1 dicembre 2011

Tra le vigne del Tignanello: racconto semiserio su un week end enoico. Prima puntata

Tra le vigne del Tignanello: racconto semiserio su un week end enoico. Prima puntata

 

“Pronto, agriturismo Fonte de’ Medici? Sarò da voi nel prossimo week end, vorrei prenotare una visita alle cantine del Tignanello. Ah, la fate solo il venerdì? No, non posso anticipare la partenza – silenzio – Sì, sì sono ancora in linea… E’ che… E’ un vero peccato essere ospite da voi e non poter vedere le vostre cantine… – lungo silenzio – Va bene, grazie, non insisto” - svenimento.

Ridestata dal colpo per la “ferale notizia”, inizio a riflettere sul da farsi. “Potrei scassinare la porta della cantina – mi dico – no, meglio rapire il custode minacciandolo con uno dei miei tacchi”. Poi rifletto che, non portando tacchi a spillo, ma quelli comodi da “zia”, l’idea di utilizzarli come pericolosa arma contundente, non sembra essere poi così brillante. Cala un velo di tristezza.

Passo la notte sognando le cantine del Tignanello, là davanti a me. Vedo le tre sorelle Antinori: A come Albiera, A come Allegra, A come Alessia, allungo la mano e, “puff”, spariscono in un soffio. Mi sveglio la mattina seguente, molto presto, con una “A” stampata sulla fronte, poi mi impongo di credere che “sarà pur sempre bello essere là dove tutto ha avuto inizio, dove furono fatte, in terra toscana, le prime sperimentazioni sui vitigni internazionali che, negli anni Sessanta, trasformarono la tenuta Antinori in vero e proprio laboratorio di ricerca”.

Decido di non pensarci più. Il sabato parto col mio compagno per Santa Maria a Macerata, non lontano da Firenze.

“Hanno anticipato la vendemmia, forse la cantina è aperta – questa è l’unica frase che colgo dalla ragazza della reception tra un “la cena è servita alle…” e “la stanza è da lasci…”. Senza quasi aspettare il mio compagno, mi dirigo verso la tenuta.

Arrivo radente il muro, quatta, quatta. Allungo la testa oltre il cancello d’entrata per vedere se qualcuno è nelle vicinanze e, fischiettando con le mani in tasca, mi avvicino a due ragazzi che stanno facendo funzionare la pigiadiraspatrice. I grappoli, di un bel rosso intenso, tondi e turgidi, stanno scendendo nella macchina, quasi rimbalzando. Il frastuono non mi permette di parlare. Spengono la pigiadiraspatrice e mi guardano come dire: “Embè?”. Sfodero il mio sorriso più bello. “Sono ospite dell’agriturismo, mi hanno detto che state facendo la vendemmia del Sangiovese”. Loro mi guardano, sorridono e ricominciano a lavorare senza dire altro. Prima che ricomincino a far funzionare la macchina ho appena il tempo di dire: “Sto qui a guardare, buona, buona”.

to be continued…