8 febbraio 2012

Una fiorentina così, almeno una volta nella vita!

latini

Tenerissima dentro, abbrustolita e croccante fuori.

Sono stata a Firenze qualche anno fa con delle amiche e, quasi per caso, siamo capitate in uno dei luoghi storici della buona tavola toscana,  “Il Latini” – che poi ho scoperto essere tra i ristoranti “top” consigliati dal MangiaRozzo. Difficile qualsiasi commento che sappia rendere pienamente la vera atmosfera del locale e il sapore dei deliziosi piatti toscani che potrete gustare. Ci si deve andare, almeno una volta, questo è il mio unico consiglio spassionato! 

Sul tavolo già la prima sorpresa: un bel fiaschetto di vino che attende l’ospite al suo arrivo. Ci si siede e, non par vero di vedere in bella vista, sugli scaffali in alto, tutti quei libri – alcuni vecchissimi – sulla cultura e le tradizioni toscane e, un po’ più in là, tutte quelle bottiglie di vino. Nella prima sala, poi, vi capiterà di vedere appesi il salumi che, pochi minuti dopo, vedrete nei vostri piatti, un bello spettacolo davvero! I tavoloni sono lunghi e larghi, quindi occorre entrare da “Il Latini” con l’animo di poter mangiare, gomito a gomito, con degli sconosciuti, se non ci fosse abbastanza posto. A noi erano toccati due grassocci stranieri che continuavano a rubarci il pane, ma dopo un buon bicchiere di Chianti non ci facevamo più caso.

In breve tempo arrivano i camerieri che consigliano un antipasto misto con affettati toscani – io ricordo, ancora con commozione, un salame di cinghiale e una finocchiona da manicomio! – poi portano, a stretto giro, un’insalata di farro, dei crostoni toscani ed altre squisitezze. Dopo l’antipasto, noi “leggiadre donzelle”, siamo passate subito ai secondi, cosa di cui oggi mi rammarico :( immaginando le paste fatte in casa e i ragù di selvaggina.

I secondi ? Stracotto di manzo per me e fiorentina per le mie amiche. Sapete che c’è ? Buono lo stracotto, ma la fiorentina… pura poesia, un’ode ai sapori genuini della Toscana! Solo quella vale un viaggio dai Latini, ah e sì, anche a Firenze! :) Tenerissima dentro, abbrustolita e croccante fuori, per non parlare del delizioso “puccino” di olio e aromi che guarniva il piatto. Da provare almeno una volta nella vita!!

Il locale ha due turni per la sera (19.30 e 21 circa). E’ tassativa la prenotazione perché è sempre pienissimo

 

1 settembre 2011

Strada dei vini d’Alsazia, istruzioni per l’uso. Colmar e i suoi piatti

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Come orientarsi a Colmar tra winstube e piatti tipici

 

In primavera sono stata in Alsazia e mi sono resa conto che orientarsi tra i numerosi Grand Cru della regione non è cosa facile. La zona è relativamente poco estesa, lunga per circa 95 km e larga 4, dividendosi in Basso e Alto Reno, da Strasburgo a Mullhouse anche se a sud (occhio siamo in Alto Reno, non confondetevi) si trova il distretto più vocato.

Colmar, tra cicogne, storia e magia

Vi consiglio quindi, se avete pochi giorni, di concentrarvi sull’Alto Reno e di prendere Colmar come base, bella cittadina dal centro storico chiuso al traffico e dal turismo attivo, ma ordinato. Colmar è deliziosa, contraddistinta dalle caratteristiche variopinte case a “colombage”, dalla facciata con travi a vista. Come ho già avuto modo di dirvi (qui), Colmar ha anche la cosiddetta Piccola Venise, niente altro che un canale percorribile con delle chiatte da 6-8 persone. Il fatto che un solo canale abbia trasformato parte della città nella “Piccola Venezia” la dice lunga sull’abilità, tutta francese, di saper far marketing! Di sera tutta Colmar indossa l’abito da sera più bello trasformandosi in coloratissima e suggestiva città della fate, illuminata ad ogni angolo da fasci di luce che la rendono, senza dubbio, romantica e magica.

Alzando il naso al cielo vi capiterà di vedere, sui tetti dei monumenti più importanti, delle regali cigogne con tanto di pulcini. Tutta la regione, infatti, è un santuario per questi uccelli che tornano tutti gli anni per ricostruire il proprio nido. 

 Dove mangiare

 Per la cena, se volete provare la classica choucroute andate da Le Flory, nella Petite Venise, dove troverete cordialità e buoni prezzi. Si tratta di una classica winstube dove potrete mangiare tutta la selezione dei piatti tipici alsaziani. Unico difetto per gli appassionati del vino, sono i classici bicchieri alsaziani dal gambo verde, dal calice piccolo e riempito sin all’orlo (li detesto!)…

Sappiamo, infatti, che per degustare un vino, il bicchiere non dovrebbe essere impreziosito da alcun colore, per poter godere appieno della sua nuance  che ci dice molto sulla sua tipologia, sull’affinamento e sul suo invecchiamento. Ad onor del vero lo stelo verde alsaziano è accettato, nella sua tipicità, perché tende ad esaltare il giallo verdolino di alcuni vini bianchi.

Questo, forse, ed è un parere del tutto personale, andava bene in passato, quando si tendevano a fare in regione vini poco evoluti e piuttosto freschi. Il fatto, infine, di non poterli ossigenare appieno, perdendo parte dei profumi di un’importante bottiglia, non rende appieno giustizia al duro lavoro dei produttori.

 

Per questo vi consiglio, sempre che queste elucubrazioni vi siano sembrate sensate, di provare anche il ristorante Petite Venise che, manco a dirlo, si trova nell’omonimo quartiere.

Buona selezione di vini in ampi bicchieri di cristallo che sapranno esaltare l’emozione dell’incontro con un Riesling o un aromatico Gewurztraminer. In quel ristorante, che è una stella Michelin, ho mangiato uno tra i più buoni foie gras della mia vita, mandando alle ortiche la mia anima animalista (qualcuno sa come viene prodotto il foie gras ? leggete qui, ma solo per stomaci forti).

I prezzi sono più che accessibili e le ragazze che vi servono molto gentili e competenti, anche sul miglior abbinamento col vino.

 Se volete mangiare su una bella e piccola terrazza mooolto romantica, andate allora al Comptoir de Georges, sancta sanctorum della cucina di carne della zona. Durante il giorno, infatti, è una macelleria che serve i ristoranti di Colmar, per trasformarsi di sera, in una graziosa brasserie con vista sul fiume Lauch, nel cuore del quartiere Petite Venise.

Piatti tipici alsaziani

Choucroute: cavolo tagliato, accompagnato a carne di maiale, salumi o pesce,

Il Foie Gras prodotto con una razza particolare di oche (leggi qui)

Lo stinco all’alsaziana di cui ho parlato qui,

Il gratin di patate all’alsaziana che potrete trovare qui,

Il Munster formaggio molle a crosta lavata, prodotto per la prima volta presso l’abbazia di Munster intorno al 1339 circa. Il suo odore è deciso, forte, così come lo è al palato con in più una splendida cremosità. Mooolto persistente, il mio frigo ne sa qualcosa. Per saperne di più leggi qui.. Dovete assolutamente provarlo con un buon Gewurztraminer!

 Il Ribeaupierre, altro formaggio a crosta lavata che ho apprezzato moltissimo, nonostante l’aroma forte, incisivo, di verdurine cotte (simil cavolfiore) e un palato di burro e ritorni erbacei!

Tarte Flambée o Flammekueche: pasta sottile ricoperta da panna, cipolle, formaggi e salumi (una pizza piatta, insomma).

24 giugno 2011

A spasso per le Terre Verdiane, tra fantasmi, ville storiche e abbinamenti enogastronomici

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L’estate è arrivata e vi invito a fare un giretto fuori porta …

 

 

 

 

Luoghi verdiani

L’estate è arrivata e questa volta, oltre a consigliarvi un vino, vi invito a fare un giretto fuori porta che, in base alla vostra provenienza, potrebbe trasformarsi in una vera e propria vacanza. Amo la musica lirica e amo Verdi, così non posso che parlarvi delle “Terre Verdiane” tra Parma e Piacenza, luoghi deliziosi in cui il Cigno ebbe i natali e visse per lungo tempo. In particolare sono tre quelli che meritano, a mio avviso, una visita: Roncole dove si trova la casa natale di Verdi; Busseto la piccola cittadina dove studiò musica dai Gesuiti e Villa d’Arda dove si trova la sua bella residenza, Villa S.Agata, in cui visse con l’amata Strepponi.

Busseto, piazza Verdi

Fantasmi

Due anni fa, in questo periodo, mi capitò di intervistare uno studioso di fenomeni paranormali, Dario Spada (qui la biografia), che mi mostrò una foto a dir poco eccezionale scattata proprio a Villa S. Agata da una giornalista spagnola. La foto in questione mostra una “presenza paranormale” accanto al pianoforte del Maestro nella quale si vede chiaramente il volto e la mano di un uomo. Che ci crediate o no, leggete il mio approfondimento tratto da InEuropa a caccia di fantasmi (1) e a caccia di fantasmi (2). Guardate l’ingrandimento della mano e guarda sotto la foto grande.

Salsamenteria Storica Baratta

 
Dopo aver saziato la vostra curiosità e la vostra sete di sapere, vi consiglio di fare altrettanto col vostro stomaco facendo un salto a Busseto alla Salsamenteria Baratta, un luogo storico assolutamente fuori dal comune dove potrete mangiare meravigliosi salumi, formaggi e salsine tipiche accompagnati dalle musiche di Verdi. Cosa volere di più? 

Nella Salsamenteria troverete decine di quadri raffiguranti Verdi e la Strepponi, un pianoforte, tavoli, panche, ninnoli e oggetti appesi, un caos ordinato che rende tutto molto particolare e caratteristico… In fondo alla lunga e stretta sala si erge un luogo di delizie, la salumeria. Prosciutti e salami appesi, formaggi in bella mostra, salsine pronte da servire… una salumeria che da sette secoli rifocilla i viandanti di quelle terre, di questo in buona sostanza si tratta!

 

Lambrusco e abbinamenti

Nelle Terre Verdiane non potevo che parlarvi del vino che più di ogni altro le rappresenta, il Lambrusco. Le varietà coltivate sono numerose: Lambrusco Salamino, Maestri, Marani, Montericco, Ancelotta, Grasparossa, Viadanese, Sorbara… provate a ripeterle, ve ne mancherà sempre uno, come capita coi sette nani… I Lambruschi hanno la caratteristica di essere frizzanti, beverini, con titolo alcolometrico non troppo alto e questo li rende piacevoli compagni per un momento non troppo impegnativo… gradevole con brio!

Gli abbinamenti della tradizione li vogliono con gli antipasti di salumi tipici emiliani, le lasagne alla bolognese, le pappardelle al forno e lo zampone. Come si sarà capito sono tutti piatti nei quali si avrà una certa grassezza percepita, ossia quella sensazione di pastosità sul palato data dalla presenza di grassi solidi di origine animale. Pensate ad una profumatissima pancetta di Piacenza, allo zampone o alle lasagne alla Bolognese (quelle vere, per carità!) … come ha detto un simpatico professore per rendere l’idea, dopo aver mangiato quei piatti “occorre un sanitrit che pulisca tutta la bocca, che sgorghi la gola da tutta quella meravigliosa grassezza!”. :) Nulla di meglio che un buon lambrusco che con la sua briosa effervescenza e freschezza sgrassa il palato, preparandolo ad un altro boccone!

 

 

Ecco la foto…

Foto scattata dal fotogrago spagnolo Manuel Ibarolo durante il reportage a Villa d'Arda della giornalista Bianca Berlin

12 maggio 2011

Le meraviglie gastronomiche del lago Smeraldo

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Un piccolo laghetto di montagna incastonato tra le montagne trentine…

 

Un piccolo laghetto di montagna incastonato tra le montagne trentine, un canyon con giochi d’acqua e spaccature mozzafiato. Tutto questo si chiama Fondo, nella Val di Non. Hai fatto appena in tempo ad abituarti a questa bellezza che sa di era glaciale, con rocce che stanno appese in bilico sopra la tua testa, ed uno specchio d’acqua che se ti chiamassi Alice ti mostrerebbe il Bianconiglio riflesso, che ecco arrivare da lontano un profumo che ti attira come il canto delle sirene. Questo è stato il mio compleanno. No, non si chiede l’età ad una signora, ma nel mio caso lo si può fare visto che considero il lieve scorrere del tempo una fortuna che non tutti possono vantare. Trentasei anni festeggiati in un luogo incantevole, accanto alla persona che si ama, cosa volere di più?

In questo che è stato un week end breve, non posso che consigliarvi un luogo in cui si poter gustare dei piatti locali proprio davanti al lago Smeraldo, nome evocativo dove un tempo, d’inverno, si poteva anche pattinare. Poi, ahimè, è arrivata la tecnologia col palazzetto del ghiaccio. Fascino perso per quei turisti che avrebbero dato tutto per poter pattinare sul un lago dal ghiaccio resistente, dove per protesta qualche cittadino fa passare sopra ancora oggi la macchina. Polemica recente su interessi antichi.

Ma torniamo al ristorante hotel “Lago Smeraldo“, a Francesca che sta in sala e ad Alessandro, suo marito, che spignatta in cucina. I piatti richiamano la cucina tradizionale trentina con degli antipasti che vanno dagli affettati misti come il prosciutto fatto in casa leggermente affumicato, il salame di cervo, il lardo ai fiori di montagna, il carpaccio di carne salada con mela Golden e scaglie di Trentingrana, la mortandella (da non confondersi con la mortadella) tipico salame della Val di Non. Poi il formaggio di Malga stagionato 9 mesi accompagnato con noci e una confettura di mela delicatamente aromatica, e infine il carpaccio di trota affumicata. Certo, perché dimenticavo di dirvi che nel lago Smeraldo ci sono le trote che vengono pescate periodicamente per il ristornate e lasciate in acquario per la scelta.

Quindi come primo non possono mancare i tagliolini con trota affumicata ed asparagi, oppure per gli amanti della carne delle pappardelle con ragù di cervo e gli strangolapreti alla trentina con burro emulsionato e speck croccante. I canederli alla nonesa con funghi porcini e le zuppe del giorno completano i primi piatti per il versante invernale.

Dopo essere andati a fare un luuunga corsa attorno al lago, potrete scegliere per i secondi tra i bocconcini di cervo in salmi, la fonduta di Trentingrana con polenta di Storo Dop, (fatta solo nella parte occidentale del Trentino con il mais “Nostrano di Storo”, un granoturco da cui si ricava una farina gialla piuttosto grossolana da cui nasce questa inconfondibile polenta), la luganega alla griglia, la tagliata di manzo marinata all’olio extravergine d’oliva profumato al pino mugo, il filetto di manzo in crosta di Trentingrana e l’immancabile trota del lago grigliata. I dolci sono semplici ma gustosi, su tutto lo strudel. Piccolissima scelta di vino a bicchiere. Noi abbiamo optato per un buon Pinot Nero e per il Rebo, un vino autoctono della zona da pronta beva. I prezzi sono medi, non eccessivamente alti.

Ultima raccomandazione: portatevi un maglioncino pesante per la sera, a Fondo la primavera arriva sempre in ritardo.

Nella zona da fare assolutamente: passeggiata nel canyon de Sass di circa 2 ore, passeggiata lungo il lago e visita all’orto botanico, con accesso al sentiero proprio davanti all’hotel, con entrata libera.