14 novembre 2014

XXIII edizione del Merano Wine Festival

La XXIII edizione della kermesse del vino ha sfiorato le 10 mila persone in tre giorni, per un indotto stimato di 6 milioni di euro.

Posted in: WINEFOOD&FRIENDS
6 novembre 2014

Tazzelenghe Conte Attimis Maniago 2007

Un taglia lingua eccellente!

Il Conte Attimis Maniago è tra i più noti produttori della zona del Collio, zona che avevo visitato anni fa durante un viaggio di piacere. Il Tazzelenghe è un vitigno autoctono che non lascia incertezze a interpretazioni etimologiche, soprattutto per chi conosce il dialetto friulano. Significa letteralmente “taglia lingua”, a causa dei suoi tannini robusti e allappanti. In realtà il vino in questione aveva dei tannini molto più levigati di altri, forse ingentiliti da un lungo passaggio in legno.

 Il vino è un bel rubino limpido. All’inizio si percepisce un aroma di stallatico che ricorda quasi un Pinot Noir, dalla classica nota di “merde du poule”, che poco dopo lascia spazio ad un profumo metallico. Ossigeno un po’ il vino nel bicchiere, è evidentemente chiuso. A questo punto si alza un bouquet di rose e un netto profumo di noce moscata (sono sicura, ho controllato mettendo al naso quella vera). Il vino è una vera scoperta, in un susseguirsi di evoluzioni che lo portano dalla noce moscata, alla macchia mediterranea, sino al pepe nero. La noce moscata, però, torna sempre, come tratto distintivo del bouquet di questo potente tazzelenghe. Ne metto un goccio in bocca (finalmente): caldo, morbido, pieno, con grande freschezza e media tannicità. Retrogusto delicatamente amaricante di liquirizia.

Abbinamenti:

Secondi strutturati.  
31 ottobre 2014

VITAE: TUTTO IL MEGLIO DEL VINO ITALIANO IN UNA ECCEZIONALE DEGUSTAZIONE A MILANO

logo

Lunedì 3 novembre, al Magna Pars Event Space di Via Tortona 15, a Milano, andrà in scena un grande evento dedicato al vino italiano che, per qualità e dimensioni, non è fuori luogo definire “la degustazione dell’anno”. Organizzato da Associazione Italiana Sommelier in occasione dell’anteprima nazionale di “VITAE – la guida vini 2015” (2000 aziende raccontate in un volume di 2160 pagine), l’evento proporrà ai visitatori gli oltre 400 migliori prodotti premiati in guida.

Piemonte e Toscana faranno la parte del leone con rispettivamente 100 e 90 grandi vini in degustazione.

Fra questi una nutrita pattuglia di attesissimi Barolo – la denominazione in assoluto più rappresentata in guida – del millesimo 2010 giudicato fra i migliori degli ultimi anni. In Toscana si conferma lo strapotere dei vitigni a bacca nera, Sangiovese in primis, con 15 Brunello di Montalcino, 9 Chianti Classico, 1 Rufina e 4 Vino Nobile di Montepulciano. Ben rappresentata anche Bolgheri, con 6 premiati, senza dimenticare oltre una quarantina di vini di elevato spessore, da singole varietà o da uvaggi, che non rivendicano le tradizionali denominazioni.

Seguono il Friuli Venezia Giulia con 43 vini premiati, la Lombardia con 31 fra cui numerosi Franciacorta e il Veneto con 27 grandi etichette. Se il Friuli Venezia Giulia si conferma terra di vini bianchi in cui la denominazione Collio è la più rappresentata seguita dai Colli Orientali, sorprende un Alto Adige (16 vini premiati) molto versatile e variegato poiché, spazia fra spumanti, vini bianchi giovani ed evoluti, vini rossi di struttura e passiti di estrema eleganza, attraverso un sapiente dosaggio di vitigni della tradizione.

Il Centro sud, dall’Umbria alla Sardegna, è rappresentato da 98 vini che raccontano un’area geografica complessivamente in grande stato di forma.

La degustazione, allestita negli spazi che un tempo furono di una fabbrica di profumi, proporrà fra gli altri i 25 vini a cui AIS ha attribuito il premio speciale Tastevin. Si tratta di prodotti che hanno fatto la storia del vino in questi ultimi anni, testimoni di una rivoluzione che fa oggi dell’Italia una delle regioni vinicole mondiali al top in termini di qualità e biodiversità. Fra questi troviamo denominazioni meno note e certamente meno rappresentate sulle carte dei vini fra cui la Malvasia di Bosa, il Moscato di Scanzo, ilTorchiato di Fregona, la Tintilia del Molise, la Biancolella di Ischia. In generale la degustazione porrà l’accento su una sempre più forte propensione all’utilizzo di vitigni del territorio, sia a bacca bianca che a bacca nera.

Fra le molte curiosità a disposizione del pubblico, citiamo alcuni bianchi di eccezionale longevità: si tratta del Trento Doc Metodo Classico Riserva 2004, presentato da 3 diverse cantine, di un Pinot Bianco dell’Alto Adige e di un Lugana del versante veronese della denominazione, questi ultimi prodotti nell’ormai lontano 2002.

I nomi dei vini e dei produttori al top saranno svelati nel corso della degustazione aperta al pubblico dalle 14 alle 22.

Lunedì 3 novembre | Magna Pars | Via Tortona 15, Milano

Ingresso soci AIS : 20 euro | Ingresso non soci : 40 euro

30 ottobre 2014

I Timorasso di Daniele Ricci…e non solo

“Tanti modi di essere Timorasso e non solo” ha aperto la stagione invernale della delegazione di Bergamo, mercoledì 15 ottobre presso l’hotel Settecento di Presezzo, sotto la guida della nuova delegata Roberta Agnelli. Ospite della serata Daniele Ricci dell’omonima azienda agricola, che ha portato in degustazione sette tipologie di vino, tra cui cinque annate di Timorasso.

“Io sono Timorasso”, è ciò che polemicamente Daniele Ricci rispose qualche anno fa a chi gli chiedeva, con una certa protervia tipica di chi il vino lo beve comodamente nel salotto di casa, senza mettere un piede in vigna, perché si fosse messo a coltivare un vitigno difficile come il Timorasso, al posto dei ben più noti e piacioni vitigni internazionali che vengono su, senza troppi problemi. Quel “io sono Timorasso”, non è solo una frase ad effetto, che all’epoca chiuse la bocca ai suoi interlocutori, ma rappresenta oggi la storia di Ricci e di chi, come lui, è riuscito a salvaguardare una tradizione contadina antichissima.

Completamente biologica ed ecosostenibile l’azienda Ricci, nata nel lontano 1929, ha ricominciato a produrre Timorasso meno di vent’anni fa, proprio nel cuore dei colli orientali del Piemonte, a Costa Vescovato.  Anche per questo i vini di Daniele Ricci rappresentano, non solo il rinascimento di quella parte del tortonese che negli ultimi anni grazie a Walter Massa ha riconquistato credibilità qualitativa, ma sono l’impronta di carattere di un viticoltore che, piaccia o no, fa vini a modo suo. E lo dice senza tanti fronzoli, con schiettezza, che i vini che produce devono piacere a lui per primo, affrancandosi coerentemente da strani equilibrismi per stare nelle logiche di mercato, che – come bene lascia intendere Ricci – hanno avvilito e appiattito la tradizione culturale contadina, selezionando vitigni “facili” e vini senza carattere. I suoi no, un carattere ce l’hanno, e sono il connubio tra la natura e l’uomo, la prima che dà quel che genera secondo il terroir, il secondo che la interpreta senza snaturarla.

E che Ricci sia un viticoltore coerente con quel che dice, lo si intuisce da quel suo stare in vigna personalmente, giorno dopo giorno. Un impegno quotidiano, che esprime attraverso una frase che sembra passare sottotono, ma che è in realtà il motore stesso della sua filosofia. “Non si può essere molti a lavorare le vigne”, dice, spiegando come sia lui a stare personalmente tra i filari, conoscendo ogni singola vigna personalmente da trent’anni, come fossero compagni d’infanzia con cui si è cresciuti e dei quali si conosce tutto, i difetti, le piccole bizze caratteriali e la chiave per la loro generosità.

Daniele Ricci - BicchieriE non potrebbe essere altrimenti con un vitigno difficile come il Timorasso, che dà molto ma che chiede altrettanto in termini di quotidiana cura in vigna. Le caratteristiche agronomiche del Timorasso, infatti, sono l’elevata fertilità, l’abbondante vegetazione e una maturazione precoce. “Quando Walter Massa cominciò a riscoprire il Timorasso – racconta Ricci, che seguì sin dall’inizio l’eroica avventura enologica di Massa – ne rimasi affascinato, nonostante i molti i detrattori del vitigno non credessero a un suo possibile ritorno qualitativo. Se è quasi scomparso, – ci dicevano – un motivo ci sarà, al punto che lo stesso Donato Lanati, all’inizio di quest’avventura, ebbe modo di pronunciarsi negativamente sulla riscoperta del Timorasso. Poi si è dovuto ricredere, come la maggior parte di chi, fuori e dentro al territorio, oggi considerano il Timorasso un grandissimo vino”.

Vini franchi, quelli di Daniele Ricci, senza mezze misure, che li si ami oppure no. Certamente vini che non lasciano indifferenti, grazie a una filosofia produttiva che prevede leggere macerazioni, lieviti indigeni, temperature di fermentazione senza controllo. I vini affinano da un minimo di uno a un massimo di tre anni in botti di rovere, mentre l’imbottigliamento, effettuato seguendo le fasi lunari, non prevede chiarifiche, né microfiltrazioni, tantomeno solfiti aggiunti (50 mg/l totali).

Degustazione

Terre del Timorasso 2011: giallo paglierino già tendente al dorato. Molto luminoso. Naso lievemente minerale che tradisce l’origine del terreno tortonese. Dopo qualche minuto il vino si apre a note floreali fresche e di muschio, che ritroviamo anche in bocca, supportate da una sapidità e acidità di livello. Timorasso San Leto Verde 2009:  dorato. Acacia e cedro, su base minerale al naso. Ben strutturato in bocca, dove la nota dell’acacia ritorna a più riprese. Freschezza e sapidità non mancano, tanto da agevolare un sorso dopo l’altro.

Timorasso Giallo di Costa 2010: dorato. Più soave al naso con aromi di camomilla, valeriana e soffi di origano. Dopo qualche minuto i profumi virano verso la susina e l’albicocca disidratata. Avvolgente e caldo in bocca, con lunghi ritorni sapidi.

Timorasso San Leto Blu 2010: dorato luminoso. Naso da interpretare con potenti note di pietra focaia e “gomma bruciata”, che lasciano il posto dopo qualche minuto a note più dolci. In bocca è potente, con lunga persistenza. Da capire.

Timorasso San Leto Blu 2006: dorato luminoso. Etereo con ritorni di frutta gialla sottospirito, caratteristica che ritroviamo anche all’analisi degustativa, supportata da un corredo di spezie dolci particolarmente interessante. Finale leggermente amaricante.

Croatina Elso 2006: rosso rubino. Floreale (garofano) con lievi note di liquirizia dolce che ritornano anche in bocca. Bella freschezza e tannicità in bocca.

Barbera Castellania 2005: granato. Naso intenso con ricordi di marmellata di ribes e mirtillo, con qualche spezia nera. In bocca è avvolgente, bel tannino e lunga persistenza. Molto interessante.

Daniele Ricci - i vini

20 ottobre 2014

X° Concorso Enologico Internazionale “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme”

emoz

Si è concluso oggi il X° Concorso Enologico Internazionale “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” 2014. La kermesse nata e cresciuta a Bergamo che ogni anno raccoglie un numero sempre maggiore di consensi sia per quanto riguarda il numero di campioni partecipanti sia per quanto concerne le adesioni dei giudici internazionali, ha festeggiato nel 2014 il suo 10 anniversario.
“Molta strada è stata fatta dal 2005” – ricorda il direttore del Concorso Sergio Cantoni – “allora i vini in concorso erano un centinaio ed erano prodotti in 7 nazioni, avevamo 68 giurati provenienti da 13 paesi e le degustazioni erano affidate a 4 giurie.” Dieci anni dopo “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” porta avanti la bandiera di Bergamo nel mondo enologico internazionali con numeri di tutto rispetto.

Durante le sessioni di assaggio, svoltesi venerdì 17 ottobre 2014 presso il Filandone di Martinengo, i 93 giurati originari di 23 paesi (Colombia, Croazia, Francia, Germania, Giappone, Giorgia, Grecia, Israele, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Perù, Polonia, Romania, Serbia, Spagna, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Turchia e Ungheria) hanno degustato, riuniti in 7 commissioni, i 210 vini iscritti al Concorso e prodotti in 20 nazioni nel mondo (Bosnia e Herzegovina, Croazia, Francia, Germania, Giorgia, Israele, Italia, Macedonia, Malta, Perù, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Turchia, Ungheria).
Internazionalità è dunque senz’altro la parola chiave di questa decima edizione del Concorso Enologico Internazionale: un’internazionalità che si riscontra sia nel numero di paesi rappresentati dai giudici, sia in quello dei paesi produttori partecipanti.
“Per la prima volta nella storia del concorso” – ha voluto sottolineare Cantoni – “possiamo affermare che la maggioranza dei campioni partecipanti è straniera. Inoltre il primato che “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” detiene ormai da tempo, quello del Concorso Enologico Internazionale con il maggior rapporto numerico tra giudici e campioni degustati, ci consente di avere dei risultati affidabili ed estremamente rappresentativi del gusto mondiale tanto dei tecnici quanto dei giornalisti.”

Veniamo ora ai risultati, resi noti sabato 18 ottobre 2014 al termine del Convegno sul tema “Aggregazione: chiave per la promozione di un territorio e dei suoi prodotti” svoltosi presso la sala Caravaggio della Fiera di Bergamo.
63 le medaglie d’oro assegnate, 32 di queste ottenute da vini di provenienza italiana.

Ecco in breve il medagliere internazionale: 8 medaglie alla Croazia e altrettante alla Serbia,
4 a Israeliani, 2 rispettivamente a Francia, Romania, Turchia e Malta, una medaglia a Slovenia, Slovacchia e Georgia.
I risultati delle degustazioni non lasciano spazio a dubbi: il Concorso vede tra i suoi partecipanti campioni di altissima qualità. “Quest’anno possiamo davvero parlare di risultati eccezionali” – ha ricordato Cantoni – “Ben 136 sono i vini che avrebbero ottenuto una medaglia, il Regolamento OIV, però, ci consente di premiare solo il 30% dei partecipanti, abbiamo quindi dovuto porre lo sbarramento piuttosto in alto. Ciononostante sono state 63 le medaglie d’oro assegnate”.

La giuria stampa, composta da membri a maggioranza straniera, ha assegnato 15 Premi della Stampa mentre i 21 membri della Giuria dei Consumatori, selezionati grazie ad una partneship con Radio Number One, hanno selezionato i 4 vini per La Scelta del Consumatore, 2 italiani e 2 stranieri.
Da notare come anche per questa edizione del 2014 il giudizio dei consumatori e quello dei tecnici si sia trovato in accordo: 2 dei vini selezionati dai consumatori hanno anche ottenuto la medaglia d’oro della giuria tecnica.

Ma “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” non è solo degustazione, e anche, e soprattutto un momento di incontro e di confronto.
Quest’anno il tema scelto per il Convegno conclusivo della manifestazione è stato “L’Aggregazione: Chiave per la Promozione di un Territorio e dei suoi prodotti”, un momento di confronto davvero interessante che ha visto la partecipazione di 5 relatori di grande rilevanza a livello internazionale che hanno portato la propria esperienza sul tema in oggetto.
Vignaioli Bergamaschi e il Consorzio Tutela Valcalepio intendono “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” come un momento di fondamentale importanza per la promozione del territorio bergamasco, ecco perché ogni anno viene selezionato un tema conduttore dell’evento.
Il tema scelto per il 2014 è stato il tessile, elemento di fondamentale importanza per la cultura, la storia e l’economia della regione bergamasca. Di qui la scelta di portare gli ospiti italiani e stranieri in visita al museo del Tessile di Leffe e di ospitare la degustazione delle commissioni presso il Filandone di Martinengo, presso il quale è stato anche organizzato un importante momento di rievocazione delle antiche tecniche di filatura della seta.

Altro momento molto importante per il Concorso Enologico Internazionale “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme”, inoltre, è il banco d’assaggio dei vini vincitori che ha aperto al pubblico nel pomeriggio di sabato 18 ottobre 2014 presso gli spazi della Banca Popolare di Bergamo in Piazza Vittorio Veneto 8.
Con l’occasione, inoltre, si è rinnovata la collaborazione tra Consorzio Tutela Valcalepio, Vignaioli Bergamaschi e la Onlus Nepios.
L’accesso alla degustazione, infatti, è avvenuto previo pagamento di un’offerta libera a questa importante associazione molto attiva sul nostro territorio.

emoz

giordyvino

emoz

emoz

emoz

30 settembre 2014

BAR D’ITALIA 2015 – I VINCITORI

30 settembre 2015 -  Premio illy “Bar dell’anno” è stato assegnato a Bedussi di Brescia. Un premio alla creatività di questi giovani professionisti e alla capacità di osare. Un concetto di bar di qualità con un’offerta che riesce sempre a sorprenderti mantenendo un grande rispetto della materia prima. Un bar  visionario che regala un’esperienza gastronomica di eccellenza.

 

Menzione speciale della giuria a Pavé di Milano. Per la capacità di fermare il tempo in un’atmosfera accogliente e familiare

Menzione speciale della giuria a Ariele di Conegliano (TV). Ricerca sostenibilità e filiera, una filosofia vincente.

Bar dell’anno scelto dai lettori: 300mila Lounge di Lecce

La giuria era composta da: Michela Auriti (Oggi), Andrea Cuomo (Il Giornale), Alessandra Mendolesi (giornalista e scrittrice di cucina), Laura Pintus (TG2) e i due foodblogger Teresa Balzano e Pietro Caroli.

Per i giovani. Un bar capace di mettere in campo una location confortevole sia all’interno che all’esterno, grandi materie prime delle quali sia chiara l’origine e personale preparato in grado di spiegare cosa c’è nella tazzina, nel piatto o nel bicchiere.

Questo in estrema sintesi il profilo del bar ideale per i giovani, secondo una ricerca realizzata Concept Futur Lab su iniziativa di illycaffè per l’Osservatorio illy sui giovani e il caffè i cui risultati completi potrete leggere nel comunicato allegato

 Un profilo che rispecchia perfettamente le caratteristiche dei migliori Bar d’italia selezionati da Gambero Rosso, bar nei quali l’attenzione al bello, buono e sano viaggiano in perfetta sintonia. Come, ad esempio, nelle cinque nuove insegne che entrano tra i finalisti del bar dell’anno: Ariele di Conegliano, il Picchio di Loreto, Bar Roma di Novellara, Sciampagna di Marineo, Vatta di Trieste

Da quest’anno la selezione di Bar d’Italia, che si rinnova nel formato e nella grafica e dà vita ad un’app (disponibile dai primi di dicembre) con aggiornamenti periodici, è ancora più rigorosa a cominciare proprio dai cardini fondamentali del bar: la qualità della colazione (e a tale proposito in apertura di guida c’è anche una selezione di locali dove assaporare una colazione strepitosa) e del caffè.

I locali premiati con i tre chicchi e le tre tazzine, sono suddivisi tra bar finalisti del premio illy bar dell’annocaffè storici e bar dei grandi alberghi (anche qui due nuovi ingressi con Gabbiano e Fortuny dell’Hotel Cipriani e il Winter Garden Bar dell’Hotel St. Regis Florence); oltre 80 novità e due nuove insegne nella categoria le stelle, i locali che per almeno dieci anni consecutivi hanno conquistato tre tazzine e tre chicchi.

Regione leader si conferma il Piemonte (8 locali premiati), seguono la Lombardia con 7, il Veneto con 6, la Sicilia con 5, Emilia Romagna con 3, Friuli Venezia Giulia con 3LiguriaToscanaLazio con 2. Un locale sul podio per Abruzzo, Marche e Puglia.

Settimo anno per il premio aperitivo dell’anno assegnato da Sanbittèr&Gambero Rosso al bar che presenta la formula aperitivo più originale e divertente. Vincitore per l’edizione 2015 è Pullmanbar di Vicenza

Oggi nel corso della presentazione alla stampa, una giuria di esperti composta dai giornalisti Michela Auriti (Oggi), Andrea Cuomo (Il Giornale), Alessandra Meldolesi (giornalista e scrittrice di cucina) Laura Pintus (TG2) e i due food blogger Teresa Balzano e Pietro Caroli  selezionerà tra i locali “tre chicchi e tre tazzine” finalisti bar dell’anno, il bar vincitore del Premio illy Bar dell’Anno.

Il premio illy – giunto quest’anno alla XIII edizione – si propone di valorizzare e promuovere la cultura del bar italiano. Il premio consiste in un viaggio in Brasile  alla scoperta delle origini e della coltivazione del caffè.

Al premio illy bar dell’anno scelto dalla giuria tecnica, si affiancherà anche quest’anno, il bar dell’anno scelto dai lettori che hanno espresso il loro voto attraverso il sito del Gambero Rosso. Al vincitore come premio un corso presso l’Università del caffè di Trieste.

Ultima curiosità: il color moka della copertina non è soltanto una trovata grafica. La carta, ecologica, è ricavata dalle eccedenze delle lavorazioni agro industriali di caffè

 

Posted in: Guide
9 settembre 2014

DENIS MONTANAR E AURELIO DEL BONO APRONO LA RASSEGNA “VINI BIO” AL MILLE STORIE E SAPORI

Nell’ambito della rassegna “Mille Storie e Sapori presenta i vignaioli”, sono stati ospiti i due storici produttori che si sono confrontati sul metodo biodinamico.

trio1 (2)

Da sinistra Aurelio Del Bono, Paolo Stefanetti e Denis Montanar

La prima di una lunga rassegna di incontri coi produttori, per uscire dai luoghi comuni e conoscere da vicino le migliori realtà produttive dei nostri territori

Lunedì 8 settembre, alle ore 20.00, presso il ristorante Mille Storie e Sapori di Bergamo, si è aperta la rassegna “Vini Bio” con la partecipazione di due storici produttori biodinamici, Denis Montanar, dell’omonima azienda agricola friulana e Aurelio del Bono, della franciacortina Casa Caterina. Una serata di degustazione concepita come una vera e propria tavola rotonda, nella quale il pubblico presente si è confrontato, in maniera diretta e informale, coi due produttori sul noto e talvolta vituperato metodo biodinamico, che “utilizza le forze naturali per aumentare la fertilità dei terreni”.

“Sono stati i due produttori a raccontare la loro storia e filosofia produttiva, presentando personalmente i vini in degustazione, – spiega Paolo Stefanetti, chef, sommelier e patron del ristorante – ai quali ho abbinato un menù studiato per accompagnarne le particolari caratteristiche organolettiche”. Vini decisamente anticonvenzionali, non c’è che dire, non solo per il metodo scelto, ma perché nascono, seppure da storie diverse,  dalla medesima volontà di fare prodotti fuori dagli schemi.

Denis Montanar, quarta generazione di agricoltori, entra nel settore vinicolo nel 1989 quando prende in affitto i vigneti del nonno. Dopo pochi anni acquisisce altri 12 ettari circa di proprietà, una parte dei quali viene destinato alla produzione di antiche varietà di frumento, mais e grano saraceno.  Ogni anno produce, seguendo lo stesso metodo, l’azienda Montanar coltiva 30 quintali sia per mais, soia, che frumento Nel 2013 Denis Montanar decide di utilizzare il suo nome come marchio dell’azienda a cui affianca i tre toponimi delle terre dove coltiva i suoi prodotti: Borc Dodon, Borc Sandrigo e Scodovacca. Produzione annua media: 27 mila bottiglie.

“La bufala più grossa sui vini biodinamici? Che non sono eleganti e che hanno odori sgradevoli. – spiega durante la serata Denis Montanar – In realtà, come in tutti i processi naturali, quando si comincia con la produzione bio occorre stabilizzarsi, imparare a conoscere il proprio terreno, i lieviti indigeni e il metodo in cantina. Chi fa vini bio da un po’ di anni, li fa con criterio conoscendo direttamente tutti i processi e le variabili di cantina”.

Aurelio Del Bono di Casa Caterina coltiva, col fratello Emilio, sette ettari di vigna nel comune di Monticelli Brusati, in provincia di Brescia. Nonostante i terreni siano posti in uno dei comuni del Franciacorta Docg, i fratelli Del Bono rinunciano volontariamente alla denominazione per tutti i loro metodo classico. Una scelta coraggiosa che permette loro di sperimentare vie alternative, creando vini del tutto atipici. Produzione annua media: 30 mila bottiglie.

“Amiamo sperimentare e non rimanere prigionieri dei disciplinari che tendono a uniformare tutte le produzioni. – spiega Aurelio Del Bono – Oggi attraverso i lieviti selezionati, si possono fare vini progettati a tavolino, con certi aromi e profumi che non rappresentano più il territorio, ma le scelte dell’enologo. I nostri vini, al contrario, rappresentano ancora il gusto della terra, nel rispetto delle vigne e del terroir“.

Durante la serata sono stati degustati in escalation la Brut Cuvée 60 2009 (100% Chardonnay – 9000 bottiglie annue), il Friulano 2013 (5000 bottiglie annue),  il Brut Antique 2002 (100% Pinot Meunier – 5000 bottiglie) l’Uis Blancis 2009 (55% Tocai Friulano, 30% Sauvignon, 10% Pinot Bianco, 5% Verduzzo Friulano – 3000 bottiglie annue) e il Brut Sec Demy Out Style 2001 (100% Pinot Noir- 800 bottiglie solo in magnum).

“E’ un piacere poterli ospitare e far conoscere la loro storia ai bergamaschi.  – conclude Stefanetti – Il nostro locale è nato, infatti, come un luogo d’incontro dove chiunque può approfondire la cultura dell’enogastronomia, attraverso i racconti, le persone e i sapori. Una filosofia che si rinnova durante ogni serata”. Mille Storie e Sapori nasce nel 2012 per volontà della famiglia Stefanetti, per promuovere la cultura enogastronomica a Bergamo. Paolo Stefanetti, patron del ristorante ha lavorato per 32 anni presso il tristellato “Da Vittorio”.

 

Mille Storie e Sapori

Viale Papa Giovanni XXIII n. 18 – Bergamo

Per informazioni sulle prossime serate: tel. 0354220121

Sito: www.millestoriesapori

brut

 

montanar1

 

 

brut2

 

montanar2

 

montanar3

brut3

1 agosto 2014

PREMIO INTERNAZIONALE MERONIS

IMG_7283 (FILEminimizer)

Il vino come fonte di cultura, il vino come fonte di vita. Si è svolto martedì 29 luglio, nella splendida cornice del Circolo Antico Tiro a Volo di Roma, la seconda edizione del Premio Internazionale Meronis, promosso e organizzato da Cantina Moronia per premiare illustri personaggi che, nella propria professione, si siano distinti nella valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano. La serata, ideata dal presidente di Cantina Moronia Gianfranco Grieci e condotta da Barbara Laurenzi, ha visto la partecipazione di oltre 150 persone tra esperti del settore enologico, esponenti istituzionali ed attori del comparto food.

“Siamo lieti di premiare, ancora una volta, il merito e l’impegno di chi, ogni giorno, tramanda nelle proprie azioni e nella propria professionalità un valore antico, e tipicamente italiano, come quello della terra, del vino e della condivisione che è alla base dell’enogastronomia del Bel Paese” – spiega Gianfranco Grieci, presidente di Cantina Moronia.

Numerosi e differenti i nomi dei premiati. Per la categoria Cucina e vino lo chef del noto e prestigioso ristorante Sushisen di Roma, Eiji Yamamoto, che ha eseguito una dimostrazione dal vivo e realizzando una rivisitazione del classico sashimi. Per la sezione Televisione e vino, Eleonora Daniele, nota conduttrice televisiva e per anni volto storico di LineaVerde, e Francesca Barberini, volto storico di Gambero Rosso Channel. Per la sezione Cultura e Vino, la nota sommelier Adua Villa e Riccardo Cotarella, da sempre tra i più prestigiosi enologi al mondo e presidente di Assoenologi.

Per la sezione Turismo e vino Carlo Esposito, restaurant manager dell’Hotel 5 stelle Tragara di Capri. Ancora per Turismo e vino, Elena Martusciello, presidentessa dell’associazione nazionale Donne del Vino. Per la sezione Giornalismo e Vino, Francesca Romana Maroni, amministratrice delegata della Guida Maroni, la guida dei migliori vini italiani. Ancora per Giornalismo e vino, Giordana Talamona, giornalista particolarmente apprezzata per il suo impegno nel far conoscere il vino attraverso il mondo dei media. Esperta di enogastronomia, Giordana Talamona collabora con diverse testate del settore, tra le quali ViniPlus, periodico dell’Ais Lombardia. Ancora nella sezione Giornalismo e vino, Gian Marco Chiocci, direttore de Il Tempo.

Per la categoria Internazionalizzazione e vino, Simona Frignani, segretaria generale della Camera di Commercio Italia-Inghilterra, e Michele De Gasperis, presidente della camera di commercio italo-mongola. Per la categoria Storia e vino, Gaetano Pascale, presidente di Slowfood. Per Imprenditoria e vino, Giacomo Campora, direttore generale Allianz, e infine il presidente del circolo antico tiro a volo Michele Anastasio Pugliese.

“Siamo molto soddisfatti della serata, questa seconda edizione è stata ancora più ricca grazie all’istituzione della nuova categoria internazionalizzazione, una sezione che abbiamo fortemente voluto proprio per sottolineare il valore dell’export in questo momento storico” –  dichiara la responsabile eventi ed estero di Cantina Moronia, Gioia Ciccotti.

La degustazione iniziale è stata realizzata con prodotti provenienti da varie regioni e offerti dai soci della Fagri – Filiera agricola italiana, associazione di categoria che unisce 110 mila imprese agricole a livello nazionale. La cena di gala si è conclusa con l’esibizione di Yasko Fujii, soprano di fama internazionale, conosciuta in Italia anche per la sua presenza nel programma di Canale5 di Paolo Bonolis ‘Avanti un altro’.

 

IMG_7238 (FILEminimizer)

IMG_7247 (FILEminimizer)

IMG_7258 (FILEminimizer)

IMG_7356 IMG_7266 (FILEminimizer)

1 agosto 2014

VINITALY 2015 EDIZIONE SPECIALE

Il prossimo anno la sinergia tra Vinitaly e i saloni Sol&Agrifood ed Enolitech, in programma dal 22 al 25 marzo 2015, sarà ancora più stretta, per offrire ai professionisti del vino in arrivo da 120 Paesi una panoramica completa della produzione italiana, fatta di vini di qualità, tradizione alimentare e tecnologie innovative: un unicum inimitabile che segna la differenza tra Italia e resto del mondo. Già aperte le iscrizioni ed iniziata l’attività di incoming di buyer internazionali, in collaborazione con le associazioni di categoria e le aziende vitivinicole.

 

vino-colesteroloVerona, 4 agosto 2014 – È un’edizione speciale di Vinitaly quella che si sta preparando per il 22-25 marzo 2015. Come di consueto, in contemporanea si svolgeranno anche Sol&Agrifood ed Enolitech, ed è proprio sulla sinergia che da sempre contraddistingue le tre manifestazioni che punta Veronafiere per valorizzare, in chiave business, l’unico appuntamento fieristico a livello internazionale in grado di fornire una visione a 360° della filiera vitivinicola e di quella oleicola, partendo dai mezzi tecnici fino alla produzione.

L’obiettivo è quello di supportare il settore del vino, e dell’agroalimentare nazionale in generale, dando nuovo spunto all’export, che in fase positiva da anni deve trovare ora nuovi motivi di crescita per rimanere sempre un passo avanti rispetto ai competitor.

“La concorrenza internazionale è sempre più agguerrita – dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –, ma l’esperienza di Vinitaly garantisce risultati commerciali concreti”. La conferma viene dall’indagine sulla customer satisfaction realizzata a conclusione di Vinitaly 2014, dalla quale è risultato che durante i quattro giorni di manifestazione il 68% degli operatori stranieri – 53.000 da 120 Paesi su un totale di 155.000 – ha realizzato ordini di acquisto, mentre il 73% ha trovato nuovi fornitori. Alla stessa indagine, il 97% degli espositori ha dichiarato di voler riconfermare la propria presenza nel 2015.

Le iscrizioni sono già aperte e potrebbero confermare la tendenza emersa negli ultimi due anni, che ha visto un crescente numero di aziende investire risorse in uno stand proprio piuttosto che continuare a condividere uno spazio collettivo istituzionale, per avere maggiore visibilità e incrementare il numero di contatti con buyer italiani ed esteri.

Per aumentare la presenza di operatori qualificati dai mercati internazionali più importanti e interessanti, Veronafiere ha già iniziato un’intensa attività di incoming, sia potenziando gli investimenti economici sia attraverso una stretta collaborazione con le aziende e le associazioni di categoria.

“Con l’Expo, il 2015 sarà un anno importante per il nostro Paese, e il vino e l’olio extravergine di oliva, insieme all’agroalimentare di qualità sono produzioni trainanti del made in Italy, che però non potrebbero esistere – afferma Ettore Riello, presidente di Veronafiere – senza ilknow-how tecnico delle migliori aziende. Veronafiere lo sa bene, e proprio per questo ha sempre puntato sulla contemporaneità dei tre saloni, che pur indipendenti, si completano tra loro dando un’immagine unitaria agli operatori economici in arrivo da tutto il mondo”.

Tappa intermedia prima di Vinitaly 2015 sarà wine2wine (www.wine2wine.net), il primo forum del vino in Italia. In programma il 3 e 4 dicembre sempre a Verona, wine2wine si propone come momento di informazione e approfondimento economico per la crescita del sistema produttivo vitivinicolo nazionale.

Posted in: WINEFOOD&FRIENDS
Tags: , ,
25 luglio 2014

SOGNATORI CON I PIEDI BEN PIANTATI NELLE SETTE TERRE

7  terre - i produttori

Il vicepresidente Antonio Lecchi: “Istituiremo una commissione di degustatori che assaggerà annualmente i nostri vini, per garantire qualità certificata ai consumatori”

sette terre conferenza 3

Lunedì 21 luglio 2014, presso Casa Virginia a Villa d’Almè (BG), si è tenuto l’evento lancio di Sette Terre, la nuova Associazione di Viticoltori Indipendenti di Bergamo, a cui hanno preso parte rappresentanti delle Istituzioni, giornalisti, ristoratori e viticoltori. Tra le autorità politiche presenti anche gli onorevoli Antonio Misiani ed Elena Carnevali, e i sindaci dei Comuni delle sette aziende aderenti all’associazione.

Durante la conferenza stampa il presidente di Sette Terre, Carlo Ravasio, ha presentato le finalità dell’associazione, nata per promuovere l’identità storica, culturale, ambientale e sociale del territorio bergamasco. “Vogliamo dare dignità al vino e rendere i bergamaschi orgogliosi della propria terra. Non sono cose da poco, perché quando si è orgogliosi della propria terra la si rispetta, la si cura e la si fa conoscere. Cercheremo, dunque, un rapporto costruttivo prima di tutto coi bergamaschi e poi col resto del mondo. Ma, badate bene, non saremo noi ad andare nel mondo, semmai chiederemo al mondo di venire qui, nel nostro territorio, a visitare le nostre cantine. Si tratta di un sogno? Solo le generazioni future potranno dirlo”. Sette Terre non prevede un numero chiuso di aziende aderenti, ma è pronta ad accogliere tutti coloro che intendono condividere le finalità programmatiche dell’associazione.

E sul nuovo modo di comunicare la qualità del territorio bergamasco, il vicepresidente Antonio Lecchi ha puntualizzato: “Vogliamo trovare una terminologia che dia identità alla qualità del vino bergamasco. Siamo stanchi di sentire usare le parole “vitigni internazionali”, o “taglio bordolese”, noi vogliamo produrre vino di qualità con “l’anima di Bergamo nel bicchiere”. Anche per questo istituiremo una commissione di degustatori formata da enologi, sommelier, giornalisti ed esperti del settore, che assaggerà annualmente i nostri vini, attribuendo il marchio Sette Terre ai soli prodotti che raggiungeranno gli 85/100 di punteggio. Un modo concreto per rispettare i consumatori, che potranno finalmente essere certi di acquistare prodotti di qualità certificata”. Un programma ambizioso che prevede, inoltre, interventi sperimentali su varietà autoctone o innovative, in ciascuna azienda, volti ad individuare il vitigno che possa esprimere al meglio l’identità della terra.

Sette Terre come i sette terreni vocati che rappresentano le peculiarità vitivinicole di ciascuna azienda dell’associazione: Maiolica per la Caminella, Marna per Casa Virginia, Volpinite per Cascina Lorenzo,Sass de Luna per Eligio Magri, Arenaria per Le Corne, Flysch per Sant’Egidio e Torbiditi per Valba. “Da un punto di vista geologico, la fascia collinare della bergamasca è formata da una tale molteplicità di terreni di origine eluviale, da dimostrarsi estremamente vocata per la produzione vinicola di qualità. – ha spiegato durante la conferenza stampa l’agronomo Giacomo Groppetti – I diversi terreni, formati da micro areali, permettono a ciascuna produzione vinicola di esprimere nel bicchiere, le peculiarità tipiche di ogni terra”. I terreni geologici eluviali, ossia autoctoni, originatisi dal disgregamento delle rocce sul posto, senza il trasporto del detrito, sono dunque l’eccezionale peculiarità della terra bergamasca.

Nel corso della serata, che ha visto la partecipazione di oltre 200 invitati, è stato proclamato il vincitore del concorso per la creazione del logo di Sette Terre, con lo slogan “La terra, l’ambiente, la qualità, l’anima di Bergamo nel bicchiere”. Tra gli 84 lavori pervenuti, il logo che ha dato un volto all’associazione - un’onda di vino racchiusa in un calice, che diviene lo skyline di Bergamo Alta -  è stato realizzato dal ventiquattrenne, grafico bergamasco, Roberto Adobati, che si è aggiudicato un premio di 1000 euro.

L’anima di Bergamo è nel bicchiere, non resta che degustarla.

sette terre conferenza 4

18 luglio 2014

Parte la nuova edizione siciliana del Blues & Wine Soul Festival

Grandissima la presenza di guest stars, a cominciare Sharrie Williams, considerata la più grande cantante americana del genere blues-gospel.

joe

Il Blues & Wine Soul Festival, con la Super Official Band  internazionale di Joe Castellano, spegne quest’anno le dodici candeline. Questa nuova edizione, che parte ufficialmente ad agosto da Porto Empedocle,  si preannuncia ricca di appuntamenti che uniranno la grande musica soul con l’arte, la storia, il giornalismo e la cultura enogastronomica del territorio.

Grandissima la presenza di guest stars, a cominciare da colei che è considerata la più grande cantante americana del genere blues-gospel, Sharrie Williams. Con lei ci saranno anche la soul-singer Laeh Jones, Gordon Metz e Daria Biancardi, la “Soul Queen of Italy”, reduce dal talent show di Rai2 “The Voice of Italy, lanciata otto anni fa proprio da Joe Castellano.

E ancora, il ritorno di uno dei più grandi chitarristi del blues mondiale, James Owens, e  nomi straordinari di Earth Wind & Fire di Al McKay, come il percussionista David Leach (ex della band di Bob Seger), il trombettista cubano Omar Peralta e il grande sassofonista Ed Wynne (già alla corte dei Doobie Brothers), da 4 anni nella Joe Castellano Band (JCB).

Una sola nota amara emerge dalle parole del musicista Joe Castellano, ideatore della kermesse: “A causa della pesante inerzia della Regione Sicilia e allo stato di dissesto, o di non felice gestione di molti Comuni, quasi sicuramente quella del 2014 sarà l’ultima edizione siciliana. Dal 2015 la kermesse, col “Festival del Giornalismo Enogastronomico”, toccherà infatti i territori italiani più vocati al turismo ed all’enogastromia, lasciando la Sicilia come una delle tappe del “Circuito Italia” .

Per informazioni e prenotazioni: www.bluesandwine.com

Cultura del cibo e del vino

Durante questa dodicesima edizione parteciperanno cuochi, scrittori, giornalisti, conduttori di programmi televisivi come Bruno Gambacorta di “Tg2 Eat Parade”, Andrea Scanzi de “Il Fatto Quotidiano”, il direttore di Italian wine & food Institute di New York, Lucio Caputo, Felice Cavallaro del Corriere della Sera, Giulia Cannada Bartoli, direttore di Officine Gourmet, Andy Luotto, attore comico della banda di Arbore e celebre chef nella veste di scrittore.

Anche quest’anno verrà assegnato il premio “Giornalismo, Editoria: Blues & Wine Awards” durante l’ottava tappa sull’Etna (7-10 agosto), da questa edizione abbinato al “Festival del Giornalismo Enogastronomico” del Blues & Wine. Il premio nasce da una idea di Joe Castellano e Nicola Dante Basile, scrittore giornalista e blogger di “TerraNostra” per il Sole-24Ore, promotore del gemellaggio tra “Blues & Wine Soul Festival” e “Libri da Gustare” di La Morra (Cuneo).

Il calendario del Sicily Summer Tour 2014

TAPPA SPECIALE “Strada degli Scrittori” – PORTO EMPEDOCLE

 1 Agosto – Porto Empedocle - P.zza KENNEDY -     Grande concerto di JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND con le leggende Americane del Soul.
  
 Tappa Speciale CASTELBUONO – gemellata con PAESE DIVINO FESTIVAL
  2 Agosto - Castelbuono – Chiostro S.Francesco - Gran Galà del Vino - Concerto Skillie Charles Orchestra
  3 Agosto – Castelbuono – P.zza Castello – concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND .
  4 Agosto – Castelbuono – P.zza Castello - Spettacolo by Zelig
  TAPPA “Sulle Vie del Barocco”
  5 Agosto – Modica – P.zza Matteotti - Degustazioni e concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND 
  6 Agosto – Siracusa – Castello Maniace – Degustazioni e concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND
 
  TAPPA SPECIALE “ETNA” – Festival del Giornalismo Enogastronomico
  7 Agosto – Pedara – Festa concerto in Piazza
  8 Agosto – Grande SOUL PARTY alle CANTINE PATRIA – Castiglione di Sicilia – Concerto Daria BIANCARDI & The Soul Caravan
  9 Agosto – Castiglione di Sicilia – GRAN GALA’ BLUES & WINE 2014 – Golf Resort “Il Picciolo” di Castiglione di Sicilia . Assegnazione “Blues & Wine Awards” per il Giornalismo, la Saggistica e personaggi del Vino - Serata Dance Live con JOE CASTELLANO  & Special Soul Legends 
  10 Agosto – MILO -  Cerimonia assegnazione “Blues & Wine Awards” per la MUSICA .
     Grande concerto di JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND con le leggende Americane del Soul. Special Guest : Daria Biancardi .
 TAPPA “Sulla Via dei Florio” – MAZARA del VALLO
   12 Agosto – Mazara del Vallo P.zza Mokarta – Concerto Skillie Charles Orchestra
   13 Agosto – Mazara del Vallo P.zza Mokarta - Degustazioni alla Champagneria “Villa delle Rose”
                    Grande Concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND .
   14 Agosto – CEFALU’ - Hotel Sea Palace – Gran Galà di Ferragosto con cenone .
                    Concerto JOE CASTELLANO SUPER BLUES & SOUL BAND .  
   Settembre – TAPPA SPECIALE  ISOLE EOLIE 
                     in definizione date e luoghi delle varie Isole . 
11 luglio 2014

SETTE TERRE SI PRESENTA E PREMIA IL VINCITORE DEL CONCORSO “LA TERRA, L’AMBIENTE, LA QUALITA’, L’ANIMA DI BERGAMO NEL BICCHIERE”

sette-terre-viticoltori-indipendenti1

Lunedì 21 luglio 2014 verrà presentata ufficialmente la nuova Associazione Viticoltori Indipendenti di Bergamo e proclamato il vincitore del concorso per la creazione del logo che rappresenterà le SETTE TERRE con lo slogan “La terra, l’ambiente, la qualità, l’anima di Bergamo nel bicchiere”.

Scelto il logo dell’associazione tra gli 84 lavori pervenuti.

Al vincitore un premio di 1000 euro.     

Lunedì 21 luglio 2014 presso Casa Virginia a Villa d’Almè, in provincia di Bergamo, verrà  presentata ufficialmente la nuova Associazione Viticoltori Indipendenti di Bergamo e proclamato il vincitore del concorso per la creazione del logo che rappresenterà le SETTE TERRE con lo slogan “La terra, l’ambiente, la qualità, l’anima di Bergamo nel bicchiere”. Durante la serata la nuova associazione,  nata nel marzo scorso per promuovere il vino bergamasco, presenterà i programmi, i valori e gli obiettivi condivisi dalle sette aziende agricole.

“Non ci aspettavamo un così alto numero di partecipanti, – commenta Carlo Ravasio, presidente dell’associazione –  né tantomeno che molti dei lavori pervenuti fossero in grado di trasmettere con tanta efficacia l’immagine della nostra associazione. Scegliere un solo logo tra gli 84 arrivati, non si è rivelato un compito facile”. Una giuria qualificata composta da giornalisti, esperti della comunicazione visiva e dai rappresentanti delle sette cantine, ha scelto il logo che rappresenterà ufficialmente la neonata associazione del vino. Tra i partecipanti al concorso anche una classe dell’Istituto Professionale ENAIP di Romano di Lombardia e una del Liceo Artistico di Bergamo. Il vincitore si aggiudicherà un premio di 1000 euro.

SETTE TERRE, come i sette terreni vocati che rappresentano le peculiarità vitivinicole di ciascuna azienda. Maiolica, Marna di Bruntino,Volpinite,Sass de Luna, Arenaria, Flysch e Torbiditi, queste sono alcune delle importanti terre che si inerpicano lungo gli 80 chilometri della fascia collinare bergamasca, da Sotto il Monte a Costa Volpino, passando per Villa D’Almè, Torre De’ Roveri, Grumello del Monte, Cenate Sotto e Cenate Sopra. Le sette aziende che compongono l’associazione sono la Caminella, Casa Virginia, Cascina Lorenzo, Eligio Magri, Le Corne, Sant’Egidio e Valba, per un totale di 58 etichette prodotte complessivamente nelle denominazioni Valcalepio e Bergamasca Igt.

Un’associazione di produttori indipendenti che vuole aprire un dialogo con le Istituzioni pubbliche e private che hanno lo scopo di promuovere l’identità storica, culturale, ambientale e sociale del territorio bergamasco. Conclude Ravasio: “Ci aspettiamo che all’incontro di lunedì 21 luglio partecipino tutti coloro che hanno a cuore i nostri stessi obiettivi, primo fra tutti valorizzare Bergamo con il suo vino, i suoi vignaioli, agricoltori e bergamini”.

Durante la serata sarà offerto un aperitivo e aperto un banco di degustazione con i vini delle sette cantine.

 

Ufficio stampa Associazione Sette Terre
Giordana Talamona:  tel. 3288796101
Patrizia Capoferri: tel. 3201832220
Email: press@setteterre.it
Sito: www.setteterre.it
26 giugno 2014

I Sauternes incontrano Bergamo

I Sauternes incontrano Bergamo

Ais Bergamo ha organizzato una serata d’eccezione con cinque Sauternes di oltre trent’anni abbinati ai piatti del ristorante Mille Storie e Sapori

Il Sauternes è uno scherzo della natura per quella particolare muffa nobile, la botrytis cinerea, che lo rende un vino prezioso ed eccezionale. Affinché tuttavia la muffa nobile attacchi i grappoli, disidratandoli fino al 70%, devono ricrearsi ogni anno quelle particolari condizioni climatiche, che rendono il Sauternes il risultato prezioso di una scommessa tra l’uomo e la natura. Della produzione e del territorio del Sauternes si è parlato lunedì 16 giugno, durante la degustazione organizzata dalla delegata di AIS Bergamo, Nives Cesari, presso il ristorante Mille Storie e Sapori.

Una serata che sarà ricordata a lungo, perché se già non è frequente degustare il Sauternes, poter avere cinque annate storiche, è una condizione più unica che rara. Se si aggiunge l’alchimia di poter abbinare il Sauternes ai piatti di  Paolo Stefanetti, patron del ristorante e già chef al tristellato “Da Vittorio”, si può decisamente dire d’aver vissuto una serata fuori dal comune. Senza contare che due “sorprese” fuori programma, uno Champagne Saint Gybryen Blanc de Blanc Gran Cru e un Solera del 1921, hanno reso unica una serata già di per sé eccezionale.

Luca Castelletti, relatore della serata, ha spiegato le caratteristiche del territorio del Sauternes, 2000 ettari vitati nella regione delle Graves, a 35 km a sud di Bordeaux. È l’umidità la prima sfida per la formazione della muffa nobile. Se, infatti, a Sauternes rispetto a Bordeaux fa più freddo in inverno, più caldo d’estate e l’autunno è decisamente più secco, sono le nebbie mattutine a permettere la formazione della muffa. Un microclima con ben novantuno giorni di nebbia all’anno, un terzo in più rispetto a Bordeaux. La regolazione dell’umidità, che dà luogo alla formazione della muffa, è condizionata direttamente dai fiumi della Garonne e del Ciron, oltre alla presenza della foresta delle Landes. Si tratta di un microclima fragile, perché i fiumi e la foresta devono creare contemporaneamente le condizioni ideali affinché l’umidità raggiunga il corretto livello, tanto che non sempre i grappoli di Sémillon (utilizzati secondo l’AOC al massimo per il 75%), Sauvignon (20%) e Muscadelle (5%), vengono attaccati dalla muffa nobile.

Sauternes Ais BergamoQuando il miracolo si compie (generalmente a settembre), la Botrytis aderisce alla buccia e degrada gli acini, permettendo il rapido appassimento dei grappoli. È in questa fase che l’uva inizia a seccarsi completamente, perdendo fino al 70% dell’acqua, tanto che un acino maturo con un potenziale del 13% di alcol, trasforma il proprio potenziale tra i 17,5% e i 26%. La vendemmia, tutta fatta a mano, può durare da quattro a otto settimane, mentre la fermentazione delle uve dura spesso più di un mese. Dal momento che l’acidità è già abbastanza bassa, non si fa la malolattica.

La degustazione

con la collaborazione di Nives Cesari

Sauternes Chateau Grand Peyruchet 1989

Leggermente ambrato. Emerge subito al naso il miele di acacia e le zagare, per virare dopo qualche minuto verso toni aranciati e lime. In bocca dolce, con retrogusto di caramello.

Sauternes Roumieu Lacoste 1986

Dorato. Naso all’inizio compresso, poi in evoluzione. Emergono note speziate (pepe bianco), datteri e albicocca matura. In bocca caldo, con bell’equilibrio minerale e ritorni olfattivi. Tra i più interessanti.

Sauternes Haut Bergeron 1987

Ambrato. Naso da interpretare, che richiama note muffate. In bocca sembra un po’ slegato, con una freschezza fin troppo spinta.

Sauternes Cru Peyraguey 1985

Ambrato. Zafferano intenso, poi note di fico e frutta candita. Opulento in bocca, con chiusura lunga e ritorni fruttati. Buona mineralità.

Sauternes Broustef Grand Cru 1983

Ambra luminosa. Note burrose e dolci al naso, con soffi di pasticceria. Equilibrato in bocca, con ritorni di pesca sciroppata e canditi. Molto lungo, con bel retrogusto minerale.

Posted in: WINEFOOD&FRIENDS
14 novembre 2013

Marisa Cuomo ha fatto “Furore”

uva

Un territorio affascinante, certamente complicato quello di Furore, che prende il nome dalle onde che si infrangono, violente, nel suo piccolo fiordo naturale. Da quella terra, bella e difficile della costiera amalfitana, nascono i vini di Marisa Cuomo.

Fenile, Ginestra e Ripoli. Questi vitigni rappresentano, per Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli, una sfida contro l’uomo e la natura. Contro un disciplinare che insindacabilmente non li riconosceva, stupido e ottuso,  come solo la burocrazia becera sa essere, e contro un  paesaggio, incantevole e seducente, che concede i suoi frutti solo a chi ha le mani segnate dai calli. La sfida è stata vinta, in entrambi i casi. Il disciplinare è stato cambiato, riconoscendo la storicità di quei vitigni che raccontano Amalfi non solo come Repubblica marinara, ma anche come terra contadina, aggrappata alle zolle di quel terreno che si inerpica lungo pendii che sfidano la tenacia dell’uomo.

Furore rosso, Furore bianco, Costa d’Amalfi, Ravello, sono questi i vini che raccontano l’azienda. Ma ce n’è uno che, forse, più di altri testimonia la loro filosofia visionaria. Il Fiorduva, prodotto con Fenile, Ginestra e Ripoli, i vitigni della sfida, è un vino longevo, che può virare negli anni verso aromi minerali complessi. Le uve surmature subiscono una pressatura soffice, a cui segue un illimpidimento statico, senza l’aggiunta di chiarificatori. Nel Fiorduva – Andrea Ferraioli ci tiene a sottolinearlo – sono aggiunti solo lieviti selezionati e, in seguito, anidride solforosa necessaria per la sua stabilizzazione. Il vino viene affinato per tre mesi in barriques di primo passaggio.

Strappata a forza ogni singola unghia di terreno, Furore è dunque oggi una realtà vitivinicola estrema, dove si fondono tradizione e modernità. Il passaggio dalle pendenze scoscese, raggiungibili solo a forza di gambe, alla cantina ultramoderna scavata nella roccia, è solo un’apparente contraddizione di questa realtà vitivinicola. Al contrario, rappresenta una visione strategica e razionale che incide fortemente nella qualità dei vini. “La natura estrema in cui lavoriamo ci obbliga a un’accuratissima selezione manuale delle uve, – spiega Andrea Ferraioli, marito di Marisa Cuomo –  la cui qualità viene esaltata dalle più moderne tecniche di cantina. Un legame tra vigna e tecnologia, che ci permette di trarre il massimo dalla natura”.

Furore, il paese che non c’è, come lo definisce  Andrea Ferraioli, le cui vigne sembrano tuffarsi nel mare a 500 metri di altezza. L’azienda si estende in questo modo, incuneandosi nella collina estrema per 10 ettari, di cui 3,5 di proprietà. Un mondo al contrario, dove le viti, allevate prevalentemente a pergolato, escono spesso in verticale dalla roccia calcarea sfidando la forza di gravità.

Furore Bianco Fiorduva 2010: giallo dorato. Consistente. Al naso bel frutto giallo maturo (banana, ananas), intervallato da spezie dolci. In bocca fresco, con nota gradevolmente aranciata. Persistente.

Furore Bianco Fiorduva 2009: giallo dorato carico. All’esame olfattivo emerge una leggera nota varietale, subito sovrastata dalla frutta gialla matura (pesca) e una nota minerale iodata. In bocca la mineralità si esprime con un aroma gessoso. Persistente.

Furore Bianco Fiorduva 2008: giallo dorato carico. Mineralità più spinta al naso supportata dalla frutta gialla. In bocca sembra esserci una freschezza più marcata e una nota leggera di pietra focaia.

Furore Bianco Fiorduva 2007:   giallo dorato carico. Soffi di macchia mediterranea, lavanda, eucalipto. Naso molto elegante. A lungo persistente in bocca, dove si ritrova una perfetta corrispondenza gusto-olfattiva.

Furore 2009: rosso rubino impenetrabile. Aromi di frutti rossi, pepe nero, spezie e grafite. In bocca si percepiscono degli aromi di liquirizia, non emersi all’esame olfattivo. Tannino graffiante, ma elegante.

Furore 2008 rosso riserva:  rosso rubino impenetrabile. Frutta matura, carica nota di tabacco e pepe, intervallati da aromi di eucalipto. Tannino presente. Equilibrato.

Posted in: BLOG, WINEFOOD&FRIENDS
13 novembre 2013

A spasso per la Liguria, vini e abbinamenti tipici

liguria2

Il mare d’inverno? Perchè no!

Il mare d’inverno è un concetto che la mente non considera”, cantava la Bertè negli anni Ottanta. Sarà, ma l’idea di stare su una spiaggia, avvolta da una coperta che ripara dal vento, non mi dispiace affatto, soprattutto se penso di essere, su quella spiaggia, finalmente sola. Nessuna calca, nessun corpo flaccido e madido da cui scappare, nessuna bolgia dantesca. Solo io, il mio plaid ed un buon libro. Ovviamente nelle mie fantasie, oltre a tutto questo, immagino di avere come degno compagno (no, nessun Richard Gere, mi basta il mio…) una buona bottiglia di vino da sorseggiare in santa pace… cosa volere di più? Così, fantasticando tra un ricordo ed un altro, ho pensato alla Liguria ed ai suoi vini.

La viticoltura ligure si è meritata, negli anni, l’appellativo di eroica a causa degli impervi terrazzamenti che, proprio a strapiombo sul mare, hanno obbligato l’uomo a coltivare la vite in situazioni estreme. Un fazzoletto di 5000 ettari vitati in un territorio per il 65% montuoso, collinare per il restante 35%, con una produzione annua di 170 ettolitri di vino, a stragrande maggioranza bianco. E’ come se i liguri avessero strappato a forza, nei secoli, lo spazio per coltivare la vite, come se l’avessero conquistato dopo lotte interminabili con la natura. Tenaci i liguri, non c’è che dire. La sfida è stata vinta ed oggi, dopo un periodo di abbandono delle viticoltura, per fortuna se ne sono rimpadroniti. La differenza che balza subito agli occhi, nella lunga striscia ligure tra Ponente e Levante, è che nella prima parte troviamo vitigni prodotti in purezza, diretta influenza piemontese, mentre nella seconda uvaggi che derivano dalla vicina Toscana. Una Doc, Golfo del Tigullio, denominazione della provincia di Genova, fa un po’ da spartiacque tra le due tendenze, con vini prodotti ancora in purezza, come la Bianchetta Genovese o il Vermentino, ed assemblaggi di vitigni, come nella denominazione “Bianco”.

Ed allora vediamo assieme qualche vino ligure.

C’è il Rossese di Dolceacqua Doc prodotto dall’antichissimo vitigno autoctono Rossese, pare, conosciuto sin dai Greci. Il colore è rubino, con l’affinamento può virare sul granato, mentre i profumi sono tendenzialmente floreali e fruttati. Nella zona si mangia con una tipica preparazione, la Capra coi fagioli. Bisogna spendere due parole su questi prelibati cannellini bianchi di Badalucco, Conio e Pigna. La produzione è scarsissima tanto che Slow Food, per scongiurarne la scomparsa e il rischio di contraffazione, ha fondato un suo presidio. Guardate qui.

Ormeasco di Pornassio Doc, altro non è che un dolcetto, antico parente di quello piemontese che viene prodotto nella provincia di Imperia. Il colore è rosso rubino con aromi floreali e fruttati, in bocca lievemente tannico con una certa freschezza. L’abbinamento tipico è con il Coniglio, mentre la versione Superiore si sposa bene con il Cinghiale. C’è anche una versione rosata, lo Sciac-trà (da non confondersi con lo Sciacchetrà… tipica domanda ai test da sommelier di primo livello…) che non ho mai assaggiato. Anzi, se qualcuno lo conosce e vuole dirmi come lo trova, son qui!

Riviera di Ponente Pigato Doc, è un bianco autoctono che apprezzo molto, diffuso principalmente nelle provincie di Imperia e Savona. Il colore è un bel paglierino, i profumi sono floreali e fruttati, con note vegetali che ricordano la salvia e buona persistenza aromatica, tutte caratteristiche che lo fanno degno compagno per una delle preparazioni più classiche della Liguria, le Trenette o le Trofie al pesto.

Riviera di Ponente Vermentino Doc i profumi meno intensi rispetto al Pigato, con buona freschezza e sapidità, accompagna tutte le preparazioni a base di pesce e molluschi, per esempio io ci vedrei bene i Calamaretti in umido alla genovese.

Golfo del Tigullio Bianchetta Genovese Doc questo vino bianco con buona freschezza si abbina tipicamente con la famosa Focaccia di Recco.

Cinque Terre Doc nasce dall’assemblaggio di Bosco, Albarola e/o Vermentino. Il colore è un giallo paglierino scarico con riflessi verdolini, i profumi sono delicati con giusta freschezza e sapidità che ben si sposano con la Farinata di ceci.

Cinque Terre Sciacchetrà Doc. E’ forse il vino più noto di tutta la regione, un passito da sempre fiore all’occhiello della viticoltura ligure. Le uve sono le stesse del bianco secco e l’appassimento è effettuato su graticci, per tre mesi. Il colore è dorato, tendente all’ambrato, con profumi intensi e persistenti di ananas, albicocca e frutta secca, come la mandorla. Se il suo affinamento è lungo si possono avvertire sentori ancora più evoluti, come il miele di castagno o le prugne secche (avete presente le Sunsuit?). Al palato ha una buona struttura e sapidità che l’accompagna perfettamente col Pandolce genovese.

Colli di Luni Rosso Doc, è una denominazione interregionale che la Liguria condivide con la Toscana. L’influenza la si nota tutta, infatti questo vino è fatto con Sangiovese, Canaiolo e/o Ciliegiolo (vitigni delle più importanti Docg toscane). Classicamente si abbina al Galletto in casseruola coi carciofi.

2 novembre 2013

Bianchi e rossi di Châteauneuf du Pape

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Una grande serata di degustazione!

Fino a tredici vitigni in un vino, ma vi rendete conto?  Questa è la peculiarità di una denominazione francese (AOC) del Rodano medidionale, lo Châteauneuf du Pape. Non avevo mai degustato questi vini sino a poche settimane fa, quando ho partecipato ad un’interessante serata di degustazione promossa dalla delegazione di Ais Monza e Brianza, presso il ristorante “Il Chiodo” di Usmate. Ad accompagnare il pubblico di appassionati sommelier, e non solo, è stato Guido Invernizzi, uno tra i relatori più importanti dell’associazione, spesso in viaggio tra le varie delegazioni italiani e straniere della sommellerie.

Ma veniamo a questa denominazione…

Il nome di  Châteauneuf du Pape risale alla “cattività avignonese dei Papi”, altrimenti detta “la seconda prigionia babilonica”, quando Papa Clemente V spostò l’intera corte papale ad Avignone, per sfuggire ai tumulti di Roma. Nel 1309 fu eretto, dunque, un nuovo castello capace di accogliere il papato, attorno ai cui vasti territori fu coltivata la vite.

La zona ha un terreno pietroso composto, in prevalenza, da ciottoli risalenti all’epoca geologia del Miocene. Circa un milione d’anni fa, il substrato composto principalmente da quarzo, argilla e sabbia, fu progressivamente ricoperto da rocce sedimentarie,  le “galets roules”, che dalle Alpi francesi scesero frantumandosi a valle, verso il Rodano.  Questo particolare terreno è in grado di immagazzinare calore durante il giorno, per rilasciarlo alla vite durante la notte. La zona ha 2800 ore di luce all’anno, di cui 1000 concentrate durante il periodo estivo, condizione che favorisce lo stress idrico della vite.

Il Rodano meridionale ha un clima mediterraneo con inverni miti ed estati calde. L’influenza di clima e terreno conferisce, ai vini di questa zona, caratteristiche di particolare opulenza, struttura e complessità aromatica. L’allevamento della vite è ad alberello.

Il Granache è il vitigno più importante del Rodano meridionale, che dà vini dagli aromi speziati e fruttati, con bassa acidità e buon tenore alcolico. Il Syrah è presente anche in questa zona, tuttavia la grande produzione di qualità è concentrata nel Rodano settentrionale. Il vitigno ama i climi mediterranei caldi, ma temperati, soffrendo sia il freddo, che la canicola estiva. Ha maturazione tardiva, resiste alle ossidazioni e dà vini dall’alto potenziale alcolico, colore concentrato, tannini vivi ed aromi speziati (provenienti dalla molecola rotundone). Gli altri vitigni a bacca nera del territorio sono il Morvedre, il Muscadin, il Vaccarese, il Terret, il Counoise e il Cinsault.

Tra i vitigni a bacca bianca il più importante è il Grenache Blanc, che dà vini rotondi, di corpo e con bassa acidità. Gli altri vitigni sono il Clairette e il Bourboulenc che danno vini floreali e delicati; il Picpoul, il Roussanne e il Picardan, quest’ultimo molto raro e quasi scomparso.

Occorre infine ricordare il Muscat à Petit Grains, un vitigno nobile con cui si producono “i vins doux natural” fortificati con l’aggiunta di alcol, nella denominazione Beaumes-de-Venice.

Di seguito i vini degustati durante la serata:

Châteauneuf du Pape  – Blanc – Domaine Brunier – Clos La Roquéte – 2009 (35% Clairette, 35% Grenache Blanc, 25% Roussanne, 10% Bourboulenc): giallo paglierino carico. Profumi evoluti di frutta gialla matura (melone, ananas), soffi di vaniglia intervallati da note quasi smaltate. In bocca è sapido con un retrogusto di mandarla amara, lunga persistenza e perfetta corrispondenza gusto-olfattiva degli aromi.

 Provalo con gli Involtini di tonno e mozzarella di bufala campana Dop al profumo di Sicilia

Châteauneuf du Pape –  “Cuvée Boisrenard”  – Blanc – Domaine Beaurenard – 2007 (35% Clairette, 22% Roussanne, 25% Bourboulenc, 20% Grenache Blanc, 3% Picardan, 3% Picpoul): dorato. Emergono immediatamente, all’esame olfattivo, degli eleganti profumi floreali e dei richiami minerali (gesso), rincorsi da un elegante profumo di albicocca. In bocca è sapido con aromi perfettamente corrispondenti all’esame olfattivo.

 Provalo con Gli spiedini di mare

Châteauneuf du Pape – Rouge – Vieux Telegraphe – 2009 (65% Grenache, 15% Mourvedre, 15% Syrah, 15% Cinsault, 15% Clairette):  rubino. Naso intenso di frutta rossa, ricordi speziati di pepe nero e noce moscata. Fresco in bocca, con tannino vivo e retrogusto amaricante (liquirizia). Elegante.

  Provalo con il Filetto di maiale in crosta

Châteauneuf du Pape – Rouge – Domaine de la Vieille Julienne – 2007 (tutti i vitigni tranne il Terret) : rubino. Molto intenso al naso, con frutta matura e sottospirito, corredato da un’avvolgente nota speziata e dal profumo della liquirizia. In bocca si percepisce un alcol elegante. Persistente.

 Provalo con lo Stinco di maiale

Châteauneuf du Pape – Rouge – Cuvée Etienne Gonnet – Domaine Font de Michelle – 2005 (90% Grenache, 10% Syrah): rubino. Naso molto interessante di barbabietola, terra bagnata e frutti rossi. Fresco in bocca. Il tannino ricorda quasi il tè verde. Nota amaricante in chiusura. Molto elegante.

 Provalo con Le braciole di maiale farcite

Muscat de Beaumes de Venice: dorato brillante. Molto intenso al naso, con ricordi eterei di smalti e profumi evoluti di frutta matura. In bocca è dolce e molto persistente.

 Da meditazione