifica e stabilizzazione, matura per 2 mesi in acciaio e altrettanti in bottiglia.

Opale 2013 - 100% Vermentino

Paglierino intenso. Un vino molto interessante, che è riuscito ad esprimersi al meglio dopo alcuni minuti nel bicchiere. Note di cedro e lime al naso. Fresco e persistente in bocca. Vendemmia: tra la seconda e la terza decade di settembre.Vinificazione: le uve intere vengono pressate sofficemente. Il mosto fermenta a 16-18°C. A fine fermentazione il vino rimane sulle fecce per almeno 2 mesi. Segue maturazione in vasca di cemento e 2 mesi in bottiglia.

Carignano rosato Rosa Grande 2014 - 100% Carignano

Rosa chiaretto lucente. All’esame olfattivo emergono immediatamente delle note vinose, supportate da una fragola fresca. In bocca buona freschezza e persistenza. Vendemmia: prima decade di settembre. Vinificazione: il mosto macera per 24 ore con le bucce a bassa temperatura. Segue la fermentazione a 14-16°C. Affinato per 2 mesi in acciaio e 1 mese in bottiglia.

Buio Buio Riserva 2012 - 100% Carignano

Rubino. Naso abbastanza intenso, con bouquet di fiori rossi e leggera nota vinosa. In bocca potente sapidità e freschezza, con tannini leggeri. Vendemmia: tra fine settembre e inizio ottobre. Vinificazione: macerazione sulle bucce per 10-12 giorni a 26-28°C. Dopo la malolattica affina per 10 mesi in barriques di secondo e terzo passaggio. Segue maturazione in bottiglia di 4 mesi.

Buio Buio Riserva 2011 - 100% Carignano

Rubino. Naso intenso, minerale e speziato (pepe bianco, spezie dolci), con piacevoli note terrose. In bocca intenso e piacevole, con buona sapidità.   Vinificazione: macerazione sulle bucce per 10-12 giorni a 26-28°C. Dopo la malolattica affina per 10 mesi in barriques di secondo e terzo passaggio. Segue maturazione in bottiglia di 4 mesi.

Buio Buio Riserva 2010 - 100% Carignano

Rubino. Naso intenso di frutta matura (ciliegie sotto spirito), profumi terziari (pepe nero, liquirizia, tabacco dolce) e note balsamiche. Potente e intenso in bocca, con tannini arrotondati e lunga persistenza. Un grande vino.Vinificazione: macerazione sulle bucce per 10-12 giorni a 26-28°C. Dopo la malolattica affina per 10 mesi in barriques di secondo e terzo passaggio. Segue maturazione in bottiglia di 4 mesi.

Gavino Riserva 2011 - 100% Carignano

Rubino pieno. Naso molto intenso ed accattivante di prugna, miele di castagno, pot-pourri di fiori rossi, nota caramellata e macchia mediterranea (elicriso). In bocca è molto intenso, elegante e persistente, con tannini sontuosi. Molto interessante. Note: vino prodotto da una sola vigna di 65 anni.

Forte Rosso passito 2011 - 100% Carignano

Rubino. Aromi di marmellata di frutti di bosco. In bocca sembra un vino passito-non-passito a causa della freschezza spiccata che chiama un altro sorso. Un passito sui generis. Da capire.

A fine serata è stato servito un piatto dello chef stellato Pier Antonio Rocchetti.

7 maggio 2015

Zanella riconfermato presidente fino al dicembre 2015

Zanella riconfermato presidente fino al dicembre 2015. Positivo il 2014 per le vendite, con un +10% rispetto al 2013. La Franciacorta ha venduto 15.475.977 bottiglie, di cui 1.428.993 all’estero.

ZANELLA-0311-199x300Era già nell’aria, ma la notizia ufficiale è arrivata oggi dall’Assemblea Generale dei Soci del Consorzio Franciacorta, che ha  riconfermato Maurizio Zanella alla guida del Consorzio Franciacorta fino al 16 dicembre 2015. L’eccezionale evento di Expo Milano 2015 ha portato alla decisione di prorogare la direzione di Maurizio Zanella fino alla prossima assemblea generale, approvando inoltre il bilancio 2014 e 2015, con un budget straordinario per Expo 2015 di 1.530.000.

I mesi che abbiamo di fronte ci vedranno coinvolti intensamente nelle attività organizzate nell’ambito di Expo Milano 2015 — commenta Maurizio Zanella, Presidente del Consorzio Franciacorta –. Ringrazio quindi il consiglio di amministrazione e l’assemblea dei soci per aver confermato la fiducia nel lavoro che ci ha portati fino a qui e per aver dato la continuità necessaria per sviluppare quest’ultimo progettoLa nostra presenza a Expo Milano 2015 come Official Sparkling Wine Sponsor infatti è il risultato dell’impegno che il Consorzio da anni mette in campo per migliorare costantemente la qualità del proprio vino e la sua conoscenza e in Italia e all’Estero. Expo rappresenta un traguardo fondamentale lungo il nostro percorso”.

I dati condivisi in Assemblea – prosegue Zanella – hanno confermato l’andamento positivo delle vendite del nostro vino motivando così l’ottimismo dei soci nonostante la difficile congiuntura economica. Il 2014 si è concluso con segno positivo, +10% rispetto al 2013. Franciacorta ha venduto 15.475.977 bottiglie, di cui 1.428.993 all’estero. A fine 2014, il mercato estero rappresentava il 9,2% con una crescita del 12,8 % rispetto al 2013; il mercato italiano cresceva nel 2014 del 9,7%. Inoltre si registrava anche un leggero aumento del prezzo medio di vendita”

I primi mesi del 2015 confermano l’ottimismo: una crescita complessiva del 18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel periodo considerato, le vendite nazionali rappresentano l’86,2% del totale (in crescita del 19%), mentre l’export sale al 13,8% (+12,4%).

11 marzo 2015

Le donne del Vino 2015

 

Mercoledì 11 Marzo 2015

ore 21,00 c/o Circolo Sociale Calderara

Via Card. Riboldi, 119 – Paderno Dugnano

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

serata dedicata al ruolo delle donne, sempre più numerose, nella vitivinicola, dal vigneto alla cantina, dalla tavola alla comunicazione. Dopo l’interessante incontro del 2014 con la titolare della tenuta “CASTELLO DI GRUMELLO DEL MONTE”, questo anno “SCARPETTA” propone l’esperienza di:

GIORDANA TALAMONA

Professionista della comunicazione, Sommelier AIS e degustatrice di formaggi ONAF, Esperta di enogastronomia, scrive articoli per il mensile Affari di Gola e cura le rubriche “il sommelier al lavoro” e “vita da winemaker” per il periodico Viniplus di AIS Lombardia.

A seguire degustazione di vini e distillati prodotti da aziende guidate da donne. In allegato la locandina 2015 Donne del vino con tutte le notizie inerenti la serata.

Un cordiale saluto

Associazione Culturale Enogastronomica
“SCARPETTA”
Via Italia 13
20037 Paderno Dugnano
22 gennaio 2015

Luigi Veronelli. Camminare la terra

Dal 21 gennaio al 22 febbraio a Milano presso la Triennale, la mostra su Gino Veronelli. Nel semestre di Expo la mostra sarà trasferita a Bergamo. Curata da Alberto Capatti, Aldo Colonetti e Gian Arturo Rota accoglie foto, articoli, libri, bozze e appunti di Gino Veronelli, più una ricostruzione, seppur minima, della sua cantina

Nell’anno di Expo e a poco più di dieci anni dalla sua scomparsa, si apre alla Triennale di Milano una Mostra su Gino Veronelli, cantore infaticabile della cultura enogastronomica italiana. Luigi Veronelli, da tutti hanno chiamato semplicemente Gino, è stato molto di più di un giornalista. Intellettuale difficilmente incasellabile in una sola definizione, come tutti i grandi uomini dalla personalità sfaccettata, Gino Veronelli ha saputo tracciare prima di altri la strada che ha riportato le coscienze alla terra, alla sua riscoperta e al suo rispetto.

E non poteva che essere Camminare la terra, il titolo di questa esposizione curata da Alberto CapattiAldo Colonetti e Gian Arturo Rota, che alla Triennale di Milano sino al 22 febbraio, accoglie foto, articoli, libri, bozze e appunti di Gino Veronelli, più una ricostruzione, seppur minima, della sua cantina.

Grazie al vasto archivio messo a disposizione dalla famiglia, è possibile vedere le battaglie combattute da Veronelli, leggere i suoi articoli di denuncia, conoscere gli uomini e le donne che ha incontrato e difeso, entrare tra le pieghe del suo pensiero che l’ha spinto – e dovrebbe spingere tutti noi – ad agire con concretezza senza vacue dichiarazioni d’intenti.

Divisa in otto sezioni, la mostra ci riconsegna un Veronelli dove il tema del vinodiventa solo un punto di partenza per il suo impegno a difesa della cultura e delle tradizioni italiane. Dall’editoria degli anni Cinquanta, ai viaggi in lungo e in largo per l’Italia,- dove Veronelli fu pioniere nel valorizzare il complesso mosaico della cultura enogastronomica italiana, – sino all’impegno civile e ai suoi “no” a vino e olio industriali. Con Camminare la terra, in fondo, non si incontra solo Veronelli, ma attraverso lui e il suo pensiero si incontra la coscienza civile di tutti noi, talvolta assopita dalle logiche di mercato, che preme per tornare libera. E così è stato Gino Veronelli, un uomo libero e sensibile che non ha avuto paura di far sentire alta la sua voce.

Luigi Veronelli - Mostra Triennale Milano

Terminato il periodo in Triennale la mostra sarà trasferita a Bergamo, nel complesso dell’ex monastero di Astino, dove resterà durante il semestre di Expo: “È nostra intenzione fare di Bergamo una sorta di fuori salone con una mostra su Veronelli - ha dichiarato durante l’inaugurazione del 20 gennaio alla Triennale il sindaco della città di Bergamo, Giorgio Gori - esponendo buona parte della sua collezione composta da migliaia e migliaia di bottiglie”.

Per informazioni: www.camminarelaterra.it

30 ottobre 2014

I Timorasso di Daniele Ricci…e non solo

“Tanti modi di essere Timorasso e non solo” ha aperto la stagione invernale della delegazione di Bergamo, mercoledì 15 ottobre presso l’hotel Settecento di Presezzo, sotto la guida della nuova delegata Roberta Agnelli. Ospite della serata Daniele Ricci dell’omonima azienda agricola, che ha portato in degustazione sette tipologie di vino, tra cui cinque annate di Timorasso.

“Io sono Timorasso”, è ciò che polemicamente Daniele Ricci rispose qualche anno fa a chi gli chiedeva, con una certa protervia tipica di chi il vino lo beve comodamente nel salotto di casa, senza mettere un piede in vigna, perché si fosse messo a coltivare un vitigno difficile come il Timorasso, al posto dei ben più noti e piacioni vitigni internazionali che vengono su, senza troppi problemi. Quel “io sono Timorasso”, non è solo una frase ad effetto, che all’epoca chiuse la bocca ai suoi interlocutori, ma rappresenta oggi la storia di Ricci e di chi, come lui, è riuscito a salvaguardare una tradizione contadina antichissima.

Completamente biologica ed ecosostenibile l’azienda Ricci, nata nel lontano 1929, ha ricominciato a produrre Timorasso meno di vent’anni fa, proprio nel cuore dei colli orientali del Piemonte, a Costa Vescovato.  Anche per questo i vini di Daniele Ricci rappresentano, non solo il rinascimento di quella parte del tortonese che negli ultimi anni grazie a Walter Massa ha riconquistato credibilità qualitativa, ma sono l’impronta di carattere di un viticoltore che, piaccia o no, fa vini a modo suo. E lo dice senza tanti fronzoli, con schiettezza, che i vini che produce devono piacere a lui per primo, affrancandosi coerentemente da strani equilibrismi per stare nelle logiche di mercato, che – come bene lascia intendere Ricci – hanno avvilito e appiattito la tradizione culturale contadina, selezionando vitigni “facili” e vini senza carattere. I suoi no, un carattere ce l’hanno, e sono il connubio tra la natura e l’uomo, la prima che dà quel che genera secondo il terroir, il secondo che la interpreta senza snaturarla.

E che Ricci sia un viticoltore coerente con quel che dice, lo si intuisce da quel suo stare in vigna personalmente, giorno dopo giorno. Un impegno quotidiano, che esprime attraverso una frase che sembra passare sottotono, ma che è in realtà il motore stesso della sua filosofia. “Non si può essere molti a lavorare le vigne”, dice, spiegando come sia lui a stare personalmente tra i filari, conoscendo ogni singola vigna personalmente da trent’anni, come fossero compagni d’infanzia con cui si è cresciuti e dei quali si conosce tutto, i difetti, le piccole bizze caratteriali e la chiave per la loro generosità.

Daniele Ricci - BicchieriE non potrebbe essere altrimenti con un vitigno difficile come il Timorasso, che dà molto ma che chiede altrettanto in termini di quotidiana cura in vigna. Le caratteristiche agronomiche del Timorasso, infatti, sono l’elevata fertilità, l’abbondante vegetazione e una maturazione precoce. “Quando Walter Massa cominciò a riscoprire il Timorasso – racconta Ricci, che seguì sin dall’inizio l’eroica avventura enologica di Massa – ne rimasi affascinato, nonostante i molti i detrattori del vitigno non credessero a un suo possibile ritorno qualitativo. Se è quasi scomparso, – ci dicevano – un motivo ci sarà, al punto che lo stesso Donato Lanati, all’inizio di quest’avventura, ebbe modo di pronunciarsi negativamente sulla riscoperta del Timorasso. Poi si è dovuto ricredere, come la maggior parte di chi, fuori e dentro al territorio, oggi considerano il Timorasso un grandissimo vino”.

Vini franchi, quelli di Daniele Ricci, senza mezze misure, che li si ami oppure no. Certamente vini che non lasciano indifferenti, grazie a una filosofia produttiva che prevede leggere macerazioni, lieviti indigeni, temperature di fermentazione senza controllo. I vini affinano da un minimo di uno a un massimo di tre anni in botti di rovere, mentre l’imbottigliamento, effettuato seguendo le fasi lunari, non prevede chiarifiche, né microfiltrazioni, tantomeno solfiti aggiunti (50 mg/l totali).

Degustazione

Terre del Timorasso 2011: giallo paglierino già tendente al dorato. Molto luminoso. Naso lievemente minerale che tradisce l’origine del terreno tortonese. Dopo qualche minuto il vino si apre a note floreali fresche e di muschio, che ritroviamo anche in bocca, supportate da una sapidità e acidità di livello. Timorasso San Leto Verde 2009:  dorato. Acacia e cedro, su base minerale al naso. Ben strutturato in bocca, dove la nota dell’acacia ritorna a più riprese. Freschezza e sapidità non mancano, tanto da agevolare un sorso dopo l’altro.

Timorasso Giallo di Costa 2010: dorato. Più soave al naso con aromi di camomilla, valeriana e soffi di origano. Dopo qualche minuto i profumi virano verso la susina e l’albicocca disidratata. Avvolgente e caldo in bocca, con lunghi ritorni sapidi.

Timorasso San Leto Blu 2010: dorato luminoso. Naso da interpretare con potenti note di pietra focaia e “gomma bruciata”, che lasciano il posto dopo qualche minuto a note più dolci. In bocca è potente, con lunga persistenza. Da capire.

Timorasso San Leto Blu 2006: dorato luminoso. Etereo con ritorni di frutta gialla sottospirito, caratteristica che ritroviamo anche all’analisi degustativa, supportata da un corredo di spezie dolci particolarmente interessante. Finale leggermente amaricante.

Croatina Elso 2006: rosso rubino. Floreale (garofano) con lievi note di liquirizia dolce che ritornano anche in bocca. Bella freschezza e tannicità in bocca.

Barbera Castellania 2005: granato. Naso intenso con ricordi di marmellata di ribes e mirtillo, con qualche spezia nera. In bocca è avvolgente, bel tannino e lunga persistenza. Molto interessante.

Daniele Ricci - i vini

9 settembre 2014

DENIS MONTANAR E AURELIO DEL BONO APRONO LA RASSEGNA “VINI BIO” AL MILLE STORIE E SAPORI

Nell’ambito della rassegna “Mille Storie e Sapori presenta i vignaioli”, sono stati ospiti i due storici produttori che si sono confrontati sul metodo biodinamico.

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Da sinistra Aurelio Del Bono, Paolo Stefanetti e Denis Montanar

La prima di una lunga rassegna di incontri coi produttori, per uscire dai luoghi comuni e conoscere da vicino le migliori realtà produttive dei nostri territori

Lunedì 8 settembre, alle ore 20.00, presso il ristorante Mille Storie e Sapori di Bergamo, si è aperta la rassegna “Vini Bio” con la partecipazione di due storici produttori biodinamici, Denis Montanar, dell’omonima azienda agricola friulana e Aurelio del Bono, della franciacortina Casa Caterina. Una serata di degustazione concepita come una vera e propria tavola rotonda, nella quale il pubblico presente si è confrontato, in maniera diretta e informale, coi due produttori sul noto e talvolta vituperato metodo biodinamico, che “utilizza le forze naturali per aumentare la fertilità dei terreni”.

“Sono stati i due produttori a raccontare la loro storia e filosofia produttiva, presentando personalmente i vini in degustazione, – spiega Paolo Stefanetti, chef, sommelier e patron del ristorante – ai quali ho abbinato un menù studiato per accompagnarne le particolari caratteristiche organolettiche”. Vini decisamente anticonvenzionali, non c’è che dire, non solo per il metodo scelto, ma perché nascono, seppure da storie diverse,  dalla medesima volontà di fare prodotti fuori dagli schemi.

Denis Montanar, quarta generazione di agricoltori, entra nel settore vinicolo nel 1989 quando prende in affitto i vigneti del nonno. Dopo pochi anni acquisisce altri 12 ettari circa di proprietà, una parte dei quali viene destinato alla produzione di antiche varietà di frumento, mais e grano saraceno.  Ogni anno produce, seguendo lo stesso metodo, l’azienda Montanar coltiva 30 quintali sia per mais, soia, che frumento Nel 2013 Denis Montanar decide di utilizzare il suo nome come marchio dell’azienda a cui affianca i tre toponimi delle terre dove coltiva i suoi prodotti: Borc Dodon, Borc Sandrigo e Scodovacca. Produzione annua media: 27 mila bottiglie.

“La bufala più grossa sui vini biodinamici? Che non sono eleganti e che hanno odori sgradevoli. – spiega durante la serata Denis Montanar – In realtà, come in tutti i processi naturali, quando si comincia con la produzione bio occorre stabilizzarsi, imparare a conoscere il proprio terreno, i lieviti indigeni e il metodo in cantina. Chi fa vini bio da un po’ di anni, li fa con criterio conoscendo direttamente tutti i processi e le variabili di cantina”.

Aurelio Del Bono di Casa Caterina coltiva, col fratello Emilio, sette ettari di vigna nel comune di Monticelli Brusati, in provincia di Brescia. Nonostante i terreni siano posti in uno dei comuni del Franciacorta Docg, i fratelli Del Bono rinunciano volontariamente alla denominazione per tutti i loro metodo classico. Una scelta coraggiosa che permette loro di sperimentare vie alternative, creando vini del tutto atipici. Produzione annua media: 30 mila bottiglie.

“Amiamo sperimentare e non rimanere prigionieri dei disciplinari che tendono a uniformare tutte le produzioni. – spiega Aurelio Del Bono – Oggi attraverso i lieviti selezionati, si possono fare vini progettati a tavolino, con certi aromi e profumi che non rappresentano più il territorio, ma le scelte dell’enologo. I nostri vini, al contrario, rappresentano ancora il gusto della terra, nel rispetto delle vigne e del terroir“.

Durante la serata sono stati degustati in escalation la Brut Cuvée 60 2009 (100% Chardonnay – 9000 bottiglie annue), il Friulano 2013 (5000 bottiglie annue),  il Brut Antique 2002 (100% Pinot Meunier – 5000 bottiglie) l’Uis Blancis 2009 (55% Tocai Friulano, 30% Sauvignon, 10% Pinot Bianco, 5% Verduzzo Friulano – 3000 bottiglie annue) e il Brut Sec Demy Out Style 2001 (100% Pinot Noir- 800 bottiglie solo in magnum).

“E’ un piacere poterli ospitare e far conoscere la loro storia ai bergamaschi.  – conclude Stefanetti – Il nostro locale è nato, infatti, come un luogo d’incontro dove chiunque può approfondire la cultura dell’enogastronomia, attraverso i racconti, le persone e i sapori. Una filosofia che si rinnova durante ogni serata”. Mille Storie e Sapori nasce nel 2012 per volontà della famiglia Stefanetti, per promuovere la cultura enogastronomica a Bergamo. Paolo Stefanetti, patron del ristorante ha lavorato per 32 anni presso il tristellato “Da Vittorio”.

 

Mille Storie e Sapori

Viale Papa Giovanni XXIII n. 18 – Bergamo

Per informazioni sulle prossime serate: tel. 0354220121

Sito: www.millestoriesapori

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1 agosto 2014

PREMIO INTERNAZIONALE MERONIS

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Il vino come fonte di cultura, il vino come fonte di vita. Si è svolto martedì 29 luglio, nella splendida cornice del Circolo Antico Tiro a Volo di Roma, la seconda edizione del Premio Internazionale Meronis, promosso e organizzato da Cantina Moronia per premiare illustri personaggi che, nella propria professione, si siano distinti nella valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano. La serata, ideata dal presidente di Cantina Moronia Gianfranco Grieci e condotta da Barbara Laurenzi, ha visto la partecipazione di oltre 150 persone tra esperti del settore enologico, esponenti istituzionali ed attori del comparto food.

“Siamo lieti di premiare, ancora una volta, il merito e l’impegno di chi, ogni giorno, tramanda nelle proprie azioni e nella propria professionalità un valore antico, e tipicamente italiano, come quello della terra, del vino e della condivisione che è alla base dell’enogastronomia del Bel Paese” – spiega Gianfranco Grieci, presidente di Cantina Moronia.

Numerosi e differenti i nomi dei premiati. Per la categoria Cucina e vino lo chef del noto e prestigioso ristorante Sushisen di Roma, Eiji Yamamoto, che ha eseguito una dimostrazione dal vivo e realizzando una rivisitazione del classico sashimi. Per la sezione Televisione e vino, Eleonora Daniele, nota conduttrice televisiva e per anni volto storico di LineaVerde, e Francesca Barberini, volto storico di Gambero Rosso Channel. Per la sezione Cultura e Vino, la nota sommelier Adua Villa e Riccardo Cotarella, da sempre tra i più prestigiosi enologi al mondo e presidente di Assoenologi.

Per la sezione Turismo e vino Carlo Esposito, restaurant manager dell’Hotel 5 stelle Tragara di Capri. Ancora per Turismo e vino, Elena Martusciello, presidentessa dell’associazione nazionale Donne del Vino. Per la sezione Giornalismo e Vino, Francesca Romana Maroni, amministratrice delegata della Guida Maroni, la guida dei migliori vini italiani. Ancora per Giornalismo e vino, Giordana Talamona, giornalista particolarmente apprezzata per il suo impegno nel far conoscere il vino attraverso il mondo dei media. Esperta di enogastronomia, Giordana Talamona collabora con diverse testate del settore, tra le quali ViniPlus, periodico dell’Ais Lombardia. Ancora nella sezione Giornalismo e vino, Gian Marco Chiocci, direttore de Il Tempo.

Per la categoria Internazionalizzazione e vino, Simona Frignani, segretaria generale della Camera di Commercio Italia-Inghilterra, e Michele De Gasperis, presidente della camera di commercio italo-mongola. Per la categoria Storia e vino, Gaetano Pascale, presidente di Slowfood. Per Imprenditoria e vino, Giacomo Campora, direttore generale Allianz, e infine il presidente del circolo antico tiro a volo Michele Anastasio Pugliese.

“Siamo molto soddisfatti della serata, questa seconda edizione è stata ancora più ricca grazie all’istituzione della nuova categoria internazionalizzazione, una sezione che abbiamo fortemente voluto proprio per sottolineare il valore dell’export in questo momento storico” –  dichiara la responsabile eventi ed estero di Cantina Moronia, Gioia Ciccotti.

La degustazione iniziale è stata realizzata con prodotti provenienti da varie regioni e offerti dai soci della Fagri – Filiera agricola italiana, associazione di categoria che unisce 110 mila imprese agricole a livello nazionale. La cena di gala si è conclusa con l’esibizione di Yasko Fujii, soprano di fama internazionale, conosciuta in Italia anche per la sua presenza nel programma di Canale5 di Paolo Bonolis ‘Avanti un altro’.

 

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25 luglio 2014

SOGNATORI CON I PIEDI BEN PIANTATI NELLE SETTE TERRE

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Il vicepresidente Antonio Lecchi: “Istituiremo una commissione di degustatori che assaggerà annualmente i nostri vini, per garantire qualità certificata ai consumatori”

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Lunedì 21 luglio 2014, presso Casa Virginia a Villa d’Almè (BG), si è tenuto l’evento lancio di Sette Terre, la nuova Associazione di Viticoltori Indipendenti di Bergamo, a cui hanno preso parte rappresentanti delle Istituzioni, giornalisti, ristoratori e viticoltori. Tra le autorità politiche presenti anche gli onorevoli Antonio Misiani ed Elena Carnevali, e i sindaci dei Comuni delle sette aziende aderenti all’associazione.

Durante la conferenza stampa il presidente di Sette Terre, Carlo Ravasio, ha presentato le finalità dell’associazione, nata per promuovere l’identità storica, culturale, ambientale e sociale del territorio bergamasco. “Vogliamo dare dignità al vino e rendere i bergamaschi orgogliosi della propria terra. Non sono cose da poco, perché quando si è orgogliosi della propria terra la si rispetta, la si cura e la si fa conoscere. Cercheremo, dunque, un rapporto costruttivo prima di tutto coi bergamaschi e poi col resto del mondo. Ma, badate bene, non saremo noi ad andare nel mondo, semmai chiederemo al mondo di venire qui, nel nostro territorio, a visitare le nostre cantine. Si tratta di un sogno? Solo le generazioni future potranno dirlo”. Sette Terre non prevede un numero chiuso di aziende aderenti, ma è pronta ad accogliere tutti coloro che intendono condividere le finalità programmatiche dell’associazione.

E sul nuovo modo di comunicare la qualità del territorio bergamasco, il vicepresidente Antonio Lecchi ha puntualizzato: “Vogliamo trovare una terminologia che dia identità alla qualità del vino bergamasco. Siamo stanchi di sentire usare le parole “vitigni internazionali”, o “taglio bordolese”, noi vogliamo produrre vino di qualità con “l’anima di Bergamo nel bicchiere”. Anche per questo istituiremo una commissione di degustatori formata da enologi, sommelier, giornalisti ed esperti del settore, che assaggerà annualmente i nostri vini, attribuendo il marchio Sette Terre ai soli prodotti che raggiungeranno gli 85/100 di punteggio. Un modo concreto per rispettare i consumatori, che potranno finalmente essere certi di acquistare prodotti di qualità certificata”. Un programma ambizioso che prevede, inoltre, interventi sperimentali su varietà autoctone o innovative, in ciascuna azienda, volti ad individuare il vitigno che possa esprimere al meglio l’identità della terra.

Sette Terre come i sette terreni vocati che rappresentano le peculiarità vitivinicole di ciascuna azienda dell’associazione: Maiolica per la Caminella, Marna per Casa Virginia, Volpinite per Cascina Lorenzo,Sass de Luna per Eligio Magri, Arenaria per Le Corne, Flysch per Sant’Egidio e Torbiditi per Valba. “Da un punto di vista geologico, la fascia collinare della bergamasca è formata da una tale molteplicità di terreni di origine eluviale, da dimostrarsi estremamente vocata per la produzione vinicola di qualità. – ha spiegato durante la conferenza stampa l’agronomo Giacomo Groppetti – I diversi terreni, formati da micro areali, permettono a ciascuna produzione vinicola di esprimere nel bicchiere, le peculiarità tipiche di ogni terra”. I terreni geologici eluviali, ossia autoctoni, originatisi dal disgregamento delle rocce sul posto, senza il trasporto del detrito, sono dunque l’eccezionale peculiarità della terra bergamasca.

Nel corso della serata, che ha visto la partecipazione di oltre 200 invitati, è stato proclamato il vincitore del concorso per la creazione del logo di Sette Terre, con lo slogan “La terra, l’ambiente, la qualità, l’anima di Bergamo nel bicchiere”. Tra gli 84 lavori pervenuti, il logo che ha dato un volto all’associazione - un’onda di vino racchiusa in un calice, che diviene lo skyline di Bergamo Alta -  è stato realizzato dal ventiquattrenne, grafico bergamasco, Roberto Adobati, che si è aggiudicato un premio di 1000 euro.

L’anima di Bergamo è nel bicchiere, non resta che degustarla.

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18 luglio 2014

Parte la nuova edizione siciliana del Blues & Wine Soul Festival

Grandissima la presenza di guest stars, a cominciare Sharrie Williams, considerata la più grande cantante americana del genere blues-gospel.

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Il Blues & Wine Soul Festival, con la Super Official Band  internazionale di Joe Castellano, spegne quest’anno le dodici candeline. Questa nuova edizione, che parte ufficialmente ad agosto da Porto Empedocle,  si preannuncia ricca di appuntamenti che uniranno la grande musica soul con l’arte, la storia, il giornalismo e la cultura enogastronomica del territorio.

Grandissima la presenza di guest stars, a cominciare da colei che è considerata la più grande cantante americana del genere blues-gospel, Sharrie Williams. Con lei ci saranno anche la soul-singer Laeh Jones, Gordon Metz e Daria Biancardi, la “Soul Queen of Italy”, reduce dal talent show di Rai2 “The Voice of Italy, lanciata otto anni fa proprio da Joe Castellano.

E ancora, il ritorno di uno dei più grandi chitarristi del blues mondiale, James Owens, e  nomi straordinari di Earth Wind & Fire di Al McKay, come il percussionista David Leach (ex della band di Bob Seger), il trombettista cubano Omar Peralta e il grande sassofonista Ed Wynne (già alla corte dei Doobie Brothers), da 4 anni nella Joe Castellano Band (JCB).

Una sola nota amara emerge dalle parole del musicista Joe Castellano, ideatore della kermesse: “A causa della pesante inerzia della Regione Sicilia e allo stato di dissesto, o di non felice gestione di molti Comuni, quasi sicuramente quella del 2014 sarà l’ultima edizione siciliana. Dal 2015 la kermesse, col “Festival del Giornalismo Enogastronomico”, toccherà infatti i territori italiani più vocati al turismo ed all’enogastromia, lasciando la Sicilia come una delle tappe del “Circuito Italia” .

Per informazioni e prenotazioni: www.bluesandwine.com

Cultura del cibo e del vino

Durante questa dodicesima edizione parteciperanno cuochi, scrittori, giornalisti, conduttori di programmi televisivi come Bruno Gambacorta di “Tg2 Eat Parade”, Andrea Scanzi de “Il Fatto Quotidiano”, il direttore di Italian wine & food Institute di New York, Lucio Caputo, Felice Cavallaro del Corriere della Sera, Giulia Cannada Bartoli, direttore di Officine Gourmet, Andy Luotto, attore comico della banda di Arbore e celebre chef nella veste di scrittore.

Anche quest’anno verrà assegnato il premio “Giornalismo, Editoria: Blues & Wine Awards” durante l’ottava tappa sull’Etna (7-10 agosto), da questa edizione abbinato al “Festival del Giornalismo Enogastronomico” del Blues & Wine. Il premio nasce da una idea di Joe Castellano e Nicola Dante Basile, scrittore giornalista e blogger di “TerraNostra” per il Sole-24Ore, promotore del gemellaggio tra “Blues & Wine Soul Festival” e “Libri da Gustare” di La Morra (Cuneo).

Il calendario del Sicily Summer Tour 2014

TAPPA SPECIALE “Strada degli Scrittori” – PORTO EMPEDOCLE

 1 Agosto – Porto Empedocle - P.zza KENNEDY -     Grande concerto di JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND con le leggende Americane del Soul.
  
 Tappa Speciale CASTELBUONO – gemellata con PAESE DIVINO FESTIVAL
  2 Agosto - Castelbuono – Chiostro S.Francesco - Gran Galà del Vino - Concerto Skillie Charles Orchestra
  3 Agosto – Castelbuono – P.zza Castello – concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND .
  4 Agosto – Castelbuono – P.zza Castello - Spettacolo by Zelig
  TAPPA “Sulle Vie del Barocco”
  5 Agosto – Modica – P.zza Matteotti - Degustazioni e concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND 
  6 Agosto – Siracusa – Castello Maniace – Degustazioni e concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND
 
  TAPPA SPECIALE “ETNA” – Festival del Giornalismo Enogastronomico
  7 Agosto – Pedara – Festa concerto in Piazza
  8 Agosto – Grande SOUL PARTY alle CANTINE PATRIA – Castiglione di Sicilia – Concerto Daria BIANCARDI & The Soul Caravan
  9 Agosto – Castiglione di Sicilia – GRAN GALA’ BLUES & WINE 2014 – Golf Resort “Il Picciolo” di Castiglione di Sicilia . Assegnazione “Blues & Wine Awards” per il Giornalismo, la Saggistica e personaggi del Vino - Serata Dance Live con JOE CASTELLANO  & Special Soul Legends 
  10 Agosto – MILO -  Cerimonia assegnazione “Blues & Wine Awards” per la MUSICA .
     Grande concerto di JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND con le leggende Americane del Soul. Special Guest : Daria Biancardi .
 TAPPA “Sulla Via dei Florio” – MAZARA del VALLO
   12 Agosto – Mazara del Vallo P.zza Mokarta – Concerto Skillie Charles Orchestra
   13 Agosto – Mazara del Vallo P.zza Mokarta - Degustazioni alla Champagneria “Villa delle Rose”
                    Grande Concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND .
   14 Agosto – CEFALU’ - Hotel Sea Palace – Gran Galà di Ferragosto con cenone .
                    Concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND .  
   Settembre – TAPPA SPECIALE  ISOLE EOLIE 
                     in definizione date e luoghi delle varie Isole . 
11 luglio 2014

SETTE TERRE SI PRESENTA E PREMIA IL VINCITORE DEL CONCORSO “LA TERRA, L’AMBIENTE, LA QUALITA’, L’ANIMA DI BERGAMO NEL BICCHIERE”

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Lunedì 21 luglio 2014 verrà presentata ufficialmente la nuova Associazione Viticoltori Indipendenti di Bergamo e proclamato il vincitore del concorso per la creazione del logo che rappresenterà le SETTE TERRE con lo slogan “La terra, l’ambiente, la qualità, l’anima di Bergamo nel bicchiere”.

Scelto il logo dell’associazione tra gli 84 lavori pervenuti.

Al vincitore un premio di 1000 euro.     

Lunedì 21 luglio 2014 presso Casa Virginia a Villa d’Almè, in provincia di Bergamo, verrà  presentata ufficialmente la nuova Associazione Viticoltori Indipendenti di Bergamo e proclamato il vincitore del concorso per la creazione del logo che rappresenterà le SETTE TERRE con lo slogan “La terra, l’ambiente, la qualità, l’anima di Bergamo nel bicchiere”. Durante la serata la nuova associazione,  nata nel marzo scorso per promuovere il vino bergamasco, presenterà i programmi, i valori e gli obiettivi condivisi dalle sette aziende agricole.

“Non ci aspettavamo un così alto numero di partecipanti, – commenta Carlo Ravasio, presidente dell’associazione –  né tantomeno che molti dei lavori pervenuti fossero in grado di trasmettere con tanta efficacia l’immagine della nostra associazione. Scegliere un solo logo tra gli 84 arrivati, non si è rivelato un compito facile”. Una giuria qualificata composta da giornalisti, esperti della comunicazione visiva e dai rappresentanti delle sette cantine, ha scelto il logo che rappresenterà ufficialmente la neonata associazione del vino. Tra i partecipanti al concorso anche una classe dell’Istituto Professionale ENAIP di Romano di Lombardia e una del Liceo Artistico di Bergamo. Il vincitore si aggiudicherà un premio di 1000 euro.

SETTE TERRE, come i sette terreni vocati che rappresentano le peculiarità vitivinicole di ciascuna azienda. Maiolica, Marna di Bruntino,Volpinite,Sass de Luna, Arenaria, Flysch e Torbiditi, queste sono alcune delle importanti terre che si inerpicano lungo gli 80 chilometri della fascia collinare bergamasca, da Sotto il Monte a Costa Volpino, passando per Villa D’Almè, Torre De’ Roveri, Grumello del Monte, Cenate Sotto e Cenate Sopra. Le sette aziende che compongono l’associazione sono la Caminella, Casa Virginia, Cascina Lorenzo, Eligio Magri, Le Corne, Sant’Egidio e Valba, per un totale di 58 etichette prodotte complessivamente nelle denominazioni Valcalepio e Bergamasca Igt.

Un’associazione di produttori indipendenti che vuole aprire un dialogo con le Istituzioni pubbliche e private che hanno lo scopo di promuovere l’identità storica, culturale, ambientale e sociale del territorio bergamasco. Conclude Ravasio: “Ci aspettiamo che all’incontro di lunedì 21 luglio partecipino tutti coloro che hanno a cuore i nostri stessi obiettivi, primo fra tutti valorizzare Bergamo con il suo vino, i suoi vignaioli, agricoltori e bergamini”.

Durante la serata sarà offerto un aperitivo e aperto un banco di degustazione con i vini delle sette cantine.

 

Ufficio stampa Associazione Sette Terre
Giordana Talamona:  tel. 3288796101
Patrizia Capoferri: tel. 3201832220
Email: press@setteterre.it
Sito: www.setteterre.it
20 giugno 2012

Woodstock, la CIA e Jimi Hendrix

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Un’esibizione rivoluzionaria

Red Ronnie è uno degli esperti di musica più noti del panorama italiano, collezionista e cultore di quei “Favolosi anni Sessanta” che hanno fatto grande la storia del rock. Mi è capitato di parlarci, anni fa, e tra le tanti aneddoti che mi ha raccontato, uno mi è rimasto particolarmente impresso:  ”Durante Woodstock la CIA volle eliminare la generazione hippies. Ho parlato con chi  c’era, con chi ha vissuto quei tre giorni, e mi è stato confermato che la CIA mise in giro della droga tagliata male per eliminarli. Fu il tentativo di distruggere una generazione intera, considerata pericolosa, ormai fuori controllo. Non solo, sembra che fu la stessa CIA ad organizzare Woodstock, per concentrare tutti gli hippies in un luogo solo. La prova è che ancora oggi non si sa chi finanziò quei tre giorni di concerto”.

Ammetto di aver trovato  quella teoria assolutamente inverosimile, tanto da aver trattenuto a stento un sorriso malizioso. Facendo una ricerca in rete, tuttavia, i siti complottisti che spiegano analiticamente come sono andati i fatti, sono numerosi. Secondo alcuni Woodstock è riconducibile ad un esperimento estremo tentato dalla CIA nell’ambito dell’operazione Chaos, elaborata nel 1963 dal generale americano William Westmoreland sotto la nuova amministrazione Johnson che avrebbe avuto l’obiettivo di contrastare il comunismo a livello globale, e di eliminare al livello locale, le contestazioni alla guerra del Vietnam. Per approfondire vai qui.

Non saprei dire se si tratta di una leggenda metropolitana, una bufala o se abbia una certa verità storica. Che ognuno mantenga il proprio parere, a riguardo. A me basta la rivoluzionaria esibizione di Jimi Hendrix per capire l’importanza di quel concerto.

L’inno americano suonato senza testo, storpiato volutamente da quei sibili acuti che richiamano gli aerei e le bombe cadute sul Vietnam, fu un dissacrante attacco al potere americano e un richiamo pacifista contro la guerra.

8 giugno 2012

Miniera, quando le lettere diventano storia

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Un tesoro ritrovato…

Questa è la storia di un tesoro ritrovato, fatto di lettere vergate intingendo il pennino nel calamaio, che rievocano un mondo che non c’è più, scomparso per sempre sulle tastiere dei computer. Rosalba Mariani racconta, attraverso il carteggio della sua famiglia, quasi un secolo di storia, dal 1909 al 1997, sul cui sfondo appare l’andirivieni quotidiano di un paesino sardo dai tratti quasi fiabeschi, Montevecchio, con la sua miniera di piombo argentifero. Ed è proprio attraverso le lettere che Rosalba eredita alla morte della sorella Silvia, che scopriamo tutto sulla miniera e sui suoi personaggi incredibili. Donne coraggiose, grandi amori, briganti, viaggi durante la seconda guerra mondiale, il boom economico, giungendo lettera, dopo lettera sino ai giorni nostri, riscoprendo con nostalgia quanto sia affascinante e poetica una lettera scritta a mano.

MINIERA
di Rosalba Mariani
De Carlo Delfino Editore, 188 pag.

5 ottobre 2011

Da Julie & Julia a Pellegrini di Artusi

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Il passaggio è stato più rapido di quel che si potesse immaginare…

 

Ieri ho visto una parte del film Julie & Julia poi, complice la stanchezza e la necessità di alzarmi presto questa mattina, ho deciso di andare a letto senza vederne il finale. Quindi siete pregati di non dirmi come va a finire, eh!  ;)  Detto fuori dai denti, trovo assurdo che i film serali inizino alle 22.00! Ma siamo matti, oh! Uno il giorno dopo deve lavorare, mica “cazzeggiare” in un parco come quando bigiava scuola! Ok, basta ho terminato qui il mio “J’accuse” contro le reti televisive… ma prima o poi quest’argomento lo snocciolerò per benino! 

Nonostante non sia andata avanti più di un’ora nella visione del film, ho trovato straordinaria la trama, tanto più che si tratta di una storia vera: due donne lontane nel tempo e nello spazio, legate intimamente dagli stessi desideri e dalle medesime affinità elettive. Se non conoscete la storia, leggete qui

Una cosa analoga, mi viene in mente, l’hanno realizzata quest’anno due ragazzi, Irene Festa e Luigi Langella, che ho intervistato per Affari di Gola, e che hanno fondato il blog Pellegrini di Artusi.  La missione? Rifare in un anno tutte le 790 ricette contenute nel libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene“. Leggi la mia intervista tratta da affari di gola marzo 2011.

Ebbene, è ufficiale! Irene e Luigi hanno vinto la sfida e sono riusciti a cucinare tutti i piatti, alcuni complicatissimi altri con ingredienti introvabili, nell’arco esatto di un anno! Il popolo della rete si è fatto coinvolgere volentiere in questo folle progetto, tantè che ha inviato loro arnesi da lavoro e materie prime fondamentali per la realizzazione della sfida.

Ora tocca a me! Cosa posso fare che mi tenga coinvolta per un annetto? Qualche suggerimento? Ehi, ma c’è nessuno? Lettore, ci sei? Mmmm, mi sento come la Julie Powell del film… passo e chiudo!:)

 

9 settembre 2011

La Ricetta dello chef Claudio Sadler: pasta calamara all’astice con farcia di carciofi su letto di salsa al basilico

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Uno show cooking con protagonista lo Chef stellato Claudio Sadler…

 La dovuta, necessaria, premessa è che NON ho provato a rifare a casa questo piatto, ma l’ho mangiato, con gusto e somma felicità del mio palato, durante uno show cooking che ha visto protagonista lo chef stellato Claudio Sadler. La manifestazione in questione era TuttoFood, la Fiera dell’agroalimentare riservata ai professionisti del settore a cui ha partecipato, invitato da Fipe, anche il ministro della Salute Ferruccio Fazio (leggi il mio reportage su TuttoFood 2011 pubblicato su Affari di Gola).

Se vi state chiedendo (ma vi interessa? :) ), perchè non ho rifatto il piatto a casa, sappiate che il motivo è quanto mai emotivo… No, non starò a dirvi, per filo e per segno il perchè… vi basti sapere che ho ancora in mente le parole della brava e simpatica conduttrice dello  show cooking, la foodblogger di Donna Moderna Ilaria Mazzotta, mentre “inorridita”, descriveva il contorcimento degli astici vivi, che venivano portati al patibolo! :( Non vado oltre e, nonostante fossi in prima fila, non ho visto nè sentito nulla, ma lo sguardo di Ilaria descriveva ampiamente gli ultimi momenti di vita degli astici… Questa la fredda cronaca.

Detto questo, senza ipocrisie e finti svenimenti da animalista, ammetto che il piatto, una volta che mi è stato servito, l’ho assaporato e trovato di raro pregio. Vi confermo, semmai ce ne fosse bisogno, che la carne dell’astice surgelato è solo un lontanissimo ricordo rispetto al soave e delicato gusto di quello “vivo” (o da poco estinto…) . Per questo vi lascio la ricetta originale di Claudio Sadler ! :)

RICETTA per 10 persone

Ingredienti

  • 1 kg di “calamara” di semola di grano duro di Gragnano di Gerardo Nola
  • 5 astici vivi canadesi di circa 500 g cad.
  • 15 carciofi n. 15
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 scalogno
  • 1 mazzetto tra maggiorana, basilico e prezzemolo
  • 150 g di pesto,
  • Olio Extravergine d’Oliva

Procedimento

Iniziate col pulire i carciofi, disponendoli in seguito in una casseruola dove avrete fatto rosolare uno spicchio d’aglio in camicia. Aggiungete lo scalogno tritato, poco basilico fresco e un mazzetto di maggiorana, bagnando con acqua fino a coprire di 1 cm la base della casseruola. Coprire con un coperchio e cuocete per un quarto d’ora circa. Lasciate intiepidire e passate 2/3 dei carciofi al cutter e poi al setaccio. Nel frattempo tritate i carciofi rimasti al coltello, aggiungete quelli passati e quelli tritati, amalgamandoli con un pò di prezzemolo e maggiorana appena tritati. Se il composto dovesse essere troppo morbido, unite del pane grattugiato. Inserite la farcia in un sac-à-poche. Nel frattempo cuocete la pasta (Sadler diceva circa 8 anelli di calamara a testa) per 8 minuti. Fate raffreddare la pasta in acqua e ghiaccio, quindi disponete una porzione di pasta dentro un cerchio di acciaio (cm 7 di diametro) leggermente oleato sui bordi, farcendo ogni anello. Terminate di cuocere la pasta in forno a vapore per circa 4 minuti. In una pentola buttate gli astici vivi… Una volta cotti eliminate la testa agli astici e quindi tagliateli a tocchi. Cuocete le chele al vapore per 6 minuti e, una volta cotte, raffreddatele e sgusciarle. Preparate il pesto classico di basilico, passatelo al setaccio e quindi disponetelo in un sac-à-poche, oppure in una pompetta da salsa. Decorate con l’ausilio di un pennello da cucina e nel frattempo cuocete gli astici in padella antiaderente con poco olio, a fuoco vivo. Ora impiattate come segue: decorate il fondo col pesto, disponetevi la pasta ripiena, sopra l’astice cotto e tagliato a tocchi, ed infine aggiungete del basilico fresco. Buon appetito!

Abbinamento

Ci vedrei bene un Vermentino un Riviera di Ponente Pigato Doc,  un bianco autoctono ligure che apprezzo molto, diffuso principalmente nelle provincie di Imperia e Savona. Il colore è un bel paglierino, i profumi sono floreali e fruttati, con note vegetali che ricordano la salvia e buona persistenza aromatica, tutte caratteristiche che lo fanno degno compagno per una delle preparazioni più classiche della Liguria, come le Trenette o le Trofie al pesto.