9 ottobre 2012

Petto d’anatra con salsa all’arancia e rum

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Una ricetta divina!

Qualche giorno fa ci siamo cimentati per la prima volta in questo piatto, questa volta senza ospiti al seguito. DIVINO! No, non per dire, si tratta di una ricetta strepitosa che ho intenzione di ripetere ben presto, magari in compagnia di amici. Il problema sta nel trovare del petto d’anatra, cosa non proprio facilissima, soprattutto in una grande città. Questa volta la sorte ci è stata favorevole, così abbiamo potuto sperimentare una ricetta che mi aveva dato una mia vecchia amica, ormai persa di vista… TIE’! :) L’anatra era proprio una bontà, nonostante la ricetta fosse di quella vecchia Befana! :)

RICETTA PER 2 PERSONE

Ingredienti

  • 2 petti d’anatra
  • 1 bicchiere di Rum
  • 2 arance bionde non trattate
  • sale, pepe qb
  • Olio Evo

Preparazione

Cuocete l’anatra dalla parte della pelle, in modo che rilasci il suo grasso. Tagliate finemente la pelle di un’arancia, avendo cura di evitare la parte bianca. Spremete entrambe le arance e, nel frattempo, mettete a bollire dell’acqua in un pentolino. Quando sarà arrivata a ebollizione, buttate le scorzette e fate cuocere per 5 minuti. Terminate la cottura del petto d’anatra, 10 minuti per parte. Sfumate col Rum. Lasciate insaporire per 5 minuti. Togliete la carne e mettetela in caldo. Preparate la salsa col fondo di cottura dell’anatra, aggiungendo il succo delle arance e le scorzette bollite. Correggete di sale e pepe. Lasciate ridurre la salsa per una decina di minuti, quindi aggiungete i petti d’anatra e fate insaporire per altri cinque minuti. Servite subito, ben caldo.

Abbinamento

Fuori dagli abbinamenti classici che vorrebbero un rosso strutturato, consiglio un vino bianco tedesco, un Gewurztraminer Guntersblumer Steig, Terrasse, Spatlese Trocken 2008 Manz dall’aroma classico del vitigno, che si esprime in maniera meno aggressiva rispetto a quello coltivato in Alto-Adige. Si approccia al naso in maniera garbata, elegante, ma con meno speziatura. Emergono note fruttate e floreali (lavanda), tenue vanillina e crema per le mani. Grande morbidezza al palato con ritorni di frutta e leggera, delicata speziatura.

12 settembre 2012

Il peposo fiorentino

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Un piatto senza mezze misure!

Poche settimane fa sono stata a casa di amici per una serata che per me si è trasformata in uno ”show cooking“. Il tema era la cucina toscana, così la mia cara amica Lidia, toscanaccia Doc da non so più quante generazioni, conoscendo la mia poca dimestichezza con i fornelli, ha pensato di invitarmi qualche ora prima per svelarmi tutti i suoi segreti. Diligente come una scolaretta alle prime armi, tacuino e penna in mano, ho preso appunti su tutte le preparazioni, ma una in particolare mi ha totalmente rapita per il suo gusto netto e senza mezze misure: il peposo fiorentino.

“La mi nonna lo faceva così, la  mi zia colà”-  Lidia mi ha raccontato tutte le tradizioni gastronomiche della sua famiglia che, come immaginavo, sono state tramandate di generazione in generazione. Tornata a casa ho dato un occhio in rete per scoprire qualcosa in più sul peposo e ho scoperto che, nientemeno, durante la costruzione della cupola del Brunelleschi a Firenze, i fornacini, addetti alla cottura dei mattoni, hanno portato in auge questo storico piatto. Secondo la tradizione, infatti, si deve proprio ai fornacini di Impruneta, paesino vicino a Firenze noto per l’argilla, la nascita del peposo, che veniva cucinato mettendo un tegame di coccio ricolmo di vino, nella fornace, a cui venivano aggiunti tutti gli ingredienti, lasciati cuocere, tranquilli e sonnecchianti, per circa cinque ore.

RICETTA PER 5-6 persone

Ingredienti

  • 500 g di manzo (muscolo, la mia amica è stata categorica)
  • Chianti per coprire la preparazione, circa 1 litro
  • 7 spicchi di aglio
  •  5 pomodori
  • salvia, rosmarino, maggiorana, alloro
  • pepe nero, due cucchiaini rasi
  • sale, qb

Procedimento

Sfilettare la carne e riducetela in pezzi generosi. Tritare finemente l’aglio (ora, detto tra noi, 7 spicchi d’aglio mi sembrano davvero troppi… Io ne metterei 4 o 5 ), e dopo aver sbollentato i pomodori, privarli della pelle e tagliarli a pezzettoni. Adagiare tutti gli ingredienti in un tegame di coccio, aggiungendo il mazzetto di aromi, sale, i due cucchiaini di pepe macinato (al momento, anche su questo occorre essere integralisti). Coprire col Chianti e far cuocere a fuoco lentissimo per almeno 4 ore, rimescolando gli ingredienti di tanto in tanto. Nel caso asciughi troppo aggiungete un po’ di vino, quindi non fate come noi, che tra una chiacchiera e un’altra ci siamo finite mezza bottiglia e non avevamo più vino per bagnare la carne… Però, che amica! :)

Abbinamento

Indovinate? Esatto, un buon Chianti Classico, un vino prodotto con Sangiovese grosso, che può avere una percentuale di Canaiolo nero più altri vitigni.  Curiosità: quando trovate sull’etichetta di una bottiglia la denominazione “classico” significa che il vino può fregiarsi di questo titolo perchè prodotto in un territorio deliminato e vocato per storia e caratteristiche pedoclimatiche.

10 settembre 2012

La salama da sugo ferrarese, la regina della tavola emiliana

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Da gustare a piccole dosi…

E’ passato quasi un anno da quel fatale incontro con la “salamina da sugo“, così poetico e gastronomicamente sensuale, da celebrarne ancora le forme e i profumi. Scherzi a parte, a Ferrara tutti diventano molto seri quando si parla di salama da sugo e di tradizioni enogastronomiche, che c’è poco da fare gli ironici. A cavallo tra settembre e ottobre, infatti, c’è la consueta Sagra a Madonna Boschi, luogo d’elezione del prelibato salume (leggi qui). La salamina al cucchiaio, si distingue dal salume tagliato a fette, proprio perchè la si può (anzi la si deve) gustare calda, accompagnata da una purea che, se da un lato la rende estremamente attraente, al pari di un’affascinante signora, dall’altro la classifica come un peccato da prendersi a “piccole dosi”, accompagnato da un vino frizzantello come un Fortana Frizzante, che proprio grazie alle bollicine è in grado di pulire la bocca, boccone dopo boccone (per approfondire leggi qui).

La pasta è preparata macinando sia polpa magra che grassa del maiale, come il guanciale, a cui qualcuno aggiunge una percentuale di fegato e lingua, il tutto aromatizzato da molto pepe, noce moscata e vino rosso. In realtà ogni piccolo appassionato custodisce gelosamente la propria ricetta di famiglia che tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. Dopo la stagionatura, che per quella al cucchiaio è sugli 6-8 mesi, si procede dapprima con la lunga cottura, per poi servirla calda, con abbondante purea. Provatela, è una vera prelibatezza, ma se volete gustarla al meglio non riempitevi prima, come abbiamo fatto noi, di pasticcio ferrarese e di cappellacci di zucca: la salama merita il posto d’onore!

Leggi il racconto pubblicato su Tranquilla.it

Per il programma delle sagra, vai qui.

7 aprile 2012

Bistecca alla Valdostana, un piatto che accontenta i più piccoli!

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Per i più piccoli, ma anche i grandi non disdegnano!

E’ proprio così, me l’ha confermato il fatto che i figli di una mia amica, di solito abbastanza inappetenti, siano diventati ghiotti di questo piatto. Cosa fare per obbligarli la mangiare la carne, senza tralasciare il con gusto? Mumble, mumble, ci ho pensato e ho proposto loro questo piatto durante una cena con i loro genitori (non volevo ridurmi ad acquistare della pizza d’asporto…) ed è stato un successo! :) Ora, mi dice la mia cara amica, i suoi piccoli diavoletti non fanno che chiederle questo piatto, tant’è che lui è diventata quasi allergica alla fontina, per quante volte l’ha dovuta usare!:) Croce e delizia di essere mamme!  L’abbinamento col vino? Rimanendo in regione starei su un rosso delicato, come un Gamay, abbastanza strutturato e con buoni sentori di frutta e fiori freschi. Per i bimbi, solo acqua!

RICETTA per 4 persone

Ingredienti

  • 4 costolette di vitello con l’osso
  • 4 fette di fontina
  • 4 fette di prosciutto
  • 1 uova
  • 100 gr. di burro
  • Pangrattato
  • Sale e pepe q.b.

Procedimento

Accendete il forno alla temperatura a 200°Ci. Sbattete l’uovo in una ciotola. Battete le costolette col pestacarne, salatele e pepatele. Passate le cotolette nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato premendole leggermente da entrambi i lati. Rosolatele nel burro facendole dorare da entrambi i alti. Poi coprite ogni costoletta con una fetta di fontina ed una di prosciutto. Quando il formaggio comincerà a fondersi, mettetele in forno fino a che la fontina inizi a colare. Toglietele dal forno e servitele subito in tavola.

Abbinamento

Gamay della Valle d’Aosta, un vino rosso delicatamente fruttato, con sentori di fiori freschi. Abbastanza persistente in bocca.

21 marzo 2012

Brasato di cervo in agrodolce

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Un piatto complesso, con un vino complesso.

Questo piatto prelibato è un esplosione aromatica che parte dal naso, per finire (per fortuna:)  ) in bocca! La parte facile è trovarvelo già nel piatto, quella difficile è dosare sapientemente tutti gli ingredienti perchè siano, quanto mai, armonici, senza che l’uno prevalga sull’altro. Visto, dunque, che ho provato e riprovato a cucinare questo brasato più e più volte, vi consiglio di seguire attentamente le dosi consigliate. Il vino in abbinamento dovrà essere, senza dubbio, molto complesso, di grande struttura e lunga persitenza gusto-olfattiva. Io ci ho abbinato il Pervale, un Igt di Toscana, vino che mi ha fatto conoscere un amico, Luca Castelletti, un vero conoscitore e scopritore di vini d’eccellenza. Più sotto la recensione del vino degustato… ora beccatevi la ricetta! :)

RICETTA per 4 persone:

Ingredienti

  • 800 gr di polpa di cervo
  • 35 gr di arancia candida
  •  un cucchiaino raso di cacao amaro
  • 1 cipolla
  • 4 cucchiai di aceto
  • 3 carote
  • Olio Evo
  • 1 cucchiaino raso di cannella in polvere
  • pepe nero in grani q.b.
  • 1/2 litri di brodo di carne
  • 75 cl di vino rosso

Procedimento

Preparate la marinatura in una grande pirofila aggiungendo le carote e la cipolla tagliate finemente, il vino rosso, l’aceto, la cannella e il pepe in grani (possibilmente inseriti in una garzina alimentare facilmente recuperabile). Adagiate nella marinatura la polpa di cervo e lasciatela per 12 ore circa. Trascorso il tempo previsto, mettete dell’Olio Evo in una pentola piuttosto ampia, aggiungendo le carote, la cipolla e la polpa di cervo,cuocendo a fuoco vivo per qualche minuto, finchè la carne non si sarà colorita per bene. In questa fase è molto importante che la fiamma sia piuttosto alta in modo che la carne, scottandosi, mantenga all’interno tutti i succhi che la renderanno tenerissima a fine cottura. A questo punto aggiungete la marinatura filtrata, avendo cura di coprire tutta la carne. Cuocete per due ore, circa, aggiungendo all’occorrenza del brodo. A metà cottura aggiungete il cacao e i canditi, correggete il gusto con sale e pepe.   Servite ben caldo e… buon appetito! :)

Abbinamento

Come già detto io ci ho abbinato il Pervale 2008, un Igt di Toscana, nato dall’enologo Jean-Philippe Fort, uno tra i nomi più conosciuti tra i vinificatori di Bordeaux che, negli anni passati ha avuto la possibilità di lavorare nel gruppo di Michele Roland. Oggi  Jean-Philippe Fort lavora come consulente per l’azienda Urlari mettendo a frutto le competenze di una vita su quelli che sono gli assemblaggi tra i vitigni internazionali e quelli autoctoni toscani. Il Pervale è un prodotto davvero molto interessante, dal color rosso rubino intenso, aromi eleganti di spezie, marmellata di mirtilli, cioccolato, un tannino deciso,  ma fine. Un vino di carattere, che nasce dall’assemblaggio di Sangiovese, Cabernet sauvignon, Cabernet Franc, Merlot ed Alicante. 

 

 

9 marzo 2012

Faraona ai mandarini cinesi

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Grazie Bruna!

Questa ricetta l’ho rubata a mia suocera per una cenetta tra amici. E’ stato un successone per delicato, aromatico sapore che la faraona aveva assorbito in fase di cottura. I miei amici – tutti sommeliers ovviamente – hanno apprezzato! :) In abbinamento un potente vino abruzzese, Il Binomio 2006 dell’azienda La Valentina. Matrimonio armonico e ben riuscito… se anche quelli veri fossero così facili, eh?

RICETTA per 4 persone

Ingredienti

  • 1 faraona tagliata a pezzi
  • 5-6 mandarini cinesi
  • 1 arancia bionda
  • Rum, 1/3 di bicchiere.
  • Olio Evo
  • Rosmarino q.b.
  • Sale e pepe
  • Brodo di carne

Procedimento

In capace casseruola, mettete il rosmarino intero, la faraona a pezzi e fate rosolare, a fuoco vivace, con l’olio Evo. Una volta che la carne avrà preso il colore, aggiungete un mestolo di brodo ed abbassate la fiamma, lasciando cuocere per 45 minuti. Nel caso si asciughi troppo, bagnate con altro brodo di carne. Nel frattempo spremete l’arancia ed aggiungetevi il rum. Tagliate i mandarini a metà e lasciateli da parte. Ultimate la cottura sfumando col rum-arancia e aggiungete i mandarini. Lasciate asciugare e servite ben caldo.

13 dicembre 2011

Brasato di cervo con composta di mirtilli

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Appetitlich, fein, lecker!!!!

Questo è un piatto altoatesino che amo particolarmente e che avevo assaggiato, l’anno scorso, nell’incantevole Val di Vizze, un luogo immerso nella natura, immacolato nella neve, che sa sciogliere anche i cuori più imbruniti dalle PM10 e dalla tanto vituperata civiltà industrializzata! :) Detto questo, visto che il periodo da vacche magre non mi consentirà, con ogni probabilità, di tornarci, ho pensato bene di ricreare nella quattro mura domestiche l’ambientazione dell’Alto Adige. Ho piazzato a destra e a manca candele profumate alla cannella,  agrumi essiccati e pigne che avevo raccolto mesi fa, ho messo delle belle tende colorate ed ho iniziato a parlare tedesco ( :) )…

Chiaramente non poteva mancare un piatto che mi riportasse alla mente l’Alto Adige ed uno strepitoso vino in abbinamento! Quale ? Un Pinot Nero 2006 Vigna S. Urbano Hofstatter! Una poesia, non un semplice vino!

Il brasato di cervo era molto succulento, con una buona aromaticità e persistenza date dalla marinatura e dalla lunga cottura della carne. La composta di mirtilli, arricchita da un profumatissimo miele di castagne, ha fatto da contrasto grazie alla sua dolcezza che ne ha arricchito il gusto oltremodo.  

Ingredienti per 4 persone:

 

  • 600 g di cervo
  • 150 g di mirtilli
  • Burro 50 g.
  • Olio Evo q.b
  • 750 cl di vino rosso morbido
  • 1 cucchiaio di miele di castagno
  • Farina, 1 cucchiaio
  • Noce moscata, pepe nero, ginepro e cannella, q.b.

 

Procedimento

 

Tagliate a tocchetti il cervo e fatelo marinare nel vino per 45 minuti aggiungendo della noce moscata, del pepe nero, della cannella in polvere e del ginepro schiacciato. Togliete il cervo dalla marinatura che passerete al colino per togliere il ginepro schiacciato. In una pentola mettere dell’Olio, il burro e fate rosolare la carne a fuoco vivo per un paio di minuti. Aggiungete la marinatura, abbassate il fuoco al minimo ad aggiungete il cucchiaio di farina setacciata, avendo cura di non far formare grumi. Fate cuocere per circa 3 ore, aggiungendo, se dovesse asciugare troppo, del brodo di carne. Nel frattempo preparate la composta di mirtilli. Schiacciate i frutti con la forchetta e metteteli sul fuoco, a bagno maria, mescolando ripetutamente. Aggiungete il cucchiaio di miele e passate al setaccio. Le parti solide dei mirtilli dovranno essere aggiunti al brasato. Una volta ultimata la cottura della carne, impiattate aggiungendo la composta da un lato e qualche mirtillo come decorazione.

12 ottobre 2011

Filetto di maiale in crosta, con funghi porcini, speck e coppa

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Un piatto di conforto contro il freddo autunnale …

Questo piatto è un autentico capolavoro di aromaticità, grazie ai funghi, il cui sughi sono penetrati nel filetto e nelle pareti interne della pasta sfoglia, e allo speck che ha rilasciato, al taglio, una gradevole affumicatura. La coppa ha completato con sapidità e grassezza la parte superiore del filetto e la crosta della pasta sfoglia ha arricchito la preparazione di una piacevole croccantezza. Insomma, un piatto strong che, visto il tempo improvvisamente autunnale che ci è piombato addosso, non potrà che essere di conforto nei giorni uggiosi che ci attendono…Uhuuuu, rivoglio l’estate… :(

 RICETTA per 4 persone

Ingredienti

  • 800 g di filetto di maiale
  • 1 confezione di pasta sfoglia (o io usato quella già pronta)
  • 2 cucchiai di farina
  • 80 g di funghi porcini secchi
  • 6 fette di Speck
  • 6 fette di Coppa
  • salvia
  • sale e pepe q.b.
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olio Extravergine d’Oliva
  • prezzemolo tagliato, una manciata

Procedimento

Lasciate a mollo i funghi porcini per una ventina di minuti, poi toglieteli dall’acqua e scolateli bene. Tenete da parte un bicchiere di acqua, filtrata, dei funghi. Mettete i funghi in una padella con dell’olio, l’aglio tagliato a metà (privato dell’anima verde) e fateli andare per una decina di minuti, bagnando con poco acqua dei funghi. Terminata la cottura, teneteli da parte al caldo, aggiungendo poco prezzemolo tritato. Infarinate, ora, il filetto in ogni sua parte. Mettetelo in una casseruola con dell’olio e scottatelo a fuoco vivo (in modo da sigillarne i pori e mantenere all’interno i sughi della carne). Sfumate con la rimanente acqua dei funghi e cuocete per 10 minuti, fino al completo assorbimento dei sughi. Spegente il fuoco. Distendete, ora, la pasta sfoglia, mettete sul fondo lo Speck, che aromatizzerà la preparazione, poggiate il filetto nel mezzo e copritelo con la Coppa (anche Pancetta Coppata, l’importante è che abbia del grasso da rilasciare alla carne in fase di cottura). Cospargete con i funghi ed, infine, avvolgete con la pasta, aggiungendo la Salvia. Informate per 25 minuti a 200 °C finchè la pasta sfoglia non sarà diventata di una bel colore dorato. Fate raffreddare per 5 minuti e tagliate a fette generose.

Abbinamento

Ci abbinerei volentieri il Tresse 2007, un Toscana Igt Rosso, da Sangioveto (33%), Syrah (33%) e Sagrantino (33%). Il vino che è prodotto all’Elba, dall’azienda Arrighi, fa un passaggio in barriques per 12 mesi e si affina, ulteriormente, per altri 6 mesi in bottiglia. Infine l’ultimo vino presentato è stato un Aleatico 2009, il passito di cui abbiamo già parlato. Il colore è rosso rubino tendente al granato, al bouquet sprigiona subito una marcata nota di cenere, arricchito da sentori balsamici e di spezie. Dopo poco emerge un aroma di caffè e liquirizia che completano il quadro olfattivo. In bocca è potente, con tannini vivi, ma eleganti. 

Almeno col vino, tornando con la memoria all?elba, permettetemi di sognare ancora l’estate! :)

Con questa ricetta partecipo al contest Glossy Food di Gustosamente

29 settembre 2011

Braciole di maiale con farcia di mele e nocciole

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Un piatto veloce e di grande effetto…

 

E’ un periodo, questo, che mi vede sempre di fretta, costretta a correre da una parte all’altra con poco tempo per la spesa e ancor meno per la cucina. Recuperando degli ingredienti dalla dispensa e facendo un rapido salto nel negozietto sotto casa, ho messo insieme questo piatto altoatesino che mi ha fatto fare bella figura, per una cena organizzata all’ultimo momento. E’ uno di quei piatti che mi salva sempre…Veloce, ma d’effetto. Zaaap! :) Ve lo consiglio!

RICETTA per 4 persone

Ingredienti

  • 4 braciole di maiale tagliate spesse e private dell’osso, circa 800 g
  • 2 mele
  • speck 50g
  • nocciole sgusciate e tostate 40 g
  • burro 30 g
  • vino bianco
  • Olio d’Oliva Extravergine
  • Rosmarino
  • Sale e pepe q.b.

Procedimento

Sbucciate le mele, detorsolatele, quindi riducetele a dadini. Rosolatele in una padella con del burro, bagnatele con mezzo bicchiere di vino e lasciatele cuocere finchè saranno ben morbide, ma non sfatte. Tritate grossolanamente le nocciole. Incidete le braciole nel senso della larghezza, ricavandone una tasca. Fartele con una cucchiaiata di mele cotte e 10 g di nocciole per ciascuna. Riducete lo speck a striscioline e fatele appassire in padellacon un cucchiaio d’olio e del rosmarino. Fate cuocere le braciole in questo fondo per 6 minuti, bagnandole con poco vino. Salatele, pepatele e servitele guarnite con le mele rimaste. Servite e buon appetito.

Abbinamento

Restando in regione vi consiglio un buon Lagrein dell’Abbazia di Muri Gries. Quest’estate ho bevuto il Riserva 2007, dal color rubino intenso, profumi fini di more, lamponi, ribes intervallati da richiami floreali e spezie dolci. Elegantissimo in bocca, con lunga chiusura e persistenza gusto-olfattiva. Ottimo, tra i miei preferiti!

 

16 giugno 2011

Stinco di maiale all’alsaziana con fonduta di Munster. Messieurs dammes le Jambonneau braisé!

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La particolarità è…

Recentemente sono stata in Alsazia, sulla Strada dei Vini dell’Alto Reno, tra allegre degustazioni e piatti pantagruelici della cucina locale. Complice il tempo ballerino e una stagione a metà tra quella primaverile e autunnale, mi sono ”immolata” come assaggiatrice ufficiale dei ricchi piatti alsaziani, dalla tarte flambée alla choucroute, passando per il nobile foie gras. La scusa che accampavo col mio compagno, che mi vedeva ordinare l’iradiddio di pietanze strong, era che “DOVEVO” documentarmi sui sapori e le origini della cucina locale per scriverne una volta tornati in Italia…perchè questo è un duro lavoro ma qualcuno deve… 

Tornata a casa ho voluto riproporre ai miei amici-cognati una ricetta rubata alle abili mani di un ristoratore… visto il problema con il dialetto alsaziano, un misto di francese e tedesco, qualcosa nella traduzione può essere andato perso, ma nel complesso credo che sia abbastanza simile a quella mangiata in una Winstub di Colmar

Se siete di passaggio per questa graziosa cittadina, proprio al centro della Strada dei Vini, andate a mangiare al Comptoir de Georges,  sancta sanctorum della cucina di carne della zona. Durante il giorno, infatti, è una macelleria che serve i ristoranti di Colmar, per trasformarsi di sera, in una graziosa brasserie con vista sul fiume Lauch, nel cuore del quartiere Petite Venise. Che poi, detto tra noi, un piccolissimo fiumiciattolo trasformi un quartiere nella Piccola Venezia, la dice lunga sulla straoridnaria capacità di fare marketing dei francesi. I navigli di Milano, allora, potrebbero sembrare i fiordi!!!! :)

Tornando alla ricetta… La particolarità di questo piatto, oltre a una certa affumicatura che purtroppo non sono riuscita a rendere, è l’utilizzo del Munster, il formaggio molle a crosta lavata, prodotto per la prima volta presso l’abbazia di Munster intorno al 1339 circa. Il suo odore è deciso, forte, così come lo è al palato con in più una splendida cremosità. Mooolto persistente, il mio frigo ne sa qualcosa. Per saperne di più leggi qui.

Per l’affumicatura è possibile ovviare aggiungendo della pancetta affumicata nel soffritto, che ho tolto nella mia versione lasciando al Munster il compito di aromatizzare tutto il piatto. I miei ospiti, terrorizzati all’inizio dalla presentazione di uno stinco a testa, (quello fotografato era il più piccolo ! :) ), hanno apprezzato il mio forsennato studio delle tradizioni locali alsaziane… ;) Provate anche voi!

RICETTA (per 4 persone)

Ingredienti

  • 4 Stinchi di maiale 
  • Formaggio Munster 250 g
  • Panna da cucina, 2 cucchiai
  • Vino bianco, un bicchiere, meglio se Riesling alsaziano
  • Olio Extravergine di Oliva
  • Brodo di carne
  • Sale q.b.  
  • Salvia, rosmarino

 

Preparazione

In una pentola capiente mettete dell’olio e fate andare a fuoco vivo gli stinchi in modo che si rosolino per bene. Aggiungete il vino e fate sfumare. Aggiungete rosmarino e salvia. Nel frattempo avrete portato a bollore il brodo di carne che aggiungerete alla cottura degli stinchi. Preparate la riduzione di Munster mettendo il formaggio in un pentolino ed aggiungendo un paio di cucchiai di panna da cucina. Riscaldate a fuoco basso senza portare a ebollizione. Una volta terminata la cottura degli stinchi guarniteli con  abbondande riduzione di Munster. Servite subito e bon appetit

Con questo piatto partecipo al contest “Metti uno stilista a cena“. Ho pensato alla mia preferita Coco Chanel, non solo perchè il piatto è francese, ma perchè lei voleva una donna indipendente, volitiva, forte proprio come i suoi abiti e i suoi profumi! E ditemi voi cosa c’è di più incisivo di questo piatto col Munster? :) Certo se Marilyn avesse detto “Vado a letto solo con due gocce di Munster“, non sarebbe stata la stessa cosa :) , ma credo che questo piatto rappresenti Coco, la sua forza quasi mascolina perchè, Signore ricordate sempre che “Un uomo può indossare ciò che vuole ma resterà sempre un accessorio della donna”… parola di Coco Chanel.

 

Abbinamento:

Occorre spendere due parole a riguardo per specificare che nella tradizione alsaziana tutti i piatti, anche quelli di carne, vengono accompagnati dai profumati e complessi vini bianchi della zona. Il fois gras e il munster con l’aromatico Gewurztraminer, la  choucroute col Riesling, la tarte di cipolle o flambeé col Pinot Gris.  

In questo caso consiglio un complesso Gewurztraminer di Gueberschwihr, zona del Grand Cru Goldert, dove il vitigno si esprime al massimo dando vini dorati e molto ricchi al naso.